DARON ACEMOGLU, JAMES A. ROBINSON.
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PERCH LE NAZIONI FALLISCONO.
Alle origini di potenza, prosperit e povert.
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Parte 3.
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Titolo originale: Why nations fail.
Traduzione di: Marco Allegra e Matteo Vegetti.
2013. Il saggiatore editrice.
Collezione: La cultura. 
ISBN 978-88-428-1873-1. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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11. Il circolo virtuoso: Come le istituzioni che incoraggiano la prosperit creano circoli virtuosi che le mettono al riparo dalle lite che le minacciano.
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12. Il circolo vizioso: Come le istituzioni che creano la povert generano circoli viziosi che consentono loro di perdurare.
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13. Perch le nazioni falliscono oggi: Istituzioni, istituzioni, istituzioni.
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14. Infrangere le barriere: Come diversi paesi hanno cambiato traiettoria economica cambiando istituzioni.
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15. Comprendere prosperit e povert: Come il mondo avrebbe potuto essere diverso, e come la comprensione di ci spiega perch gran parte dei tentativi di combattere la povert sono falliti.
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Fine Indice.
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11. Il circolo virtuoso.
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Il Black Act.
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Il castello di Windsor, poco pi a ovest di Londra,  una delle grandi residenze reali
d'Inghilterra. All'inizio del XVIII secolo, la cittadella era circondata da una vasta foresta, piena di
cervi, anche se oggi rimane ben poco di tutto ci. Nel 1722, una delle guardie forestali, Baptist Nunn,
fu coinvolta in un violento scontro a fuoco. Il 27 giugno riport:
I Blacks [Neri] sono venuti di notte, hanno sparato tre volte due pallottole alla finestra della mia
camera; ho convenuto di pagare loro 5 ghinee a Crowthorne il 30 del mese corrente.
Un altro brano del diario di Nunn recitava: "Una nuova sorpresa. C' stata la comparsa di
uomini mascherati durante la notte, con un messaggio di minaccia di distruzione".
Chi erano questi misteriosi Neri che minacciavano Nunn, sparavano ed estorcevano denaro? I
Blacks erano gruppi di uomini locali, che di notte si annerivano il volto per nascondere le proprie
sembianze. In quel periodo apparvero in numerose zone dell'Inghilterra meridionale, uccidendo e
mutilando cervi e altri animali, bruciando covoni e stalle e distruggendo recinti e peschiere.
All'apparenza si trattava di criminalit comune, ma non lo era. La caccia illegale (il bracconaggio) dei
cervi nelle terre di propriet del re o di altri aristocratici avveniva da molto tempo. Negli anni quaranta
del Seicento, durante la guerra civile, l'intera popolazione di cervi del castello di Windsor fu
sterminata. Dopo la restaurazione del 1660, quando Carlo II sal al trono, la riserva di cervi fu
ripopolata. Ma i Neri non cacciavano di frodo soltanto per mangiare: si davano anche al vandalismo pi
sfrenato. A quale scopo?
Una delle pietre angolari della Glorious Revolution del 1688 fu la natura pluralista degli
interessi rappresentati in Parlamento. Nessuno dei mercanti, degli industriali, degli aristocratici o degli
esponenti della gentry alleati con Guglielmo d'Orange - e poi con i sovrani hannoveriani che
succedettero alla regina Anna nel 1714 - era abbastanza forte da imporre unilateralmente la propria
volont. I tentativi di restaurare la monarchia Stuart continuarono per gran parte del XVIII secolo. Alla
morte di Giacomo II nel 1701, suo figlio, Giacomo Edoardo Francesco Stuart, il "Vecchio
pretendente", fu riconosciuto legittimo erede della corona inglese dalla Francia, dalla Spagna, dal papa
e dai sostenitori degli Stuart in Inghilterra e Scozia, detti giacobiti. Nel 1708, il Vecchio pretendente
cerc di riprendersi il trono con il supporto delle truppe francesi, ma non ci riusc. Nei decenni
successivi ci sarebbero state diverse rivolte dei giacobiti, comprese due di vaste proporzioni nel 1715 e
nel 1719. Nel 1745-1746 il figlio del Vecchio pretendente, Carlo Edoardo Stuart, il "Giovane
pretendente", tent di riconquistare il trono, ma le sue truppe furono sconfitte dall'esercito britannico.
Il partito dei Whig, che come abbiamo gi visto venne fondato negli anni settanta del Seicento
per rappresentare i nuovi interessi mercantili ed economici, fu la principale organizzazione politica
all'origine della Glorious Revolution, e domin il Parlamento dal 1714 al 1760. Una volta giunti al
potere, i Whig ebbero la tentazione di sfruttare la propria posizione per vivere alle spalle degli altri, per
avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non erano molto diversi dai re Stuart, ma il loro potere era
tutt'altro che assoluto: era limitato sia dai gruppi che si fronteggiavano in Parlamento - in particolare
dal partito dei Tory, che nacque per opporsi ai Whig -, sia dalle istituzioni che loro stessi erano riusciti
a introdurre, al prezzo di aspre lotte, per rafforzare il Parlamento e impedire l'affermazione di un nuovo
assolutismo e il ritorno degli Stuart. Il carattere pluralista della societ emersa dalla Glorious
Revolution implic inoltre che la maggior parte della popolazione, tra cui anche le persone prive di
rappresentanza formale in Parlamento, acquist maggior potere, e il blacking fu proprio una reazione
della gente comune alla percezione che i Whig stessero abusando della loro posizione.
Il caso di William Cadogan, generale distintosi nella guerra di successione spagnola dal 1701 al
1714 e nella soppressione delle rivolte dei giacobiti, illustra quella sorta di usurpazione dei diritti delle
persone comuni da parte dei Whig che poi condusse al blacking. Giorgio I lo nomin barone nel 1716,
e conte nel 1718. Cadogan fu anche un membro influente del Regency Council of Lords Justices,
organismo che supervisionava gli affari di stato pi importanti, nel quale ricopr la carica di supremo
comandante operativo. Compr una vasta propriet di circa quattrocento ettari a Caversham, una
trentina di chilometri a ovest di Windsor, e vi costru una grande villa con giardini decorati, creando
inoltre una riserva di cervi da un centinaio di ettari. Ma il consolidamento della propriet avvenne
calpestando i diritti della gente che viveva attorno alla tenuta. Molte persone furono sfrattate, e i loro
diritti di far pascolare il bestiame e raccogliere torba e legna da ardere, di cui avevano sempre goduto,
furono cancellati.
Cadogan dovette affrontare la rabbia dei Neri. Il 1 gennaio 1722, e poi di nuovo in luglio, la
riserva fu assaltata da Neri armati a cavallo. Il primo attacco fece registrare la morte di sedici cervi. Il
conte Cadogan non fu il solo: le tenute di molti altri proprietari terrieri e politici di spicco subirono
razzie da parte dei Neri.
Il governo dei Whig non poteva tollerare a lungo questa situazione senza reagire. Nel maggio
1723 il Parlamento approv il Black Act, la legge sui Neri, che istitu la straordinaria cifra di cinquanta
nuovi capi d'accusa punibili con l'impiccagione. Il Black Act trasform in un grave crimine non solo il
possesso di armi, ma anche l'avere il volto coperto. Ben presto la legge fu emendata per rendere il
blacking punibile con l'impiccagione, e l'lite dei Whig la applic con grande slancio. Baptist Nunn
form una rete di informatori nella foresta di Windsor per scoprire l'identit dei Neri: presto molti di
loro furono arrestati, e il passo dalla cattura all'impiccagione avrebbe dovuto essere piuttosto breve.
Dopotutto, il Black Act era gi stato approvato, i Whig avevano la maggioranza in Parlamento, il
Parlamento governava il paese e i Neri agivano direttamente contro gli interessi di alcuni potenti Whig.
Perfino Sir Robert Walpole, segretario di stato, primo ministro dell'epoca e, come Cadogan, membro
influente del Regency Council of the Lords Justices, fu coinvolto. Egli aveva un interesse acquisito a
Richmond Park, nella zona sudoccidentale di Londra, che era stato ricavato da un terreno comune
(common) per ordine di Carlo I. Il parco priv i residenti della zona del tradizionale diritto di pascolare
il bestiame, cacciare lepri e conigli e raccogliere legna da ardere.
Tuttavia, sembra che i provvedimenti che sottrassero loro tali diritti fossero applicati con un
certo lassismo, e il pascolo e la caccia continuarono, almeno finch Walpole non stabil che suo figlio
dovesse diventare la guardia forestale del parco. A quel punto Richmond Park venne chiuso, furono
erette nuove mura e installate diverse trappole antiuomo. Walpole amava andare a caccia di cervi e si
era fatto costruire un lodge a Houghton, dentro il parco. L'animosit dei Neri locali ne fu presto
istigata.
Il 10 novembre 1724, un uomo che risiedeva nella zona al di fuori del parco, John Huntridge, fu
accusato di prestare aiuto ai ladri di cervi e di correit con dei famigerati Neri, due reati punibili con
l'impiccagione. Il procedimento giudiziario contro Huntridge fu sollecitato dai massimi livelli: lo avvi
il Regency Council of Lords Justices, su cui Walpole e Cadogan dominavano. Walpole arriv
addirittura a raccogliere in prima persona prove della colpevolezza di Huntridge, grazie all'informatore
Richard Blackburn. La condanna sembrava scontata, ma non avvenne. Dopo un processo di otto o nove
ore, la giuria concluse che Huntridge fosse innocente, in parte per questioni di procedura, date le
irregolarit nel reperimento delle prove.
Non tutti i Neri, n i loro simpatizzanti, ebbero la stessa fortuna di Huntridge. Anche se qualcun
altro fu assolto in modo analogo o ottenne una commutazione della pena, molti furono impiccati o
deportati nella colonia penale pi in voga dell'epoca, il Nordamerica; il Black Act rimase
nell'ordinamento fino all'abrogazione nel 1824. Eppure la vittoria di Huntridge  significativa. La
giuria non era composta da suoi pari, ma da importanti proprietari terrieri e dalla gentry, che in teoria
avrebbero dovuto parteggiare per Walpole. Ma non era pi il XVII secolo, in cui il cosiddetto tribunale
della Camera stellata si limitava a eseguire i voleri dei sovrani Stuart, fungendo da esplicito strumento
di repressione contro i loro avversari, e in cui i giudici potevano essere deposti se il re non ne
condivideva le decisioni. Ora i Whig dovevano rispettare lo stato di diritto, ovvero il principio della
rule of law, per cui le leggi non devono essere applicate selettivamente o arbitrariamente e nessuno  al
di sopra della legge.
Gli eventi legati al Black Act indicano che fu la Glorious Revolution a concepire la rule of law,
e come quest'idea si fosse ormai radicata in Inghilterra e in Gran Bretagna; l'lite era molto pi
vincolata allo stato di diritto di quanto non immaginasse. Stato di diritto non significa governo
attraverso il diritto. Anche se i Whig potevano approvare una legge severa e punitiva per reprimere il
dissenso della gente comune, la rule of law imponeva loro di far fronte ad altre limitazioni. Le loro
leggi violavano i diritti che la Glorious Revolution - e le trasformazioni delle istituzioni politiche che
ne derivarono - avevano assicurato a tutti, eliminando i diritti "divini" dei sovrani e i privilegi delle
lite. Lo stato di diritto implicava dunque che sia l'lite che coloro che ne erano esclusi si opponessero
all'applicazione di quelle leggi.
Lo stato di diritto  un concetto molto strano, se ci si riflette in una prospettiva storica. Perch le
leggi dovrebbero valere allo stesso modo per tutti? Se il re e l'aristocrazia detengono il potere politico e
gli altri no,  naturale che qualunque cosa legittima per il re e l'aristocrazia possa essere vietata e
punibile per gli altri. Lo stato di diritto, infatti, non  immaginabile in presenza di istituzioni politiche
assolutiste.  il frutto di istituzioni politiche pluraliste, e delle ampie coalizioni che le supportano.
Soltanto quando molti individui e gruppi hanno voce nelle scelte politiche e la possibilit di sedersi al
tavolo delle decisioni, l'idea che tutti debbano essere trattati equamente inizia ad aver senso. All'inizio
del XVIII secolo, la Gran Bretagna aveva ormai abbracciato il pluralismo, e l'lite dei Whig scopr che,
come prevede lo stato di diritto, le leggi e le istituzioni limitavano anche il suo stesso operato.
Ma perch i Whig e i parlamentari rispettarono questi vincoli? Perch non sfruttarono il
controllo esercitato sul Parlamento e sullo stato per forzare un'applicazione senza compromessi del
Black Act e rovesciare le corti di giustizia quando le sentenze non andavano nella direzione auspicata?
La risposta ci dice molto sulla natura della Glorious Revolution - sul perch non si limit a sostituire
un vecchio con un nuovo assolutismo -, sulla connessione tra pluralismo e stato di diritto e sui circoli
virtuosi che originano. Come abbiamo visto nel settimo capitolo, la Glorious Revolution non fu il
rovesciamento di un'lite a opera di un'altra, ma una rivoluzione contro l'assolutismo condotta da
un'ampia coalizione, composta dalla gentry, dai mercanti e dagli industriali, nonch da esponenti Whig
e Tory. L'affermazione di istituzioni politiche pluraliste fu una conseguenza di questa rivoluzione. Lo
stato di diritto emerse come conseguenza indiretta di tale processo. Poich il potere era ripartito fra cos
tanti gruppi, fu naturale stabilire leggi e vincoli validi per tutti, onde evitare che uno di essi
accumulasse troppo potere, finendo per minare le fondamenta stesse del pluralismo. Cos, l'idea che
esistessero limiti e controlli per i governanti, che rappresenta l'essenza dello stato di diritto, rientrava
nella logica del pluralismo, di cui l'ampia coalizione che si oppose all'assolutismo degli Stuart si fece
portatrice.
Alla luce di tutto questo, non dovrebbe sorprendere che il principio della rule of law, abbinato
all'idea che i monarchi non avessero alcun diritto divino, abbia rappresentato una tesi cruciale contro
l'assolutismo degli Stuart. Come ha scritto lo storico britannico E.P. Thompson, nella lotta contro i
monarchi Stuart:
Si fecero sforzi immensi (...) per far emergere l'immagine di una classe dirigente che si
assoggettava spontaneamente al dominio della legge e che basava la sua legittimit ad esercitare il
potere sull'equit ed il carattere universale, sulla ragionevolezza e l'indiscutibile valore della legge,
delle sue norme, dei suoi organi, delle sue procedure. I governanti, volenti o meno, furono veramente
imprigionati dalle immagini e dai messaggi che cercavno di trasmettere, dalla loro stessa retorica.
Giocavano una partita che aveva come posta il potere; certo, la giocavano secondo regole a loro
convenienti, ma, una volta stsbilite quelle regole, non potevano infrangerle, altrimenti l'intera partita
sarebbe stata annullata.
La fine del gioco avrebbe destabilizzato il sistema e spianato la strada all'assolutismo di una
minoranza interna all'ampia coalizione, o addirittura al ritorno degli Stuart. Come ha spiegato
Thompson, ci che imped al Parlamento di instaurare un nuovo assolutismo fu il fatto che
l'abolizione della legge avrebbe aperto al potere monarchico (...) la possibilit di metter le mani
sulle loro propriet e di mettere a repentaglio la loro vita.
Inoltre,
nello strumento scelto per la difesa dei propri interessi c'era qualcosa che travalicava i confini
della gentry, qualcosa che le impediva di riservarsene l'uso esclusivo: la legge, nelle sue forme e nelle
sue tradizioni, comportava criteri basilari, fondanti, si basava su principi di equit e universalit che
(...) dovevano esser estesi a tutti.
Una volta entrato in vigore, lo stato di diritto non si limit a scongiurare il rischio
dell'assolutismo, ma avvi anche una sorta di circolo virtuoso: se la legge valeva per tutti allo stesso
modo, allora nessun individuo o gruppo, neppure Cadogan o Walpole, poteva ergersi al di sopra della
legge, e i cittadini comuni accusati di violazione della propriet privata avevano diritto a un processo
equo.
Abbiamo visto come nascono le istituzioni politiche ed economiche inclusive. Ma perch
persistono nel tempo? La storia del Black Act e i limiti alla sua applicazione illustrano il
funzionamento di un circolo virtuoso, un potente meccanismo di feedback (o retroazioni) positivi che
preserva le istituzioni dai tentativi di destabilizzarle e mette in moto le forze che conducono a una
maggiore inclusivit. In gran parte, il meccanismo dei circoli virtuosi deriva dal fatto che le istituzioni
inclusive si basano su limitazioni all'esercizio del potere e sulla distribuzione pluralista del potere
politico stesso nella societ, che  intrinseca allo stato di diritto. La capacit di una minoranza di
imporre ad altri il proprio volere senza alcuna restrizione, anche se questi altri sono comuni cittadini -
come lo era Huntridge - minaccia questo equilibrio. Se lo stato di diritto fosse stato temporaneamente
sospeso per far fronte ai contadini in rivolta che protestavano contro l'lite che espropriava i commons,
che cosa poteva garantire che non fosse sospeso di nuovo? E dopo averlo sospeso una seconda volta,
che cosa avrebbe impedito alla corona o all'aristocrazia di riprendersi ci che i mercanti, gli uomini
d'affari e la gentry avevano guadagnato nel corso di mezzo secolo?  probabile infatti che, alla seconda
sospensione, l'intero progetto del pluralismo sarebbe crollato, perch una ristretta alleanza di interessi
avrebbe assunto il potere a spese dell'ampia coalizione che lo sosteneva. Il nuovo sistema politico non
poteva correre questo rischio. E ci rese il pluralismo e lo stato di diritto che gli era sotteso due
caratteristiche persistenti delle istituzioni politiche britanniche. Vedremo come, una volta consolidatisi
il pluralismo e lo stato di diritto, sia emersa la domanda di un pluralismo ancora pi accentuato, oltre
che di una maggiore partecipazione politica.
Il circolo virtuoso scaturisce non solo dalla logica intrinseca al pluralismo e allo stato di diritto,
ma anche dal fatto che istituzioni politiche inclusive tendono a favorire istituzioni economiche
inclusive. Ne consegue una distribuzione pi equa del reddito, che conferisce potere a un ampio
segmento della societ e offre opportunit politiche ancor pi parificate. Ci limita i vantaggi che un
singolo individuo pu ottenere appropriandosi del potere politico e riduce gli incentivi a ricreare
istituzioni politiche estrattive: fattori di grande rilevanza per l'affermazione in Gran Bretagna di
istituzioni politiche davvero democratiche.
Il pluralismo crea inoltre un sistema pi aperto, e permette il diffondersi dei mezzi di
comunicazione indipendenti, facilitando, nei gruppi che hanno interesse alla persistenza di un sistema
inclusivo, la consapevolezza delle minacce alle istituzioni pluraliste e delle possibili contromisure da
adottare.  molto significativo che lo stato inglese abbia smesso di censurare i media dopo il 1688. In
maniera analoga, negli Stati Uniti i mezzi di comunicazione svolsero un ruolo importante nel
distribuire ampiamente il potere tra la popolazione e nel proseguire il circolo virtuoso dello sviluppo
istituzionale, come vedremo in questo capitolo.
Anche se il circolo virtuoso influisce positivamente sulla persistenza delle istituzioni inclusive,
non  n inevitabile n irreversibile. Sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, le istituzioni politiche
ed economiche inclusive dovettero affrontare molte sfide. Nel 1745, il Giovane pretendente arriv con
le sue truppe fino a Derby, ad appena centosessanta chilometri da Londra, per scalzare le istituzioni
politiche create durante la Glorious Revolution. Ma fu sconfitto. Pi importanti delle sfide esterne
furono le potenziali sfide interne: anch'esse potrebbero aver portato allo sviluppo di istituzioni
inclusive. Come abbiamo visto parlando del massacro di Peterloo, a Manchester nel 1819, e come
vedremo in dettaglio pi avanti, l'lite politica britannica pens di ricorrere alla repressione per evitare
di dover aprire ulteriormente il sistema politico, ma all'ultimo momento rinunci. Allo stesso modo, le
istituzioni economiche e politiche inclusive degli Stati Uniti si trovarono di fronte grandi avversari, che
in teoria avrebbero potuto avere la meglio, ma non fu cos. E non era certo prestabilito che tali sfide
dovessero invece essere superate.  imputabile non solo al circolo virtuoso, ma anche all'andamento
contingente della storia, il fatto che le istituzioni inclusive britanniche e statunitensi siano
sopravvissute, diventando considerevolmente pi forti nel corso del tempo.
La lenta marcia della democrazia
La reazione al Black Act mostr ai comuni cittadini britannici che avevano pi prerogative di
quante immaginassero. Potevano difendere i loro tradizionali diritti e interessi economici nei tribunali,
e in Parlamento con il ricorso alle petizioni e ad attivit di lobbying. Ma il pluralismo non aveva ancora
creato una democrazia vera e propria. La maggioranza degli uomini adulti e le donne non potevano
votare, e le strutture democratiche esistenti presentavano molte iniquit. Tutto ci era destinato a
cambiare. Il circolo virtuoso delle istituzioni inclusive non si limita a preservare ci che  stato gi
ottenuto: apre anche la strada a una maggiore inclusivit. Era poco probabile che l'lite britannica del
XVIII secolo mantenesse la presa sul potere politico senza dover affrontare ostacoli. Era giunta al
potere sfidando il diritto divino dei sovrani e aprendo la strada alla partecipazione politica delle
persone, ma poi aveva conferito questo diritto solo a una piccola minoranza. Era solo questione di
tempo prima che sempre pi cittadini esigessero di partecipare al processo politico. E ci accadde negli
anni precedenti al 1831.
I primi tre decenni del XIX secolo videro in Gran Bretagna un crescente malcontento sociale,
perlopi in risposta alle pi elevate disuguaglianze economiche e alle pretese di maggior
rappresentanza politica da parte delle masse senza diritto di voto. Alle rivolte luddiste del 1811-1816,
durante le quali i lavoratori avevano lottato contro l'introduzione di nuove tecnologie, che secondo loro
avrebbero ridotto i salari, seguirono da altre sommosse per la rivendicazione dei diritti politici, quelle
di Spa Fields del 1816 a Londra e il massacro di Peterloo del 1819 a Manchester. Negli Swing Riots del
1830, i contadini insorsero contro il deterioramento delle condizioni di vita e l'introduzione di nuove
tecnologie. Nel frattempo, a Parigi, scoppiava la Rivoluzione di luglio del 1830. L'lite era unanime
nel ritenere che il malcontento stesse raggiungendo il culmine, e che l'unico modo per frenare
l'inquietudine sociale e impedire una rivoluzione fosse soddisfare le richieste delle masse e avviare una
riforma parlamentare.
Non sorprende, dunque, che le elezioni del 1831 ruotassero intorno a un'unica questione: la
riforma politica. I Whig, quasi cent'anni dopo Sir Robert Walpole, erano molto pi sensibili alle istanze
delle persone comuni, e promossero una campagna per l'estensione del diritto di voto. Ma si pensava
soltanto a un piccolo allargamento del corpo elettorale. Il suffragio universale, anche solo per gli
uomini, non era un'alternativa presa in considerazione. I Whig vinsero le elezioni e il loro leader,
Charles Grey, divenne primo ministro. Non era un radicale, tutt'altro. Grey e i Whig insistettero sulla
riforma non perch convinti che un suffragio allargato fosse pi giusto o perch volessero condividere
il potere. La democrazia britannica non fu concessa dall'lite. A conquistarla furono in larga misura le
masse - dopo aver acquisito potere in virt dei processi politici che da vari secoli interessavano
l'Inghilterra e il resto della Gran Bretagna -, incoraggiate dai cambiamenti nella natura delle istituzioni
politiche determinati dalla Glorious Revolution. Le riforme furono accordate perch l'lite riteneva che
fosse l'unico modo per mantenersi al potere, sebbene in forma molto limitata. Charles Grey, nel suo
famoso discorso al Parlamento in favore della riforma politica, lo disse molto chiaramente:
Non esiste nessuno pi contrario di me ai parlamenti, al suffragio universale e al voto segreto. Il
mio obiettivo non  di favorire, ma piuttosto di bloccare queste speranze e progetti. Il principio della
mia riforma  di impedire l'altrimenti inevitabile rivoluzione (...) riformando per conservare e non per
abbattere.
Le masse non volevano il voto di per s, volevano sedersi al tavolo delle decisioni per difendere
i propri interessi. Lo comprese perfettamente il movimento del cartismo, fautore della campagna a
favore del suffragio universale dopo il 1838, che derivava il proprio nome dall'aver adottato il People's
Charter (Carta del popolo), cos chiamato per evocare un parallelismo con la Magna Carta. Il cartista
J.R. Stephens spieg perch il suffragio universale e il voto per tutti i cittadini fossero decisivi per le
masse:
La questione del suffragio universale (...)  una questione di coltello e forchetta, di pane e
formaggio. (...) Con "suffragio universale" voglio dire che ogni uomo che lavora sulla terra ha il
diritto ad avere un buon cappotto sulle spalle, un buon cappello in testa, un buon tetto per coprire casa
sua, una buona cena sulla sua tavola.
Stephens aveva capito che il suffragio universale era il modo pi durevole per dare pi potere
alle masse britanniche e garantire un cappotto, un cappello, un tetto e una buona cena ai lavoratori.
Alla fine Charles Grey la spunt sia nell'assicurare l'approvazione del primo Reform Act, sia
nell'arginare la marea rivoluzionaria, senza compiere passi di rilievo verso il suffragio universale. Le
riforme del 1832 furono modeste, limitandosi a raddoppiare il corpo elettorale dall'8 al 16 per cento
circa della popolazione maschile adulta (dal 2 al 4 per cento dell'intera popolazione). Inoltre,
eliminarono i borghi putridi e accordarono una rappresentanza autonoma alle nuove citt in fase di
industrializzazione, come Manchester, Leeds e Sheffield, lasciando irrisolte molte questioni. Presto ci
sarebbero state nuove richieste per l'ampliamento del diritto di voto e ulteriore malcontento sociale, da
cui sarebbe scaturita una seconda riforma.
Che cosa spinse l'lite britannica a cedere alle rivendicazioni? Perch Charles Grey riteneva che
una parziale - in verit, molto parziale - riforma fosse l'unico modo per preservare il sistema? Perch
l'lite doveva tollerare il minore tra due mali, la riforma o la rivoluzione, invece di conservare il suo
potere senza altre limitazioni? Non avrebbe potuto semplicemente agire come i conquistadores spagnoli
in Sudamerica, o come i monarchi austroungarici e russi avrebbero fatto per decenni una volta trovatisi
di fronte a domande di riforma, o, ancora, come gli stessi britannici nei Caraibi e in India, cio usare la
forza per soffocare le richieste? La risposta a questa domanda nasce dal circolo virtuoso. I cambiamenti
economici e politici gi verificatisi in Gran Bretagna fecero s che, nel reprimere le richieste popolari,
l'impiego della forza fosse ben poco conveniente per l'lite, e sempre meno fattibile. Come scrisse E.P.
Thompson:
Quando le lotte degli anni 1790-1832 misero in evidenza che questo equilibrio era cambiato, le
classi dirigenti inglesi si trovarono di fronte a scelte alternative assai difficili. Esse potevano o
sbarazzarsi della legge e del suo dominio, demolendo le complesse strutture giuridiche previste dalla
Costituzione e vanificando cos la loro stessa ideologia universalistica con l'esercizio del potere come
pura forza costrittiva, oppure sottomettersi completamente alle loro stesse regole rinunciando cos al
loro predominio incontrastato o quasi sulla societ. (...) Fecero alcuni passi, pur esitanti, nella prima
direzione. Ma alla fine, piuttosto che infrangere la propria l'immagine e ripudiare 150 anni di legalit
costituzionale, si sottomisero alla legge.
In altri termini, le stesse forze che frenarono la volont dell'lite britannica di abbattere
l'edificio dello stato di diritto durante il Black Act la indussero anche a evitare la repressione e un
governo coercitivo, che avrebbero messo nuovamente a rischio la stabilit dell'intero sistema. Se  vero
che mettere a repentaglio la legge nel tentativo di applicare il Black Act avrebbe indebolito il sistema
che mercanti, uomini d'affari e gentry avevano fondato grazie alla Glorious Revolution, instaurare nel
1832 una dittatura repressiva l'avrebbe abbattuto. Gli organizzatori delle proteste per la riforma
parlamentare erano pienamente consapevoli dell'importanza dello stato di diritto e di ci che
simboleggiava per le istituzioni politiche britanniche del periodo, e ricorsero alla sua retorica per far
passare il messaggio. Una delle prime organizzazioni a chiedere una riforma parlamentare si chiamava
Hampden Club, dal cognome del parlamentare che per primo si era opposto alla ship money di Carlo I,
un evento cruciale che, come abbiamo visto nel settimo capitolo, port alla prima, importante rivolta
contro l'assolutismo degli Stuart.
A rendere questa linea d'azione desiderabile ci fu inoltre la dinamica di feedback positivi fra le
istituzioni economiche e politiche inclusive. Le istituzioni economiche inclusive condussero allo
sviluppo di mercati inclusivi, e cos a un impiego pi efficiente delle risorse, a un maggiore stimolo ad
acquisire istruzione e competenze, e a ulteriori innovazioni nel campo della tecnologia. Tutti aspetti
presenti nella Gran Bretagna del 1831. Respingere le richieste del popolo e tentare un colpo di stato a
danno delle istituzioni politiche inclusive avrebbe cancellato anche questi benefici, con il rischio per
l'lite contraria a una maggiore democratizzazione e inclusivit di perdere le proprie prerogative.
Un altro elemento di retroazione positiva  che, in presenza di istituzioni politiche ed
economiche inclusive, il potere divenne meno accentrato. In Austria-Ungheria e in Russia, come
abbiamo visto nell'ottavo capitolo, i monarchi e l'aristocrazia avevano molto da perdere
dall'industrializzazione e dalle riforme. Nella Gran Bretagna di inizio XIX secolo, invece, grazie allo
sviluppo di un sistema economico inclusivo, la posta in gioco era molto pi bassa: non esistevano servi
della gleba, il mercato del lavoro era scarsamente coercitivo ed erano pochi i monopoli protetti da
barriere all'ingresso. Per l'lite britannica restare aggrappata al potere era dunque un'alternativa molto
meno valida.
La logica del circolo virtuoso implic inoltre una praticabilit sempre minore di misure
repressive, di nuovo per via dei feedback positivi tra istituzioni politiche ed economiche inclusive. Le
istituzioni economiche inclusive portano a una distribuzione pi equa delle risorse rispetto alle
istituzioni estrattive. In tal modo estendono le prerogative dei cittadini e determinano opportunit pi
paritarie, anche quando si tratta della lotta per il potere. Diventa quindi pi difficile, per una piccola
lite, scegliere di piegare le masse invece di cedere alle loro richieste, o perlomeno ad alcune. Per di
pi, le istituzioni inclusive britanniche avevano gi avviato la rivoluzione industriale, e la Gran
Bretagna era fortemente urbanizzata. Ricorrere alla repressione contro gruppi di persone concentrate in
zone urbane, parzialmente organizzate ed emancipate, sarebbe stato molto pi difficile che opprimere
la classe contadina o dei servi.
In Gran Bretagna, dunque, il circolo virtuoso produsse nel 1832 il primo Reform Act. Ma fu
solo l'inizio. Era ancora lunga la strada verso una reale democrazia, perch nel 1832 l'lite aveva
offerto solo ci che pensava di dover concedere, e nulla pi. La questione della riforma parlamentare fu
presa in carico dal movimento cartista, il cui People's Charter del 1838 rivendicava:
Un voto per ogni uomo di ventuno anni d'et, sano di mente e non soggetto a pene per aver
commesso crimini.
Il ballot - per proteggere l'elettore nell'esercizio del suo voto.
Nessun requisito in termini di propriet per i membri del Parlamento - cos da mettere i collegi
elettorali in condizione di eleggere l'uomo da loro prescelto, sia egli ricco o povero.
Indennit per i membri del Parlamento, permettendo in tal modo a un onesto commerciante,
lavoratore o altra persona di servire un collegio elettorale, nel caso in cui si assenti dalla sua attivit per
promuovere gli interessi del Paese.
Circoscrizioni elettorali uguali, che garantiscano la medesima rappresentanza a parit del
numero degli elettori, invece di permettere ai piccoli collegi elettorali di disperdere i voti dei grandi
collegi.
Parlamenti annuali, che forniscono il meccanismo di controllo pi efficace contro la corruzione
e l'intimidazione, poich, quantunque un collegio elettorale possa essere comprato una volta ogni sette
anni (anche in presenza del voto segreto), nessun patrimonio potr comprare un collegio elettorale
(nell'ambito di un sistema di suffragio universale) ogni dodici mesi successivi; e poich i membri,
qualora fossero eletti per un solo anno, non sarebbero in grado di sottrarsi al proprio collegio elettorale
e di tradirlo come fanno oggi.
Con il termine ballot, i cartisti intendevano il voto segreto e la fine di quello palese, che aveva
facilitato la compravendita dei voti e la coercizione degli elettori.
Il movimento cartista organizz una serie di manifestazioni di massa, e durante tutto quel
periodo il Parlamento discusse costantemente sull'opportunit di ulteriori riforme. Anche se dopo il
1848 i cartisti si disgregarono, le loro istanze furono raccolte dalla National Reform Union, fondata nel
1864, e dalla Reform League, nel 1865. Nel luglio 1866, una serie di grandi sommosse a Hyde Park
mise nuovamente la riforma in cima alle priorit dell'agenda politica. Questa pressione diede i suoi
frutti con il secondo Reform Act, del 1867, grazie al quale il corpo elettorale raddoppi e gli elettori
della classe operaia divennero la maggioranza in tutte le circoscrizioni elettorali urbane. Poco tempo
dopo, fu introdotto il voto segreto e furono presi dei provvedimenti per eliminare le pratiche elettorali
corrotte come il treating (l'acquisto di voti in cambio di treat, cio un regalo, in genere denaro, cibo o
alcol). Il corpo elettorale raddoppi nuovamente con il terzo Reform Act del 1884, quando il 60 per
cento dei maschi adulti ottenne il diritto di voto. Dopo la Prima guerra mondiale, il Representation of
the People Act del 1918 confer il diritto di voto a tutti i maschi adulti che avessero compiuto ventuno
anni e alle donne con pi di trent'anni che fossero contribuenti o mogli di contribuenti. Infine, nel 1928
tutte le donne ottennero il diritto di voto alle stesse condizioni degli uomini. Le misure del 1918 furono
negoziate durante la guerra e rifletterono il do ut des fra il governo e le classi operaie, che erano
necessarie a combattere e produrre munizioni.  anche probabile che il governo avesse preso nota del
radicalismo della Rivoluzione russa.
Parallelamente al graduale sviluppo di istituzioni politiche pi inclusive, si verific una
transizione verso istituzioni economiche che lo erano ancora di pi. Una conseguenza rilevante del
primo Reform Act fu l'abrogazione delle Corn Laws nel 1846. Come abbiamo visto nel settimo
capitolo, le Corn Laws avevano bandito l'importazione di granaglie e cereali, mantenendo i prezzi
elevati e garantendo un ampio margine di profitto ai grandi proprietari terrieri. I nuovi parlamentari di
Manchester e Birmingham volevano cereali a buon mercato e salari bassi. Vinsero, decretando la
grande sconfitta degli interessi dei proprietari terrieri.
Ai cambiamenti del corpo elettorale e di altri fattori istituzionali avvenuti nel corso del XIX
secolo seguirono nuove riforme. Nel 1871 il premier liberale Gladstone introdusse i concorsi pubblici
nell'amministrazione statale, reclutando cos il personale su basi meritocratiche, e proseguendo il
processo di centralizzazione politica e di sviluppo delle istituzioni statali iniziato all'epoca dei Tudor.
In questo periodo i governi liberali e Tory introdussero una notevole quantit di leggi riguardanti il
mercato del lavoro. Per esempio, furono abrogati i Masters and Servants Acts (Leggi sui padroni e sui
servi), che permettevano ai datori di lavoro di ridurre la mobilit dei propri dipendenti, cambiando il
sistema delle relazioni di lavoro in favore dei secondi. Nel periodo tra il 1906 e il 1914, il Partito
liberale (erede dei Whig), sotto la leadership di H.H. Asquith e David Lloyd George, inizi a utilizzare
la macchina statale per offrire pi servizi pubblici, tra cui un'assicurazione sanitaria e una contro la
disoccupazione, pensioni finanziate dallo stato, il salario minimo e un impegno per giungere a un
sistema fiscale redistributivo. In seguito alle riforme delle imposte, in proporzione al Pil le tasse
raddoppiarono nell'ultimo trentennio del XIX secolo, e poi di nuovo nei primi tre decenni del XX. Il
sistema fiscale divent inoltre pi "progressivo", cos da trasferire sulle persone pi ricche un maggior
onere contributivo.
Nel frattempo, il sistema educativo, che in precedenza o era riservato quasi esclusivamente
all'lite e gestito da enti religiosi, o esigeva dai poveri il pagamento di una retta, fu reso pi accessibile
alle masse: l'Education Act del 1870 impegnava per la prima volta il governo a impartire
universalmente un'istruzione. Istruzione che nel 1891 divenne gratuita. Nel 1893, si stabil che
l'obbligo scolastico durasse fino agli undici anni di et. Nel 1899 fu esteso fino a dodici anni,
unitamente all'introduzione di sussidi speciali per i figli delle famiglie bisognose. In seguito a questi
cambiamenti, la proporzione dei bambini di dieci anni iscritti a scuola, ferma a un deludente 40 per
cento nel 1870, sal al 100 per cento nel 1900. Un secondo Education Act, nel 1902, oltre ad aumentare
in modo sostanzioso le risorse destinate all'educazione, istitu le scuole di grammatica, che in seguito
divennero la base dell'istruzione secondaria in Gran Bretagna.
Il caso britannico, che illustra il circolo virtuoso delle istituzioni inclusive, offre un esempio
pratico di "circolo virtuoso graduale". I cambiamenti politici andarono inequivocabilmente nella
direzione di istituzioni politiche pi inclusive e scaturirono dalle richieste di masse sempre pi
emancipate. Ma furono anche graduali. Decennio dopo decennio, fu compiuto un nuovo, piccolo o
grande passo verso la democrazia. E ogni passo gener conflitti, ciascuno dall'esito incerto. Ma il
circolo virtuoso liber forze tali da ridurre l'interesse delle lite a restare aggrappate al potere. Favor
inoltre lo stato di diritto, e cos l'uso della forza per reprimere chi reclamava ci che le stesse lite
avevano preteso dai sovrani Stuart divenne pi difficile. Le probabilit che questo conflitto si
trasformasse in una rivoluzione a tutti gli effetti diminuirono, a favore di una soluzione incline a una
maggiore inclusivit. La gradualit di questo cambiamento  molto positiva.  meno minaccioso per
l'lite, rispetto al totale rovesciamento del sistema. Si procede per piccoli passi, poich ha pi senso
cedere a una piccola richiesta invece di arrivare subito alla resa dei conti. Ci spiega, almeno in parte,
come sia stato possibile abrogare le Corn Laws senza scatenare un conflitto pi grave. Giunti al 1846, i
proprietari terrieri non potevano pi esercitare il controllo sulla legislazione in Parlamento. Era il
risultato del primo Reform Act. Tuttavia, se nel 1832 fossero stati in gioco l'ampliamento
dell'elettorato, la riforma dei borghi putridi e l'abrogazione delle Corn Laws, i proprietari terrieri
avrebbero opposto molta pi resistenza. Il fatto che all'inizio le riforme politiche siano state
circoscritte, e che l'abrogazione delle Corn Laws sia entrata nell'ordine del giorno solo in un secondo
tempo, disinnesc il conflitto.
Il cambiamento graduale imped inoltre che ci si avventurasse in territori inesplorati. Un
rovesciamento violento del sistema comporta la sostituzione di ci che  stato eliminato con qualcosa
di completamente nuovo.  ci che avvenne in Francia con la Rivoluzione, quando il primo
esperimento di democrazia port al Terrore e poi per due volte a una monarchia, prima di arrivare nel
1870 alla Terza repubblica. Ed  ci che avvenne con la Rivoluzione d'ottobre, quando il bisogno,
condiviso da molti, di un sistema pi equo dell'Impero russo condusse alla dittatura di un solo partito,
che fu molto pi violenta, sanguinosa e brutale di quella che aveva rimpiazzato. Una riforma graduale
era assai complicata, in societ come queste, proprio perch soffrivano la mancanza di pluralismo ed
erano altamente estrattive. Furono il pluralismo emerso dalla Glorious Revolution e lo stato di diritto
che ne deriv a rendere auspicabile e fattibile un cambiamento graduale in Gran Bretagna.
L'intellettuale conservatore inglese Edmund Burke, deciso oppositore della Rivoluzione
francese, scrisse nel 1790: " con infinita cautela che qualunque uomo dovrebbe imbarcarsi nella
demolizione di un edificio, che ha risposto in qualsiasi misura tollerabile per diverse epoche agli
obiettivi comuni della societ, o nella sua ricostruzione in assenza di modelli e schemi di provata utilit
davanti agli occhi". Rispetto al quadro complessivo Burke si sbagliava. La Rivoluzione francese aveva
sostituito un edificio fatiscente e spianato la strada a istituzioni inclusive non solo in Francia, ma in
gran parte dell'Europa occidentale. La sua cautela non era per del tutto fuori luogo. Il processo di
riforma politica inglese, iniziato nel 1688 per poi prendere slancio tre decenni dopo la morte di Burke,
fu pi efficace perch la sua natura graduale lo rese pi potente, pi difficile da contrastare e infine pi
duraturo.
Battaglia antitrust
Le istituzioni inclusive negli Stati Uniti hanno avuto origine dalle lotte in Virginia, Maryland,
Carolina del Nord e del Sud nel periodo coloniale, e furono rafforzate dalla Costituzione, con il suo
sistema di vincoli e la separazione dei poteri. Ma la Costituzione degli Stati Uniti non fu l'ultima tappa
nello sviluppo di istituzioni inclusive: al pari della Gran Bretagna, queste furono rafforzate da un
processo di feedback positivi, basato sul circolo virtuoso.
Entro la met del XIX secolo, negli Stati Uniti tutti gli uomini di pelle bianca, ma non le donne
o i neri, raggiunsero il diritto di voto. Le istituzioni economiche divennero pi inclusive, per esempio
con l'approvazione dello Homestead Act del 1862, che concesse le terre di frontiera ai potenziali coloni
invece di distribuirle all'lite politica. Ma, come in Gran Bretagna, le sfide alle istituzioni inclusive non
mancarono. La fine della guerra civile statunitense sollev una rapida ondata di crescita economica nel
Nord. Man mano che le ferrovie, l'industria e il commercio si espansero, alcune persone accumularono
grandi fortune. Imbaldanziti dal successo economico, questi uomini, e le loro imprese, si fecero sempre
meno scrupoli. Furono chiamati robber barons (baroni ladroni) per le sfacciate pratiche affaristiche,
sempre volte a consolidare i loro monopoli e impedire che qualsiasi potenziale concorrente entrasse sul
mercato o facesse affari a parit di condizioni. Uno tra i baroni pi noti fu Cornelius Vanderbilt, che
pronunci la famosa frase: "Che cosa volete che me ne importi della legge? Non ho forse il potere?".
Un altro fu John D. Rockefeller, fondatore nel 1870 della Standard Oil Company. Presto si
liber dei rivali a Cleveland, cercando di monopolizzare il trasporto e la vendita al dettaglio di petrolio
e prodotti derivati. Nel 1882 aveva ormai creato un enorme monopolio, o nel gergo dell'epoca, un trust.
Nel 1890 la Standard Oil esercitava il controllo sull'88 per cento dei flussi di petrolio raffinato negli
Stati Uniti, e nel 1916 Rockefeller divenne il primo miliardario al mondo. Alcune vignette dell'epoca
ritraggono la Standard Oil come una piovra che avvolge non solo l'industria del petrolio, ma anche il
Campidoglio.
Altrettanto famigerato, o quasi, fu John Pierpont Morgan, fondatore del moderno conglomerato
bancario J.P. Morgan, che dopo numerose fusioni nell'arco di decenni,  infine diventato JPMorgan
Chase. Insieme a Andrew Carnegie, nel 1901 Morgan fond la U.S. Steel Company, la prima societ
per azioni con una capitalizzazione di borsa superiore al miliardo di dollari e di gran lunga la pi
grande impresa siderurgica al mondo. Negli anni ottanta dell'Ottocento, in quasi tutti i settori
dell'economia iniziarono a emergere grandi trust, molti dei quali avevano una quota di mercato del 70
per cento nel rispettivo settore. Tra i grandi monopoli si trovano nomi molto noti come Du Pont,
Eastman Kodak e International Harvester. Storicamente, gli Stati Uniti, o perlomeno il Nord e il
Midwest, avevano mercati relativamente competitivi ed erano stati pi egualitari rispetto ad altre zone
del paese, in particolare il Sud. Ma in questo periodo, la concorrenza cedette il passo al monopolio e le
disuguaglianze di reddito aumentarono rapidamente.
Il sistema politico pluralista degli Stati Uniti aveva gi distribuito il potere a un ampio segmento
della societ, che pot ribellarsi contro tali abusi. Le vittime delle attivit monopolistiche dei robber
barons, e chi ne avversava il dominio senza scrupoli sui rispettivi settori, iniziarono a organizzarsi
contro di loro, formando dapprima il movimento populista, e in seguito quello progressivo.
Il primo emerse da una lunga crisi agricola, che colp il Midwest alla fine degli anni sessanta
dell'Ottocento. Il National Grange of the Order of Patrons of Husbandry, noto come Grangers e
fondato nel 1867, inizi a mobilitare gli agricoltori contro le pratiche affaristiche scorrette e
discriminatorie. Nel 1873 e 1874, i Grangers conquistarono il controllo di undici assemblee legislative
statali del Midwest, e nel 1892 il malcontento rurale culmin nella formazione del Partito populista,
che quell'anno ottenne l'8,5 per cento alle elezioni presidenziali. Nelle due elezioni successive, i
populisti pagarono il prezzo delle due sfortunate campagne democratiche di William Jennings Bryan,
che aveva fatto sue molte delle loro istanze. Una ben radicata opposizione verso i trust si era ormai
organizzata, nel tentativo di reagire all'influenza che Rockefeller e gli altri robber baronsesercitavano
sulla politica nazionale.
Questi movimenti iniziarono lentamente a condizionare le tendenze politiche e poi la
legislazione, con particolare riguardo al ruolo dello stato nella regolamentazione dei monopoli. La
prima legge importante fu l'Interstate Commerce Act del 1887, che diede vita a un'omonima
commissione e avvi lo sviluppo della regolamentazione federale dell'industria. Segu, nel 1890, lo
Sherman Antitrust Act - ancora oggi un elemento importante della normativa antitrust statunitense -,
poi diventato il fondamento giuridico per la lotta ai monopoli dei robber barons. Altre misure
significative contro i trust furono prese dopo l'elezione di presidenti che avevano sottoscritto un
impegno a favore delle riforme e della limitazione del potere dei baroni: Theodore Roosevelt
(1901-1909), William Taft (1909-1913) e Woodrow Wilson (1913-1921).
Un fattore politico decisivo per le misure antitrust e la normativa federale dell'industria fu
anche in questo caso il voto degli agricoltori. Negli anni settanta, alcuni prematuri tentativi di
regolamentare le ferrovie a livello di singoli stati giunsero da organizzazioni contadine. In effetti, quasi
tutte le cinquantanove petizioni sui trust presentate al Congresso prima dell'applicazione dello Sherman
Act provenivano da stati agricoli, su iniziativa di organizzazioni come il sindacato dei coltivatori, la
Farmers' Alliance, la Farmers' Mutual Benefit Association e i Patrons of Animal Husbandry. Gli
agricoltori trovarono un interesse collettivo nell'opposizione contro le pratiche monopolistiche del
settore.
Dalle ceneri del movimento populista, che dopo aver appoggiato il Partito democratico sub un
grave declino, sorsero i progressisti, un eterogeneo movimento di riforma interessato a molte delle
medesime questioni. Inizialmente i progressisti si aggregarono intorno alla figura di Theodore
Roosevelt, detto Teddy, che era stato il vicepresidente di William McKinley, assumendo la presidenza
nel 1901 dopo il suo assassinio. Prima di occupare cariche federali, Roosevelt era stato un intransigente
governatore dello stato di New York, lavorando sodo per eliminare la corruzione politica e la machine
politics.* Nel suo primo discorso al Congresso, Roosevelt rivolse l'attenzione sui trust, sostenendo che
la prosperit degli Stati Uniti si basava sull'economia di mercato e sull'ingegnosit degli uomini
d'affari, ma che al tempo stesso
esistono mali reali e gravi (...) e una (...) convinzione diffusa nella mente del popolo americano
che le grandi corporation note come trust siano per alcune delle loro caratteristiche e tendenze dannose
per il benessere generale. Ci non ha origine da un sentimento di invidia o dall'ingratitudine, n dal
mancato orgoglio per le grandi conquiste industriali che hanno posto questo paese in vetta fra le nazioni
che competono per la supremazia commerciale. Non si basa sull'assenza di un opportuno
apprezzamento della necessit di soddisfare seguendo nuovi metodi le mutevoli e mutate condizioni del
commercio, n sull'ignoranza del fatto che la combinazione di capitali  necessaria nel tentativo di
realizzare grandi imprese, quando il progresso del mondo richiede che siano realizzate grandi imprese.
Si basa invece sulla sincera convinzione che l'accorpamento e la concentrazione debbano essere non
proibiti, ma supervisionati ed entro limiti ragionevoli controllati; e a mio parere tale convinzione 
corretta. (...)
L'obiettivo delle persone che cercano di migliorare la societ dovrebbe essere tanto liberare il
mondo degli affari dai crimini basati sull'astuzia, quanto liberare l'intero corpo politico dai crimini
basati sulla violenza. (...)
Nell'interesse dell'intera popolazione, la nazione dovrebbe anche, senza interferire con il potere
degli stati nell'ambito della questione stessa, assumere il potere e la supervisione e regolamentazione di
tutte le corporation che svolgano attivit interstatali. Ci vale soprattutto laddove la corporation tragga
una parte della propria ricchezza dall'esistenza di qualche elemento o tendenza monopolistica nelle sue
attivit.
Roosevelt propose al Congresso di istituire un ente federale dotato del potere di investigare
sulle attivit delle grandi corporation e, se fosse stato necessario, di passare per una riforma
costituzionale. Nel 1902 il presidente si avvalse dello Sherman Act per smembrare la Northern
Securities Company, colpendo gli interessi di J.P. Morgan; successivamente vennero intentati processi
contro Du Pont, American Tobacco Company e Standard Oil Company. Roosevelt rafforz inoltre
l'Interstate Commerce Act attraverso lo Hepburn Act del 1906, che increment il potere della
commissione sul commercio interstatale, consentendole di monitorare i bilanci finanziari delle aziende
ferroviarie ed estendendo a nuovi settori la sua autorit. Il suo successore, William Taft, persegu i trust
ancora pi assiduamente, fino a smembrare la Standard Oil Company nel 1911. Taft promosse poi altre
importanti riforme, come l'introduzione di un'imposta federale sul reddito, ottenuta nel 1913 grazie
alla ratifica del Sedicesimo emendamento.
Il culmine delle riforme progressiste fu raggiunto nel 1912 con l'elezione a presidente di
Woodrow Wilson, il quale in un suo libro dell'anno successivo, La nuova libert, osserv:
Io non credo gi che il monopolio possa frenarsi da s stesso; ma se vi sono in America uomini
abbastanza forti da saper reggere il governo del nostro paese, vengano dunque a prenderne il possesso!
Wilson si impegn per far approvare il Clayton Antitrust Act, nel 1914, che rafforzava lo
Sherman Act, e istitu la Federal Trade Commission per verificare il rispetto del Clayton Act. Inoltre,
sull'onda dell'inchiesta della commissione diretta dal deputato della Louisiana Arsene Pujo sul money
trust, cio sui monopoli in ambito finanziario, Wilson si adoper per incrementare la regolamentazione
antitrust del settore, istituendo nel 1913 il Federal Reserve Board.
L'ascesa dei robber barons e dei loro trust alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo
chiarisce, come abbiamo gi sottolineato nel terzo capitolo, che la presenza di mercati non  di per s
una garanzia di istituzioni inclusive. I mercati possono essere egemonizzati da poche aziende, che
impongono prezzi esorbitanti e bloccano l'ingresso di rivali pi efficienti e di nuove tecnologie. Se
lasciati agire indisturbati, i mercati possono smettere di essere inclusivi, subendo sempre pi il dominio
degli attori economicamente e politicamente potenti. Le istituzioni economiche inclusive non
richiedono semplicemente dei mercati, bens mercati inclusivi che assicurino pari condizioni di
partenza e opportunit economiche per la maggioranza delle persone. L'affermazione dei monopoli,
appoggiata dal potere politico dell'lite, contraddice tutto questo. Ma la risposta ai trust dei robber
barons dimostra anche che, quando sono inclusive, le istituzioni politiche generano una forza che
contrasta l'allontanamento dai mercati inclusivi.  l'azione del circolo virtuoso. Le istituzioni
economiche inclusive creano il terreno fertile su cui possono fiorire istituzioni politiche inclusive,
mentre le istituzioni politiche inclusive limitano le deviazioni da istituzioni economiche inclusive. La
battaglia antitrust negli Stati Uniti, diversamente da ci che abbiamo raccontato del Messico nel primo
capitolo,  emblematica di questo aspetto del circolo virtuoso. Mentre in Messico non esiste alcun
organismo politico che limiti il monopolio di Carlos Slim, negli Stati Uniti del secolo scorso si  pi
volte fatto ricorso allo Sherman Act e al Clayton Act per limitare i trust, i monopoli e i cartelli, e per
assicurare che i mercati rimanessero inclusivi.
L'esperienza statunitense nella prima met del Novecento sottolinea anche l'importante ruolo
che i mezzi di comunicazione indipendenti possono giocare nell'emancipazione di ampi segmenti della
societ, e di conseguenza ai fini del circolo virtuoso. Nel 1906, Roosevelt coni il termine muckraker,
ispirato da un personaggio letterario, lo spalaletame (il cui attrezzo in inglese si chiama muckrake) del
Viaggio del pellegrino di John Bunyan, per descrivere ci che riteneva un giornalismo invadente. Il
termine entr in voga e inizi a indicare quei giornalisti che stavano portando alla luce in modo
aggressivo, ma efficace, gli eccessi dei robber baronse la corruzione politica locale e federale. Forse il
muckrakerpi famoso fu Ida Tarbell, il cui libro del 1904, History of the Standard Oil Company, svolse
un ruolo fondamentale nel volgere l'opinione pubblica a sfavore di Rockefeller e dei suoi interessi
commerciali, fino allo smembramento della Standard Oil nel 1911. Un altro fondamentale muckraker
fu l'avvocato e scrittore Louis Brandeis, in seguito nominato giudice della Corte suprema dal
presidente Wilson. Brandeis descrisse una serie di scandali finanziari nel suo libro Other People's
Money and How Bankers Use It ("I soldi degli altri e l'uso che ne fanno i banchieri") e godette di una
notevole influenza sulla commissione Pujo. Anche il magnate dei quotidiani William Randolph Hearst
svolse un importante ruolo di spalaletame. Nel 1906, la pubblicazione in serie sulla sua rivista The
Cosmopolitan di articoli di David Graham Phillips, nella rubrica chiamata "Il tradimento del Senato",
stimol la campagna a favore dell'introduzione di elezioni dirette per il Senato, un'altra cruciale
riforma progressista approvata nel 1913 con il Diciassettesimo emendamento alla Costituzione degli
Stati Uniti.
I muckrakers svolsero un ruolo determinante nell'indurre i politici a intervenire contro i trust. I
robber barons li odiavano, ma le istituzioni politiche degli Stati Uniti non consentirono loro di domarli
e imbavagliarli. Le istituzioni politiche inclusive permettono ai mezzi di comunicazione indipendenti di
prosperare, e i media liberi, a loro volta, favoriscono maggior prevedibilit, consapevolezza e capacit
di contrasto dei pericoli che corrono le istituzioni politiche ed economiche. Al contrario, tale
indipendenza  impossibile in un contesto, assolutista o dittatoriale, di istituzioni politiche estrattive, il
che aiuta i regimi estrattivi a impedire che un'opposizione degna di questo nome prenda forma. Nella
prima met del XX secolo, le informazioni fornite dai mezzi di comunicazione indipendenti furono
decisive negli Stati Uniti: senza, l'opinione pubblica statunitense non avrebbe conosciuto la reale entit
del potere e degli abusi dei robber barons e non si sarebbe mobilitata contro i loro trust.
Condizionare la Corte suprema
Franklin D. Roosevelt, candidato del Partito democratico e cugino di Teddy Roosevelt, fu eletto
presidente nel 1932, nel bel mezzo della Grande depressione. Giunse al potere con un mandato
popolare: avviare un ambizioso complesso di misure per combattere la crisi. All'epoca del suo
insediamento, nei primi mesi del 1933, un quarto della forza lavoro era disoccupato, e molte persone
erano finite in povert. Da quando la Grande depressione aveva colpito il paese nel 1929, la produzione
industriale era calata di oltre la met, e gli investimenti erano crollati. Le misure proposte da Roosevelt
per contrastare questa situazione sono passate alla storia con il nome di New Deal. Con il 57 per cento
del voto popolare, Roosevelt aveva ottenuto una solida vittoria, e il Partito democratico deteneva, sia
alla Camera dei rappresentanti che al Senato, una maggioranza sufficiente ad approvare le leggi del
New Deal. Tuttavia, alcuni di questi provvedimenti sollevarono questioni costituzionali, e finirono
dinanzi alla Corte suprema, dove il mandato elettorale di Roosevelt contava molto meno.
Una delle colonne portanti del New Deal fu il National Industrial Recovery Act (Nira). Il primo
articolo si incentrava sulla ripresa industriale. Il presidente e il suo team erano convinti che limitare la
concorrenza industriale, attribuire ai lavoratori maggiori diritti sindacali e regolamentare gli standard
lavorativi fossero punti risolutivi per la ripresa. L'articolo 2 istituiva la Public Works Administration
(Pwa), i cui programmi infrastrutturali comprendevano pietre miliari come la stazione ferroviaria della
Trentesima Strada a Philadelphia, il ponte Triborough (oggi ponte Robert F. Kennedy) a New York, la
diga della Grand Coulee sul fiume Columbia e la Overseas Highway, che collega Key West (Florida)
con il continente. Il presidente Roosevelt firm la proposta di legge il 16 luglio 1933, e il Nira entr in
vigore, ma dovette subito affrontare alcune difficolt legali. Il 27 maggio 1935, la Corte suprema
sentenzi unanime l'incostituzionalit del primo articolo. Il verdetto recitava solennemente:
"Circostanze straordinarie possono richiedere rimedi straordinari. Ma (...) circostanze straordinarie
non creano n ampliano il potere costituzionale".
Prima della sentenza della Corte, Roosevelt era passato al punto successivo della sua agenda
politica firmando il Social Security Act, che introdusse il moderno welfare state negli Stati Uniti:
pensioni di anzianit, sussidi di disoccupazione, supporto alle famiglie con figli non autosufficienti e
alcune sovvenzioni per la sanit pubblica e le persone disabili. Il presidente firm anche il National
Labor Relations Act, che rafforz ulteriormente il diritto dei lavoratori di organizzarsi in sindacati,
avviare contrattazioni collettive e scioperare contro i datori di lavoro. Anche queste misure
incontrarono qualche difficolt presso la Corte suprema. E mentre seguivano l'iter giudiziario,
Roosevelt nel 1936 fu rieletto, ricevendo, con il 61 per cento dei voti, una forte legittimazione
popolare.
Con una popolarit a livelli da record, egli non aveva intenzione di lasciare che la Corte
suprema facesse naufragare altri punti del suo programma, che descrisse a grandi linee in una delle
periodiche "chiacchierate al caminetto", trasmessa in diretta radiofonica il 9 marzo 1937. Cominci
sottolineando come nel suo primo mandato alcune misure assai necessarie avessero superato per un
soffio il vaglio della Corte suprema. Poi continu:
Mi ricordo quella sera di marzo, quattro anni fa, quando tenni la mia prima dichiarazione
radiofonica diretta a voi. All'epoca ci trovavamo nel bel mezzo della grande crisi bancaria. Poco dopo,
sfruttando l'autorit del Congresso, chiedemmo alla nazione di consegnare tutto l'oro che possedeva a
titolo privato, fino all'ultimo centesimo, al governo degli Stati Uniti. La ripresa di oggi dimostra quanto
sia stata opportuna quella misura. Ma quando, quasi due anni dopo, giunse di fronte alla Corte suprema,
la sua costituzionalit fu confermata soltanto con cinque voti a favore e quattro contro. Il cambiamento
di un solo voto avrebbe nuovamente gettato tutta l'economia di questa grande nazione in un caos senza
speranze. In pratica, quattro giudici sentenziarono che il diritto basato su un contratto privato di esigere
una libbra di carne fosse pi sacro dei principali obiettivi della Costituzione per costruire una nazione
capace di durare nel tempo.
Ovviamente, non si poteva correre di nuovo quel rischio. Roosevelt prosegu:
Gioved scorso ho descritto la forma di governo americana come un gruppo di tre cavalli fornito
dalla Costituzione al popolo americano per arare il suo campo. I tre cavalli sono, naturalmente, i tre
rami dello stato: il Congresso, l'esecutivo e i tribunali. Oggi due dei cavalli, il Congresso e l'esecutivo,
stanno tirando all'unisono, il terzo no.
Successivamente, Roosevelt osserv che la Costituzione degli Stati Uniti in realt non dava alla
Corte suprema il diritto di vagliare la costituzionalit delle leggi, ma che questa aveva assunto tale
ruolo nel 1803, quando il giudice Bushrod Washington aveva decretato che la Corte suprema dovesse
"presupporre la validit [di una legge] finch il fatto che essa violi la Costituzione sia dimostrato al di
l di ogni ragionevole dubbio". Roosevelt quindi part alla carica:
Negli ultimi quattro anni la condivisibile regola di dare alle leggi il beneficio di ogni
ragionevole dubbio  stata messa da parte. La Corte ha agito non come un organo giudiziario, ma come
un organo politico.
Roosevelt riteneva che il mandato elettorale lo autorizzasse a cambiare la situazione e che
"dopo aver riflettuto su quale riforma proporre, l'unico metodo chiaramente costituzionale (...) 
quello di dare nuova linfa a tutti i tribunali". Afferm inoltre che i giudici della Corte suprema erano
oberati di lavoro, e che il carico era eccessivo per i magistrati pi anziani - guarda caso quelli che
avevano annullato le sue leggi. In seguito propose la pensione obbligatoria a settant'anni per tutti i
giudici, e chiese l'autorizzazione di nominare fino a sei nuovi giudici. Il piano, presentato come
Judiciary Reorganization Bill, sarebbe stato sufficiente a togliere di mezzo i giudici designati in
precedenza da governi pi conservatori e che si erano opposti pi strenuamente al New Deal.
Anche se Roosevelt fu abile nel cercare il supporto popolare per i suoi provvedimenti, i
sondaggi d'opinione suggerivano che solo il 40 per cento circa della popolazione era a favore del
piano. In quel momento Louis Brandeis era un giudice della Corte suprema. Bench simpatizzasse con
buona parte delle leggi di Roosevelt, si espresse pubblicamente a sfavore dei tentativi del presidente di
erodere il potere della Corte suprema e della affermazione in cui sosteneva che i giudici avessero
troppo lavoro. Il Partito democratico aveva un'ampia maggioranza in entrambe le camere del
Congresso, ma la Camera dei rappresentanti si rifiut di appoggiare la proposta di legge di Roosevelt. Il
presidente ci riprov inviando la proposta di legge alla commissione giudiziaria del Senato, famosa
all'epoca per i suoi accesi dibattiti, da cui erano emerse diverse opinioni sulla riforma. Alla fine, fu
rinviata al Senato con una relazione sfavorevole, secondo la quale la proposta di legge rappresentava un
"inutile, futile e gravemente pericoloso abbandono dei principi costituzionali (...) senza precedenti n
giustificazioni". Il Senato, con settanta voti contrari e venti a favore, rimand la proposta alla
commissione perch fosse riscritta. Tutti gli elementi volti a "imballare" - come disse il presidente - la
Corte furono eliminati. Roosevelt non riusc a eliminare i vincoli al suo potere imposti dalla Corte
suprema. Malgrado ci, dopo alcuni compromessi sia il Social Security Act che il National Labor
Relations Act furono giudicati costituzionali dalla Corte.
Pi importante del destino di queste due leggi  la lezione generale che si pu trarre
dall'episodio. Le istituzioni politiche inclusive non si limitano a impedire gravi scostamenti da
istituzioni economiche inclusive, ma resistono anche ai tentativi di minare la loro stessa stabilit. Era
nell'interesse immediato della Camera dei rappresentanti e del Senato a maggioranza democratica
neutralizzare la Corte e assicurarsi che tutte le leggi del New Deal sopravvivessero. Ma cos come
l'lite politica britannica all'inizio del XVIII secolo cap che sospendere lo stato di diritto avrebbe
messo a rischio le prerogative strappate alla monarchia, i deputati e i senatori statunitensi si resero
conto che se Roosevelt avesse intaccato l'indipendenza del potere giudiziario, ci avrebbe messo a
repentaglio l'equilibrio tra i poteri del sistema che li tutelava dal presidente e garantiva la continuit di
istituzioni politiche pluraliste.
Se fosse andata in questo modo, forse la volta successiva Roosevelt avrebbe deciso che ottenere
il consenso della maggioranza congressuale richiedesse troppi compromessi e troppo tempo, e che
fosse preferibile governare a colpi di decreti, pregiudicando completamente il pluralismo e il sistema
politico statunitense. Di certo, il Congresso non avrebbe accettato una tale situazione, ma a quel punto
Roosevelt avrebbe potuto appellarsi alla nazione, accusandolo di impedire le misure necessarie per
superare la Grande depressione. Vi sembra eccessivo?  esattamente ci che avvenne in Per e in
Venezuela negli anni novanta. I presidenti Fujimori e Chvez fecero appello al loro mandato popolare
per far chiudere i parlamenti che non cooperavano, per poi riscrivere le rispettive costituzioni
blindando i poteri presidenziali. Il timore di quanti condividevano il potere in un sistema politico
pluralista di ritrovarsi su un terreno cos scivoloso fu proprio ci che imped a Walpole di
irreggimentare i tribunali britannici negli anni venti del Settecento, e fece in modo che negli Stati Uniti
il Congresso non appoggiasse il piano di Roosevelt per condizionare la Corte. Roosevelt si scontr con
il potere dei circoli virtuosi.
Non sempre, per, questa logica si realizza, in particolare nelle societ che, pur avendo
caratteristiche inclusive, sono profondamente estrattive. Abbiamo gi riscontrato tali dinamiche a
Roma e a Venezia. Un altro esempio viene dal confronto fra il fallito tentativo di Roosevelt di
neutralizzare la Corte e analoghi sforzi in Argentina, dove gli stessi conflitti si verificarono per nel
contesto di istituzioni economiche e politiche perlopi estrattive.
La Costituzione argentina del 1853 istitu una Corte suprema con funzioni analoghe alla sua
omologa statunitense. Una decisione del 1887 permise alla Corte suprema argentina di assumere lo
stesso ruolo della sua controparte nordamericana nell'appurare la costituzionalit di alcune leggi.
Almeno in teoria, in Argentina la Corte avrebbe potuto svilupparsi come caposaldo di istituzioni
politiche inclusive, ma il resto del sistema politico ed economico era ancora altamente estrattivo, e non
si erano affermati n un'ampia distribuzione del potere nella societ n il pluralismo. E come negli
Stati Uniti, anche in Argentina il ruolo costituzionale della Corte suprema fu messo in discussione. Nel
1946, Juan Domingo Pern venne democraticamente eletto presidente del paese. Pern era un ex
colonnello, salito alla ribalta nazionale dopo un colpo di stato militare nel 1943, in seguito a cui era
stato nominato ministro del Lavoro. In questa posizione aveva stretto un'alleanza politica con i
sindacati e il movimento del lavoro, rivelatasi poi cruciale per la sua candidatura alla presidenza.
Poco dopo la vittoria di Pern, i suoi sostenitori alla Camera dei deputati proposero
l'impeachment per quattro dei cinque membri della Corte, contro cui furono lanciate diverse accuse. In
una si criticava l'accettazione, contro la Costituzione, di due regimi militari nel 1930 e nel 1943, fatto
piuttosto paradossale, dato che Pern aveva avuto un ruolo fondamentale nel secondo colpo di stato.
L'altra verteva sulle leggi annullate dalla Corte, proprio come aveva fatto quella statunitense. In
particolare, poco prima dell'elezione a presidente di Pern, la Corte aveva emesso una sentenza di
incostituzionalit riguardo il consiglio nazionale per i rapporti con i sindacati da lui istituito. Se
Roosevelt aveva criticato pesantemente la Corte suprema nella sua campagna per la rielezione del
1936, Pern fece lo stesso nella sua campagna del 1946. Nove mesi dopo l'avvio della procedura, la
Camera dei deputati sottopose all'impeachment tre giudici, mentre il quarto si era gi dimesso. Il
Senato approv la mozione, e in seguito Pern nomin quattro nuovi giudici. Il colpo sferrato alla
Corte ebbe l'evidente effetto di liberare Pern dai vincoli politici, consentendogli di esercitare un
potere slegato da qualsiasi controllo, esattamente come i regimi militari argentini prima e dopo la sua
presidenza. Di l a poco, per esempio, i giudici che aveva designato dichiararono costituzionale
l'incarcerazione di Ricardo Balbn, leader del principale partito di opposizione, il Partito radicale, per
aver mancato di rispetto al presidente. Pern pot di fatto governare come un dittatore.
Da quando Pern riusc a neutralizzare la Corte suprema, in Argentina  consuetudine che ogni
nuovo presidente scelga accuratamente i suoi giudici. Cos, un'istituzione politica che avrebbe potuto
limitare il potere esecutivo  venuta meno. Il regime di Pern fu abbattuto nel 1955 da un altro colpo di
stato, seguito da una lunga alternanza fra potere militare e civile. Sia i nuovi regimi militari che quelli
civili nominarono i propri giudici. Ma queste scelte non avvennero soltanto in occasione delle
transizioni tra regimi militari e civili. Nel 1990, l'Argentina speriment finalmente un passaggio di
consegne tra governi liberamente eletti: a un governo democratico segu un altro governo democratico.
Tuttavia, nei riguardi della Corte suprema i governi democratici non si comportarono molto
diversamente da quelli militari. Il nuovo presidente era Carlos Sal Menem, del Partito giustizialista
(peronista). La Corte suprema in carica era stata nominata dopo la transizione democratica del 1983 dal
presidente Ral Alfonsn, del Partito radicale. Essendo quella del 1990 un'alternanza democratica, non
c'era motivo perch Menem nominasse una corte tutta sua. Ma gi prima delle elezioni egli aveva
mostrato la sua vera natura, cercando assiduamente, seppur senza riuscirci, di indurre i membri della
Corte a dimettersi, o addirittura di intimidirli.  noto che Menem era arrivato a offrire un posto da
ambasciatore al giudice Carlos Fayt. Ma l'offerta fu respinta, e Fayt aveva risposto inviandogli una
copia del suo libro su "legge ed etica", con una dedica scritta a mano: "Attento, ho scritto io questo
libro".
Imperterrito, tre mesi dopo la sua ascesa al potere, Menem propose una legge alla Camera dei
deputati per aumentare i membri della Corte da cinque a nove. Una delle argomentazioni segu la
falsariga di Roosevelt nel 1937: i giudici avevano troppo lavoro. La legge fu approvata in tempi rapidi
al Senato e alla Camera, cos Menem pot nominare quattro nuovi giudici e ottenere la sua
maggioranza.
La vittoria di Menem sulla Corte suprema avvi quel tipo di dinamiche a cui abbiamo fatto
riferimento in precedenza, parlando di "terreno scivoloso". Il suo passo successivo fu di riformare la
Costituzione, per eliminare il limite del doppio mandato e potersi candidare di nuovo alla presidenza.
Una volta rieletto, Menem si attiv per riformare la Costituzione una seconda volta, ma non furono le
istituzioni politiche argentine a fermarlo, bens le fazioni interne allo stesso partito peronista, in lotta
contro il suo dominio personale.
Da che ottenne l'indipendenza, l'Argentina ha sofferto della maggioranza dei problemi
istituzionali che hanno afflitto l'America Latina.  rimasta intrappolata in un circolo vizioso, invece
che virtuoso. Di conseguenza, gli sviluppi positivi, come i primi passi verso la creazione di una Corte
suprema indipendente, non si sono mai consolidati. Quanto al pluralismo, nessun gruppo vuole n osa
rovesciare il potere di un altro, per paura che il suo stesso potere venga messo successivamente in
discussione; al tempo stesso, l'ampia distribuzione del potere sfavorisce un simile rovesciamento. Una
corte costituzionale pu essere incisiva se riceve un appoggio significativo da ampi segmenti della
societ, intenzionati a respingere i tentativi di intaccarne l'indipendenza. Ci  accaduto negli Stati
Uniti, ma non in Argentina. I legislatori del paese sudamericano sono stati ben felici di indebolire la
Corte, pur sapendo che ci poteva mettere a rischio la loro posizione. Uno dei motivi  che in presenza
di istituzioni estrattive c' molto da guadagnare da un sovvertimento della corte costituzionale e i
potenziali benefici valgono i rischi da correre.
Feedback positivi e circoli virtuosi
Le istituzioni politiche ed economiche inclusive non nascono dal nulla. Sono spesso l'esito di
un acuto conflitto tra l'lite, avversa alla crescita economica e al cambiamento politico, e coloro che
desiderano limitare il suo potere economico e politico. Le istituzioni inclusive si sviluppano in
occasione di congiunture critiche, come la Glorious Revolution in Inghilterra o la fondazione della
colonia di Jamestown nel Nordamerica; quando una serie di fattori indeboliscono la presa dell'lite sul
potere, i suoi avversari si rinforzano, e si creano incentivi alla formazione di una societ pluralista.
L'esito del conflitto politico non  mai certo, e anche se con il senno di poi molti eventi storici ci
sembrano inevitabili, il percorso della storia  contingente. Ciononostante, una volta emerse, le
istituzioni politiche ed economiche inclusive tendono a innescare un circolo virtuoso, un processo di
retroazione positiva grazie al quale esse aumentano le probabilit di persistere o addirittura di
espandersi.
Il circolo virtuoso si esplica attraverso diversi meccanismi. In primo luogo, grazie alla logica
delle istituzioni politiche pluraliste, usurpare il potere, per un dittatore, una fazione interna al governo o
persino per un presidente benintenzionato,  molto pi difficile, come Franklin Roosevelt scopr nel
tentativo di eliminare i controlli sul suo potere imposti dalla Corte suprema, e come Sir Robert Walpole
comprese cercando di applicare sommariamente il Black Act. In entrambi i casi, un'ulteriore
concentrazione di potere nelle mani di un individuo o gruppo ristretto avrebbe minato le fondamenta
delle istituzioni politiche pluraliste - e la vera misura del pluralismo  proprio la sua capacit di
resistere a tali tentativi. Il pluralismo racchiude in s anche il concetto di stato di diritto, cio il
principio per cui la legge  uguale per tutti, cosa per sua natura impossibile in presenza di una
monarchia assolutista. Ma lo stato di diritto, a sua volta, implica che le leggi non possano essere usate
da un gruppo per ledere i diritti di un altro. Inoltre, il principio della rule of law apre le porte a una
maggiore partecipazione politica e una maggiore inclusivit, poich introduce l'incisiva idea che le
persone debbano essere uguali non solo di fronte alla legge, ma anche nel sistema politico. Questo 
uno dei princpi per cui, in tutto il XIX secolo, per il sistema politico britannico fu cos difficile
resistere alle energiche richieste di maggiore democrazia, il che port alla graduale estensione del
diritto di voto a tutti gli adulti.
In secondo luogo, come abbiamo gi visto pi volte, le istituzioni politiche inclusive supportano
e sono supportate da istituzioni economiche inclusive. Ed ecco un altro processo del circolo virtuoso: le
istituzioni economiche inclusive eliminano le relazioni economiche estrattive pi estreme - come la
schiavit e la servit della gleba -, riducono l'importanza dei monopoli e generano un'economia
dinamica: tutti sviluppi che riducono i benefici economici che una persona pu assicurarsi, perlomeno
nel breve periodo, usurpando il potere politico. Poich alle soglie del XVIII secolo in Gran Bretagna le
istituzioni economiche erano gi abbastanza inclusive, l'lite aveva meno da guadagnare restando
aggrappata al potere e, di fatto, molto da perdere nel reprimere con forza chi chiedeva maggiore
democrazia. Questo aspetto del circolo virtuoso ha fatto s che nell'Ottocento la lenta marcia della
democrazia britannica sia stata meno minacciosa per l'lite, e al contempo che avesse pi probabilit di
andare a buon fine. Il che contrasta con le vicende di regimi assolutisti come l'Impero austro-ungarico
o russo, in cui le istituzioni economiche erano ancora altamente estrattive e, di conseguenza, in fasi
successive del XIX secolo le richieste di maggiore inclusione politica vennero represse, perch l'lite
aveva troppo da perdere dalla condivisione del potere.
Infine, le istituzioni politiche inclusive consentono l'affermarsi di mezzi di comunicazione
indipendenti, che spesso possono offrire informazioni sulle minacce alle istituzioni inclusive
mobilitando le persone contro questi pericoli, come avvenne nel cinquantennio a cavallo tra il XIX e il
XX secolo, quando la crescente egemonia economica dei robber barons mise in pericolo le istituzioni
economiche inclusive degli Stati Uniti.
Bench l'esito degli onnipresenti conflitti continui a dipendere dalla contingenza, attraverso i
meccanismi descritti il circolo virtuoso genera nelle istituzioni inclusive una potente tendenza a
persistere, a resistere agli attacchi ed espandersi, cosa che accadde sia in Gran Bretagna sia negli Stati
Uniti. Purtroppo, come vedremo nel prossimo capitolo, le istituzioni estrattive generano forze
altrettanto potenti a favore della propria persistenza:  il processo del circolo vizioso.
* Grandi strutture clientelari, perlopi radicate in contesti urbani. [N.d.T.]
12. Il circolo vizioso
Non c' pi il treno per Bo
Nel 1896, l'intera nazione della Sierra Leone, nell'Africa occidentale, divenne una colonia
britannica. La capitale, Freetown, era stata fondata alla fine del XVIII secolo per ospitare gli schiavi
rimpatriati e affrancati. Ma quando la citt pass sotto il dominio britannico, l'entroterra era ancora
composto da numerosi piccoli regni africani. Nella seconda met del XIX secolo, i britannici vi
estesero a poco a poco il loro controllo, stipulando una lunga serie di trattati con i governanti locali, e
in base a tali accordi, il 31 agosto 1896, sulla Sierra Leone fu dichiarato il protettorato del governo di
Sua Maest. I britannici individuarono i capi di maggior spicco e conferirono loro il nuovo titolo di
paramount chief (sommo capo). Nella Sierra Leone orientale, per esempio, nell'odierno distretto di
Kono, ricco di miniere di diamanti, incontrarono Suluku, un potente re guerriero. Re Suluku divent il
sommo capo Suluku, e all'interno del protettorato fu istituita la chieftaincy di Sandor, come nuova
unit amministrativa.
Sebbene diversi sovrani come Suluku avessero firmato dei trattati con i funzionari britannici,
essi non avevano capito che questi sarebbero stati interpretati come lasciapassare per la creazione di
una colonia. Quando, nel gennaio 1898, i britannici cercarono di imporre una tassa sulle capanne - la
Hut Tax, cio un tributo di 5 scellini per ogni abitazione -, i capi insorsero, provocando la guerra civile
poi nota come Hut Tax Rebellion. Il conflitto scoppi al Nord, ma nel Sud fu pi impetuoso e duraturo,
soprattutto nel Mendeland, dominato dall'etnia mende. La ribellione venne presto sedata, ma mise in
guardia i britannici sulle difficolt connesse al controllo dell'entroterra della Sierra Leone. Era gi stata
avviata la costruzione di una ferrovia da Freetown verso l'interno: i lavori iniziarono nel marzo 1896, e
la ferrovia raggiunse Songo Town nel dicembre 1898, nel bel mezzo della ribellione contro la Hut Tax.
Alcuni atti del Parlamento britannico del 1904 riportarono che:
Nel caso delle ferrovie della Sierra Leone, l'insurrezione degli indigeni che scoppi nel febbraio
1898 ebbe per qualche tempo l'effetto di bloccare completamente i lavori e creare scompiglio tra le
maestranze. I ribelli scesero sulla ferrovia, con il risultato che tutti gli addetti ai lavori dovettero
allontanarsi da Freetown (...). Rotifunk, oggi situata lungo la ferrovia a quasi novanta chilometri da
Freetown, all'epoca cadde completamente in mano ai ribelli.
In realt, Rotifunk non si trovava lungo il tragitto della ferrovia progettata nel 1894. Il tracciato
fu modificato dopo l'inizio della ribellione, affinch invece di dirigersi a nordest si sviluppasse verso
sud, attraverso Rotifunk e Bo, nel Mendeland. I britannici cercavano una rapida via d'accesso al
Mendeland, il cuore della ribellione, e ad altre regioni dell'entroterra che, in caso di nuove rivolte,
sarebbero stati a rischio di grossi sconvolgimenti.
Quando la Sierra Leone raggiunse l'indipendenza nel 1961, i britannici cedettero il potere a Sir
Milton Margai e al suo Partito del popolo della Sierra Leone (Slpp), che attir sostenitori soprattutto
nel Sud, e in particolare nel Mendeland, e nell'Est. Nel 1964 a Sir Milton segu come primo ministro
suo fratello, Sir Albert Margai. Nel 1967, il Slpp perse per un soffio le combattutissime elezioni, vinte
dal movimento d'opposizione, il Partito del Congresso di tutta la popolazione (Apc) guidato da Siaka
Stevens, che apparteneva ai limba, uno dei gruppi etnici del Nord, insieme a i temne e i loko, presso i
quali l'Apc riscuoteva larga parte dei suo consensi.
Nonostante all'inizio la ferrovia diretta a sud fosse stata progettata dai britannici per dominare
la Sierra Leone, nel 1967 il suo ruolo economico era ormai basato sul trasporto delle grandi
esportazioni del paese: caff, cacao e diamanti. I coltivatori di caff e cacao erano mende, e la ferrovia
era la finestra del Mendeland sul mondo. Alle elezioni del 1967, la regione aveva espresso un numero
enorme di voti a favore di Albert Margai. Stevens era molto pi interessato a conservare il potere che a
promuovere le esportazioni dal Mendeland. Il suo ragionamento era semplice: qualunque cosa positiva
per i mende era positiva anche per il Slpp, e negativa per lui. Cos fece bloccare la costruzione della
ferrovia diretta nel Mendeland, per poi liquidare le rotaie e il materiale rotabile in modo da rendere il
suo intervento irreversibile. Se oggi uscite da Freetown in auto dirigendovi verso est, passerete di
fianco alle fatiscenti stazioni ferroviarie di Hastings e Waterloo. Non ci sono pi treni per Bo.
Ovviamente, la drastica misura di Stevens sferr un colpo mortale ad alcuni dei settori pi vitali
dell'economia della Sierra Leone. Ma come molti dei leader africani del post indipendenza, quando fu
chiamato a scegliere tra consolidare il potere e stimolare la crescita economica, Stevens scelse di
rinsaldare il proprio dominio e non torn pi sulla sua decisione. Oggi non si pu pi prendere un treno
diretto a Bo, perch allo stesso modo in cui lo zar Nicola I temeva che le ferrovie portassero la Russia
alla rivoluzione, Stevens era convinto che avrebbero rafforzato i suoi avversari. Come tanti altri
governanti che controllano istituzioni estrattive, temeva qualsiasi prova che potesse mettere in crisi il
suo potere politico, ed era disposto a sacrificare la crescita per respingere ogni minaccia.
A prima vista la strategia di Stevens sembra contrastare con quella degli inglesi. Ma in realt
c' una significativa continuit tra il governo britannico e il regime di Stevens, che esprime
chiaramente il meccanismo dei circoli viziosi. Egli govern la Sierra Leone estraendo risorse dal
proprio popolo con metodi simili. Nel 1985 era ancora al potere, non perch fosse stato rieletto, ma
perch dal 1967 aveva instaurato una violenta dittatura, uccidendo e vessando gli avversari politici,
soprattutto i membri del Slpp. Si era autonominato presidente nel 1971, e a partire dal 1978 la Sierra
Leone aveva avuto un solo partito politico, l'Apc di Stevens, che in questo modo aveva consolidato
efficacemente il proprio potere, anche se al prezzo di un impoverimento di gran parte dell'interno del
paese.
Durante il periodo coloniale, i britannici si avvalsero di un sistema di governo indiretto per
amministrare la Sierra Leone, come in molte loro colonie africane. Alla base del sistema c'erano i
paramount chiefs, che raccoglievano le tasse, amministravano la giustizia e mantenevano l'ordine. Per
quanto riguarda i coltivatori di cacao e caff, i britannici, pur non isolandoli, li costrinsero a vendere
tutti i loro prodotti a un marketing board istituito dall'ufficio coloniale al presunto scopo di aiutare gli
agricoltori. I prezzi dei prodotti agricoli di uso comune oscillavano nel tempo in maniera folle: quello
del cacao poteva alzarsi un anno e crollare l'anno dopo. Parallelamente, fluttuavano anche gli introiti
degli agricoltori. La giustificazione dei marketing board fu che le fluttuazioni dei prezzi sarebbero state
ammortizzate da loro, invece che dagli agricoltori. Quando i prezzi mondiali erano alti, il board pagava
agli agricoltori della Sierra Leone un prezzo minore, quando invece i prezzi mondiali erano bassi,
faceva l'opposto. Sembrava una buona idea, in teoria. La realt era assai diversa, per. Il Sierra Leone
Produce Marketing Board fu istituito nel 1949, e naturalmente aveva bisogno di fondi per funzionare. Il
modo pi diretto per ottenerli era pagare agli agricoltori un po' meno di ci che avrebbero dovuto
ricevere negli anni positivi o in quelli negativi, potendo cos utilizzare le entrate per le spese
amministrative e di gestione. Ben presto quell'"un po' meno" divenne "molto meno". Lo stato
coloniale si serv del marketing board per tassare pesantemente gli agricoltori.
Molti si aspettavano che le peggiori pratiche coloniali nell'Africa subsahariana terminassero
dopo l'indipendenza, e con esse il ricorso ai marketing board come forma di tassazione mascherata per
gli agricoltori. Ma nessuna delle due cose accadde. In realt, il prelievo estrattivo tramite i marketing
board peggior notevolmente. A met anni sessanta, i coltivatori di noccioli di palma ricevevano dal
board il 56 per cento del prezzo medio mondiale, i coltivatori di cacao il 48 e quelli di caff il 49 per
cento. Quando nel 1985 Stevens si dimise dalla carica cedendo la presidenza al suo successore
designato Joseph Momoh, le percentuali erano rispettivamente del 37, 19 e 27 per cento. Per quanto
possa sembrare una miseria, era molto rispetto a quanto gli agricoltori ottenevano sotto il governo di
Stevens, che spesso si fermava al 10 per cento: il 90 per cento del reddito degli agricoltori veniva
prelevato dal governo dell'Apc, e non per erogare servizi pubblici, come infrastrutture o istruzione, ma
per arricchire lo stesso Stevens e i suoi sodali, e comprare il consenso politico.
Nell'ambito del loro dominio indiretto, i britannici avevano stabilito che la carica di paramount
chief fosse a vita. Per potersi candidare a sommo capo, bisognava appartenere a una "casata sovrana"
riconosciuta, la cui identit in ciascuna divisione amministrativa, pur variando nel tempo, era
essenzialmente basata sul lignaggio dei re e delle famiglie elitarie che alla fine del XIX secolo avevano
firmato i trattati con i britannici. I capi venivano eletti, ma non democraticamente. Un organismo
chiamato Autorit tribale, formato da capi di villaggi minori o da membri nominati dai paramount
chiefs, dai capi dei villaggi o dai britannici, designava il sommo capo. Era presumibile che anche
questa istituzione coloniale venisse abolita, o perlomeno riformata, dopo l'indipendenza, ma proprio
come il marketing board rimase in vigore, invariata. Oggi i paramount chiefs sono ancora incaricati di
riscuotere le imposte. Non si tratta pi di una tassa sulle capanne, ma della sua diretta discendente: la
tassa pro capite. Nel 2005, l'Autorit tribale di Sandor elesse un nuovo sommo capo. Solo i candidati
provenienti dall'unica casata sovrana, i Fasuluku, poterono presentarsi. Il vincitore fu Sheku Fasuluku,
figlio del pronipote del re Suluku.
La condotta dei marketing board e i tradizionali sistemi di propriet terriera spiegano in larga
misura perch la produttivit agricola della Sierra Leone e di gran parte dell'Africa subsahariana sia
cos bassa. Negli anni ottanta, il politologo Robert Bates si propose di comprendere come mai
l'agricoltura fosse cos improduttiva, in contraddizione con i manuali di economia, secondo i quali
questo avrebbe dovuto essere il settore economico pi dinamico. Si rese conto che i motivi non
avevano nulla a che vedere con la geografia n con fattori discussi nel secondo capitolo, che secondo
alcuni renderebbero la produttivit agricola intrinsecamente bassa. Il motivo era semplicemente che le
politiche di prezzo dei marketing board toglievano agli agricoltori qualunque incentivo a investire,
utilizzare fertilizzanti o preservare il suolo.
All'origine di politiche cos contrarie agli interessi rurali c'era il fatto che tali interessi non
avevano alcun potere politico. Queste politiche di prezzo interagivano con altri importanti fattori che
rendevano insicura la propriet terriera, pregiudicando ulteriormente gli incentivi a investire. Nella
Sierra Leone, i paramount chiefs non si limitano a gestire la legge, l'ordine, gli apparati giudiziari e ad
aumentare le tasse, sono anche "custodi della terra". Nonostante le famiglie, i clan e le dinastie
possiedano dei diritti di utilizzo e i tradizionali diritti di propriet terriera, sono i sommi capi ad avere
l'ultima parola su chi coltiva che cosa. I diritti di propriet terriera sono sicuri solo se si  legati al capo,
magari perch si appartiene alla stessa casata sovrana. La terra non pu essere comprata, venduta n
data in garanzia per un prestito; se si  nati al di fuori di una chieftancy,  vietato piantare colture
perenni come il caff, il cacao o la palma, per paura che ci agevoli un'acquisizione de facto di diritti
di propriet.
Il contrasto fra le istituzioni estrattive sviluppate dai britannici nella Sierra Leone e le istituzioni
inclusive di altre colonie, come l'Australia,  ben rappresentato dal modo in cui sono state gestite le
risorse minerarie. I diamanti furono scoperti a Kono, nella parte orientale della Sierra Leone, nel
gennaio 1930. Si trattava di diamanti alluvionali, dunque non occorreva estrarli dalle grandi profondit
delle miniere, ma setacciare la sabbia dei fiumi. Alcuni scienziati sociali li definiscono "diamanti
democratici", poich consentono a molte persone di partecipare alle attivit minerarie, creando
un'opportunit potenzialmente inclusiva. Non fu cos in Sierra Leone. Ignorando allegramente la natura
democratica del setacciare la sabbia in cerca di diamanti, il governo britannico istitu un monopolio per
l'intero protettorato, lo chiam Sierra Leone Selection Trust, e lo offr a De Beers, il gigante
sudafricano dell'estrazione di diamanti. Nel 1936, De Beers ottenne anche il diritto di formare la
Diamond Protection Force, un esercito privato che sarebbe diventato pi grande di quello del governo
coloniale della Sierra Leone. Tuttavia, l'ampia disponibilit di diamanti alluvionali rese la situazione
difficile da gestire. Giunta agli anni cinquanta, la Diamond Protection Force era ormai sopraffatta da
migliaia di cercatori abusivi di diamanti, un'enorme fonte di conflitti e di caos. Nel 1955, il governo
britannico mise alcuni dei campi di raccolta dei diamanti a disposizione di scavatori autorizzati esterni
alla Sierra Leone Selection Trust, anche se l'azienda conservava per s le aree pi ricche a Yengema e
Koidu e Tongo Fields. Le situazione peggior dopo l'indipendenza. Nel 1970, Siaka Stevens
nazionalizz di fatto il Sierra Leone Selection Trust, creando la National Diamond Mining Company
(Sierra Leone) Limited, di cui il governo, in pratica Stevens stesso, deteneva una quota del 51 per
cento. Fu la prima fase del piano di Stevens per assumere il controllo dell'estrazione di diamanti nel
paese.
Nell'Australia del XIX secolo non furono i diamanti ma l'oro, scoperto nel 1851 nel Nuovo
Galles del Sud e nel neonato stato di Victoria, ad attirare l'interesse generale. Come i diamanti in Sierra
Leone, l'oro era alluvionale, e serviva una decisione sulle sue modalit di sfruttamento. Alcuni, come
James Macarthur, figlio di John Macarthur, l'eminente leader degli squatter di cui abbiamo parlato nel
capitolo precedente, propose che fossero sistemate delle recinzioni intorno alle zone minerarie e la
messa all'asta dei diritti monopolistici. Insomma, si voleva una versione australiana del Sierra Leone
Selection Trust. Ma molti altri, in Australia, chiedevano il libero accesso alle aree di estrazione
dell'oro. Il modello inclusivo ebbe la meglio e, invece di istituire un monopolio, le autorit australiane
concessero una licenza per scavare e setacciare l'oro a chiunque pagasse una quota annuale. Ben presto
i diggers (scavatori), come erano chiamati questi avventurieri, divennero una potente forza politica
australiana, in particolare a Victoria, ed ebbero un ruolo importante nell'accelerare il percorso verso il
suffragio universale e il voto segreto.
Abbiamo gi visto due effetti nefasti dell'espansione e del dominio coloniale europeo in Africa:
l'introduzione della tratta transatlantica degli schiavi, che spinse lo sviluppo delle istituzioni politiche
ed economiche africane in una direzione estrattiva, e l'impiego di leggi e istituzioni coloniali per
bloccare lo sviluppo dell'agricoltura commerciale africana, che avrebbe potuto far concorrenza agli
europei. La schiavit fu sicuramente un fattore cardine in Sierra Leone. All'epoca della colonizzazione
non c'era nessuno stato forte e centralizzato nell'interno, solo molti piccoli regni tra loro antagonisti,
che organizzavano continue incursioni l'uno contro l'altro, sequestrandosi a vicenda uomini e donne.
La schiavit era endemica, tanto da riguardare il 50 per cento della popolazione. Le caratteristiche
patologiche ambientali impedivano che in Sierra Leone ci fosse una colonizzazione su larga scala come
quella sudafricana. Di conseguenza, non c'erano bianchi a competere con gli africani. Inoltre, l'assenza
di un'economia mineraria comparabile a quella di Johannesburg faceva in modo che, oltre alla mancata
domanda di manodopera africana da parte delle aziende agricole dei bianchi, nessuno fosse incentivato
a creare un mercato del lavoro estrattivo, un'istituzione tipica del Sudafrica dell'apartheid.
Ma erano in gioco anche altri meccanismi. I coltivatori di cacao e caff della Sierra Leone non
erano in competizione con i bianchi, anche se i loro guadagni venivano ancora espropriati attraverso il
monopolio governativo del marketing board. La Sierra Leone soffriva anche a causa del governo
indiretto. In molte zone dell'Africa in cui le autorit britanniche intendevano avvalersi del governo
indiretto, si cercava di individuare le popolazioni prive di un sistema di autorit centralizzata di cui
poter assumere il controllo. Per esempio, nella Nigeria orientale, le popolazioni di etnia igbo non
avevano capi, quando nel XIX secolo entrarono in contatto con i britannici. Furono questi ultimi a
stabilire i cosiddetti warrant chiefs (capi legittimati). In Sierra Leone, invece, i britannici fondarono il
loro governo indiretto sulle istituzioni e sui sistemi di autorit autoctoni.
Tuttavia, indipendentemente dai retaggi storici degli individui nominati paramount chiefs nel
1896, il governo indiretto e i poteri che confer loro cambiarono completamente la politica della Sierra
Leone. Innanzitutto, il governo indiretto introdusse un sistema di stratificazione sociale - le casate
sovrane - laddove non ne era mai esistito uno in precedenza. Un'aristocrazia ereditaria fu inserita in un
contesto pi flessibile, in cui per essere capo era sempre stato necessario avere un certo consenso
popolare. Al contrario, si impose un sistema rigido, in cui i capi rimanevano in carica a vita, devoti ai
loro protettori a Freetown o in Gran Bretagna, e molto meno responsabili nei confronti delle
popolazioni su cui governavano. I britannici furono ben felici di sovvertire le istituzioni locali anche in
altri modi, per esempio sostituendo i capi legittimi con persone pi collaborative. La famiglia Margai,
che diede i primi due premier alla Sierra Leone indipendente, giunse al potere nella chieftancy del
Lower Banta schierandosi con i britannici contro il capo in carica, Nyama, nella Hut Tax Rebellion.
Nyama fu deposto, e i Margai divennero paramount chiefs, mantenendo tale posizione fino al 2010.
Il grado di continuit tra la Sierra Leone coloniale e quella indipendente  davvero notevole. I
britannici istituirono i marketing board e li usarono per tassare gli agricoltori; i governi postcoloniali
fecero lo stesso, prelevando percentuali ancora pi alte. I britannici crearono il sistema del governo
indiretto tramite i paramount chiefs; i governi seguiti all'indipendenza non respinsero questo istituto
coloniale, anzi lo usarono per governare anche le campagne. I britannici istituirono un monopolio sui
diamanti e cercarono di tenere a distanza i concorrenti africani; i governi postcoloniali agirono allo
stesso modo. I britannici pensavano comunque che costruire ferrovie fosse un buon modo per
governare il Mendeland, mentre Siaka Stevens era dell'idea l'opposta. I coloni potevano fidarsi del loro
esercito e sapevano che se fosse sorta una ribellione sarebbe stato inviato nel Mendeland; Stevens, dal
canto suo, non poteva farlo. Come in molte altre nazioni africane, un esercito forte avrebbe minacciato
il potere di Stevens. Fu per questo motivo che il presidente indebol le forze armate, riducendole di
numero e privatizzando la violenza attraverso la creazione unit paramilitari fedeli soltanto a lui; cos
facendo, acceler il declino della gi scarsa autorit dello stato in Sierra Leone. In sostituzione
dell'esercito, nacque per prima l'Internal Security Unit (Isu), che il martoriato popolo della Sierra
Leone chiamava "I Shoot U" (io ti sparo). Fu poi il turno della Special Security Division (Ssd), che il
popolo conosceva come "Siaka Stevens's Dogs" (cani di Siaka Stevens). Alla fine, l'assenza di un vero
esercito a supporto del regime sarebbe stata anche la causa del suo disfacimento. Fu un gruppo di
appena trenta soldati, guidati dal capitano Valentine Strasser, a scalzare dal potere il regime dell'Apc, il
29 aprile 1992.
Lo sviluppo della Sierra Leone, o per meglio dire il suo mancato sviluppo, pu essere letto
come risultato di un circolo vizioso. Fin dall'inizio le autorit coloniali britanniche crearono istituzioni
estrattive e i politici dell'Africa indipendente furono ben contenti di raccoglierne il testimone. 
inquietante come quasi lo stesso schema sia stato seguito in tutta l'Africa subsahariana. L'indipendenza
di Ghana, Kenya, Zambia e molti altri paesi africani aveva suscitato ovunque grandi speranze. Ma in
tutti queste nazioni le istituzioni estrattive furono ricostituite nel solco del circolo vizioso, e con il
passare del tempo divennero addirittura pi "viziose". I marketing board e il governo indiretto dei
britannici, per esempio, continuarono a esistere.
Le ragioni di questo circolo vizioso sono semplici. Le istituzioni politiche estrattive conducono
a istituzioni economiche estrattive, che arricchiscono poche persone a spese della maggioranza. Chi
beneficia delle istituzioni estrattive ha cos le risorse per formare un proprio esercito (privato) e milizie
di mercenari, per comprare i giudici e ricorrere a brogli elettorali per mantenere il potere. E ha tutto
l'interesse a difendere il sistema. Pertanto, le istituzioni economiche estrattive creano il contesto
necessario affinch le istituzioni politiche estrattive possano persistere. Nei regimi politici estrattivi il
potere  redditizio, in quanto non subisce controlli e frutta ricchezze economiche.
Le istituzioni politiche estrattive, inoltre, non prevedono alcun meccanismo di controllo sugli
abusi di potere. Che il potere corrompa chi lo detiene pu essere oggetto di dibattito, ma Lord Acton
aveva certamente ragione nel sostenere che il potere assoluto corrompe assolutamente. Nel capitolo
precedente abbiamo visto come, quando Franklin Roosevelt volle sfruttare i propri poteri presidenziali
in modo a suo avviso vantaggioso per l'intera societ, aggirando i limiti imposti dalla Corte suprema, le
istituzioni politiche inclusive statunitensi glielo impedirono. In un contesto di istituzioni politiche
estrattive, ci sono scarsissimi controlli sull'esercizio del potere, per quanto distorto e antisociale possa
diventare. Nel 1980 Sam Bangura, governatore della banca centrale della Sierra Leone, critic le
politiche di Siaka Stevens, ritenendole fonte di sprechi. Non molto tempo dopo fu assassinato e
scaraventato dal piano pi alto dell'edificio della banca centrale su una via che recava il nome, assai
azzeccato, di Siaka Stevens Street. Le istituzioni politiche estrattive tendono dunque a creare un circolo
vizioso, perch non tutelano chi vuole impadronirsi sempre pi dei poteri dello Stato e farne un
pessimo uso.
Il circolo vizioso viene innescato anche da un altro meccanismo: le istituzioni estrattive,
determinando un potere illimitato e una grande disuguaglianza di reddito, alzano la posta in gioco
nell'arena politica. Se chi governa lo stato beneficia di un potere eccezionale, e della ricchezza che ne
deriva, le istituzioni estrattive stimoleranno forti lotte intestine per il controllo del potere e dei vantaggi
che offre, secondo una dinamica che, come abbiamo visto, interess le citt-stato dei maya e l'antica
Roma. Se questo  vero, non pu sorprendere che in molti paesi africani le istituzioni estrattive
ereditate dalle potenze coloniali abbiano gettato il seme per lotte di potere e guerre civili: conflitti
molto diversi dalla guerra civile inglese e dalla Glorious Revolution, combattuti non per cambiare le
istituzioni politiche, per introdurre vincoli all'esercizio del potere o per un maggior pluralismo, ma per
occupare il potere e arricchire un gruppo a scapito di tutti gli altri. Come esamineremo pi in dettaglio
nel prossimo capitolo, in Angola, Burundi, Ciad, Costa d'Avorio, Repubblica Democratica del Congo,
Etiopia, Liberia, Mozambico, Nigeria, Congo-Brazzaville, Ruanda, Somalia, Sudan, Uganda, e
naturalmente in Sierra Leone, queste lotte intestine si trasformarono in sanguinose guerre civili,
causando rovine economiche e sofferenze umane senza eguali, tali da condurre al fallimento dei
rispettivi stati.
Dall'encomienda alla requisizione delle terre
Il 6 giugno 1993, Ramiro de Len Carpio giur come presidente del Guatemala. Nomin
Richard Aitkenhead Castillo ministro delle Finanze e Ricardo Castillo Sinibaldi ministro dello
Sviluppo. Questi tre uomini avevano qualcosa in comune: erano tutti discendenti diretti dei
conquistadores spagnoli giunti in Guatemala all'inizio del XVI secolo. L'illustre antenato di de Len
era Juan de Len Cardona, mentre i Castillo erano parenti di Bernal Daz del Castillo, autore di una
delle pi famose cronache dirette della conquista del Messico. Come ricompensa per i servizi forniti a
Hernn Corts, Daz del Castillo fu nominato governatore di Santiago de los Caballeros, l'attuale citt
guatemalteca di Antigua. Sia del Castillo che de Len, insieme ad altri conquistatori, come Pedro de
Alvarado, fondarono vere e proprie dinastie. La sociologa guatemalteca Marta Casas Arz ha
identificato nel suo paese un nucleo fondamentale di ventidue famiglie, a cui si unisce una prima
cerchia esterna di altre ventisei famiglie con parentela acquisita. Le sue ricerche genealogiche e
politiche suggeriscono che queste famiglie hanno esercitato il controllo sul potere economico e politico
del Guatemala fin dal 1531. Una valutazione pi precisa delle famiglie comprese in questa lite stima
che negli anni novanta del Novecento rappresentassero poco pi dell'1 per cento della popolazione.
In Sierra Leone e in gran parte dell'Africa subsahariana, il circolo vizioso prese le sembianze
delle istituzioni estrattive create dalle potenze coloniali ed ereditate dai leader del post indipendenza. In
Guatemala, come in gran parte dell'America centrale, osserviamo una forma pi semplice e pura di
circolo vizioso: coloro che detengono il potere economico e politico strutturano le istituzioni in modo
tale da garantire la continuit del proprio potere, raggiungendo tale obiettivo. Questo tipo di circolo
vizioso porta alla persistenza, nell'ordine, di istituzioni estrattive, di una medesima lite al potere e del
sottosviluppo.
All'epoca della sua conquista, il Guatemala era densamente abitato, presumibilmente da circa
due milioni di maya. Malattie e sfruttamento lasciarono un tributo pesantissimo da pagare, come in
ogni altra parte delle Americhe. Solo negli anni venti del Novecento la popolazione torn a quel livello.
Come altrove nell'Impero spagnolo, le popolazioni indigene venivano assegnate ai conquistadores a
titolo di encomienda. Abbiamo visto soffermandoci sulla colonizzazione di Messico e Per che
l'encomienda era un sistema di lavoro forzato, che in seguito cedette il passo a istituzioni ugualmente
coercitive, in particolare il repartimiento, chiamato in Guatemala anche mandamiento. L'lite, formata
da discendenti dei conquistadores e da alcuni elementi indigeni, non solo beneficiava dei vari sistemi di
lavoro forzato, ma controllava e monopolizzava gli scambi attraverso una corporazione mercantile
chiamata Consulado de Comercio. Gran parte della popolazione guatemalteca viveva in alta montagna
e lontano dalla costa. Gli elevati costi di trasporto riducevano l'entit delle esportazioni, e la terra non
aveva molto valore. Gran parte dei terreni agricoli era ancora in mano ai popoli indigeni, suddivisi in
ampie propriet collettive chiamate ejidos. Il resto del territorio era perlopi intatto, e teoricamente di
propriet del governo. Con queste premesse, era pi remunerativo controllare e tassare il commercio
che controllare la terra.
Al pari di quella messicana, l'lite guatemalteca guardava con ostilit alla Costituzione di
Cadice (a cui si  accennato nel primo capitolo), cosa che la incoraggi a dichiarare l'indipendenza.
Dopo una breve unione con il Messico e l'ingresso nella Federazione centroamericana, l'lite coloniale
govern il Guatemala sotto la dittatura di Rafael Carrera dal 1839 al 1871. In questo periodo i
discendenti dei conquistatori e l'lite indigena preservarono quasi immutate le istituzioni economiche
estrattive dell'era coloniale. Anche l'organizzazione del Consulado non cambi con l'indipendenza.
Pur essendo un'istituzione monarchica, la sua presenza continu serenamente sotto un governo
repubblicano.
Proprio come in Messico, dunque, l'indipendenza fu semplicemente un colpo di stato a opera di
un'lite locale preesistente, che prosegu come sempre, grazie alle istituzioni economiche estrattive che
le avevano portato tanti benefici. Piuttosto ironicamente, in questo periodo il Consulado rest il
responsabile dello sviluppo economico del paese. Ma come all'epoca coloniale, aveva a cuore i propri
interessi, non quelli del paese. In parte la sua responsabilit riguardava il potenziamento delle
infrastrutture, per esempio i porti e le strade, ma come nell'Impero austro-ungarico, in Russia e Sierra
Leone, i progressi in questo campo rischiavano di portare con s una distruzione creatrice, in grado di
destabilizzare il sistema. Pertanto, lo sviluppo infrastrutturale, invece di concretizzarsi, venne spesso
contrastato. Tra i progetti proposti ci fu, per esempio, la realizzazione di un porto sulla costa del
Suchitepquez, sul litorale dell'Oceano Pacifico. All'epoca gli unici porti degni di questo nome si
trovavano sulla costa caraibica ed erano sotto il controllo del Consulado, che per non fece nulla in riva
al Pacifico: un porto in quella regione avrebbe fornito una via d'uscita molto pi semplice ai prodotti
provenienti dalle citt montane di Mazatenango e Quezaltenango, ma la loro immissione su un nuovo
mercato avrebbe minato il monopolio del Consulado sul commercio estero. La stessa logica fu
applicata alle strade, altro settore in cui la responsabilit per l'intero paese era attribuita al Consulado, il
quale, come prevedibile, si rifiut di costruirle, poich avrebbero rafforzato i gruppi concorrenti o
messo potenzialmente a repentaglio il suo monopolio. Anche in questo caso, a premere perch si
procedesse con i lavori fu il Guatemala occidentale, insieme a Quezaltenango, nella regione di Los
Altos. Ma, se la strada fra Los Altos e la costa del Suchitepquez fosse stata potenziata, sarebbe potuta
nascere una classe mercantile in grado di concorrere con i commercianti del Consulado nella capitale. E
la strada non fu mai migliorata.
Mentre il resto del mondo cambiava rapidamente, il Guatemala, in balia della propria lite,
rimase fermo alla met dell'Ottocento. Ma alla fine i cambiamenti mondiali ebbero un impatto anche su
questo paese. I costi dei trasporti calarono, grazie a innovazioni tecnologiche come le ferrovie, i treni a
vapore e nuove, pi veloci imbarcazioni. Inoltre, l'aumento dei redditi in Europa occidentale e
Nordamerica gener una domanda di massa per molti dei beni che un paese come il Guatemala poteva
potenzialmente produrre.
L'inizio del secolo aveva visto una certa produzione di indaco e in seguito di cocciniglia, due
tinture naturali, per l'esportazione, ma l'opportunit pi redditizia si dimostr il caff. In Guatemala
c'erano molte terre adatte alla sua coltivazione, che cominci a diffondersi, senza alcuna partecipazione
del Consulado. Con l'aumento mondiale del prezzo medio del caff e l'espansione del commercio
internazionale, c'erano profitti enormi da realizzare, e cos l'lite guatemalteca inizi a interessarsene.
Nel 1871, il lunghissimo regime dittatoriale di Carrera venne finalmente spodestato da un gruppo di
persone che, ispirandosi all'omonimo movimento mondiale, si autodefinivano liberali. Il significato
della parola liberalismo  incerto ed  variato nel tempo, ma nel XIX secolo, negli Stati Uniti e in
Europa, esprimeva la preferenza per libert individuale, governo costituzionale e libero mercato. Le
cose andarono un po' diversamente in Guatemala, dove - guidati inizialmente da Miguel Garcia
Granados e, dopo il 1873, da Justo Rufino Barrios - i liberali non erano, per la maggioranza, uomini
nuovi con idee liberali. In linea di massima, rimasero al comando le stesse famiglie, preservando il
carattere estrattivo delle istituzioni politiche e attuando un'enorme riorganizzazione dell'economia per
sfruttare il caff. Il Consulado fu abolito nel 1871, ma le circostanze economiche erano cambiate. Da
quel momento le istituzioni economiche estrattive si concentrarono sulla piantagione e l'esportazione di
caff.
Questa coltura richiedeva terra e manodopera. Per ottenere terreni adatti a ospitarne le
piantagioni, i liberali approvarono una privatizzazione, o per meglio dire una requisizione, che avrebbe
consentito loro di procurarsi terre di propriet collettiva o pubblica. Anche se il tentativo fu aspramente
contestato, forte di istituzioni politiche altamente estrattive e della concentrazione del potere politico
l'lite ne usc vittoriosa. Tra il 1871 e il 1883, circa quattrocentomila ettari di terra, perlopi di frontiera
o di propriet collettiva degli indios, finirono nelle mani dell'lite, e solo allora la coltivazione del caff
cominci rapidamente a svilupparsi. L'obiettivo era la formazione di grandi possedimenti. Le terre
privatizzate furono vendute all'asta, solitamente a membri dell'lite tradizionale o a persone a loro
vicine. Dopodich, per aiutare i grandi proprietari terrieri a ottenere manodopera, si fece ricorso al
potere coercitivo dello stato "liberale", adattando e intensificando i diversi metodi di lavoro forzato.
Nel novembre 1876, il presidente Barrios scrisse a tutti i governatori del Guatemala osservando che:
Giacch il paese possiede ampie terre che necessita di sfruttare attraverso la coltivazione,
impiegando la moltitudine di lavoratori che oggi rimane esclusa dal movimento di sviluppo degli
elementi produttivi nazionali, dovete contribuire il pi possibile all'agricoltura destinata
all'esportazione:
1. Dalle citt indie della vostra giurisdizione fornite ai proprietari di fincas [fattorie] di quel
dipartimento che chiedono manodopera il numero di lavoratori di cui hanno bisogno, siano essi
cinquanta o cento.
Il repartimiento, il reclutamento semiforzato del lavoro, mai abolito dopo l'indipendenza, fu
incrementato in termini di portata e durata. Fu istituzionalizzato nel 1877 dal decreto n. 177, il quale
stabiliva che i datori di lavoro potevano richiedere e ricevere dal governo fino a sessanta lavoratori per
quindici giorni di lavoro, se la propriet si trovava nello stesso dipartimento, e per trenta giorni se si
trovava al di fuori. La richiesta poteva essere rinnovata a discrezione del datore di lavoro. I lavoratori
potevano essere reclutati con la forza, a meno che non dimostrassero mediante il loro libretto di lavoro
di aver recentemente prestato un servizio analogo e in modo soddisfacente. Anche i lavoratori rurali
erano costretti a portare con s un libretto di lavoro, chiamato libreta, che conteneva informazioni
dettagliate sul datore di lavoro e la registrazione di tutti i debiti contratti. Molti lavoratori rurali erano
indebitati con i propri capi, e in tal caso non potevano lasciare il datore di lavoro senza autorizzazione.
Il decreto n. 177 specificava inoltre che l'unico modo per evitare il repartimiento era dimostrare di
avere debiti nei confronti di un capo. I lavoratori erano in trappola. Oltre a queste leggi, furono
approvati numerosi regolamenti sull'accattonaggio, per fare in modo che chiunque non riuscisse a
dimostrare di avere un lavoro fosse immediatamente reclutato per il repartimiento o altri generi di
lavoro forzato sulle strade, oppure costretto ad accettare un impiego in una fattoria. Come nel Sudafrica
del XIX e del XX secolo, anche le politiche sulla terra successive al 1871 furono concepite per
compromettere l'economia di sussistenza delle popolazioni indigene, costringendole a lavorare in
cambio di bassi salari. Il repartimiento dur fino agli anni venti del Novecento; il sistema della libreta
e l'intero ordinamento sull'accattonaggio rimasero in vigore fino al 1945, quando il Guatemala assist
alla prima, breve apparizione della democrazia.
Esattamente come prima dell'epoca liberale, l'lite guatemalteca governava attraverso uomini
forti di estrazione militare, e continu a farlo anche dopo l'inizio del boom del caff. Jorge Ubico, in
carica dal 1931 al 1944, fu il presidente che govern pi a lungo. Nel 1931, vinse le elezioni
presidenziali senza avversari, poich nessuno fu cos folle da presentarsi contro di lui. Come il
Consulado, non vedeva di buon occhio le iniziative che avrebbero indotto una distruzione creatrice e
minacciato sia il proprio potere politico, sia i suoi profitti e quelli dell'lite dominante. Cos contrast
l'industria, con le stesse motivazioni di Francesco I nell'Impero austro-ungarico e Nicola I in Russia: i
lavoratori delle fabbriche avrebbero causato problemi. In una legge che non ha eguali per il suo
paranoico piglio repressivo, Ubico viet di pronunciare parole come obreros (operai), sindicatos
(sindacati) e huelgas (scioperi). Anche a dirne una sola, si rischiava finire in carcere. Sebbene Ubico
fosse potente, era per l'lite a reggere le fila. Nel 1944, l'opposizione al suo regime mont, guidata da
studenti universitari ostili che iniziarono a manifestare. Il malcontento popolare aument e il 24 giugno
311 persone, di cui molte provenienti dai ranghi dell'lite, firmarono il Memorial de los 311, una
lettera aperta di denuncia al regime. Ubico si dimise il 1 luglio. Nel 1945 gli successe un regime
democratico, ma questo fu rovesciato da un colpo di stato nel 1954, che port a una cruenta guerra
civile. Il Guatemala torn alla democrazia solo dopo il 1986.
I conquistadores spagnoli non ebbero alcun tentennamento nell'istituire un sistema politico ed
economico estrattivo: fu a questo scopo che giunsero fino al Nuovo Mondo. Ma la maggior parte delle
istituzioni a cui diedero vita, almeno in teoria, avrebbe dovuto essere temporanea. L'encomienda, per
esempio, era una concessione transitoria di diritti sul lavoro. Non avevano un progetto pienamente
definito su come affermare un sistema in grado di durare quattrocento anni. Di fatto, le istituzioni
mutarono significativamente con l'andare del tempo, ma una cosa non cambi: il loro carattere
estrattivo, risultato del circolo vizioso. Cambi la forma di estrazione, ma non la natura delle
istituzioni, n l'identit dell'lite. In Guatemala l'encomienda, il repartimiento e la monopolizzazione
del commercio cedettero il passo alla libreta e alla requisizione delle terre. Ma gli indigeni maya
restarono per la maggior parte lavoratori sottopagati e poco istruiti, senza alcun diritto e alcun servizio
pubblico.
In Guatemala, come in gran parte dell'America centrale, in una tipica manifestazione del
circolo vizioso, le istituzioni politiche estrattive e le istituzioni economiche estrattive si sostennero a
vicenda, e il sistema economico fu alla base della conservazione al potere di una sola lite.
Dalla schiavit a Jim Crow
In Guatemala, le istituzioni estrattive attraversarono l'epoca coloniale e arrivarono fino a quella
moderna con la stessa lite stabilmente ai vertici. Tutti i cambiamenti istituzionali derivarono da
adattamenti a variazioni del quadro, come avvenne con la requisizione delle terre da parte dell'lite
indotta dal boom del caff. Le istituzioni del Sud degli Stati Uniti furono analogamente estrattive fino
alla guerra di secessione. L'economia e la politica erano dominate dall'lite sudista, proprietari di
piantagioni che disponevano di vasti appezzamenti di terra e numerosi schiavi. Gli schiavi non avevano
diritti politici n economici; o meglio, godevano di scarsi diritti in generale.
Alla met del XIX secolo, le istituzioni politiche ed economiche estrattive avevano reso il Sud
notevolmente pi povero del Nord. Il Sud non aveva industrie e investiva ben poco in infrastrutture.
Nel 1860, la sua produzione manifatturiera totale era inferiore a quella della Pennsylvania, dello stato
di New York o del Massachusetts. Solo il 9 per cento della popolazione meridionale viveva in aree
urbane, contro il 35 per cento del Nordest. La densit ferroviaria (i chilometri di ferrovia divisi per la
superficie della zona) del Nord era tre volte quella degli stati del Sud, e cos anche il rapporto tra
lunghezza totale dei canali e superficie.
Cartina 18. Schiavit nelle contee statunitensi del 1840.
La cartina 18 mostra l'intensit dello schiavismo, indicando la percentuale di popolazione in
schiavit nel 1840 nelle contee statunitensi.  evidente come lo schiavismo fosse prevalente nel Sud, al
punto che in alcune contee, per esempio lungo il fiume Mississippi, addirittura il 95 per cento degli
individui erano schiavi.
Cartina 19. Occupazione industriale nelle contee statunitensi nel 1880.
La cartina 19 mostra una delle conseguenze di questo fenomeno: la proporzione della forza
lavoro impiegata nell'industria nel 1880. Pur non essendo minimamente comparabile agli standard del
XX secolo, il dato presenta marcate differenze tra Nord e Sud. In gran parte del Nordest, pi del 10 per
cento dei lavoratori era occupato nel settore manifatturiero. In gran parte del Sud invece, soprattutto
nelle zone ad alta concentrazione di schiavi, la percentuale era sostanzialmente pari a zero.
Il Sud non era innovativo neppure nei settori in cui era specializzato: dal 1837 al 1859, il
numero di brevetti registrati ogni anno per innovazioni legate alla produzione di granturco e grano
raggiunse rispettivamente una media di dodici e dieci; ne fu registrato solo uno all'anno per il raccolto
pi importante del Sud, il cotone. Non c'era alcun segno che l'industrializzazione e la crescita
economica potessero cominciare a breve. Ma la sconfitta nella guerra civile impose con le baionette
riforme economiche e politiche fondamentali. La schiavit fu abolita e ai neri fu concesso di votare.
Questi grandi cambiamenti avrebbero dovuto spianare la strada a una radicale metamorfosi
delle sue istituzioni estrattive, orientando il Sud verso una maggiore inclusione e la prosperit
economica. Ma, in un ennesimo manifestarsi del circolo vizioso, non accadde nulla di simile. Si assist
invece a una riproduzione delle istituzioni estrattive, stavolta di tipo Jim Crow invece che schiaviste.
L'espressione, la cui origine risale presumibilmente a "Jump Jim Crow" - una presa in giro delle
persone di colore risalente all'inizio del XIX secolo, in cui la loro parte era recitata da attori bianchi
"dal volto annerito" -, fin per riferirsi all'intero corpo di leggi segregazioniste applicate nel Sud dopo
il 1865. Le leggi Jim Crow rimasero in vigore per quasi un secolo, fino all'apparire del movimento per
i diritti civili, che sconvolse lo scenario. Nel frattempo, i neri restarono oppressi ed esclusi dal potere.
L'agricoltura di piantagione continu a basarsi su salari bassi e manodopera scarsamente istruita,
mentre i redditi nel Sud calarono ulteriormente rispetto alla media nazionale. Il circolo vizioso delle
istituzioni estrattive risult pi forte di quanto non ci si aspettasse all'epoca.
La ragione per cui la traiettoria economica e politica del Sud non cambi, malgrado l'abolizione
della schiavit e la conquista del diritto di voto, fu che il potere politico e l'indipendenza economica dei
neri rimasero insignificanti. I piantatori del Sud persero la guerra, ma vinsero la pace. Erano ancora ben
organizzati e possedevano ancora la terra. Nel corso della guerra, con l'abolizione della schiavit, agli
schiavi affrancati erano stati promessi sedici ettari e un mulo; alcuni li ottennero davvero, durante le
famose campagne del generale William T. Sherman, ma nel 1865 il presidente Andrew Johnson revoc
gli ordini di Sherman e la tanto attesa redistribuzione della terra non ebbe mai luogo. In un dibattito su
questo tema al Congresso, il parlamentare George Washington Julian osserv profeticamente: "A che
cosa servirebbe una legge del Congresso per la totale abolizione della schiavit (...) se la vecchia base
agricola del potere aristocratico rimarr in piedi?". Fu l'inizio della "redenzione" del vecchio Sud, e la
vecchia lite terriera si garant una continuit.
Il sociologo Jonathan Wiener ha studiato la persistenza dell'lite dei piantatori di cotone in
cinque contee della Black Belt, la principale zona di coltivazione nell'Alabama meridionale.
Monitorando le famiglie sulla base del censimento e considerando quelle che possedevano immobili
del valore di almeno 10000 dollari, ha scoperto che, su 236 famiglie facenti parte dell'lite dei
piantatori nel 1850, 101 mantenevano la loro posizione nel 1870.  interessante notare come questa
misura di persistenza sia molto simile a quella registrata nel periodo precedente alla guerra di
secessione: delle 236 famiglie di proprietari terrieri pi ricche nel 1850, solo 110 lo erano ancora un
decennio dopo. Ciononostante, dei 25 piantatori che avevano i possedimenti terrieri pi vasti nel 1870,
18 (il 72 per cento) appartenevano alle famiglie dell'lite nel 1860, e 16 ne avevano fatto parte nel
1850. Sebbene nella guerra civile fossero rimaste uccise pi di 600000 persone, l'lite dei piantatori
ebbe poche vittime. La legge, studiata dai piantatori per i piantatori, esentava dal servizio militare gli
schiavisti in possesso di almeno venti schiavi. Mentre centinaia di migliaia di uomini morirono per
preservare l'economia schiavista del Sud, molti grandi piantatori e i loro figli restarono lontani dalla
guerra, seduti sotto il porticato di casa, garantendo cos un futuro all'agricoltura di piantagione.
Al termine del conflitto, l'lite che controllava la terra fu in grado di riprendere il controllo
anche della forza lavoro. Nonostante l'istituzione economica della schiavit fosse stata abolita, le
evidenze mostrano una chiara linea di continuit nel sistema economico del Sud, fondato
sull'agricoltura di piantagione e sulla manodopera a basso costo. Tale sistema fu preservato mediante
un'ampia variet di mezzi, tra cui il controllo della politica locale e l'esercizio della violenza. Di
conseguenza, per citare lo studioso afroamericano W.E.B. Du Bois, il Sud divenne "semplicemente un
campo armato per intimidire la gente di colore".
Nel 1865 l'assemblea legislativa dello stato dell'Alabama approv il Black Code, pietra miliare
della repressione della manodopera nera. Simile al decreto n. 177 del Guatemala, il Black Code
consisteva in una legge sull'accattonaggio e una contro l'"istigazione" dei lavoratori. Fu concepito per
impedire la mobilit dei lavoratori e ridurre la concorrenza sul mercato del lavoro, assicurando ai
piantatori sudisti un bacino di manodopera a basso costo.
Dopo la guerra di secessione, inizi l'era della Ricostruzione, durata dal 1865 al 1877. I politici
del Nord, con l'aiuto dell'esercito unionista, orchestrarono alcune trasformazioni sociali nel Sud. Ma la
sistematica reazione dell'lite sudista, sotto forma di supporto ai cosiddetti redeemers, che auspicavano
la redenzione del Sud, ristabil il vecchio sistema. Nelle elezioni presidenziali del 1877, Rutherford
Hayes aveva bisogno del supporto del Sud nel Collegio elettorale. Al Collegio, oggi come allora
protagonista della vita politica statunitense, la Costituzione delega l'elezione indiretta del presidente. I
voti dei cittadini non eleggono direttamente il presidente, ma una serie di grandi elettori, che a loro
volta scelgono il presidente all'interno del Collegio elettorale. In cambio del loro supporto, i sudisti
pretesero il ritiro dei soldati dell'Unione, e che il Sud fosse lasciato andare per la sua strada. Hayes
accett. Grazie al supporto del Sud, divent presidente e smilitarizz la zona. Il periodo successivo al
1877 segn la completa riaffermazione dell'lite prebellica dei piantatori. La redenzione del Sud
comport nuove tasse sul voto ed esami di alfabetizzazione per l'accesso al suffragio, che impedirono
sistematicamente ai neri di partecipare alle elezioni, e spesso anche alla popolazione povera di pelle
bianca. Questi tentativi ebbero successo, dando vita a un regime monopartitico retto dal Partito
democratico, con gran parte del potere politico nelle mani dei piantatori.
Le leggi Jim Crow istituirono scuole separate e di qualit inferiore. Nel 1901, l'Alabama, per
esempio, riform la propria costituzione per poterlo fare.  scioccante constatare come ancora oggi la
sezione 256 della Costituzione dell'Alabama, sebbene inapplicata, dichiari:
 dovere dell'assemblea legislativa istituire e mantenere un sistema scolastico pubblico;
allocazione dei fondi per le scuole pubbliche; scuole separate per bambini di pelle bianca e nera.
L'assemblea legislativa istituir, organizzer e manterr un sistema liberale di scuole pubbliche
in tutto lo stato a beneficio dei giovani di et compresa tra i sette e i ventuno anni. I fondi per le scuole
pubbliche saranno ripartiti alle diverse contee in proporzione al numero di bambini in et scolare al loro
interno, e verranno erogati alle scuole nei distretti o nelle giurisdizioni cittadine all'interno delle contee
in modo da offrire, per quanto possibile, periodi scolastici di uguale durata in quei distretti scolastici o
in quelle giurisdizioni cittadine. Saranno predisposte scuole separate per i bambini bianchi e negri, e a
nessun bambino di una delle due razze sar permesso di frequentare una scuola destinata all'altra razza.
Nel 2004, l'assemblea legislativa dello stato respinse per una manciata di voti un emendamento
per l'abrogazione della sezione 256 dalla Costituzione.
L'assenza del diritto di voto, le leggi sull'accattonaggio come il Black Code dell'Alabama, le
leggi Jim Crow e le iniziative del Ku Klux Klan, spesso finanziate e supportate dall'lite,
trasformarono il Sud post guerra civile in una societ dell'apartheid a tutti gli effetti, dove i neri e i
bianchi conducevano vite ben diverse. Come in Sudafrica, queste leggi e prassi miravano al controllo
sulla popolazione nera e sul suo lavoro.
I politici sudisti a Washington agirono inoltre per garantire la continuit delle istituzioni
estrattive del Sud, per esempio assicurandosi che non venisse mai approvato alcun progetto federale o
alcuna opera pubblica che mettesse a rischio il controllo dell'lite sudista sulla manodopera di colore.
Pertanto, il Sud entr nel XX secolo come una societ fortemente rurale, con bassi livelli d'istruzione e
una tecnologia arretrata, che impiegava ancora il lavoro manuale e la forza dei muli senza di fatto il
supporto di strumenti meccanici. Anche se la percentuale di popolazione urbana aument, rimase molto
pi bassa rispetto al Nord. Nel 1900, per esempio, il 13,5 per cento della popolazione del Sud viveva in
citt, contro il 60 per cento nel Nordest.
Nel complesso, le istituzioni estrattive negli Stati Uniti del Sud, incentrate sul potere dell'lite
proprietaria, sull'agricoltura di piantagione e sul lavoro a basso costo e con uno scarso livello
d'istruzione, durarono ben oltre l'inizio del XX secolo. Iniziarono a sgretolarsi con la Seconda guerra
mondiale, crollando solo dopo che il movimento per i diritti civili distrusse le basi politiche del sistema.
E fu solo dopo l'uscita di scena di queste istituzioni, negli anni cinquanta e sessanta, che il Sud avvi il
suo processo di rapida convergenza con il Nord.
Il Sud degli Stati Uniti rivela un altro aspetto pi consistente del circolo vizioso: come in
Guatemala, l'lite dei piantatori sudisti rimase al potere e struttur le istituzioni politiche ed
economiche allo scopo di garantire la continuit del proprio potere. Ma diversamente dal paese
centroamericano, dovette affrontare sfide significative dopo la sconfitta nella guerra di secessione, che
abol la schiavit e interruppe l'esclusione totale e costituzionale dei neri dalla partecipazione politica.
Ma c' sempre un modo per perseguitare chi  pi debole: finch l'lite mantenne il controllo sulle sue
enormi piantagioni, restando coesa, invece della schiavit pot impostare un nuovo complesso di
istituzioni di tipo Jim Crow, per raggiungere lo stesso obiettivo. Il circolo vizioso si rivel pi forte di
quanto molti, compreso Abraham Lincoln, potessero immaginare. Il circolo vizioso si fonda su
istituzioni politiche estrattive che determinano istituzioni economiche estrattive, che a loro volta
rafforzano le istituzioni politiche estrattive, poich la ricchezza e il potere economico comprano il
potere politico. Da quando i sedici ettari e un mulo non furono pi tra le alternative sul tavolo, il potere
economico dell'lite dei piantatori sudisti torn intatto. E, purtroppo, ma prevedibilmente, le
conseguenze sulla popolazione nera del Sud, e sullo sviluppo economico del Sud stesso, rimasero
invariate.
La legge ferrea dell'oligarchia
In Etiopia, la dinastia salomonide rimase al potere fino al 1974, quando fu rovesciata da un
colpo di stato militare, orchestrato dal Derg, un gruppo di ufficiali marxisti dell'esercito.
L'anacronistico regime che il Derg scalz dal potere sembrava uscito da un secolo precedente.
L'imperatore (o negus) Hail Selassi iniziava le sue giornate arrivando nel cortile del Gran palazzo,
costruito dall'imperatore Menelik II alla fine del XIX secolo. Fuori dal palazzo una folla di dignitari in
attesa si prostrava in inchini e cercava disperatamente di attirare la sua attenzione. L'imperatore teneva
banco nella sala delle udienze, seduto sul trono imperiale (Selassi era un uomo di altezza limitata, e
affinch le sue gambe non restassero sospese in aria, un apposito portatore di cuscini era incaricato di
accompagnarlo ovunque si recasse per assicurarsi che ci fosse sempre un cuscino adatto da infilargli
sotto i piedi. Il portatore girava con una scorta di cinquantadue cuscini, per far fronte a qualunque
situazione). Selassi presiedeva una serie infinita di istituzioni estrattive, gestendo il paese come fosse
una sua propriet privata, concedendo favori e benefici clientelari e punendo spietatamente ogni
infedelt. Sotto la dinastia salomonide, in Etiopia non si verific alcuno sviluppo economico degno di
questo nome.
Il Derg si componeva inizialmente di 108 rappresentanti di diverse unit militari, provenienti da
tutto il paese. Il rappresentante della Terza divisione nella provincia di Harar era un maggiore chiamato
Mnghistu Hail Mariam. Bench nella loro dichiarazione iniziale del 4 luglio 1974 gli ufficiali del
Derg avessero dichiarato fedelt all'imperatore, presto iniziarono ad arrestare membri del governo, per
verificare l'intensit dell'opposizione che avrebbero sollevato. Quando si sentirono pi sicuri che il
sostegno al regime stesse ormai svanendo, passarono all'imperatore, arrestando Selassi il 12
settembre. Ed ebbero inizio le esecuzioni. Molti politici con ruoli di primo piano nel vecchio regime
furono assassinati di l a poco. Nel mese di dicembre, il Derg dichiar l'Etiopia uno stato socialista.
Selassi mor, probabilmente ucciso, il 27 agosto 1975. Nello stesso anno il Derg inizi a
nazionalizzare ogni cosa, comprese tutte le terre urbane e rurali e la maggior parte della propriet
privata. Il comportamento sempre pi autoritario del regime fece sorgere un'opposizione in vari punti
del paese. Durante l'espansione coloniale europea, alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo, vasti
territori dell'Etiopia erano stati accorpati grazie alle politiche dell'imperatore Menelik II - il vincitore
della gi citata battaglia di Adua -, tra cui l'Eritrea e il Tigr a nord e l'Ogaden a est. In risposta allo
spietato regime del Derg, in Eritrea e nel Tigr sorsero dei movimenti indipendentisti, mentre l'esercito
somalo invase l'Ogaden, in cui si parlava la loro stessa lingua. Perfino il Derg inizi a frammentarsi e
dividersi in fazioni. Il maggiore Mnghistu si rivel uno dei membri pi astuti e spregiudicati. A met
del 1977 aveva eliminato i suoi principali avversari, prendendo il controllo di fatto del regime, che si
salv dal crollo soltanto grazie a un enorme flusso di armi e truppe dall'Unione sovietica e poi da Cuba
nel novembre dello stesso anno.
Nel 1978 il regime organizz una festivit nazionale per celebrare il quarto anniversario del
rovesciamento di Hail Selassi. Gi leader incontrastato del Derg, Mnghistu aveva scelto come sua
residenza e sede del governo etiope il Gran palazzo di Selassi, abbandonato dopo la soppressione della
monarchia. Durante le celebrazioni sedette su una poltrona dorata a guardare la parata, proprio come gli
imperatori dei vecchi tempi. Da allora tutte le funzioni ufficiali tornarono a svolgersi nel Gran palazzo,
con Mnghistu assiso sul vecchio trono di Selassi. Cominci anche a paragonarsi all'imperatore
Teodoro, che aveva rifondato la dinastia salomonide alla met del XIX secolo dopo un periodo di
declino.
Uno dei suoi ministri, Dawit Wolde Giorgis, ricord nella sua autobiografia:
All'inizio della Rivoluzione tutti noi avevamo respinto completamente qualunque cosa avesse a
che fare con il passato. Non guidavamo pi macchine, n indossavamo abiti; le cravatte erano
considerate criminali. Qualunque cosa ti facesse apparire ricco o borghese, qualunque cosa odorasse di
agiatezza o sofisticazione, era disprezzata in quanto parte del vecchio ordine. Poi, attorno al 1978, tutto
questo inizi a cambiare. Gradualmente il materialismo fu prima accettato, poi ricercato. Abiti firmati
dai migliori sarti europei divennero l'uniforme di tutti i funzionari del governo con maggiore anzianit
e dei membri del Consiglio militare. Avevamo il meglio in tutto: le case migliori, le automobili
migliori, il whisky, lo champagne, i cibi migliori. Fu un capovolgimento totale degli ideali della
Rivoluzione.
Giorgis riport anche come Mnghistu cambi dopo essere diventato capo assoluto:
Venne alla luce il vero Mnghistu: vendicativo, crudele e autoritario (...). Molti di noi, che in
precedenza gli parlavamo con le mani in tasca, come se fosse uno di noi, si trovarono in piedi, impettiti,
cauti e rispettosi in sua presenza. Rivolgendoci a lui avevamo sempre usato la forma familiare del "tu",
ante; ma dovemmo passare al pi formale "voi", ersiwo. Si trasfer in un ufficio pi grande e lussuoso
nel Palazzo di Menelik (...). Cominci a usare le vetture dell'imperatore (...). In teoria avremmo
dovuto partecipare a una rivoluzione egualitaria, ma a quel punto era diventato il nuovo imperatore.
Il modello di circolo vizioso delineato dalla transizione da Hail Selassi a Mnghistu, o dai
governatori coloniali britannici della Sierra Leone a Siaka Stevens,  talmente estremo, e in un certo
senso cos anomalo, da meritare un proprio nome. Come abbiamo gi scritto nel quarto capitolo, il
sociologo tedesco Robert Michels lo defin legge ferrea dell'oligarchia. Per Michels, la logica interna
alle oligarchie, e in verit a tutte le organizzazioni gerarchiche,  che esse tendono a riprodursi non solo
quando lo stesso gruppo rimane al potere, ma anche nel momento in cui un gruppo completamente
nuovo giunge ai vertici. Forse, ci che Michels non ha previsto  l'eco dell'aforisma di Karl Marx,
secondo cui la storia si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.
La questione non  soltanto che molti leader dell'Africa indipendente si trasferirono nelle stesse
residenze, fecero ricorso alle stesse reti clientelari e impiegarono le stesse modalit di manipolazione
dei mercati ed estrazione delle risorse dei regimi coloniali e degli imperatori che avevano rimpiazzato.
Fecero anche peggiorare le cose. Fu davvero una farsa che il risoluto anticolonialista Stevens
opprimesse lo stesso popolo, i mende, che i britannici avevano cercato di sottomettere; che facesse
affidamento sugli stessi capi locali che i britannici avevano cooptato e poi usato per dominare l'interno;
che gestisse l'economia come gli stessi inglesi, espropriando gli agricoltori con gli stessi marketing
board e monopolizzando i diamanti. Fu una farsa, davvero tragica, che Laurent Kabila, dopo aver
mobilitato un esercito contro la dittatura di Mobutu con la promessa di affrancare il popolo e di porre
fine all'opprimente e depauperante corruzione e repressione dello Zaire, instaurasse un regime
altrettanto corrotto e forse ancor pi disastroso. Fu indubbiamente una farsa che avesse cercato di
promuovere un culto della personalit alla maniera di Mobutu, con l'aiuto e la complicit di Dominique
Sakombi Inongo, gi ministro dell'Informazione di Mobutu, e che lo stesso regime fosse stato
precedentemente plasmato sui modelli di sfruttamento delle masse inaugurati oltre un secolo prima con
lo Stato libero del Congo di re Leopoldo. Fu una farsa che l'ufficiale marxista Mnghistu andasse a
risiedere in un palazzo, ergendosi a imperatore e arricchendo s stesso e il suo entourage proprio come
Hail Selassi e gli altri negus avevano fatto prima di lui.
Fu tutta una farsa, ma ancor pi tragica della tragedia originaria, e non solo per le speranze che
furono infrante. Stevens e Kabila, come molti altri governanti africani, iniziarono ad assassinare i
propri avversari, per poi passare a cittadini innocenti. Mnghistu e le politiche del Derg portarono a
ricorrenti carestie nelle fertili terre dell'Etiopia. La storia si stava ripetendo, ma in una forma assai
distorta. Fu una carestia nella provincia di Wollo nel 1973, alla quale Hail Selassi si dimostr
disinteressato, che riusc infine a consolidare l'opposizione al suo regime. Selassi, perlomeno, si era
mostrato indifferente; Mnghistu invece consider la carestia uno strumento politico per indebolire i
suoi avversari. La storia  stata farsesca e tragica, ma anche crudele con i cittadini dell'Etiopia e di gran
parte dell'Africa subsahariana.
L'essenza della legge ferrea dell'oligarchia, questa particolare sfaccettatura del circolo vizioso,
 che quando nuovi leader spodestano i vecchi con la promessa di un cambiamento radicale, non
cambia nemmeno una virgola. Per molti versi, la legge ferrea dell'oligarchia  pi difficile da
comprendere, rispetto ad altre manifestazioni del circolo vizioso. La logica alla base della persistenza
di istituzioni estrattive nel Sud degli Stati Uniti e in Guatemala  evidente. Gli stessi gruppi
continuarono a dominare l'economia e la politica per secoli, e anche quando fu direttamente
contrastato, come accadde ai piantatori sudisti dopo la guerra di secessione statunitense, il loro potere
rimase intatto, e poterono mantenere o ricreare un sistema estrattivo da cui trarre nuovi benefici. Ma
come possiamo spiegare chi arriva al potere in nome di trasformazioni radicali e poi ricrea lo stesso
sistema? La risposta a questa domanda rivela, ancora una volta, che il circolo vizioso  pi difficile da
disinnescare di quanto non sembri a prima vista.
Non tutti i cambiamenti radicali sono destinati al fallimento. La Glorious Revolution
rappresent un mutamento epocale, che condusse a quella che forse si  rivelata la rivoluzione politica
pi importante degli ultimi due millenni. La Rivoluzione francese fu ancora pi radicale, con il caos,
gli eccessi e l'ascesa di Napoleone Bonaparte, ma l'Ancien rgime non fu ristabilito.
Tre fattori facilitarono significativamente l'affermazione di istituzioni politiche pi inclusive
dopo la Glorious Revolution e la Rivoluzione francese. Il primo  la comparsa di nuovi mercanti e
uomini d'affari intenzionati a dare libero sfogo al potere della distruzione creatrice, che li avrebbe
avvantaggiati; questi uomini nuovi erano tra le figure chiave delle alleanze rivoluzionarie, e non
volevano assistere allo sviluppo dell'ennesimo complesso istituzionale estrattivo, che li avrebbe
nuovamente depredati.
Il secondo fu la natura dell'ampia coalizione che si era formata in entrambi i casi. Per esempio,
la Glorious Revolution non fu il colpo di stato di una ristretta cerchia o di uno specifico interesse
circoscritto, ma un movimento supportato da mercanti, industriali, gentry e gruppi politici eterogenei.
Lo stesso vale in larga misura per la Rivoluzione francese.
Il terzo fattore  legato alla storia delle istituzioni politiche inglesi e francesi, che crearono un
contesto in cui nuovi regimi, pi inclusivi, poterono svilupparsi. In entrambi i paesi c'era una tradizione
parlamentare e di suddivisione del potere, risalente in Inghilterra alla Magna Carta e in Francia
all'Assemblea dei notabili. Inoltre, entrambe le rivoluzioni ebbero luogo nel bel mezzo di un processo
che aveva gi indebolito la presa dei regimi assolutisti, o aspiranti tali, sulla societ. In nessuno dei due
casi queste istituzioni politiche avrebbero permesso a una nuova classe dominante o a un gruppo
ristretto di accedere al dominio dello stato, accaparrarsi la ricchezza economica esistente e concentrare
su di s un potere politico duraturo e non soggetto ad alcun controllo. In seguito alla Rivoluzione
francese, un'esigua minoranza guidata da Robespierre e Saint-Just arriv ai vertici, con conseguenze
disastrose, ma fu un dominio temporaneo, che non provoc deviazioni dal percorso verso istituzioni pi
inclusive. Tutto ci si distingue dalla situazione di societ con alle spalle una lunga storia di istituzioni
politiche ed economiche estrattive estreme, e prive di vincoli al potere di chi governa. In tali societ
non ci furono nuovi mercanti o energici imprenditori a sostenere e foraggiare - almeno in parte per
conseguire istituzioni economiche pi inclusive - la resistenza al regime esistente, n ampie coalizioni
che limitassero reciprocamente il potere dei propri membri, e nemmeno istituzioni politiche in grado di
frenare nuovi governanti intenzionati ad ampliare e sfruttare per fini personali il potere.
Per questi motivi, in Sierra Leone, Etiopia e Congo, il circolo vizioso era molto pi difficile da
disinnescare e i progressi verso istituzioni inclusive molto pi improbabili. Non c'era inoltre alcuna
istituzione tradizionale o storica in grado di sorvegliare il potere delle persone che assunsero il
controllo dello stato. Istituzioni simili erano gi esistite, in alcune zone dell'Africa, e certe erano
addirittura sopravvissute all'era coloniale, come in Botswana. Ma avevano caratterizzato molto meno la
storia della Sierra Leone, e comunque erano state snaturate dal governo indiretto. E lo stesso vale per
altre colonie britanniche in Africa, come il Kenya e la Nigeria. Nel regno assolutista dell'Etiopia,
invece, non erano mai esistite. In Congo, il dominio coloniale belga e le politiche autocratiche di
Mobutu avevano reso impotenti le istituzioni indigene. In tutte queste societ, ad appoggiare i nuovi
regimi e pretendere diritti di propriet sicuri e la fine delle precedenti istituzioni estrattive non c'erano
nemmeno nuovi commercianti, uomini d'affari o industriali. Le istituzioni economiche estrattive del
periodo coloniale non avevano lasciato molto spazio a imprenditoria e affari.
La comunit internazionale era convinta che la decolonizzazione africana avrebbe portato a una
crescita economica attraverso un processo di pianificazione statale ed espandendo il settore privato. Ma
il settore privato non esisteva, se si eccettuano le aree rurali, che non erano rappresentate nei nuovi
governi e che dunque ne sarebbero state la prima preda. Forse, il punto pi importante  che nella
maggior parte dei casi c'erano enormi vantaggi per chi deteneva il potere. Questi benefici attirarono gli
uomini pi spregiudicati, come Stevens, che, il potere volevano conquistarlo e monopolizzarlo, e che
diedero il peggio di s. Non c'era nulla che potesse spezzare il circolo vizioso.
Feedback negativi e circoli viziosi
Le nazioni ricche sono tali soprattutto perch a un certo punto, negli ultimi trecento anni di
storia, sono riuscite a sviluppare istituzioni inclusive, radicatesi grazie a un processo di circoli virtuosi.
Pur con i limiti e a volte le fragilit iniziali, esse hanno generato una dinamica di feedback positivi,
incrementando gradualmente la propria inclusivit. L'Inghilterra non divent una democrazia dopo la
Glorious Revolution del 1688, tutt'altro. Solo una piccola parte della popolazione era formalmente
rappresentata, ma l'Inghilterra era pluralista, e ci fu determinante. Quando il pluralismo si consolid,
le istituzioni accentuarono nel tempo la tendenza a diventare pi inclusive, anche se fu un processo
costellato di scossoni e incertezze.
Sotto quest'aspetto, l'Inghilterra fu un caso tipico di circolo virtuoso, con istituzioni politiche
inclusive che limitano l'esercizio e l'abuso di potere. Tendono inoltre a produrre istituzioni economiche
inclusive, che a loro volta facilitano la persistenza di istituzioni politiche inclusive.
In un contesto di istituzioni economiche inclusive, la ricchezza non  concentrata nelle mani di
un piccolo gruppo, che potrebbe usare il potere economico per accrescere in maniera spropositata il
proprio potere politico. Inoltre, in presenza di istituzioni economiche inclusive, ci sono benefici pi
contenuti per chi detiene il potere politico, e quindi ogni gruppo, e ogni individuo ambizioso o uomo
nuovo,  meno incentivato ad ambire ai vertici dello stato. Una convergenza di fattori in occasione di
una congiuntura critica, tra cui l'interazione tra le istituzioni esistenti e le opportunit e i rischi che la
stessa congiuntura critica porta con s,  generalmente il motivo dell'affermazione di istituzioni
inclusive, come dimostra il caso dell'Inghilterra. Ma una volta che tali istituzioni inclusive si
manifestano, non occorre pi la stessa convergenza di fattori perch sopravvivano. I circoli virtuosi, su
cui le circostanze incidono comunque in modo significativo, determinano la persistenza delle
istituzioni, e spesso scatenano nella societ dinamiche di maggiore inclusione.
Mentre i circoli virtuosi danno continuit alle istituzioni inclusive, i circoli viziosi creano
potenti forze per la reiterazione nel tempo delle istituzioni estrattive. La storia non  un libro gi scritto,
e i circoli viziosi non sono impossibili da arrestare, come vedremo pi in dettaglio nel quattordicesimo
capitolo. Ma hanno una grande capacit di resistenza. Instaurano un forte processo di feedback
negativi: istituzioni politiche estrattive danno luogo a istituzioni economiche estrattive, che a loro volta
pongono le basi per la persistenza di istituzioni politiche estrattive. L'abbiamo visto distintamente nel
caso del Guatemala, in cui la stessa lite ha detenuto il potere, prima con il governo coloniale e poi
dopo l'indipendenza, per oltre quattro secoli; le istituzioni estrattive arricchiscono l'lite, e la sua
ricchezza permette al suo dominio di proseguire.
Lo stesso meccanismo  lampante anche nella continuit nel tempo dell'economia basata sulle
piantagioni nel Sud degli Stati Uniti, che pone in evidenza anche la grande tenuta del circolo vizioso
rispetto ai tentativi di spezzarlo. I piantatori sudisti persero il controllo formale delle istituzioni
economiche e politiche dopo la sconfitta nella guerra civile. La schiavit, su cui si era fondata
l'agricoltura di piantagione, fu abolita, e i neri ottennero pari diritti politici ed economici. La guerra
per non distrusse il potere politico dei piantatori, n la struttura economica che gestivano, e l'lite
riusc a ristrutturare il sistema riconfigurandolo in maniera diversa, ma tenendo ben stretto il controllo
sulla politica locale, con il medesimo obiettivo di sempre: l'abbondanza di manodopera a basso costo
per le piantagioni.
Oltre al fenomeno per cui le istituzioni estrattive si conservano nel tempo perch si conserva
l'lite che le controlla e se ne avvantaggia, il circolo vizioso si manifesta in altri modi. Una dinamica
pi enigmatica, ma non meno reale e non meno viziosa, di retroazioni negative determin lo sviluppo
politico ed economico di molte nazioni: l'esempio  dato dalle esperienze di gran parte dell'Africa
subsahariana, in particolare la Sierra Leone e l'Etiopia. Secondo una traiettoria che il sociologo Robert
Michels definirebbe legge ferrea dell'oligarchia, il rovesciamento di un regime che presiede istituzioni
estrattive annuncia l'arrivo di un nuovo gruppo di dominatori intenzionati a sfruttare lo stesso,
pernicioso sistema estrattivo.
A posteriori, anche la logica di questa forma di circolo vizioso  semplice da capire: le
istituzioni politiche estrattive pongono pochi vincoli all'esercizio del potere, dunque non c'
sostanzialmente alcuna istituzione a limitare l'uso e l'abuso del potere da parte di chi spodesta dei
dittatori rilevandone il dominio; e le istituzioni economiche estrattive implicano che attraverso il
semplice accesso al potere si possano realizzare profitti pi alti e accumulare maggiori ricchezze,
espropriando le risorse altrui e costituendo monopoli.
Naturalmente, la legge ferrea dell'oligarchia non  una vera e propria legge, nel senso in cui lo
sono le leggi della fisica. Non delinea un percorso inevitabile, come illustrano la Glorious Revolution
in Inghilterra o la restaurazione Meiji in Giappone.
Un fattore chiave di questi eventi storici, che videro una decisa sterzata verso istituzioni
inclusive, fu la conquista del potere da parte di un'ampia coalizione, che pot sollevarsi contro
l'assolutismo rimpiazzandone le istituzioni con un sistema pi inclusivo e pluralista. Una rivoluzione
condotta da una vasta alleanza agevola l'affermazione di istituzioni politiche pluraliste. Nella Sierra
Leone e in Etiopia, la legge dell'oligarchia fu pi ferrea non solo perch le istituzioni esistenti erano
altamente estrattive, ma anche perch n il movimento indipendentista nella prima, n il colpo di stato
del Derg nella seconda erano espressione di rivoluzioni guidate da ampie coalizioni, ma piuttosto di
individui e gruppi che cercavano di impossessarsi del potere a fini estrattivi.
C' infine un altro, e ancora pi distruttivo, aspetto del circolo vizioso, anticipato dalla nostra
discussione sulle citt-stato dei maya nel quinto capitolo. Quando le istituzioni estrattive generano
enormi disuguaglianze in una societ e conferiscono grandi ricchezze e un potere scevro da ogni
vincolo a chi le guida, ci saranno molte persone intenzionate a lottare per assumere il controllo dello
stato e delle istituzioni. A questo punto le istituzioni estrattive non si limitano ad aprire le porte al
regime successivo, che sar ancora pi estrattivo, e generano continue lotte intestine e guerre civili, le
quali, a loro volta, provocano nuove, maggiori sofferenze e distruggono perfino la gi scarsa
centralizzazione statale raggiunta. Tutto ci degenera spesso nell'anarchia, nel fallimento dello stato e
nel caos politico, infrangendo ogni speranza di prosperit economica, come illustreremo nel prossimo
capitolo.
13. Perch le nazioni falliscono oggi
Come vincere la lotteria nello Zimbabwe
Era il gennaio 2000 a Harare, nello Zimbabwe. Il presentatore Fallot Chawawa aveva l'incarico
di sorteggiare il biglietto vincente della lotteria nazionale, organizzata da una banca parzialmente
posseduta dallo stato, la Zimbabwe Banking Corporation (Zimbank). La lotteria era aperta a tutti i
clienti che nel dicembre 1999 avevano almeno 5000 dollari zimbabwiani sul proprio conto. Quando
Chawawa estrasse il biglietto, rimase sbalordito. Come recita la successiva dichiarazione pubblica della
Zimbank, "il presentatore Fallot Chawawa fatic a credere ai propri occhi quando il biglietto
sorteggiato per il premio da 100000 dollari zimbabwiani gli fu consegnato e vi trov scritto il nome di
Sua Eccellenza RG Mugabe".
Il presidente Robert Mugabe, che dal 1980 aveva governato lo Zimbabwe con le buone o con le
cattive, e in genere con il pugno di ferro, aveva vinto la lotteria, che assegnava un premio di 100000
dollari zimbabwiani, circa il quintuplo del reddito pro capite annuo del paese. La Zimbank sostenne che
il nome del signor Mugabe fosse stato estratto fra migliaia di clienti aventi diritto. Che uomo fortunato!
Va da s che quei soldi non gli servivano. Mugabe, infatti, aveva recentemente concesso a s e al
proprio Consiglio dei ministri incrementi salariali fino al 200 per cento.
Il biglietto della lotteria fu solo l'ennesima riprova delle istituzioni estrattive dello Zimbabwe.
La si potrebbe chiamare corruzione, ma era solo un sintomo del degrado istituzionale nello Zimbabwe.
Il fatto che Mugabe, volendo, potesse addirittura vincere la lotteria, mostr il suo grado di controllo
sulle questioni del paese, e permise al mondo di farsi un'idea del livello raggiunto dalle sue istituzioni
estrattive.
La ragione pi comune per cui oggi le nazioni falliscono  che hanno istituzioni estrattive. Lo
Zimbabwe sotto il regime di Mugabe ne mostra in modo lampante le conseguenze economiche e
sociali. Anche se le statistiche nazionali sono piuttosto inaffidabili, la stima pi accreditata dice che, nel
2008, il reddito pro capite del paese fosse all'incirca la met rispetto al dato del 1980, anno in cui
conquist l'indipendenza. Per quanto la statistica possa sembrare drammatica, in realt non permette
neanche lontanamente di comprendere il deterioramento degli standard di vita nello Zimbabwe. Lo
stato  collassato, e ha praticamente smesso di fornire qualunque servizio pubblico di base. Nel
2008-2009 il deterioramento del sistema sanitario ha portato a un'epidemia di colera in tutto il paese.
Al 10 gennaio 2010, sono stati riportati 98741 casi e 4293 morti, il che significa l'epidemia di colera in
Africa pi mortale dei quindici anni precedenti. Nel frattempo, anche la disoccupazione di massa ha
raggiunto livelli prima sconosciuti. All'inizio del 2009, l'ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari
umanitari sosteneva che il tasso di disoccupazione avesse raggiunto l'incredibile percentuale del 94 per
cento.
Le radici di molte istituzioni politiche ed economiche nello Zimbabwe, come per gran parte
dell'Africa subsahariana, sono riconducibili al periodo coloniale. Nel 1890, la Compagnia britannica
del Sudafrica di Cecil Rhodes invi una spedizione militare nell'allora regno degli ndebele, nel
Matabeleland e nel vicino Mashonaland. La loro superiore dotazione di armi debell rapidamente
qualunque resistenza africana, e nel 1901 venne fondata la colonia della Rhodesia meridionale - il cui
nome deriva da Rhodes - nell'area che oggi coincide con lo Zimbabwe. A quel punto, l'area fu data in
concessione privata alla Compagnia britannica del Sudafrica, e Rhodes prevedeva di realizzarvi lauti
profitti attraverso la ricerca e l'estrazione di minerali preziosi. Queste iniziative non decollarono mai,
ma i ricchissimi terreni agricoli iniziarono ad attirare le migrazioni dei bianchi. Ben presto i coloni
annetterono gran parte della terra. Giunti al 1923, si erano affrancati dall'autorit della Compagnia
britannica del Sudafrica, persuadendo il governo inglese a concedere loro l'autogoverno. Ci che
accadde successivamente  molto simile a quanto successo una decina d'anni prima in Sudafrica, dove
il Natives Land Act del 1913 aveva creato un'economia dualistica. La Rhodesia approv leggi molto
simili e, poco dopo il 1923, ispirandosi al modello sudafricano, fu istituito un regime di apartheid
riservato ai bianchi.
Quando intorno al 1960 gli imperi coloniali europei crollarono, l'lite bianca della Rhodesia,
guidata da Ian Smith e forse corrispondente al 5 per cento della popolazione, dichiar nel 1965
l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Pochi governi internazionali riconobbero lo stato della Rhodesia, e
le Nazioni Unite le imposero sanzioni economiche e politiche. I cittadini di colore organizzarono una
guerriglia, partendo dalle basi situate nei paesi confinanti, Mozambico e Zambia. Le pressioni
internazionali e la ribellione orchestrata dai due gruppi principali, lo Zanu (Unione nazionale africana
Zimbabwe) e lo Zapu (Unione del popolo africano dello Zimbabwe), diretto da Joshua Nkomo,
portarono a una sospensione negoziata del governo bianco. Lo stato dello Zimbabwe venne fondato nel
1980.
Dopo l'indipendenza, Mugabe stabil rapidamente il proprio personale dominio. Elimin con la
violenza i suoi avversari, oppure li coopt. Gli atti di violenza pi efferati si verificarono nel
Matabeleland, culla del supporto popolare allo Zapu, dove nei primi anni ottanta vennero uccise
ventimila persone. Nel 1987 lo Zapu si fuse con lo Zanu per dar vita allo Zanu-Pf (Fronte patriottico) e
Joshua Nkomo venne politicamente emarginato. Mugabe fu in grado di riformare la Costituzione,
ereditata nell'ambito delle trattative per l'indipendenza, autonominandosi presidente (aveva iniziato
come primo ministro), eliminando le liste elettorali riservate ai bianchi, che facevano parte degli
accordi per l'indipendenza, e infine, nel 1990, sbarazzandosi del Senato e introducendo nell'assemblea
legislativa cariche che egli stesso poteva designare. Il risultato fu uno di fatto stato monopartitico
capeggiato da Mugabe.
Con l'indipendenza, Mugabe assunse il controllo di un complesso di istituzioni economiche
estrattive messe a punto dal regime bianco, che comprendevano un gran numero di regolamentazioni
sui prezzi e sul commercio internazionale, industrie a gestione statale e gli immancabili marketing
board agricoli. L'occupazione nel settore pubblico aument rapidamente, con i posti di lavoro affidati a
sostenitori dello Zanu-Pf. La severa regolamentazione dirigistica dell'economia piaceva all'lite dello
Zanu-Pf, poich ostacolava l'emergere di una classe indipendente di uomini d'affari locali, che poteva
mettere in discussione il monopolio politico del partito. La situazione era molto simile a quella del
Ghana degli anni sessanta, gi descritta nel secondo capitolo. E certo, ironicamente ci permise ai
bianchi di conservare l'egemonia nel mondo degli affari. In questo periodo i principali punti di forza
dell'economia bianca, in particolare il settore altamente produttivo dell'export agricolo, non furono
minimamente modificati. Ma questa situazione sarebbe durata soltanto finch Mugabe non si fosse reso
impopolare.
Il modello di regolamentazione e di interventismo sul mercato divent gradualmente
insostenibile e, dopo una severa crisi fiscale nel 1991, cominci un processo di trasformazione
istituzionale, con l'appoggio della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Il
deterioramento della performance economica condusse infine all'affermazione di una seria opposizione
politica al governo monopartitico dello Zanu-Pf: il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc).
Le elezioni parlamentari del 1995 furono tutt'altro che competitive. Lo Zanu-Pf ottenne l'81 per cento
dei voti e 118 seggi sui 120 disponibili. Cinquantacinque di questi parlamentari furono eletti senza
avversari. Le elezioni presidenziali dell'anno seguente si segnalarono per un numero ancora maggiore
di irregolarit e brogli. Mugabe raccolse il 93 per cento dei voti, ma i suoi due avversari, Abel
Muzorewa e Ndabaningi Sithole, avevano gi ritirato la loro candidatura prima delle elezioni,
accusando il governo di coercizione e frode.
Dopo il 2000, malgrado la corruzione dilagante, la presa dello Zanu-Pf si stava indebolendo.
Consegu solamente il 49 per cento del voto popolare e 63 seggi, tutti contestati dal Mdc, che ottenne
tutti i seggi della capitale, Harare. Nelle elezioni presidenziali del 2002, Mugabe la spunt per un
soffio, con il 56 per cento dei voti. Entrambe le elezioni furono vinte dallo Zanu-Pf soltanto grazie a
violenze e intimidazioni, unite ai brogli elettorali.
La risposta di Mugabe al disfacimento del suo controllo politico fu di intensificare sia la
repressione che il ricorso alle politiche governative per riguadagnare consensi. Scaten un assalto in
piena regola ai proprietari terrieri bianchi, e a partire dal 2000, incoraggi e aliment una lunga serie di
occupazioni ed espropriazioni della terra, spesso guidate da associazioni di veterani di guerra, gruppi
composti almeno in teoria da ex combattenti nel conflitto d'indipendenza. Alcune delle terre
espropriate furono date a questi gruppi, ma in gran parte andarono all'lite dello Zanu-Pf. L'insicurezza
dei diritti di propriet provocata da Mugabe e il suo partito determin un crollo dell'output agricolo e
della produttivit. Mentre l'economia sprofondava, l'unica soluzione rimasta era stampare moneta per
comprare consensi, il che condusse a una spaventosa iperinflazione. Dal gennaio 2009  legale usare
altre valute, come il rand sudafricano, e il dollaro zimbabwiano, ormai un pezzo di carta privo di
valore,  sparito dalla circolazione.
Ci che accadde nello Zimbabwe dopo il 1980 fu uno sviluppo comune nell'Africa
subsahariana post indipendenza. Lo Zimbabwe indipendente eredit un complesso di istituzioni
politiche ed economiche altamente estrattive, che per i primi quindici anni furono lasciate relativamente
invariate. Si tenevano elezioni, ma le istituzioni politiche erano tutto tranne che inclusive. In certa
misura le istituzioni economiche variarono: per esempio non ci fu pi alcuna esplicita discriminazione
contro i neri. Ma nel complesso le istituzioni rimasero estrattive, con l'unica differenza che, invece di
Ian Smith e dei bianchi, erano Robert Mugabe e lo Zanu-Pf a riempirsi le tasche. Con il passare del
tempo le istituzioni si fecero ancora pi estrattive e i redditi nello Zimbabwe precipitarono. Il
fallimento economico e politico dello Zimbabwe  l'ennesima manifestazione della legge ferrea
dell'oligarchia, in questo caso con il regime estrattivo e repressivo di Ian Smith rimpiazzato dal regime
estrattivo, corrotto e repressivo di Robert Mugabe. La vittoria fittizia di Mugabe alla lotteria nel 2000
fu dunque soltanto la punta dell'iceberg di una corruzione storicamente ben determinata.
Oggi le nazioni falliscono perch le loro istituzioni economiche estrattive non creano gli
incentivi di cui la popolazione ha bisogno per risparmiare, investire e innovare. Le istituzioni politiche
estrattive supportano tali istituzioni economiche cementando il potere di chi si avvantaggia
dell'estrazione. Le istituzioni politiche ed economiche estrattive, anche se i dettagli variano secondo le
circostanze, sono sempre alla base di questo fallimento. In molti casi, come vedremo per esempio in
Argentina, Colombia ed Egitto, questo fallimento assume la forma di un'insufficiente attivit
economica, perch i politici sono fin troppo contenti di prelevare risorse dalla societ, oppure soffocano
qualunque tipo di attivit economica indipendente minacci loro e l'lite economica. In alcuni casi
estremi, come lo Zimbabwe e la Sierra Leone, di cui ci occuperemo di nuovo nel prossimo paragrafo, le
istituzioni estrattive portano al completo fallimento dello stato, annientando la legalit e l'ordine, ma
anche gli incentivi economici pi basilari. Il risultato  il ristagno economico e - come la storia recente
di Angola, Camerun, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Liberia, Nepal, Sierra Leone,
Sudan e Zimbabwe dimostra - guerre civili, migrazioni di massa, carestie ed epidemie, che hanno reso
molti di questi paesi pi poveri oggi di quanto non lo fossero negli anni sessanta.
Un'altra crociata dei bambini?
Il 23 marzo 1991, un gruppo di uomini armati condotti da Foday Sankoh attravers il confine
tra la Liberia e la Sierra Leone, attaccando la citt di frontiera meridionale di Kailahun. Sankoh, ex
caporale dell'esercito della Sierra Leone, era stato imprigionato dopo aver preso parte nel 1971 a un
colpo di stato fallito contro il governo di Siaka Stevens. Dopo il rilascio si era infine trasferito in Libia,
dove era entrato in un campo d'addestramento per rivoluzionari africani gestito dal dittatore libico, il
colonnello Gheddafi. Vi aveva incontrato Charles Taylor, che tramava per rovesciare il governo
liberiano. Quando Taylor invase la Liberia alla vigilia di Natale del 1989, Sankoh era con lui; e fu con
un gruppo di uomini di Taylor, perlopi liberiani e burkinab (abitanti del Burkina Faso), che Sankoh
entr in Sierra Leone. Si autodefinirono Ruf, Fronte rivoluzionario unito, e annunciarono di essere l
per rovesciare il corrotto e tirannico governo dell'Apc.
Come abbiamo visto nel capitolo precedente, Siaka Stevens e il suo Partito del congresso di
tutta la popolazione, l'Apc, avevano preso il controllo delle istituzioni coloniali della Sierra Leone e
intensificandone il carattere estrattivo, al pari di Mugabe e lo Zanu-Pf nello Zimbabwe. Nel 1985,
quando Stevens, malato di cancro, design Joseph Momoh come suo sostituto, l'economia stava
crollando. Stevens, a quanto pare senza ironia, amava citare l'aforisma: "La vacca mangia nel punto in
cui viene incatenata". E l dove Stevens un tempo aveva mangiato, Momoh si ingozz. Le strade
caddero a pezzi e le scuole crollarono. La programmazione televisiva nazionale cess nel 1987, quando
il trasmettitore fu venduto dal ministro dell'Informazione, e nel 1989 cadde la torre radio che emetteva
i segnali oltre Freetown, ponendo fine alle trasmissioni al di fuori della capitale. Un'analisi pubblicata
nel 1995 su un quotidiano della capitale Freetown sembra piuttosto esatta:
Alla fine del suo governo, Momoh aveva smesso di pagare i funzionari pubblici, gli insegnanti e
perfino i paramount chiefs. Il governo centrale era collassato, e poi naturalmente avevamo incursioni
dalle frontiere, "ribelli" e tutte le armi automatiche che ci arrivavano dal confine con la Liberia. La
somma di Nprc, "ribelli" e "sobels" [soldati diventati ribelli] rappresenta il caos che ci si aspetta
quando un governo sparisce. Nessuno di loro  la causa dei nostri problemi, ma ne sono tutti il sintomo.
Con il crollo dello stato durante il dominio di Momoh, ancora una volta conseguenza del circolo
vizioso instaurato dalle istituzioni estremamente estrattive di Stevens, nulla imped al Ruf di
attraversare il confine nel 1991. Lo stato non ebbe la capacit di fermarlo. Stevens aveva gi reso
impotente l'esercito, temendo che potesse spodestarlo. Fu dunque semplice, per un gruppo
relativamente ristretto di uomini armati, seminare il caos nella maggior parte del paese. Avevano
persino un manifesto intitolato "Il cammino verso la democrazia", che iniziava con una citazione
dell'intellettuale di colore Frantz Fanon: "Ogni generazione deve, partendo da una relativa oscurit,
scoprire la propria missione, compierla o tradirla". La sezione "Per che cosa stiamo lottando?" inizia
cos:
Continuiamo a lottare perch siamo stanchi di essere vittime perpetue della povert
sponsorizzata dallo stato e del degrado umano che ci sono stati imposti da anni di governo autocratico e
militarismo. Tuttavia, limiteremo noi stessi e continueremo ad attendere pazientemente l'appuntamento
con la pace - in cui tutti noi saremo vincitori. Siamo impegnati per la pace, necessaria sotto ogni
aspetto, ma ci verso cui non abbiamo preso un impegno  diventare vittime della pace. Sappiamo che
la nostra causa  giusta e che Dio/Allah non ci abbandoner mai nella nostra lotta per ricostruire una
nuova Sierra Leone.
Sebbene Sankoh e gli altri leader del Ruf siano partiti da rivendicazioni politiche, che nelle
prime fasi possono aver incoraggiato le persone che soffrivano per le istituzioni estrattive dell'Apc a
unirsi al movimento, la situazione cambi rapidamente e sfugg loro di mano. La "missione" del Ruf
sprofond il paese nell'agonia, come emerge dalla testimonianza di un adolescente di Geoma, nel sud
della Sierra Leone:
Hanno radunato alcuni di noi (...). Hanno scelto alcuni dei nostri amici e due di loro li hanno
uccisi. I padri di queste persone erano i capi e avevano stivali da soldato e propriet nelle loro case.
Sono stati fucilati, per la sola ragione che erano stati accusati di dare ospitalit a dei soldati. Anche i
capi sono stati uccisi - in quanto parte del governo. Hanno scelto una persona perch diventasse il
nuovo capo. Dicevano ancora di essere venuti a liberarci dall'Apc. Dopo un certo punto non hanno pi
scelto le persone da uccidere, hanno solo sparato alla gente.
Nel primo anno di invasione, qualunque retroterra intellettuale potesse avere il Ruf svan
completamente. Sankoh giustizi chiunque criticasse quell'escalation di atrocit. Ben presto furono in
pochi a entrare volontariamente nel Ruf. L'organizzazione pass invece al reclutamento forzato, in
particolare di bambini, e in realt tutte le parti in causa lo fecero, compreso l'esercito. Se la guerra
civile in Sierra Leone era una crociata per costruire una societ migliore, alla fine divenne una crociata
di bambini. Il conflitto si intensific con massacri e gravissime violazioni dei diritti umani, tra cui
stupri di massa e l'amputazione di mani e orecchie. Quando il Ruf assumeva il controllo di una zona, la
sfruttava economicamente. Il fenomeno fu pi evidente nelle zone di estrazione dei diamanti, dove
l'organizzazione obblig coercitivamente le persone a estrarli, ma era diffuso anche altrove.
Il Ruf non fu il solo a commettere atrocit e massacri, e a ricorrere al lavoro forzato. Anche il
governo fece lo stesso. Il collasso della legalit e dell'ordine fu tale che per le persone era difficile dire
chi fosse un soldato e chi un ribelle. La disciplina militare svan completamente. Quando la guerra fin
nel 2001, erano morte probabilmente ottantamila persone, e l'intero paese era devastato, con strade,
case e palazzi interamente distrutti. Oggi, se visitate Koidu, un'importante zona di produzione di
diamanti nell'Est del paese, vedrete ancora file di case bruciate, segnate dalle cicatrici dei colpi di
fucile.
Giunti al 1991, lo stato in Sierra Leone era totalmente fallito. Pensate a ci che re Shyaam
inizi con i bushong: cre istituzioni estrattive per cementare il proprio potere e prelevare per s la
produzione che il resto della societ avrebbe realizzato. Ma perfino istituzioni estrattive con un'autorit
centrale concentrata nelle sue mani furono un passo avanti, rispetto alla situazione del tutto priva di
legge e ordine, autorit centrale o diritti di propriet che caratterizzava la societ dei lele sull'altra
sponda del fiume Kasai. Questa mancanza di ordine e autorit centrale  stata il destino di molte
nazioni africane negli ultimi decenni, in parte perch in vaste zone dell'Africa subsahariana il processo
di centralizzazione politica  stato storicamente ritardato, ma anche perch il circolo vizioso delle
istituzioni estrattive ha rovesciato i processi di centralizzazione statale in atto, spianando la strada al
fallimento dello stato.
La Sierra Leone, durante la sua decennale, sanguinosa guerra civile, dal 1991 al 2001,  stato un
tipico caso di stato fallito. Aveva cominciato come l'ennesimo paese rovinato da istituzioni estrattive,
anche se di un tipo particolarmente pericoloso e inefficiente. I paesi diventano stati falliti non a causa
delle loro geografia o cultura, ma per il lascito di istituzioni estrattive, che concentrano il potere e la
ricchezza nelle mani di chi domina lo stato, aprendo la strada al malcontento, al conflitto e alla guerra
civile. Le istituzioni estrattive, inoltre, contribuiscono direttamente al graduale fallimento dello stato,
che trascura di investire nei servizi pi basilari, come accadde nella Sierra Leone.
Le istituzioni estrattive che espropriano e impoveriscono la popolazione e bloccano lo sviluppo
economico sono piuttosto comuni in Africa, Asia e Sudamerica. Charles Taylor concorse a scatenare la
guerra civile in Sierra Leone mentre al tempo stesso avviava un selvaggio conflitto in Liberia, che
condusse al fallimento anche di quello stato. Il paradigma secondo cui le istituzioni estrattive crollano
dando origine alla guerra civile e al fallimento dello stato si  riproposto anche altrove in Africa: per
esempio in Angola, Costa d'Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, Repubblica del
Congo, Somalia, Sudan e Uganda. L'estrazione porta al conflitto diffuso, non diversamente da ci che
le istituzioni altamente estrattive delle citt-stato maya generarono quasi mille anni fa. Il conflitto
accelera il fallimento dello stato. Dunque, un altro motivo per cui oggi le nazioni falliscono  che i loro
stati falliscono. Ci, a sua volta,  una conseguenza di decenni di dominio di istituzioni politiche ed
economiche estrattive.
Chi  lo stato?
I casi di Zimbabwe, Somalia e Sierra Leone, seppure tipici delle nazioni povere africane e forse
anche di alcune dell'Asia, sembrano piuttosto estremi. Di sicuro i paesi dell'America Latina non hanno
uno stato fallito, giusto? E di sicuro i loro presidenti non sono cos sfacciati da vincere la lotteria, no?
In Colombia, la cordigliera delle Ande si fonde gradualmente a nord con un'ampia pianura
costiera, che tocca il Mar dei Caraibi. I colombiani la chiamano tierra caliente, il paese caldo, per
distinguerlo dal mondo andino della tierra fria, il paese freddo. Negli ultimi cinquant'anni, la
Colombia  stata considerata dalla maggior parte dei politologi e dei governi una democrazia. Gli Stati
Uniti sono felici di negoziare un potenziale accordo di libero scambio con il paese, e vi riversano ogni
tipo di aiuti, in particolare militari. Dopo un breve governo militare, che si concluse nel 1958, le
elezioni si sono tenute regolarmente, anche se fino al 1974 un patto sanc l'alternanza del potere
politico e della presidenza fra i due tradizionali partiti politici, i Conservatori e i Liberali. Ma anche
questo patto, il Fronte nazionale, fu ratificato dal popolo colombiano attraverso un plebiscito, e tutto
ci sembra sufficientemente democratico.
Eppure, nonostante una lunga storia di elezioni democratiche, la Colombia non ha istituzioni
inclusive. Al contrario, la sua storia  stata segnata da violazioni delle libert dei cittadini, violenze
contro i civili, esecuzioni illegali e guerre civili: non esattamente il tipo di risultati che ci aspettiamo da
una democrazia. La guerra civile in Colombia  diversa da quella in Sierra Leone, dove lo stato e la
societ crollarono e regn il caos. Ma  comunque una guerra civile, una guerra che ha causato molte
pi vittime. Lo stesso governo militare degli anni cinquanta fu una parziale risposta a una guerra civile
nota in spagnolo semplicemente come "La violencia". Da allora una pletora di gruppi insorgenti,
perlopi comunisti rivoluzionari, hanno infestato le campagne, compiendo sequestri e omicidi. Nella
Colombia rurale, per evitare queste due spiacevoli eventualit, bisognava pagare la vacuna, la
vaccinazione, nel senso che ci si doveva vaccinare contro l'eventualit di essere assassinati o
sequestrati, pagando ogni mese questo o quel gruppo di malviventi armati.
Non tutti i gruppi armati colombiani sono comunisti. Nel 1981 alcuni membri del principale
gruppo guerrigliero comunista, le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (Farc), rapirono un
produttore caseario, Jesus Castao, che viveva nella tierra caliente in una cittadina chiamata Amalfi, a
nordest del dipartimento di Antioquia. Le Farc pretesero un riscatto di 7500 dollari, una piccola fortuna
nella Colombia rurale. La famiglia raccolse la somma ipotecando l'azienda agricola, ma il padre venne
comunque ritrovato cadavere, incatenato a un albero. Fu davvero troppo per tre dei figli di Castao,
Carlos, Fidel e Vicente, che fondarono un gruppo paramilitare, Los Tangueros, per dare la caccia ai
membri delle Farc e vendicare l'accaduto. I tre fratelli avevano capacit logistiche, e presto il loro
gruppo crebbe, iniziando a individuare un interesse in comune con altri gruppi paramilitari affini,
formatisi con analoghe motivazioni. In molte zone i colombiani soffrivano la presenza di guerriglieri di
sinistra, e gruppi paramilitari di destra si erano formati per contrastarli. Ai paramilitari si appoggiavano
i proprietari terrieri per difendersi dalla guerriglia, ma erano anche coinvolti nel traffico di droga, nelle
estorsioni e nel rapimento e assassinio di cittadini.
Nel 1997 i paramilitari, sotto la leadership dei fratelli Castao, erano riusciti a formare
un'organizzazione nazionale chiamata Autodefensas Unidas de Colombia (Auc). Le Auc si espansero
in ampie zone del paese, particolarmente nella tierra caliente, nei dipartimenti di Crdoba, Sucre,
Magdalena e Csar. Nel 2001 potevano disporre di circa trentamila uomini armati, ed erano organizzate
in diversi schieramenti. A Crdoba, i paramilitari del Bloque Catatumbo erano guidati da Salvatore
Mancuso, e mentre il suo potere continuava a crescere, le Auc presero la decisione strategica di entrare
in politica. I paramilitari e i politici si corteggiarono a vicenda. Molti leader delle Auc organizzarono
un incontro con politici di spicco nella citt di Santa F de Ralito, nel dipartimento di Crdoba. Fu
emesso un documento congiunto, un patto che invocava la "rifondazione del paese", firmato da
membri di primo piano delle Auc, come Jorge 40 (soprannome di Rodrigo Tovar Pupo), Adolfo Paz
(nome di battaglia di Diego Fernando Murillo, detto Don Berna) e Diego Vecino (vero nome: Edwar
Cobo Tllez), insieme ad alcuni politici, fra cui i senatori William Montes e Miguel de la Espriella. A
questo punto le Auc governavano ampie zone della Colombia, e per loro fu facile determinare gli eletti
al Congresso e al Senato nelle elezioni del 2002. Per esempio, nel municipio di San Onofre, nel
dipartimento di Sucre, le elezioni furono organizzate dal leader paramilitare Cadena (Catena). Un
testimone oculare descrisse cos quello che accadde:
I camion mandati da Cadena fecero il giro dei quartieri, dei distretti dipartimentali e delle zone
rurali di San Onofre, prelevando le persone. Secondo alcuni abitanti (...) in vista delle elezioni del
2002 centinaia di contadini furono portati al distretto di Plan Parejo perch potessero vedere in faccia i
candidati per cui dovevano votare alle elezioni parlamentari: Jairo Merlano per il Senato e Muriel
Benito Rebollo per il Congresso.
Cadena infil in un sacchetto i nominativi dei membri della giunta municipale, ne estrasse due e
disse che avrebbe ucciso loro e altre persone scelte a caso, se Muriel non avesse vinto.
Cartina 20. Presenza paramilitare in Colombia, 1997-2005.
Pare che la minaccia abbia funzionato: ciascuno dei candidati ottenne quarantamila voti
nell'intera zona di Sucre. Non sorprende che il sindaco di San Onofre abbia firmato il patto di Santa F
de Ralito. Probabilmente un terzo dei deputati e dei senatori dovettero la propria elezione nel 2002 al
supporto paramilitare, e la cartina 20, che delinea le aree della Colombia sotto il controllo paramilitare,
mostra quanto fosse diffuso il loro potere. Lo stesso Salvatore Mancuso, in un'intervista, spieg in tal
modo la questione:
Il 35 per cento del Congresso  stato eletto in zone dove esistevano dei gruppi di autodifesa; in
quegli stati eravamo noi a riscuotere le tasse, amministravamo la giustizia e avevamo il controllo
militare e territoriale sulla regione, e tutte le persone che volevano entrare in politica dovevano venire a
trattare con i nostri rappresentanti politici sul posto.
Non  difficile immaginare l'effetto sulle istituzioni economiche e sulle scelte pubbliche di un
simile potere politico e sociale dei paramilitari. L'espansione delle Auc non fu certo pacifica. Il gruppo
non ha solo combattuto le Farc, ma ha ucciso numerosi civili innocenti e terrorizzato centinaia di
migliaia di persone, costringendole a lasciare le loro case. Secondo il Centro di monitoraggio per le
persone sfollate (Idmc) del Consiglio norvegese per i rifugiati, all'inizio del 2010 circa il 10 per cento
della popolazione colombiana, quasi quattro milioni e mezzo di persone, era emigrato all'interno del
paese. I paramilitari, come ricorda Mancuso, hanno inoltre sottratto al governo tutte le sue funzioni, se
si eccettua il fatto che invece di riscuotere tasse estorcono denaro destinandolo alle proprie tasche. Un
patto straordinario tra il leader paramilitare Martn Llanos (vero nome: Hctor Germn Buitrago) e i
sindaci delle municipalit di Tauramena, Aguazul, Man, Villanueva, Monterrey e Sabanalarga, nel
dipartimento orientale di Casanare, elenca alcune regole che i sindaci sono tenuti a rispettare per ordine
dei "Contadini paramilitari di Casanare", tra cui:
9) Affidare il 50 per cento del bilancio della municipalit perch sia gestito dai Contadini
paramilitari di Casanare.
10) Il 10 per cento di ogni singolo contratto della municipalit [andr consegnato ai Contadini
paramilitari di Casanare].
11) Partecipazione obbligatoria a tutte le riunioni convocate dai Contadini paramilitari di
Casanare.
12) Coinvolgimento dei Contadini paramilitari di Casanare in ogni progetto infrastrutturale.
13) Affiliazione al nuovo partito politico formato dai Contadini paramilitari di Casanare.
14) Realizzazione del suo programma di governo.
Casanare non  un dipartimento povero. Al contrario, ha un livello di reddito pro capite pi alto
di qualsiasi dipartimento colombiano, grazie ai notevoli giacimenti di petrolio, esattamente il tipo di
risorse che attira i paramilitari. In effetti, una volta conquistato il potere, i paramilitari intensificarono la
loro espropriazione sistematica delle propriet. Lo stesso Mancuso, a quanto pare, accumul
possedimenti urbani e rurali dal valore di 25 milioni di dollari. Le stime sulla terra espropriata in
Colombia dai paramilitari parlano addirittura del 10 per cento di tutti i terreni rurali.
La Colombia non  un caso di stato fallito sull'orlo del collasso. Ma  uno stato privo di
sufficiente centralizzazione, che esercita un'autorit tutt'altro che completa sul proprio territorio.
Anche se nelle grandi aree urbane come Bogot e Barranquilla  in grado di offrire sicurezza e servizi,
ci sono parti significative del paese in cui lo stato fornisce ben pochi servizi, e non garantisce quasi per
niente legalit e ordine. Sono invece altri gruppi e individui, come Mancuso, a esercitare il controllo
sulla politica e sulle risorse. In alcune parti del paese, le istituzioni economiche funzionano piuttosto
bene, e il livello di capitale umano e competenze imprenditoriali  elevato; in altre, le istituzioni sono
altamente estrattive, e addirittura non riescono ad assicurare la bench minima autorit statale.
Potrebbe essere arduo comprendere come una tale situazione possa reggere per decenni, e
perfino secoli. Ma in realt c' una logica, ed  tipica del circolo vizioso. La violenza e l'assenza di
istituzioni statali centralizzate entrano in un rapporto simbiotico con i politici che gestiscono gli ambiti
funzionali della societ, un rapporto che emerge perch i politici nazionali sfruttano l'anarchia nelle
aree periferiche del paese, mentre i gruppi paramilitari sono lasciati indisturbati dal governo nazionale.
Questo schema  diventato particolarmente evidente negli anni duemila. Nel 2002 le elezioni
presidenziali furono vinte da lvaro Uribe. Uribe aveva qualcosa in comune con i fratelli Castao: suo
padre era stato ucciso dalle Farc. Lanci una campagna aggressiva, sconfessando i tentativi della
precedente amministrazione di raggiungere la pace con i guerriglieri. Nelle aree con presenza di
paramilitari le sue percentuali di voti erano state del 3 per cento pi alte rispetto a quelle in cui erano
assenti. Nel 2006, quando fu rieletto, in quelle stesse aree la sua percentuale di voti fu dell'11 per cento
pi alta. Se Mancuso e i suoi accoliti potevano determinare i risultati elettorali per il Congresso e il
Senato, potevano farlo anche alle elezioni presidenziali, in particolare per un presidente fortemente
allineato con la loro visione del mondo e probabilmente destinato a essere indulgente con loro. Jairo
Angarita, vice di Salvatore Mancuso ed ex leader delle milizie delle Auc di Sin e San Jorge, nel
settembre 2005 si dichiar fiero di operare per la "rielezione del miglior presidente che abbiamo mai
avuto".
Una volta eletti, i senatori e i congressisti paramilitari votarono secondo i desideri di Uribe, in
particolare per modificare la Costituzione in modo da consentirgli la rielezione nel 2006, cosa che
all'epoca della sua prima vittoria, nel 2002, era proibita. In cambio, il presidente Uribe concesse una
legge assai indulgente, che permise ai paramilitari di smobilitare. Una smobilitazione che non signific
la fine del paramilitarismo, ma semplicemente la sua istituzionalizzazione in ampie zone del paese e
presso lo stato colombiano, di cui i paramilitari detenevano il potere, ricevendo poi l'autorizzazione a
mantenerlo.
Con il passare del tempo, in Colombia, molti elementi delle istituzioni politiche ed economiche
sono diventati pi inclusivi. Ma alcune caratteristiche estrattive di grande importanza rimangono.
L'illegalit e l'insicurezza dei diritti di propriet sono endemici in molte regioni, il che dipende
dall'incapacit dello stato nazionale di controllare tali zone, e dalla mancanza di centralizzazione
statale, che in Colombia assume una forma particolare. Ma questo stato di cose non era inevitabile.  la
conseguenza di dinamiche che rispecchiano il circolo vizioso: le istituzioni politiche colombiane non
creano incentivi perch i politici forniscano servizi, legalit e ordine in tutto il paese, e non pongono
limiti al loro potere sufficienti a impedire loro di stipulare accordi aperti o latenti con paramilitari e
delinquenti.
Il corralito
Alla fine del 2001, l'Argentina era stretta nella morsa di una crisi economica. Per tre anni il
reddito era calato, la disoccupazione era aumentata e il paese aveva accumulato un enorme debito
internazionale. Le politiche che avevano condotto a questa situazione erano state adottate dopo il 1989
dal governo di Carlos Menem, allo scopo di arrestare l'iperinflazione e stabilizzare l'economia. Per un
certo periodo avevano avuto successo.
Nel 1991 Menem aveva ancorato il peso, la valuta argentina, al valore del dollaro statunitense.
Un peso equivaleva per legge a un dollaro. Non ci sarebbe stata alcuna variazione nel tasso di cambio.
Punto e basta. O quasi. Per convincere tutti che intendeva davvero rispettare questa legge, il governo
persuase le persone ad aprire conti correnti in dollari statunitensi. I dollari potevano essere usati nei
negozi della capitale Buenos Aires e prelevati dagli sportelli bancomat dell'intera citt. Questa politica
probabilmente contribu a stabilizzare l'economia, ma aveva un grande difetto: rendeva le esportazioni
argentine molto costose e le importazioni dall'estero molto economiche. Le esportazioni calarono fino
a esaurirsi; le importazioni arrivavano a getto continuo. L'unico modo per pagarle era indebitarsi. Una
situazione insostenibile. Sempre pi persone avevano iniziato a preoccuparsi per la sostenibilit del
peso, e mano a mano avevano riversato parte della propria ricchezza in conti bancari in dollari.
Dopotutto, se il governo avesse revocato la legge e svalutato il peso, sarebbero stati al sicuro con i loro
conti in dollari, no? Avevano ragione a preoccuparsi per il peso. Ma erano troppo ottimisti riguardo ai
loro dollari.
Il 1 dicembre 2001 il governo congel tutti i conti bancari, inizialmente per una durata di
novanta giorni. Fu autorizzato solo un prelievo settimanale di una piccola quantit di contanti.
Inizialmente 250 pesos, che valevano ancora 250 dollari; poi 300 pesos. Ma le persone erano
autorizzate a prelevare denaro solo da depositi in pesos. Nessuno poteva ritirare i propri dollari, a meno
che non accettasse di convertirli in pesos. Nessuno voleva farlo. Gli argentini chiamarono questa
situazione el corralito (il piccolo recinto): i correntisti restarono rinchiusi in un recinto come vacche,
senza nessun posto dove andare. A gennaio si arriv finalmente alla svalutazione: invece di un peso per
un dollaro, si scambiavano quattro pesos per un dollaro. Avrebbe dovuto essere una rivincita, per le
persone che avevano pensato di convertire i propri risparmi in dollari. Ma non lo fu, perch in seguito il
governo impose di convertire tutti i conti bancari in dollari in pesos, ma al vecchio tasso di cambio di
uno a uno. Chi aveva 1000 dollari sul suo conto si trov di punto in bianco ad averne solo 250. Il
governo aveva espropriato tre quarti dei risparmi della popolazione.
Per gli economisti, l'Argentina  un paese che suscita perplessit. Per spiegare quanto fosse
difficile capire questa nazione,  noto che una volta l'economista e premio Nobel Simon Kuznets
osserv come ci fossero quattro tipi di paesi: sviluppati, sottosviluppati, Giappone e Argentina. Kuznets
lo pensava perch, all'epoca della Prima guerra mondiale, l'Argentina era uno dei paesi pi ricchi del
mondo. Inizi poi un costante declino, almeno rispetto agli altri paesi sviluppati in Europa occidentale
e in Nordamerica, che si trasform, negli anni settanta e ottanta, in un declino assoluto. A prima vista la
performance economica dell'Argentina  sconcertante, ma le ragioni del suo crollo diventano pi chiare
se esaminate nell'ottica delle istituzioni inclusive ed estrattive.
 vero che, prima del 1914, l'Argentina speriment circa cinquant'anni di sviluppo economico,
ma fu un classico caso di crescita con istituzioni estrattive. L'Argentina all'epoca era governata da una
ristretta lite, che investiva fortemente sulle esportazioni agricole. L'economia crebbe grazie alla
vendita all'estero di carne di manzo, pelli e granaglie, nel bel mezzo di un boom dei prezzi mondiali di
questi prodotti di uso comune. Come tutte le esperienze analoghe di crescita in presenza di istituzioni
estrattive, ci non implic alcuna distruzione creatrice n alcuna innovazione. Inoltre, era insostenibile.
Intorno al periodo della Prima guerra mondiale, la crescente instabilit politica e le rivolte armate
indussero le lite argentine a cercare di ampliare il sistema politico, ma ci port alla mobilitazione di
forze che sfuggirono al loro controllo, e nel 1930 avvenne il primo colpo di stato militare. Da allora
fino al 1983, l'Argentina oscill continuamente tra dittatura e democrazia e tra varie forme di
istituzioni estrattive. Sotto la giunta militare, ci fu una repressione di massa, che negli anni settanta
raggiunse il culmine con almeno novemila persone - e probabilmente molte di pi - giustiziate
illegalmente. Centinaia di migliaia di individui furono imprigionati e torturati.
Durante i periodi di governo civile si tennero elezioni; all'apparenza si era in democrazia. Ma il
sistema politico era tutt'altro che inclusivo. Dall'ascesa di Pern negli anni quaranta, l'Argentina
democratica  stata dominata dall'organizzazione politica da lui creata, il Partito giustizialista, in
genere chiamato semplicemente peronista. I peronisti vincevano le elezioni grazie a un'enorme
macchina politica, che riscuoteva successo comprando voti, con il clientelismo e la corruzione, anche
scambiando appalti e posti pubblici con il consenso politico. In un certo senso era una democrazia, ma
non pluralista. Il potere era fortemente concentrato nelle mani del Partito peronista, che incontr pochi
vincoli alla propria azione, perlomeno nei periodi in cui l'esercito si astenne dal rimuoverlo dal potere.
Come abbiamo visto in precedenza, se la Corte suprema metteva in discussione una misura, tanto
peggio per la Corte suprema.
Negli anni quaranta, Pern aveva coltivato le organizzazioni dei lavoratori come base politica.
Dopo che movimenti e sindacati vennero indeboliti dalla repressione militare negli anni settanta e
ottanta, il suo partito si limit ad acquistare voti altrove. Le politiche e le istituzioni economiche erano
studiate per creare redditi ai sostenitori peronisti, non per creare pari opportunit per tutti. Quando negli
anni novanta il presidente Menem si trov di fronte alla norma che ne avrebbe impedito la rielezione, la
soluzione fu la stessa: pot semplicemente riformare la Costituzione e disfarsi del vincolo di mandato.
Come il corralito dimostra, anche se l'Argentina ha elezioni e governi eletti dal popolo, il governo 
perfettamente in grado di scavalcare i diritti di propriet ed espropriare impunemente i propri cittadini.
Ci sono pochi meccanismi di controllo sui presidenti argentini e sull'lite politica, e di sicuro non c'
pluralismo.
Ci che sbalordiva Kuznets, e senza dubbio sconcerta molti altri visitatori,  che Buenos Aires
sembra una citt cos diversa da Lima, Citt del Guatemala o perfino Citt del Messico. Non si vedono
indigeni e non si vedono discendenti degli schiavi. Perlopi si ammira la gloriosa architettura degli
edifici costruiti durante la Belle poque, gli anni della crescita con istituzioni estrattive. Ma a Buenos
Aires si vede solo una parte dell'Argentina. Menem, per esempio, non veniva dalla capitale. Era nato
ad Anillaco, nella provincia di La Rioja, su montagne del nordovest molto distanti da Buenos Aires, ed
era stato per tre mandati governatore della provincia. All'epoca della conquista spagnola delle
Americhe, quest'area dell'Argentina era una parte esterna dell'Impero inca, con una densa popolazione
di indigeni (vedi la cartina 1 nel primo capitolo). In questa zona gli spagnoli istituirono encomiendas e
si svilupp un'economia altamente estrattiva, incentrata sulla coltivazione di generi alimentari e
sull'allevamento di muli destinati ai minatori di Potos nel Nord. In realt, La Rioja assomigliava molto
pi alla regione di Potos in Peru e alla Bolivia, che a Buenos Aires. Nel XIX secolo, La Rioja diede i
natali al famoso capo militare Facundo Quiroga, che domin spietatamente sulla regione e marci con
il proprio esercito su Buenos Aires. La storia dello sviluppo delle istituzioni politiche argentine  la
storia di come le province dell'interno, come La Rioja, scesero a patti con Buenos Aires. Si trattava di
accordi di tregua: i capi militari di La Rioja accettavano di lasciare in pace Buenos Aires affinch
potesse realizzare i suoi profitti. In cambio, l'lite di Buenos Aires rinunciava a riformare le istituzioni
dell'"interno". Insomma, a un primo sguardo l'Argentina sembra un mondo a parte rispetto al Per o
alla Bolivia, ma in realt non  cos diversa, quando ci si allontana dagli eleganti viali di Buenos Aires.
Il fatto che le istanze e le politiche dell'entroterra siano state integrate nelle istituzioni argentine  la
ragione per cui il paese ha seguito un percorso istituzionale molto simile a quello di altri paesi estrattivi
dell'America Latina.
Che le elezioni non abbiano portato con s istituzioni politiche o economiche inclusive  tipico
di molti casi, in America Latina. In Colombia, i paramilitari possono controllare un terzo delle elezioni
nazionali. Oggi in Venezuela, come in Argentina, il governo democraticamente eletto di Hugo Chvez
attacca i suoi avversari, li licenzia dal settore pubblico, chiude i quotidiani di cui non apprezza gli
editoriali ed espropria beni. In tutto ci che fa, Chvez  molto pi potente e soggetto a molti meno
vincoli, rispetto a Sir Robert Walpole, che, nella Gran Bretagna degli anni venti del Settecento, non
riusc a far condannare John Huntridge sulla base del Black Act. Huntridge se la sarebbe cavata molto
peggio, nel Venezuela o nell'Argentina dei giorni nostri.
Mentre le democrazie che stanno emergendo in America Latina sono, in linea di principio,
fermamente contrarie al governo di un'lite, e sia nella retorica che nella pratica cerchino di
redistribuire diritti e opportunit sottraendoli quantomeno a un segmento della classe dominante, sotto
due aspetti le loro radici affondano in regimi estrattivi. Primo, le iniquit che per secoli hanno prodotto
i regimi estrattivi fanno s che gli elettori delle nuove democrazie votino a favore di politici che
perseguono politiche estreme. Non  che gli argentini siano cos ingenui da pensare che Juan Domingo
Pern o i pi recenti politici peronisti, come Menem o i coniugi Kirchner, siano altruisti e perseguano
l'interesse generale, o che i venezuelani vedano la propria salvezza in Chvez. Piuttosto, molti
argentini e venezuelani si rendono conto che tutti gli altri politici e partiti hanno fallito nel dare loro
voce, nel fornire i servizi pi basilari, come le strade e l'educazione, e nel proteggerli dallo
sfruttamento delle lite locali. Cos, oggi molti venezuelani sostengono le politiche adottate da Chvez
anche se sono accompagnate da corruzione e sprechi, esattamente come numerosi argentini
supportarono le politiche di Pern negli anni quaranta e settanta. Secondo, anche in questo caso sono le
istituzioni estrattive esistenti sottotraccia a rendere la politica cos allettante e cos sbilanciata a favore
di uomini forti come Pern e Chvez, invece di creare un sistema partitico efficace in grado di produrre
alternative socialmente desiderabili. Pern, Chvez e decine di altri uomini forti latinoamericani sono
solo un'altra manifestazione della legge ferrea dell'oligarchia e, come la sua denominazione
suggerisce, le radici di questa legge affondano nei regimi controllati alla base dalle lite.
Il nuovo assolutismo
Nel novembre 2009, il governo della Corea del Nord attu quella che gli economisti chiamano
una riforma valutaria. La ragione di simili iniziative  spesso costituita da gravi sbalzi dell'inflazione.
In Francia, nel gennaio 1960, una riforma valutaria introdusse un nuovo franco, pari a cento dei franchi
gi esistenti. I vecchi franchi rimasero in circolazione, e addirittura le persone indicavano i prezzi in
base al vecchio valore, mentre il passaggio alla nuova moneta avveniva gradualmente. Alla fine, i
vecchi franchi cessarono di essere valuta corrente nel gennaio 2002, quando la Francia introdusse
l'euro. A prima vista, la riforma nordcoreana sembr simile: come i francesi nel 1960, il governo
nordcoreano decise di togliere due zeri alla moneta. Il valore di un nuovo won (la valuta della Corea
del Nord) sarebbe stato di cento vecchi won. Le persone potevano presentarsi per cambiare i vecchi in
nuovi won, anche se ci doveva essere fatto nel giro di una settimana, invece che in quarantadue anni,
come nel caso francese. Poi si scopr il trucco: il governo annunci che nessuno poteva cambiare pi di
100000 won, anche se in seguito il margine fu alzato a 500000. 100000 won valevano all'incirca 40
dollari, al tasso di cambio del mercato nero. In un sol colpo, il governo aveva spazzato via un'enorme
parte della ricchezza privata dei cittadini nordcoreani; non sappiamo con esattezza quanto, ma
probabilmente pi di quella sottratta dal governo argentino nel 2002.
Il governo della Corea del Nord  una dittatura comunista contraria alla propriet privata e ai
mercati. Ma  difficile controllare i mercati neri, e i mercati neri effettuano transazioni in contanti.
Ovviamente, tra queste c' una gran quantit di scambi in valuta estera, in particolare cinese, ma molte
transazioni sono in won. La riforma valutaria fu studiata per punire le persone che si avvalevano di
questi mercati e, pi specificamente, per assicurarsi che non diventassero troppo ricche o abbastanza
potenti da minacciare il regime. Mantenerle povere era la soluzione pi sicura. Ma i mercati neri non
esauriscono l'intera questione. Gli abitanti della Corea del Nord tengono i propri risparmi in won anche
perch ci sono pochissime banche in Corea, e tutte di propriet statale. In pratica, il governo si avvalse
della riforma valutaria per espropriare gran parte dei risparmi della popolazione.
Anche se il governo afferma di considerare nefasti i mercati, l'lite nordcoreana apprezza
abbastanza ci che i mercati sono in grado di produrre per lei. Il leader, Kim Jong-il, aveva un "palazzo
del piacere" di sette piani attrezzato con un bar, un apparecchio per il karaoke e una minisala
cinematografica. Il piano terra aveva una piscina enorme con un generatore di onde, dove Kim amava
usare una tavola da surf azionata da un piccolo motore. Quando nel 2006 gli Stati Uniti imposero
sanzioni alla Corea del Nord, sapevano quale fosse il tendine d'Achille del regime. Proibirono
l'esportazione nel paese di pi di sessanta articoli di lusso, compresi yacht, aquascooter, macchine da
corsa, motociclette, lettori dvd e televisori pi grandi di ventinove pollici. Non ci sarebbero stati pi
foulard di seta, penne stilografiche firmate, pellicce o valigie in pelle. Erano esattamente gli articoli
collezionati da Kim e dall'lite del Partito comunista. Uno studioso, basandosi sui dati di vendita
dell'azienda francese Hennessy, stim che prima delle sanzioni il budget annuale di Kim per l'acquisto
di cognac raggiungesse la somma di 800000 dollari all'anno.
 impossibile comprendere molte delle regioni pi povere del mondo alla fine del Novecento
senza capire il nuovo assolutismo del Novecento: il comunismo. La visione di Marx era un sistema che
avrebbe generato prosperit in presenza di condizioni pi umane e senza disuguaglianze. Lenin e il suo
Partito comunista si ispirarono a Marx, ma la pratica non avrebbe potuto essere pi diversa dalla teoria.
La rivoluzione bolscevica del 1917 fu un fatto sanguinoso e non ebbe niente di umano. Neppure
l'uguaglianza fu garantita, poich la prima cosa che fecero Lenin e la sua cerchia fu istituire una nuova
lite, cio loro stessi, al vertice dei bolscevichi. Nel frattempo, epurarono e assassinarono non solo i
non comunisti, ma anche i comunisti che potevano minacciare il loro potere. Ma le vere tragedie si
sarebbero verificate pi avanti: prima con la guerra civile e poi con la collettivizzazione di Stalin e le
sue epurazioni, oltremodo frequenti, che potrebbero aver ucciso addirittura quaranta milioni di persone.
Il comunismo russo fu brutale, repressivo e sanguinoso, ma non unico nel suo genere. Le conseguenze
economiche e la sofferenza umana che ne derivarono si manifestarono anche altrove: per esempio negli
anni settanta in Cambogia, sotto i Khmer rossi, in Cina e in Corea del Nord. In tutti i casi, il
comunismo ha dato vita a dittature pericolose e ad ampie violazioni dei diritti umani. E al di l della
sofferenza e dei massacri, i regimi comunisti diedero origine a vari tipi di istituzioni estrattive. Le
istituzioni economiche, con o senza mercati, furono studiate per estrarre risorse dalle persone e,
disdegnando del tutto i diritti di propriet, spesso crearono povert, invece di prosperit. Nel caso
sovietico, come abbiamo visto nel quinto capitolo, inizialmente il sistema comunista gener una rapida
crescita, ma in seguito vacill e condusse alla stagnazione. Le conseguenze furono molto pi devastanti
nella Cina di Mao, nella Cambogia dei Khmer rossi e nella Corea del Nord, dove le istituzioni
economiche comuniste portarono al collasso economico e alla carestia.
Le istituzioni economiche comuniste furono a loro volta supportate da istituzioni politiche
estrattive, che concentravano tutto il potere nelle mani dei partiti comunisti senza porre limiti
all'esercizio di questo potere. Anche se furono istituzioni estrattive diverse nelle forme, ebbero sugli
standard di vita delle persone effetti analoghi alle istituzioni estrattive dello Zimbabwe e della Sierra
Leone.
Il dittatore del cotone
Il cotone rappresenta circa il 45 per cento delle esportazioni dell'Uzbekistan, il che lo rende la
coltura pi importante da quando, nel 1991, il paese ottenne l'indipendenza dopo lo smembramento
dell'Unione Sovietica. Negli anni del comunismo sovietico tutti i terreni agricoli in Uzbekistan erano
sotto il controllo di 2048 fattorie di propriet dello stato. Dopo la loro soppressione, nel 1991, la terra
fu distribuita. Ma ci non significava che gli agricoltori potessero agire liberamente. Il cotone aveva
troppo valore per il primo, e fino a quel momento unico, presidente del nuovo stato uzbeko, Ismail
Karimov. Vennero invece introdotte alcune regolamentazioni, che fissavano che cosa potevano piantare
i contadini e a quale prezzo esatto potevano venderlo. Il cotone era un'esportazione di grande valore e
gli agricoltori venivano pagati una piccola frazione del suo prezzo medio mondiale, mentre il governo
si prendeva il resto. Nessuno avrebbe coltivato cotone a queste condizioni, dunque il governo costrinse
gli agricoltori. Oggi ogni agricoltore deve destinare il 35 per cento delle sue terre al cotone, e ci causa
molti problemi, tra cui una serie di difficolt legate ai macchinari. All'epoca dell'indipendenza, il 40
per cento circa del prodotto veniva raccolto da mietitrebbiatrici. Dopo il 1991, dati gli incentivi creati
dal regime del presidente Karimov per gli agricoltori, questi non furono pi disposti a comprarle o a
farvi manutenzione - e ci non desta sorpresa. Riconoscendo il problema, Karimov escogit una
soluzione, anzi un'alternativa pi economica delle mietitrebbiatrici: i bambini in et scolare.
Le capsule di cotone iniziano a maturare e sono pronte per la raccolta all'inizio di settembre,
pi o meno nel periodo in cui i bambini rientrano a scuola. Karimov emise una serie di ordinanze ai
governatori locali, perch imponessero alle scuole di fornire determinate quantit di cotone. All'inizio
di settembre le scuole si svuotano di 2,7 milioni di bambini (dati del 2006). I docenti, invece di
insegnare, diventano reclutatori di piccoli lavoratori. Gulnaz, madre di due di questi bambini, ha
spiegato ci che accade:
All'inizio di ogni anno scolastico, pi o meno all'inizio di settembre, le lezioni a scuola
vengono sospese, e invece di frequentare le lezioni i bambini vengono mandati a raccogliere il cotone.
Nessuno chiede il consenso dei genitori. Non fanno vacanza nel fine settimana [durante la stagione del
raccolto]. Se un bambino, per qualunque motivo, viene lasciato a casa, il suo insegnante o il suo
capoclasse va a prenderlo e denuncia i genitori. Assegnano un programma a ogni bambino, da 20 a 60
chili al giorno a seconda dell'et. Se un bambino non realizza questo piano il mattino dopo viene
biasimato aspramente davanti all'intera classe.
Il raccolto dura due mesi. I bambini delle zone rurali abbastanza fortunati da venire assegnati a
un'azienda agricola vicina a casa possono andare al lavoro a piedi oppure in autobus. I bambini che
vivono pi lontano o in aree urbane devono dormire nei capannoni o nei magazzini insieme ai
macchinari e agli animali. Non esistono gabinetti n cucine. I bambini devono portarsi il cibo per il
pranzo.
I principali beneficiari di tutto questo lavoro forzato sono gli esponenti dell'lite politica,
capeggiati dal presidente Karimov, re de facto di tutto il cotone uzbeko. In teoria i bambini in et
scolare sono pagati per il loro lavoro, ma solo in teoria. Nel 2006, quando il prezzo medio mondiale del
cotone si aggirava attorno a 1,40 dollari (statunitensi) al chilo, i bambini venivano pagati circa tre
centesimi per la loro quota giornaliera, tra venti e sessanta chilogrammi. Oggi, forse il 75 per cento del
raccolto di cotone viene mietuto da bambini. In primavera, le scuole vengono chiuse per zappatura,
sarchiatura e trapianti obbligatori.
Come si  potuti arrivare a questa situazione? L'Uzbekistan, come le altre repubbliche socialiste
sovietiche, avrebbe dovuto ottenere l'indipendenza dopo il crollo dell'Unione Sovietica, per sviluppare
un'economia di mercato e la democrazia. Ma, come in molte altre repubbliche sovietiche, non  andata
cos. Il presidente Karimov, che intraprese la propria carriera politica nel Partito comunista della
vecchia Urss, raggiungendo la posizione di primo segretario per l'Uzbekistan nel momento opportuno,
nel 1989, proprio quando il muro di Berlino stava per cadere, riusc a riciclarsi come nazionalista. Con
il supporto cruciale delle forze di sicurezza, nel dicembre 1991 vinse le prime elezioni presidenziali
nella storia dell'Uzbekistan. Dopo aver conquistato il potere, diede un giro di vite agli oppositori
politici. Attualmente i suoi avversari sono in prigione o in esilio. In Uzbekistan non esistono mezzi di
comunicazione liberi, e nessuna organizzazione non governativa  ammessa. Il culmine della sempre
pi intensa repressione giunse nel 2005, quando 750, o forse pi, manifestanti vennero uccisi dalla
polizia e dall'esercito ad Andijon.
Avvalendosi della propria autorit sulle forze di sicurezza e del controllo totale dei media,
dapprima Karimov estese di cinque anni, tramite un referendum, il suo mandato presidenziale, e poi fu
rieletto per un altro mandato settennale nel 2000, con il 91,2 per cento dei voti. Il suo unico avversario
dichiar di aver votato per Karimov! Nella rielezione del 2007, quasi unanimemente considerata
fraudolenta, ha ottenuto l'88 per cento dei voti. Le elezioni uzbeke sono simili a quelle che Iosif Stalin
organizzava nei giorni migliori dell'Unione Sovietica. Di una tornata elettorale, quella del 1937, negli
Stati Uniti apparve un noto resoconto dell'inviato del New York Times Harold Denny, il quale offr una
traduzione della Pravda, il quotidiano del Partito comunista, che avrebbe dovuto comunicare
l'eccitazione e l'entusiasmo per le elezioni sovietiche:
La mezzanotte  scoccata. Il 12 dicembre, il giorno delle prime elezioni generali, eque e dirette
del Soviet supremo,  finito. Il risultato del voto sta per essere annunciato.
La commissione rimane sola nella sua stanza.  in silenzio, e le lampade rifulgono
solennemente. Tra l'attenta e intensa aspettativa generale il presidente svolge tutte le necessarie
formalit prima di contare i voti - verificando per ogni lista quanti votanti ci sono stati e quanti hanno
votato - e il risultato  il 100 per cento. Il 100 per cento! Quali elezioni, in quale paese, per quale
candidato hanno mai dato un risultato del 100 per cento?
Il vero daffare inizia adesso. Con entusiasmo il presidente ispeziona i sigilli sulle scatole. Poi li
ispezionano i membri della commissione. I sigilli sono intatti e vengono tolti. Le scatole vengono
aperte. C' silenzio. Stanno seduti con attenzione e seriet, questi ispettori elettorali e questi dirigenti.
Ora  il momento di aprire le buste. Tre membri della commissione prendono le forbici. Il
presidente si alza. Gli scrutatori hanno i loro quaderni pronti. La prima busta viene aperta. Tutti gli
occhi sono rivolti verso la busta. Il presidente tira fuori due strisce di carta - una bianca [per un
candidato del Soviet dell'Unione] e una blu [per un candidato del Soviet delle Nazionalit] - e legge
con voce chiara e scandendo le parole: "Compagno Stalin".
Istantaneamente la solennit  violata. Tutti nella stanza saltano in piedi e applaudono
gioiosamente e furiosamente il primo voto delle prime elezioni segrete generali sotto la Costituzione
stalinista - un voto con il nome del creatore della Costituzione.
Questo clima avrebbe ben colto la suspense attorno alle rielezioni di Karimov, che appare un
degno discepolo di Stalin dal punto di vista della repressione e del controllo politico, e sembra
organizzi elezioni in grado di competere per surrealismo con il dittatore sovietico.
Sotto Karimov, l'Uzbekistan  un paese con istituzioni politiche ed economiche molto
estrattive. Ed  povero. Probabilmente un terzo della popolazione vive in povert e il reddito pro capite
annuale  intorno ai 1000 dollari. Non tutti gli indicatori dello sviluppo sono insoddisfacenti. In base ai
dati della World Bank, le iscrizioni scolastiche sono al 100 per cento... be', tranne forse nella stagione
di raccolta del cotone. Anche l'alfabetizzazione  molto alta, bench, oltre a controllare tutti i media, il
regime proibisca alcuni libri e censuri internet. Mentre la maggioranza delle persone  pagata solo
pochi centesimi al giorno per raccogliere il cotone, la famiglia di Karimov e gli ex quadri comunisti
riciclatisi dopo il 1989 come nuova lite economica e politica dell'Uzbekistan sono diventati
favolosamente ricchi.
Gli interessi economici della famiglia sono gestiti dalla figlia di Karimov, Gulnora, che
prevedibilmente succeder al padre. In un paese cos poco trasparente e cos improntato alla segretezza,
nessuno sa esattamente che cosa la famiglia Karimov controlli o quanti soldi guadagni; ma l'esperienza
dell'azienda statunitense Interspan  indicativa di ci che  accaduto nell'economia uzbeka negli ultimi
vent'anni. Il cotone non  l'unica coltivazione: alcune regioni del paese sono ideali per la coltivazione
del t, e Interspan decise di investire. Nel 2005 aveva gi conquistato oltre il 30 per cento del mercato
locale, ma poi fin nei guai. Gulnora decise che l'industria del t poteva essere economicamente
promettente. Presto il personale locale di Interspan cominci a essere arrestato, malmenato e torturato.
Divenuto impossibile lavorare, nell'agosto 2006 l'azienda chiuse i battenti. I suoi asset passarono sotto
la gestione delle aziende del t della famiglia Karimov, che all'epoca erano in rapida espansione, con
una quota di mercato salita al 67 per cento, rispetto al 2 per cento di un paio d'anni prima.
Per molti versi l'Uzbekistan sembra una reliquia del passato, di un'epoca dimenticata.  un
paese che si consuma sotto l'assolutismo di una sola famiglia e della sua cerchia, con un'economia
basata sul lavoro forzato - o, per dirla tutta, sul lavoro forzato minorile. Ma non  una reliquia del
passato, bens un tassello dell'attuale mosaico di societ che falliscono sotto istituzioni estrattive, e
sfortunatamente ha molti punti in comune con altre ex repubbliche socialiste sovietiche, dall'Armenia e
l'Azerbaigian al Kirghizistan, il Tagikistan e il Turkmenistan, ricordandoci che anche nel XXI secolo le
istituzioni politiche ed economiche estrattive possono assumere una forma sfacciatamente e
atrocemente estrattiva.
Impari opportunit
Gli anni novanta furono un periodo di riforme in Egitto. A partire dal colpo di stato militare che
elimin la monarchia nel 1954, l'Egitto  stato gestito come una societ semisocialista, in cui il
governo svolgeva un ruolo centrale nell'economia. Molti settori erano dominati da imprese di propriet
statale. Con il passare degli anni la retorica del socialismo venne meno, i mercati si aprirono e il settore
privato si svilupp. Eppure questi non erano mercati inclusivi, ma mercati controllati dallo stato e da
una manciata di uomini d'affari alleati con il Partito democratico nazionale (Pdn), fondato dal
presidente Anwar al-Sadat nel 1978. Gli uomini d'affari furono sempre pi coinvolti nel partito, e sotto
il governo di Hosni Mubarak il partito fu sempre pi coinvolto con loro. Mubarak, che divenne
presidente nel 1981 in seguito all'assassinio di Sadat, ha governato con il Pdn finch nel febbraio 2011
non  stato costretto ad abbandonare il potere dalle proteste popolari e dall'esercito, come abbiamo
spiegato nella prefazione.
I principali uomini d'affari ottennero posizioni chiave nei governi, in settori strettamente
collegati ai loro interessi economici. Rasheed Mohamed Rasheed, ex presidente di Unilever Amet
(Africa, Medio Oriente e Turchia), divenne ministro del Commercio con l'estero e dell'Industria;
Mohamed Zoheir Wahid Garana, proprietario e direttore operativo della Garana Travel Company, una
delle maggiori compagnie di viaggi in Egitto, ministro del Turismo; Amin Ahmed Mohamed Osman
Abaza, fondatore della Nile Cotton Trade Company, la principale azienda esportatrice di cotone in
Egitto, ministro dell'Agricoltura.
Gli uomini d'affari persuasero il governo a limitare, attraverso una normativa statale, l'ingresso
sul mercato in diversi settori economici, tra cui i media, il ferro e l'acciaio, l'industria automobilistica,
gli alcolici e il cemento. Ogni settore era altamente concentrato, con elevate barriere all'ingresso a
proteggere gli uomini d'affari e le aziende collegate alla politica. Grandi affaristi vicini al regime, come
Ahmed Ezz (ferro e acciaio), la famiglia Sawiris (multimedia, bevande e telecomunicazioni) e
Mohamed Nosseir (bevande e telecomunicazioni) ricevettero dallo stato non solo protezione, ma anche
appalti pubblici e grandi prestiti bancari senza garanzie. Ahmed Ezz era sia il presidente di Ezz Steel, la
pi grande acciaieria del paese, con il 70 per cento della produzione, sia un membro di spicco del Pdn,
presidente della commissione Bilancio e pianificazione dell'Assemblea del popolo e socio stretto di
Gamal Mubarak, uno dei figli del presidente Mubarak.
Le riforme economiche degli anni novanta, promosse dalle istituzioni finanziarie e dagli
economisti internazionali, mirarono a liberalizzare i mercati e a ridurre l'intervento dello stato
nell'economia. Una colonna portante di queste riforme fu ovunque la privatizzazione delle aziende di
propriet statale. Le privatizzazioni messicane, invece di incrementare la concorrenza, finirono per
trasformare i monopoli di propriet statale in monopoli di propriet privata, arricchendo uomini d'affari
con i contatti giusti come Carlos Slim. In Egitto accadde esattamente la stessa cosa. Gli imprenditori
legati al regime riuscirono a influenzare pesantemente l'applicazione del programma di privatizzazioni
egiziane, in modo da favorire la ricca lite del mondo degli affari - le "balene", come i suoi membri
vengono chiamati dai locali. Al momento delle privatizzazioni, l'economia era dominata da trentadue
balene.
Una era Ahmed Zayat, alla guida del Luxor Group. Nel 1996, il governo decise di privatizzare
Al Ahram Beverages (Abc), produttore monopolista di birra in Egitto. Un'offerta giunse da un
consorzio della Egyptian Finance Company, capeggiato dal costruttore edile Farid Saad, insieme alla
prima societ di venture capital fondata in Egitto, nel 1995. Il consorzio comprendeva Fouad Sultan, ex
ministro del Turismo, Mohamed Nosseir e Mohamed Ragab, un altro affarista dell'lite dominante. Il
gruppo aveva buoni contatti, ma non abbastanza buoni. La sua offerta di 400 milioni di lire egiziane fu
respinta in quanto troppo bassa. Zayat aveva contatti migliori. Non possedeva i soldi necessari per
comprare Abc, cos escogit un piano ingegnoso, nello stile di Carlos Slim. Le azioni di Abc furono
quotate per la prima volta alla Borsa di Londra, e il Luxor Group ne acquis il 74,9 per cento a 68,5 lire
egiziane per azione. Tre mesi dopo le azioni furono divise in due e il Luxor Group riusc a venderle
tutte a 52,5 lire per azione, realizzando un profitto netto del 36 per cento, con cui il mese seguente
Zayat fu in grado di finanziare l'acquisto di Abc al prezzo di 231 milioni. All'epoca Abc realizzava un
profitto annuo di circa 41,3 milioni di lire egiziane, e aveva riserve di liquidit pari a 93 milioni. Fu
davvero un affare. Nel 1999 Abc, appena privatizzata, estese il proprio monopolio dalla birra al vino,
comprando l'azienda vinicola Gianaclis, prima monopolio di stato. Gianaclis era un'impresa dall'alta
redditivit, protetta da un dazio doganale del 3000 per cento sui vini importati, e offriva un margine di
profitto del 70 per cento sulle vendite. Nel 2002 il monopolio pass nuovamente di mano, quando
Zayat vendette Abc a Heineken per 1,3 miliardi di lire egiziane. Un profitto del 563 per cento in cinque
anni.
Mohamed Nosseir non era sempre stato dalla parte degli sconfitti. Nel 1993 aveva comprato la
privatizzata El Nasr Bottling Company, che deteneva diritti monopolistici per imbottigliare e vendere
Coca-Cola in Egitto. I rapporti di Nosseir con l'allora ministro della Pianificazione pubblica, Atef
Ebeid, gli permisero di effettuare l'acquisto con scarsa concorrenza. Nosseir vendette l'azienda dopo
due anni, per pi del triplo del prezzo di acquisizione. Un altro esempio fu la mossa, alla fine degli anni
novanta, di coinvolgere il settore privato nel ramo delle sale cinematografiche statali. Anche in questo
caso i legami politici fecero in modo che solo due famiglie fossero autorizzate a lanciare offerte per i
cinema e a gestirli: una di esse era la famiglia Sawiris.
L'Egitto oggi  una nazione povera, non povera quanto la maggioranza dei paesi che si trovano
a sud, nell'Africa subsahariana, ma comunque una nazione in cui il 40 per cento circa della
popolazione vive nell'indigenza, con meno di due dollari al giorno. Paradossalmente, come abbiamo
visto nel secondo capitolo, nel XIX secolo l'Egitto di Muhammad Ali fu sede di un tentativo, sulle
prime riuscito, di cambiamento istituzionale e modernizzazione economica, che in effetti origin un
periodo di crescita economica estrattiva, prima che il paese fosse annesso all'Impero britannico. Dal
periodo coloniale britannico nacque poi un complesso di istituzioni estrattive, che dopo il 1954 furono
perpetrate nel tempo dall'esercito. Ci furono un certo sviluppo economico e investimenti di discreta
entit nell'istruzione, ma la maggioranza della popolazione aveva poche opportunit economiche,
mentre la nuova lite pot giovarsi dei propri legami con i governi.
Tali istituzioni economiche estrattive furono anche in questo caso sostenute da istituzioni
politiche estrattive. Il presidente Mubarak pianificava di avviare una dinastia politica, preparando il
figlio Gamal perch gli subentrasse. Il piano non si  realizzato fino in fondo solo grazie al crollo del
suo regime estrattivo all'inizio del 2011, in seguito al malcontento popolare e alle diffuse
manifestazioni della cosiddetta Primavera araba. Durante il periodo della presidenza di Nasser, nelle
istituzioni economiche affiorarono alcuni aspetti inclusivi, e lo stato rese effettivamente accessibile il
sistema educativo, offrendo opportunit che il precedente governo di Farouk non aveva offerto. Ma
questo fu l'esempio di una combinazione precaria fra istituzioni politiche estrattive e una certo grado di
inclusione nelle istituzioni economiche.
L'esito inevitabile, che si manifest durante il dominio di Mubarak, fu che le istituzioni
economiche si fecero pi estrattive, riflettendo la distribuzione del potere politico nella societ. In un
certo senso, la Primavera araba ha rappresentato una reazione a questa realt, e ci  vero non solo in
Egitto, ma anche in Tunisia. Dopo tre decenni di crescita con istituzioni politiche estrattive, l'economia
tunisina aveva innestato la retromarcia, mentre il presidente Ben Ali e la sua famiglia avevano
cominciato a depredarla sempre di pi.
Perch le nazioni falliscono
Le nazioni falliscono economicamente a causa delle istituzioni estrattive. Queste istituzioni
fanno rimanere tali i paesi poveri, e impediscono loro di intraprendere la strada della crescita
economica. Oggi ci si verifica in Africa, in luoghi come lo Zimbabwe e la Sierra Leone; in
Sudamerica, in paesi come la Colombia e l'Argentina; in Asia, in Corea del Nord e Uzbekistan; e infine
in Medio Oriente, in nazioni come l'Egitto. Ci sono differenze notevoli fra questi paesi. Alcuni sono
tropicali, altri si trovano a latitudini temperate. Alcuni furono colonie della Gran Bretagna, altri del
Giappone, della Spagna e della Russia. Hanno storie, lingue e culture molto diverse. Ci che tutti hanno
in comune sono le istituzioni estrattive. In ciascuno di questi casi lo zoccolo duro  costituito da
un'lite che plasma le istituzioni economiche allo scopo di arricchirsi e perpetuare il proprio potere a
spese della vasta maggioranza delle persone e della societ. Le distinte storie e strutture sociali dei
paesi si riflettono nella particolare natura delle rispettive lite e nei dettagli delle istituzioni estrattive.
Ma la ragione per cui tali istituzioni estrattive persistono  sempre legata al circolo vizioso, e le loro
implicazioni in termini di impoverimento dei cittadini sono simili, anche se l'intensit differisce.
Nello Zimbabwe, per esempio, l'lite comprende Robert Mugabe e il nucleo centrale dello
Zanu-Pf, che guidarono la lotta anticoloniale negli anni settanta. Nella Corea del Nord,  la cricca che
ruota attorno a Kim Jong-il e al Partito comunista. In Uzbekistan,  il presidente Islam Karimov, con la
sua famiglia e i suoi accoliti ripescati dall'era dell'Unione sovietica. Questi gruppi sono ovviamente
molto diversi, e tali differenze, unite ai complessi sistemi politici ed economie che governano,
significano che la forma specifica assunta dalle istituzioni estrattive varia. Per esempio, poich la Corea
del Nord ebbe origine da una rivoluzione comunista, prende a modello politico il governo
monopartitico dei regimi comunisti. Anche se negli anni ottanta Mugabe invit l'esercito nordcoreano
nello Zimbabwe affinch massacrasse i suoi avversari nel Matabeleland, un simile modello di
istituzioni politiche estrattive non  applicabile al paese africano. Piuttosto, a causa del modo in cui sal
al potere nella lotta anticoloniale, Mugabe ha dovuto camuffare il proprio dominio dietro la maschera
delle elezioni, anche se in un breve periodo riusc davvero a mettere in piedi uno stato monopartitico
con la benedizione della Costituzione.
La Colombia, invece, ha avuto una lunga storia di elezioni, che si affermarono storicamente
come metodo per la condivisione del potere fra il Partito liberale e quello conservatore dopo
l'indipendenza dalla Spagna. Non solo la natura delle lite  diversa, ma anche il loro numero. In
Uzbekistan, Karimov pot saccheggiare i residui dello stato sovietico, il che gli confer un potente
apparato per sopprimere e assassinare le altre lite. In Colombia, la mancanza di autorit dello stato
centrale in alcune regioni ha portato a un'lite molto pi frammentata, cos frammentata che a volte i
suoi membri si uccidono tra loro. Eppure, malgrado la variet delle lite e delle loro conformazioni, le
istituzioni riescono spesso a cementare e a riprodurre il potere dell'lite che le ha create. Anche se a
volte le lotte intestine che ne scaturiscono portano al collasso dello stato, come in Sierra Leone.
Cos come storie e strutture diverse determinano diverse identit dell'lite e diversi dettagli
delle istituzioni politiche estrattive, anche le particolarit delle istituzioni economiche estrattive create
dall'lite differiscono. Anche nel caso della Corea del Nord, gli strumenti dell'estrazione di risorse
dalla societ furono tratti dalla cassetta degli attrezzi del comunismo: abolizione della propriet privata,
fattorie gestite dallo stato e industria.
L'Egitto presentava caratteristiche alquanto simili, sotto il regime militare dichiaratamente
socialista costituito nel 1952 dal colonnello Nasser. Nasser prese le parti dell'Unione Sovietica nella
guerra fredda, espropriando investimenti esteri come il canale di Suez, di propriet della Gran
Bretagna, e statalizzando buona parte dell'economia. Tuttavia, la situazione egiziana degli anni
cinquanta e sessanta era molto diversa da quella nordcoreana negli anni quaranta. Per la Corea del Nord
fu molto pi facile creare un'economia pi radicalmente ispirata al comunismo, dal momento che fu in
grado di espropriare attivit e risorse che erano appartenute al giappone, guardando al modello
economico della rivoluzione cinese.
La Rivoluzione egiziana del 1952, invece, fu pi simile a un colpo di stato a opera di ufficiali
militari. Quando l'Egitto cambi schieramento nella guerra fredda, passando dalla parte dell'Occidente,
per il suo esercito fu relativamente facile, oltre che conveniente, passare dal metodo estrattivo del
dirigismo centralizzato a quello del capitalismo clientelare. Da una parte, la migliore performance
economica dell'Egitto rispetto alla Corea del Nord fu una conseguenza della natura pi limitatamente
estrattiva delle istituzioni egiziane. Innanzitutto, non potendo esercitare l'opprimente controllo di un
partito comunista, il regime egiziano dovette placare e assecondare la propria popolazione, mentre il
regime nordcoreano non  costretto a farlo. Oltre a ci, anche il capitalismo clientelare genera,
perlomeno fra le persone amiche del regime, alcuni incentivi all'investimento, totalmente assenti nella
Corea del Nord.
Anche se questi dettagli sono tutti rilevanti e interessanti, le lezioni pi basilari da trarre
riguardano il quadro complessivo, che rivela come, in ognuno di questi casi, istituzioni politiche
estrattive abbiano creato istituzioni economiche estrattive, trasferendo la ricchezza e il potere nelle
mani dell'lite.
Ovviamente, nei diversi paesi l'intensit dell'estrazione di risorse dell'lite varia, con
importanti conseguenze per la prosperit. In Argentina, per esempio, la Costituzione e le elezioni
democratiche non sono efficaci nel promuovere il pluralismo, ma funzionano molto meglio che in
Colombia. In Argentina lo stato pu almeno rivendicare con successo il monopolio della forza fisica, e
anche per questo il reddito pro capite del paese  il doppio di quello colombiano. Le istituzioni
politiche di entrambi questi paesi sono molto pi efficaci nel porre vincoli alle lite, rispetto a
Zimbabwe e Sierra Leone, e di conseguenza le due nazioni africane sono molto pi povere di Argentina
e Colombia.
Il circolo vizioso implica inoltre che, perfino quando le istituzioni estrattive portano al crollo
dello stato, come in Sierra Leone e Zimbabwe, ci non pone fine per sempre al loro potere. Abbiamo
gi visto che le guerre civili e le rivoluzioni, anche se accadono durante le congiunture critiche, non
producono necessariamente una trasformazione istituzionale. Gli eventi della Sierra Leone al termine
della guerra civile nel 2002 illustrano chiaramente questa possibilit.
Nel 2007, a seguito di elezioni democratiche il vecchio partito di Siaka Stevens, l'Apc,  tornato
al potere. Sebbene l'uomo che vinse le elezioni presidenziali, Ernest Bai Koroma, non avesse alcun
legame con i vecchi governi dell'Apc, il suo consiglio dei ministri ne aveva molti. Due dei figli di
Stevens, Bockarie e Jengo, furono addirittura scelti come ambasciatori negli Stati Uniti e in Germania.
In un certo senso, questa  una versione pi scostante di ci che abbiamo raccontato della Colombia, in
cui la mancanza di autorit statale in molte parti del territorio persiste nel tempo perch  nell'interesse
di parte dell'lite politica nazionale permetterlo, ma le istituzioni fondamentali dello stato sono anche
abbastanza forti da impedire che questo disordine si tramuti in caos assoluto. In Sierra Leone, in parte
per la natura pi estrattiva delle istituzioni economiche e in parte per una storia di istituzioni politiche
altamente estrattive, la societ ha sofferto economicamente, rimanendo per in bilico fra il disordine
assoluto e un certo grado di ordine. Ciononostante, l'effetto di lungo termine  lo stesso: lo stato  quasi
completamente assente e le istituzioni sono estrattive.
In tutti questi casi, c' stata una lunga vicenda di istituzioni estrattive, almeno a partire dal XIX
secolo. Ciascun paese  intrappolato in un circolo vizioso. In Colombia e Argentina, il circolo vizioso
ha le sue radici nelle istituzioni coloniali spagnole. Lo Zimbabwe e la Sierra Leone ebbero origine da
regimi coloniali britannici fondati alla fine del XIX secolo. In Sierra Leone, in assenza di coloni
bianchi, questi regimi si innestarono in strutture di potere estrattive precoloniali e le inasprirono.
Queste stesse strutture di partenza derivavano da un lungo circolo vizioso, caratterizzato dalla
mancanza di centralizzazione politica e dagli effetti disastrosi della tratta degli schiavi. Nello
Zimbabwe  avvenuto qualcosa di molto pi simile alla costruzione di una nuova forma di istituzioni
estrattive, perch la Compagnia britannica del Sudafrica realizz un'economia dualistica. L'Uzbekistan
assunse il controllo delle istituzioni estrattive dell'Unione Sovietica, per trasformarle, come in Egitto,
in un capitalismo clientelare. Le stesse istituzioni estrattive sovietiche furono sotto molti aspetti una
prosecuzione di quelle zariste, seguendo anche qui lo schema della legge ferrea dell'oligarchia. Man
mano che negli ultimi duecentocinquant'anni questi diversi circoli viziosi si sono affermati in diverse
parti del mondo, la disuguaglianza globale  emersa, e continua a persistere.
Oggi la soluzione al fallimento economico e politico delle nazioni  trasformare le loro
istituzioni estrattive nella direzione di una maggiore inclusione. A causa del circolo vizioso, questo non
 facile. Ma non  impossibile, e la legge ferrea dell'oligarchia non  inesorabile. O particolari elementi
inclusivi preesistenti nelle istituzioni, o la presenza di ampie coalizioni a guidare la lotta contro il
regime costituito, o la semplice natura accidentale della storia possono spezzare i circoli viziosi.
Proprio come la guerra civile in Sierra Leone, la Glorious Revolution del 1688 fu una lotta per il
potere. Ma fu un conflitto molto diverso rispetto al paese africano.  plausibile che dopo il 1688 alcuni
dei parlamentari che avevano combattuto per spodestare Giacomo II immaginassero di assurgere al
ruolo di nuovi assolutisti, come fece Oliver Cromwell in seguito alla guerra civile. Ma il fatto che il
Parlamento fosse gi potente e composto da un'ampia coalizione, formata da diversi interessi
economici e diverse opinioni, rese l'applicazione della legge ferrea dell'oligarchia meno probabile
dopo la Glorious Revolution. E in ci intervenne anche la sorte, che fu dalla parte del Parlamento
contro Giacomo II. Nel prossimo capitolo vedremo altri esempi di paesi che sono riusciti a rompere gli
schemi e a migliorare le proprie istituzioni, anche se dopo una lunga tradizione di istituzioni estrattive.
14. Infrangere le barriere
Tre capi africani
Il 6 settembre 1895 la nave di linea Tantallon Castle attracc a Plymouth, sulla costa
meridionale dell'Inghilterra. Tre capi africani, Khama di Ngwato, Bathoen di Ngwaketse e Sebele di
Kwena, sbarcarono e presero l'espresso delle 8.10 diretto alla Paddington Station di Londra. Erano
venuti in Gran Bretagna con una missione: salvare i loro e altri cinque stati tswana da Cecil Rhodes.
Ngwato, Ngwaketse e Kwena erano tre degli otto stati tswana che costituivano il territorio allora
chiamato Bechuanaland, poi divenuto Botswana dopo l'indipendenza del 1966.
Le trib avevano commerciato con gli europei per gran parte del xix secolo. Negli anni quaranta
dell'Ottocento il famoso missionario scozzese David Livingstone, nel suo viaggio attraverso tutto il
Bechuanaland, aveva convertito il re Sechele di Kwena alla religione cristiana. La prima traduzione
della Bibbia in una lingua africana fu in setswana, l'idioma degli tswana. Nel 1885, la Gran Bretagna
dichiar il protettorato sul Bechuanaland. Gli tswana erano soddisfatti dell'accordo raggiunto, poich
pensavano che li avrebbe difesi da ulteriori invasioni europee, in particolare a opera di quei boeri con
cui si erano scontrati fin dal Grande Trek del 1835, l'imponente migrazione verso l'interno di migliaia
di boeri in fuga dal colonialismo britannico. Dal canto loro, gli inglesi intendevano esercitare il
controllo sulla regione per frenare ulteriori attacchi dei boeri (se ne  accennato nel nono capitolo) e
possibili espansioni dei tedeschi, che avevano annesso l'area dell'Africa sudoccidentale corrispondente
all'odierna Namibia. Gli inglesi non ritenevano opportuno procedere a una colonizzazione in piena
regola. L'alto commissario Rey nel 1885 sintetizz in maniera esemplare l'atteggiamento del governo
britannico: "Non abbiamo alcun interesse nel paese a nord del Molope [il protettorato del
Bechuanaland], tranne che come via di accesso all'entroterra; per il momento potremmo dunque
limitarci a impedire che tale parte del Protettorato sia occupata da filibustieri o da potenze straniere,
svolgendo la minima attivit possibile in termini di amministrazione e di insediamento".
Ma per gli tswana le cose cambiarono nel 1889, quando la Compagnia britannica del Sudafrica
di Cecil Rhodes inizi a espandersi a nord del Sudafrica, espropriando le ampie distese di terra che alla
fine sarebbero diventate la Rhodesia settentrionale e meridionale, oggi Zambia e Zimbabwe. Nel 1895,
anno della visita dei tre capi a Londra, Rhodes aveva preso di mira i territori a sudovest della Rhodesia,
cio il Bechuanaland. I capi sapevano che per i territori caduti sotto il controllo di Rhodes il futuro
aveva in serbo solo catastrofi e sfruttamento. Anche se per loro era impensabile sconfiggere Rhodes
militarmente, erano determinati a combatterlo in qualsiasi modo. Decisero di optare per il male minore:
un maggiore controllo britannico invece dell'annessione da parte di Rhodes. Con l'aiuto della Societ
missionaria londinese, si recarono a Londra e cercarono di persuadere la regina Vittoria e Joseph
Chamberlain, all'epoca segretario coloniale, a intensificare il controllo sul Bechuanaland e proteggerlo
da Rhodes.
L'11 settembre 1895 ebbero il loro primo incontro con Chamberlain; Sebele parl per primo,
poi Batoen, infine Khama. Chamberlain dichiar che avrebbe considerato l'eventualit di imporre il
controllo britannico per salvaguardare le trib da Rhodes. Nel frattempo, i capi tessero rapidamente una
rete di contatti in tutta la nazione per ricercare il consenso popolare alle loro richieste. Visitarono e
pronunciarono discorsi a Windsor e Reading, vicino a Londra; a Southampton, sulla costa meridionale;
a Leicester e Birmingham, nella base elettorale di Chamberlain, le Midlands. Si spostarono a nord,
nello Yorkshire industriale, a Sheffield, Leeds, Halifax e Bradford; andarono anche a ovest, a Bristol, e
poi di nuovo a nord, a Manchester e Liverpool.
Intanto, in Sudafrica, Cecil Rhodes si stava occupando dei preparativi per quello che sarebbe
poi diventato il disastroso Jameson Raid, un assalto armato alla repubblica boera del Transvaal,
malgrado le forti obiezioni di Chamberlain. Probabilmente questi eventi resero Chamberlain molto pi
aperto alle richieste dei capi di quanto non sarebbe stato altrimenti. Il 6 novembre i tre capi si riunirono
nuovamente con lui a Londra in presenza di un interprete:
CHAMBERLAIN: Parler delle terre dei Capi, e della ferrovia e della legge che deve essere
osservata nel territorio dei Capi (...). Ora guardiamo la mappa (...). Prenderemo la terra che vogliamo
per la ferrovia e nulla di pi.
KHAMA: Io dico che se il signor Chamberlain prender le terre in prima persona, sar
soddisfatto.
CHAMBERLAIN: Allora gli dica che costruir la ferrovia io stesso attraverso la supervisione
di una persona che invier, e che prender solo ci di cui ho bisogno e pagher un compenso se ci che
prendo  di valore.
KHAMA: Vorrei sapere come [cio dove] passer la ferrovia.
CHAMBERLAIN: Attraverser il suo territorio ma sar delimitata da recinzioni e non
requisiremo terre.
KHAMA: Confido che realizzerete quest'opera come se lo faceste per me, e che mi tratterete
con equit.
CHAMBERLAIN: Salvaguarder i vostri interessi.
Il giorno dopo Edward Fairfield, presso l'Ufficio coloniale, spieg le decisioni di Chamberlain
pi in dettaglio:
Ciascuno dei tre capi, Khama, Sebele e Bathoen, avr un territorio in cui vivr come ha fatto
finora, ma sotto la protezione della regina. La regina nominer un funzionario che risieder insieme a
loro. I capi governeranno i rispettivi popoli proprio come fanno oggi.
La reazione di Rhodes alle manovre vincenti dei tre capi africani fu quella che ci si poteva
attendere. Mand un cablogramma a uno dei suoi dipendenti, dicendo: "Mi rifiuto di essere battuto da
tre indigeni piagnucolanti".
I capi in effetti avevano qualcosa di valore da salvaguardare da Rhodes, e che successivamente
avrebbero protetto dal governo indiretto dei britannici. Giunti al xix secolo, gli stati tswana avevano
sviluppato un nucleo centrale di istituzioni politiche, che denotavano un certo grado - insolito per gli
standard dell'Africa subsahariana - di centralizzazione politica, e procedure per le decisioni collettive
che potremmo considerare una forma embrionale, primitiva di pluralismo. Cos come la Magna Carta
aveva aperto alla partecipazione dei baroni il processo politico, ponendo al contempo alcuni limiti alle
iniziative dei monarchi inglesi, anche le istituzioni politiche degli tswana, in particolare la kgotla,
incoraggiavano la partecipazione politica e vincolavano i capi. L'antropologo sudafricano Isaac
Schapera descrive cos il funzionamento della kgotla:
Alla fine, tutte le questioni di politica tribale sono affrontate davanti a un'assemblea generale
dei maschi adulti nella kgotla (comunit consiglio) del capo. Tali riunioni si tengono molto spesso (...).
Fra gli argomenti discussi (...) vi sono le dispute tribali, i disaccordi fra il capo e i suoi parenti,
l'imposizione di nuovi tributi, l'avvio di nuove opere pubbliche, la promulgazione di nuovi decreti a
opera del capo (...). Non  escluso che l'assemblea tribale abbia la meglio sui desideri del capo. Dato
che tutti sono autorizzati a parlare, le riunioni generalmente mettono chiunque in condizione di
verificare i sentimenti delle persone, dando loro l'opportunit di esprimere delle lamentele. Se
l'occasione lo richiede, il capo e i suoi consiglieri possono essere aspramente rimproverati, poich di
rado qualcuno ha paura di parlare in maniera aperta e franca.
Al di l della kgotla, per gli tswana lo status di capo non era strettamente ereditario, ma
accessibile a qualunque uomo dimostrasse capacit e talento significativi. L'antropologo John
Comaroff ha studiato in dettaglio la storia politica di un altro stato tswana, il Rolong, mostrando che,
nonostante in apparenza gli tswana avessero regole e prescrizioni chiare sull'ereditariet dello status di
capo, nella prassi queste norme venivano interpretate in modo da rimuovere i cattivi governanti e
permettere ai candidati pi capaci di assumere il comando. Comaroff ha dimostrato come la conquista
dello status di capo dipendesse dai successi ottenuti, per poi essere tuttavia razionalizzata in modo che
il candidato prescelto apparisse l'erede legittimo. Gli tswana esprimevano questa idea attraverso un
proverbio, con sfumature che ricordano la monarchia costituzionale: "kgosi ke kgosi ka morafe", il re 
re per grazia del popolo.
Dopo il viaggio a Londra, i capi degli tswana tentarono sempre di mantenersi indipendenti dalla
Gran Bretagna e preservare le istituzioni indigene. Autorizzarono la costruzione di ferrovie nel
Bechuanaland, ma in altri aspetti della vita economica e politica limitarono l'intervento britannico. Non
erano contrari alla realizzazione delle ferrovie, certo non per gli stessi motivi per cui lo erano i
monarchi austro-ungarici e russi. Semplicemente, erano consapevoli che le ferrovie, come il resto delle
politiche britanniche, non avrebbero portato alcuno sviluppo al Bechuanaland, finch il paese fosse
rimasto sotto il controllo coloniale. Le esperienze giovanili di Quett Masire, presidente del Botswana
indipendente dal 1980 al 1998, spiegano il perch. Negli anni cinquanta Masire era un agricoltore
intraprendente: svilupp nuove tecniche di coltivazione del sorgo e trov un potenziale cliente nella
Vryburg Milling, un'azienda con sede oltreconfine, in Sudafrica. And dal responsabile della stazione
ferroviaria di Lobatse, in Bechuanaland, chiedendogli di noleggiare due vagoni merci per trasportare il
suo raccolto alla Vryburg. Il responsabile rifiut, e Masire fece allora intervenire un amico di etnia
bianca. A malincuore, il responsabile dovette accettare, ma facendo pagare a Masire il quadruplo della
tariffa riservata ai bianchi. Masire accett, e ne concluse che "erano le pratiche dei bianchi, non solo le
leggi, a proibire agli africani di avere la piena propriet delle terre o di possedere licenze commerciali,
il che imped ai neri di sviluppare imprese nel Bechuanaland".
Dopotutto, i capi e le popolazioni tswana ebbero fortuna. Contro ogni previsione, riuscirono a
impedire che Rhodes acquisisse il loro controllo. Poich il Bechuanaland aveva ancora un'importanza
marginale per i britannici, nella regione l'istituzione del governo indiretto non innesc il circolo vizioso
riscontrato in Sierra Leone. I britannici evitarono inoltre un'espansione coloniale analoga a quella
nell'interno del Sudafrica, che avrebbe trasformato il Bechuanaland in una riserva di manodopera a
basso costo per le miniere e i terreni agricoli dei bianchi. Le prime fasi del processo di colonizzazione
costituiscono una congiuntura critica per la maggior parte delle societ, un momento cardine in cui si
verificano eventi in grado di produrre conseguenze di lungo termine sullo sviluppo economico e
politico di un paese. Come abbiamo spiegato nel nono capitolo, durante la colonizzazione la maggior
parte delle societ dell'Africa subsahariana, proprio come in America Latina e Asia meridionale,
assist alla creazione o all'inasprimento di istituzioni estrattive. Gli tswana riuscirono invece a evitare
un forte governo indiretto o, peggio, l'annessione delle loro terre da parte di Rhodes. Non si tratt,
per, di pura fortuna: ancora una volta fu il risultato dell'interazione fra le istituzioni esistenti,
modellate dal processo di divergenza istituzionale del popolo tswana, e la congiuntura critica
determinata dal colonialismo. I tre capi costruirono la propria fortuna con l'iniziativa di recarsi a
Londra, e poterono farlo perch, grazie alla centralizzazione politica raggiunta dalle trib tswana,
godevano di un eccezionale grado di autorit rispetto ad altri leader tribali africani, e forse anche di una
non comune legittimazione, dovuta a quel briciolo di pluralismo radicato nelle loro istituzioni tribali.
Alla fine del periodo coloniale, sarebbe intervenuta una congiuntura critica ancora pi decisiva
per il successo del Botswana, che permise al paese di sviluppare istituzioni inclusive. Quando nel 1966
il Bechuanaland divenne indipendente con il nome di Botswana, la fortunata esperienza dei capi
Sebele, Bathoen e Khama apparteneva ormai al lontano passato. Negli anni trascorsi, i britannici
avevano investito poco nel Bechuanaland. Al momento dell'indipendenza, il Botswana era tra i paesi
pi poveri al mondo, con un totale di dodici chilometri di strade asfaltate, ventidue cittadini laureati e
cento che avevano frequentato le scuole superiori. Per di pi, era quasi completamente circondato dai
regimi bianchi di Sudafrica, Namibia e Rhodesia, ostili ai paesi africani indipendenti governati da neri.
Quasi nessuno lo avrebbe inserito nella lista delle nazioni con maggiori probabilit di successo. Eppure,
nei quarantacinque anni successivi, il Botswana  diventato uno dei paesi dalla crescita pi elevata al
mondo. Oggi ha il reddito pro capite pi alto dell'Africa subsahariana, a un livello pari ai paesi
affermati dell'Europa orientale, come l'Estonia e l'Ungheria, e dell'America Latina, come il Costa
Rica.
Come  riuscito il Botswana a uscire dalla trappola? Sviluppando rapidamente, dopo
l'indipendenza, istituzioni politiche ed economiche inclusive. Da allora  rimasto democratico, tiene
periodicamente libere elezioni e non ha mai sperimentato guerre civili o interventi militari. Il governo
ha dato vita a istituzioni economiche che tutelano i diritti di propriet, assicurano la stabilit
macroeconomica e incoraggiano lo sviluppo di un'economia di mercato inclusiva. Ma naturalmente la
domanda pi impegnativa : come ha fatto il Botswana a consolidare una democrazia stabile e
istituzioni pluraliste, e a scegliere istituzioni economiche inclusive, mentre la maggioranza dei paesi
africani andava in direzione opposta? Per poter rispondere, dobbiamo capire come una congiuntura
critica, in questo caso la fine del dominio coloniale, abbia interagito con le istituzioni esistenti nel
Botswana.
Nella maggior parte dell'Africa subsahariana - per esempio nello Zimbabwe e in Sierra Leone -
l'indipendenza fu un'opportunit mancata, caratterizzata dalla riproduzione dalle stesse istituzioni
estrattive del periodo coloniale. Le prime fasi dell'indipendenza avrebbero avuto uno sviluppo molto
diverso in Botswana, ancora una volta dovuto al retaggio delle storiche istituzioni tswana. Sotto questo
aspetto, si possono cogliere numerosi parallelismi tra il Botswana e l'Inghilterra ai tempi della Glorious
Revolution, che aveva raggiunto una rapida centralizzazione politica sotto i Tudor, sperimentato la
Magna Carta e vantava inoltre una tradizione parlamentare, che poteva quantomeno aspirare a limitare i
monarchi e garantire un certo pluralismo. Anche in Botswana c'erano uno stato discretamente
centralizzato e istituzioni tribali relativamente pluraliste, sopravvissute al colonialismo. L'Inghilterra
vide formarsi un'ampia coalizione tra i mercanti attivi sulla rotta atlantica, gli industriali e la gentry
votata al commercio, favorevole a un'attenta salvaguardia dei diritti di propriet. Il Botswana aveva la
propria alleanza favorevole a stabili diritti politici: i capi tswana e l'lite proprietaria della principale
risorsa economica, il bestiame. Sebbene negli stati tswana la terra fosse di propriet collettiva, il
bestiame era un bene privato, e l'lite, al pari di quella inglese, appoggiava la tutela dei diritti di
propriet. Naturalmente, tutto ci non vuole negare il percorso contingente della storia. In Inghilterra le
cose sarebbero andate diversamente se i leader parlamentari e il nuovo monarca avessero cercato di
sfruttare la Glorious Revolution per impadronirsi del potere. Analogamente, in Botswana la storia non
sarebbe stata la stessa, senza la fortuna di trovare leader come Seretse Khama o Quett Masire, che
decise di rendere il potere accessibile tramite elezioni, invece di stravolgere il sistema elettorale a
proprio vantaggio come molti leader post indipendenza dell'Africa subsahariana.
Al momento dell'indipendenza, emerse la storia tswana, con istituzioni che davano ai capi un
potere limitato e una certa responsabilit nei confronti del popolo. Ovviamente gli tswana non furono
gli unici africani ad avere istituzioni di questo tipo, ma le loro furono le uniche a sopravvivere al
periodo coloniale. Il dominio britannico era stato tutto meno che assente. Il Bechuanaland era
amministrato da Mafeking, in Sudafrica, e solo negli anni sessanta, durante la transizione verso
l'indipendenza, vennero definiti dei progetti per edificare la capitale, Gaborone. La capitale e le nuove
strutture dovevano rifarsi alle istituzioni indigene, e non sbarazzarsene: quando Gaborone fu costruita,
insieme alla citt furono pianificate nuove kgotla.
Anche l'indipendenza fu raggiunta in modo abbastanza tranquillo, dopo la lotta guidata dal
Partito democratico del Botswana (Pdb), fondato nel 1960 da Quett Masire e Seretse Khama. Khama
era il nipote di re Khama III; il suo nome di battesimo, Seretse, significa "argilla che cementa", e si
sarebbe rivelato straordinariamente opportuno. Khama era il capo ereditario degli ngwato, e gran parte
dei capi e delle lite tswana aderirono al Pdb. Il paese non aveva un marketing board, tanto scarso era
stato l'interesse britannico per la colonia. Presto il Pdb ne istitu uno nel 1967, la Botswana Meat
Commission (commissione per le carni). Ma invece di espropriare chi possedeva un ranch o del
bestiame, la commissione svolse un ruolo decisivo per lo sviluppo dell'economia basata
sull'allevamento, erigendo recinti come precauzione contro l'afta epizootica e promuovendo le
esportazioni, due misure che avrebbero contribuito alla crescita economica e cementato il consenso per
le istituzioni economiche inclusive.
Nonostante la crescita del Botswana si basasse nelle sue prime fasi sulle esportazioni di carne,
la situazione cambi drasticamente con la scoperta dei diamanti. Anche la gestione delle risorse
naturali fu molto diversa, rispetto alle altre nazioni africane. Durante il periodo coloniale, i capi tswana
avevano cercato di ostacolare la ricerca di minerali nel Bechuanaland, convinti che se gli europei
avessero scoperto pietre o metalli preziosi, la loro autonomia sarebbe finita. I primi significativi
ritrovamenti di diamanti avvennero a Ngwato, la terra nata di Seretse Khama. Prima che la scoperta
fosse annunciata, Khama si fece promotore di un intervento legislativo, affinch tutti i diritti relativi ai
minerali nel sottosuolo spettassero alla nazione, non alla trib. Ci assicur che i giacimenti di
diamanti non generassero profonde disuguaglianze; inoltre, diede ulteriore slancio al processo di
centralizzazione dello stato, poich si poterono impiegare gli introiti dei diamanti per il potenziamento
di un apparato burocratico e investimenti in educazione e infrastrutture. In Sierra Leone e in molte altre
nazioni dell'Africa subsahariana, i diamanti scatenarono lotte fra gruppi diversi e contribuirono ad
alimentare i conflitti civili; di qui l'espressione diamanti insanguinati, in riferimento ai massacri nelle
guerre combattute per il loro controllo. In Botswana le entrate dei diamanti furono gestite per il bene
della nazione.
Le modifiche alla legislazione sulle risorse del sottosuolo non furono l'unica politica di
sviluppo adottata dal governo di Seretse Khama. Il Chieftaincy Act del 1965, approvato dall'assemblea
legislativa prima dell'indipendenza, e il Chieftaincy Amendment Act del 1970 diedero impulso al
processo di centralizzazione politica: protessero il potere dello stato e del presidente eletto eliminando
il diritto dei capi ad assegnare la terra e autorizzando il presidente stesso a esautorare i capi, se
necessario. Un altro elemento di centralizzazione politica fu lo sforzo per una pi salda unificazione del
paese, per esempio con la legge che decret il setswana e l'inglese uniche lingue ufficiali. Oggi il
Botswana  una nazione omogenea, senza la frammentazione etnica e linguistica di molti altri paesi
africani. Ma questo  il frutto di una politica che stabil di insegnare nelle scuole soltanto l'inglese e
un'unica lingua nazionale, il setswana, cos da ridurre al minimo i conflitti fra diverse trib e gruppi
sociali. L'ultimo censimento etnico del Botswana risale al 1946, e rivela una considerevole
eterogeneit. Nella riserva di Ngwato, per esempio, solo il 20 per cento della popolazione si dichiarava
di puro sangue ngwato; c'erano altre trib tswana, ma anche molti gruppi che non parlavano il
setswana. Questa eterogeneit di base  stata regolata sia dalle politiche del governo post indipendenza,
sia dalle istituzioni relativamente inclusive delle trib tswana, proprio come la diversit etnica tra
inglesi e gallesi fu disciplinata dallo stato britannico. In Botswana  accaduto lo stesso, e da allora il
censimento non ha pi previsto domande sull'appartenenza etnica, perch tutti sono tswana.
Dopo l'indipendenza, il Botswana ha raggiunto tassi di crescita ragguardevoli grazie a Seretse
Khama, Quett Masire e il Pdb, che orientarono il paese verso istituzioni economiche e politiche
inclusive. Quando negli anni settanta fu avviata la produzione di diamanti, il paese non cadde in una
guerra civile, e il governo ottenne una solida base fiscale e maggiori entrate da investire nei pubblici
servizi. Ci furono sempre meno incentivi a mettere in discussione o rovesciare il governo per
impadronirsene. Le istituzioni politiche inclusive stabilizzarono la vita politica e rinsaldarono
istituzioni economiche inclusive. Seguendo lo schema che conosciamo dal circolo virtuoso descritto
nell'undicesimo capitolo, a loro volta le istituzioni economiche inclusive accrebbero la vitalit e la
tenuta nel tempo delle istituzioni politiche inclusive.
Il Botswana ha infranto le barriere allo sviluppo perch  riuscito ad approfittare di una
congiuntura critica, l'indipendenza post coloniale, per affermare istituzioni inclusive. Il Partito
democratico del Botswana e l'lite tradizionale, compreso Khama, non costituirono un regime
dittatoriale o istituzioni estrattive, che li avrebbero agevolmente arricchiti ai danni della societ. Questo
, ancora una volta, il risultato dell'interazione fra una congiuntura critica e le istituzioni esistenti.
Come abbiamo visto, a differenza di quasi tutto il resto dell'Africa subsahariana, il Botswana aveva gi
istituzioni tribali con un'autorit piuttosto centralizzata e uno spiccato carattere pluralista. Inoltre,
anche l'lite economica del paese aveva molto da guadagnare da diritti di propriet certi.
Non meno importante, la contingenza della storia ha giocato a favore del Botswana, che deve la
sua particolare fortuna al fatto che Seretse Khama e Quett Masire non fossero Siaka Stevens e Robert
Mugabe. Khama lavor sodo e con onest per allestire istituzioni inclusive ben poggiate sulle
fondamenta delle istituzioni tribali tswana, il che rese possibile un percorso pi breve verso un
Botswana inclusivo, mentre molti paesi subsahariani non ci provarono neppure, o fallirono
miseramente.
La fine del regime estrattivo sudista
Era il 1 dicembre 1955. Il mandato d'arresto della citt di Montgomery, in Alabama, riporta
che la violazione ebbe luogo alle ore 18.06. James Blake, conducente di autobus, era in difficolt;
chiam la polizia, e gli ufficiali Day e Mixon giunsero sul posto. Annotarono nel loro rapporto:
Abbiamo ricevuto una chiamata, una volta arrivati l'autista dell'autobus ha dichiarato esserci
una donna di colore seduta nella sezione dell'autobus riservata ai bianchi e che non era disposta a
spostarsi pi indietro. Anche noi (...) l'abbiamo vista. L'autista dell'autobus ha controfirmato un
mandato per lei. Rosa Parks  stata accusata di aver violato il capitolo 6, sezione 11 del Codice della
citt di Montgomery.
La violazione di Rosa era quella di aver preso posto nella parte dell'autobus di Cleveland
Avenue riservata ai bianchi: un crimine, secondo le leggi Jim Crow dell'Alabama. Parks ricevette una
multa di 10 dollari pi l'obbligo di pagare le spese processuali, pari a 4 dollari. Rosa Parks non era una
persona qualunque. Era gi la segretaria della sede di Montgomery della National Association for the
Advancement of Colored People (Naacp), l'associazione nazionale per la promozione delle persone di
colore, che lottava da tempo per cambiare le istituzioni del Sud degli Stati Uniti. Il suo arresto
infiamm un movimento di massa, il Montgomery Bus Boycott, ideato da Martin Luther King Jr. Il 3
dicembre, King e altri leader di colore organizzarono un boicottaggio coordinato, convincendo tutti i
neri di Montgomery a non salire sugli autobus cittadini. Il boicottaggio ebbe successo e dur fino al 20
dicembre del 1956, mettendo in moto un processo culminato nella sentenza della Corte suprema
statunitense, che giudic incostituzionali le leggi che prevedevano la segregazione razziale sugli
autobus dell'Alabama e di Montgomery.
Il Montgomery Bus Boycott fu un momento cruciale per il movimento per i diritti civili nel Sud
degli Stati Uniti. Questa manifestazione fece parte della serie di eventi e trasformazioni che alla fine
riusc a uscire dal circolo vizioso nel Sud determinando un cambiamento radicale delle istituzioni.
Come abbiamo visto nel dodicesimo capitolo, dopo la guerra civile l'lite fondiaria sudista era riuscita
a ricreare le istituzioni politiche ed economiche estrattive che avevano dominato il Sud prima del
conflitto. Anche se i dettagli di queste istituzioni variavano - per esempio, non era pi permesso lo
schiavismo -, l'impatto negativo sugli incentivi economici e sulla prosperit nel Sud risult identico: la
regione era notevolmente pi povera del resto degli Stati Uniti.
A partire dagli anni cinquanta, le sue rinnovate istituzioni iniziarono a imprimere al Sud una
traiettoria di crescita molto pi rapida. La natura delle istituzioni estrattive che vennero infine eliminate
nella parte meridionale degli Stati Uniti era diversa rispetto alle istituzioni coloniali del Botswana.
Anche la congiuntura critica che avvi il processo della loro caduta fu di altra natura, ma ebbe diversi
punti in comune. Fin dagli anni quaranta, le persone che subivano discriminazioni, persone come Rosa
Parks, avevano iniziato a organizzarsi in maniera sempre pi efficace e a lottare contro le istituzioni
estrattive nel Sud. Al contempo, la Corte suprema degli Stati Uniti e il governo federale avevano
finalmente cominciato a intervenire in modo sistematico per riformarle. Cos, uno dei fattori chiave
all'origine della congiuntura critica e del cambiamento nel Sud fu l'emancipazione dei neri d'America,
che pose fine al dominio incontrastato dell'lite sudista.
Le istituzioni politiche del Sud, prima e dopo la guerra di secessione, seguivano una chiara
logica economica, non troppo distinta dal regime dell'apartheid sudafricano: assicurare manodopera a
basso costo per le piantagioni. Ma negli anni cinquanta questa logica divenne sempre meno
convincente. Innanzitutto, era gi in corso un'emigrazione di massa dei neri dal Sud, un lascito sia della
Grande depressione che della Seconda guerra mondiale, che negli anni quaranta e cinquanta raggiunse
una media di centomila migranti all'anno. Nel frattempo, l'innovazione tecnologica nell'agricoltura,
seppure avviata con lentezza, riduceva la dipendenza dei piantatori dal lavoro sottopagato. Nelle
piantagioni, la maggior parte della manodopera era impiegata per la raccolta del cotone, e nel 1950,
quasi tutto il cotone del Sud veniva ancora raccolto a mano. I sistemi meccanizzati ridussero la
domanda per questo tipo di lavoro. Nel 1960, negli stati di Alabama, Louisiana e Mississippi quasi
met della produzione era ormai meccanizzata. Divenne sempre pi difficile trattenere i neri al Sud, e
del resto la loro presenza nelle piantagioni era sempre meno richiesta. C'erano dunque meno ragioni
perch l'lite lottasse strenuamente per mantenere le vecchie istituzioni economiche estrattive. Questo
non significava, per, che avrebbe assecondato i cambiamenti istituzionali: si accese, infatti, un lungo
conflitto. L'atipica alleanza fra neri del Sud e istituzioni federali inclusive degli Stati Uniti gener una
potente forza ostile al regime estrattivo sudista, favorevole a pari diritti politici e civili per i neri: un
fronte che riusc a eliminare le principali barriere alla crescita economica nel Sud degli Stati Uniti.
Lo slancio pi importante verso il cambiamento fu dato dal movimento per i diritti civili. La
prima tappa fu l'emancipazione dei neri del Sud, che come a Montgomery sfidarono le istituzioni
estrattive esistenti e rivendicarono i propri diritti, protestando e mobilitandosi per conquistarli. Ma non
furono soli, perch il Sud degli Stati Uniti non era un paese a s stante, e la sua lite non godeva di una
libert d'azione assoluta come, per esempio, quella del Guatemala. In quanto parte degli Stati Uniti
d'America, era soggetto alla Costituzione e alla legge federale. La causa di una radicale riforma nel
Sud, alla fine, guadagn l'appoggio dell'esecutivo, del Congresso e della Corte suprema, in gran parte
perch il movimento per i diritti civili riusc a far sentire la propria voce al di fuori del Sud,
mobilitando il governo federale.
L'intervento federale per cambiare le istituzioni nel Sud fu inaugurato da una sentenza della
Corte suprema del 1944, che sanciva l'incostituzionalit delle elezioni primarie alle quali potevano
candidarsi solo le persone di pelle bianca. Come abbiamo visto, negli anni novanta dell'Ottocento i neri
erano stati privati del diritto di voto, mediante il ricorso alle tasse sul voto e alle prove di
alfabetizzazione, test che venivano regolarmente manipolati per discriminare le persone di colore,
permettendo invece ai bianchi poveri e analfabeti di votare. Citando un famoso episodio dei primi anni
sessanta, in Louisiana un richiedente di pelle bianca fu considerato capace di leggere e scrivere dopo
aver risposto "FRDUM FOOF SPETGH" a una domanda sulla Costituzione dello stato. La decisione
della Corte suprema nel 1944 fu il pretesto iniziale di una pi lunga battaglia per aprire il sistema
politico ai neri, e la Corte cap l'importanza di allentare il controllo dei bianchi sui partiti politici.
Alla prima decisione segu il caso Brown v. Board of Education, in cui, nel 1954, la Corte
suprema stabil l'incostituzionalit della segregazione nelle scuole e in altri luoghi pubblici. Nel 1962
la Corte abbatt un altro pilastro del dominio politico dell'lite bianca: il malapportionment
(proporzionalit scorretta) legislativo. Quando un'assemblea legislativa  soggetta al malapportionment
- come lo erano i "borghi putridi" inglesi eliminati dal primo Reform Act -, alcune circoscrizioni
ottengono una rappresentanza di gran lunga sproporzionata rispetto alla popolazione che vi risiede. Nel
Sud, a causa del malapportionment, le aree rurali, dove risiedeva perlopi l'lite dei piantatori sudisti,
erano decisamente sovrarappresentate rispetto alle aree urbane. La Corte suprema pose fine a questa
prassi nel 1962, con il giudizio sul caso Baker v. Carr, che introdusse la massima "una persona, un
voto".
Ma le sentenze della Corte suprema avrebbero ottenuto ben pochi risultati se non fossero state
applicate. Negli anni novanta dell'Ottocento, di fatto, la legislazione federale che attribuiva il diritto di
voto ai neri del Sud non era stata implementata, perch la verifica del rispetto delle leggi a livello
locale era controllata dall'lite sudista e dal Partito democratico, e il governo federale era ben felice di
proseguire in questo modo. Ma quando i neri iniziarono a ribellarsi contro l'lite sudista, una delle
colonne portanti del regime Jim Crow croll, e il Partito democratico, guidato dai membri non sudisti,
si spost su posizioni contrarie alla segregazione razziale. I democratici ribelli del Sud si
riorganizzarono sotto la bandiera del Partito democratico per i diritti degli stati e si presentarono alle
elezioni presidenziali del 1948. Il loro candidato, Strom Thurmond, vinse in quattro stati e ottenne
trentanove voti nel Collegio elettorale. Ma questa era un'inezia rispetto al potere politico nazionale del
Partito democratico unificato e alla presa che l'lite sudista aveva esercitato su quel partito. La
campagna di Strom Thurmond fu tutta incentrata sul mettere in discussione la competenza del governo
federale a intervenire sulle istituzioni del Sud. Dichiar la sua posizione con fermezza: "Voglio dirvi,
signore e signori, che non ci sono abbastanza truppe nell'esercito per convincere le persone del Sud ad
abbattere la segregazione e ad ammettere la razza dei negri nei nostri teatri, nelle nostre piscine, nelle
nostre case e nelle nostre chiese".
Gli eventi avrebbero dimostrato che si sbagliava. Dalle sentenze della Corte suprema deriv
l'abolizione della segregazione nelle strutture educative del Sud, compresa l'Universit del Mississippi
a Oxford. Nel 1962, dopo una lunga battaglia legale, i tribunali federali decretarono che James
Meredith, un giovane veterano di colore della Air Force, dovesse essere ammesso alla Ole Miss*.
L'opposizione all'attuazione di questa sentenza fu orchestrata dai cosiddetti consigli cittadini, il primo
dei quali si era formato nel 1954 a Indianola, Mississippi, per fermare la desegregazione del Sud. Il 13
settembre, in una trasmissione televisiva, il governatore Ross Barnett respinse pubblicamente la
desegregazione ordinata dai tribunali, annunciando che le universit statali avrebbero chiuso, piuttosto
che accettare l'imposizione. Alla fine, dopo lunghe trattative a Washington fra Barnett, il presidente
John Kennedy e il procuratore generale Robert Kennedy, il governo federale intervenne con la forza
per applicare la sentenza fissando il giorno in cui gli U.S. Marshals avrebbero accompagnato Meredith
a Oxford. In previsione dell'evento, i supremacists, sostenitori della superiorit della razza bianca,
iniziarono a organizzarsi. Il 30 settembre, un giorno prima del previsto arrivo di Meredith, gli U.S.
Marshals entrarono nel campus universitario e circondarono il principale edificio amministrativo. Una
folla di circa duemilacinquecento persone si riun per protestare, e presto scoppi la rivolta. Gli agenti
usarono i gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, ricevendo in cambio i primi spari. Entro le
dieci di sera, le truppe federali sopraggiunsero in citt per ripristinare l'ordine, e ben presto a Oxford si
radunarono ventimila soldati e undicimila membri della Guardia nazionale. In totale, furono arrestate
trecento persone. Meredith decise di rimanere nel campus, dove, protetto dalle minacce di morte dagli
agenti di sicurezza e da trecento soldati, riusc a laurearsi.
La legislazione federale fu decisiva per il processo di riforma istituzionale nel Sud. Durante
l'iter legislativo del primo Civil Rights Act, nel 1957, l'allora senatore Strom Thurmond parl
ininterrottamente per ventiquattro ore e diciotto minuti, al fine di impedire, o perlomeno ritardare,
l'approvazione della legge. Nel suo discorso lesse di tutto, dalla Dichiarazione di indipendenza a
svariati elenchi telefonici. Ma non serv a nulla. Il provvedimento del 1957 fu completato con
l'approvazione del Civil Rights Act del 1964, che abrog qualsiasi legge e prassi statale
segregazionista. Il Voting Rights Act del 1965 stabil l'illegalit dei test di alfabetizzazione, delle tasse
sul voto e degli altri metodi usati per impedire ai neri del Sud di votare. Inoltre, estese notevolmente la
supervisione federale sulle elezioni nei singoli stati.
L'impatto di tutti questi eventi fu una significativa trasformazione delle istituzioni economiche
e giuridiche del Sud. Nel Mississippi, per esempio, nel 1960 votava solo il 5 per cento circa delle
persone di colore aventi diritto. Nel 1970, la percentuale era salita al 50 per cento. In Alabama e
Carolina del Sud pass dal 10 per cento circa del 1960 al 50 per cento nel 1970. Queste dinamiche
mutarono il significato delle elezioni, sia per le cariche locali che per quelle nazionali. Soprattutto,
venne meno il consenso politico dell'allora dominante Partito democratico verso le istituzioni estrattive
che discriminavano i neri. La strada era ormai aperta anche per la trasformazione delle istituzioni
economiche. Prima delle riforme istituzionali degli anni sessanta, i neri erano pressoch esclusi dai
posti di lavoro negli stabilimenti tessili: nel 1960, solo il 5 per cento circa dei dipendenti di queste
industrie, nel Sud, era di colore. La legislazione sui diritti civili pose fine alla discriminazione. Nel
1970 la percentuale era salita al 15 per cento; entro il 1990 raggiunse il 25 per cento. La
discriminazione economica contro i neri inizi a calare, le opportunit educative migliorarono
significativamente e il mercato del lavoro al Sud si fece pi competitivo. Alle nuove istituzioni
inclusive si accompagnarono rapidi miglioramenti nell'economia del Sud in generale. Nel 1940 il
reddito pro capite degli stati meridionali si attestava solo intorno al 50 per cento della media federale. I
cambiamenti iniziarono tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta, e nel 1990 il divario era
quasi colmato.
Come nel Botswana, anche nel Sud degli Stati Uniti la chiave di volta fu lo sviluppo di
istituzioni politiche ed economiche inclusive, frutto della combinazione fra il crescente malcontento dei
neri per le istituzioni estrattive e il tracollo del predominio del Partito democratico nel Sud. Ancora una
volta, le istituzioni esistenti tracciarono la traiettoria della trasformazione. In questo caso, fu
determinante che le istituzioni sudiste si innestassero nel quadro delle istituzioni federali inclusive degli
Stati Uniti, il che permise alla popolazione di colore di mobilitare il governo federale a sostegno della
propria causa. L'intero processo fu inoltre agevolato dalla massiccia emigrazione dal Sud dei neri e
dalla meccanizzazione della raccolta del cotone, con cui la situazione economica si era evoluta a tal
punto che l'lite meridionale ebbe sempre meno motivi per reagire.
La rinascita della Cina
Nel 1949, il Partito comunista, sotto la leadership di Mao Zedong, riusc a sconfiggere i
nazionalisti, capeggiati da Chiang Kai-shek, e il 1 ottobre fu proclamata la Repubblica Popolare
Cinese. Le istituzioni politiche ed economiche fondate dopo il 1949 erano altamente estrattive. Da un
punto di vista politico, erano caratterizzate dalla dittatura del Partito comunista cinese: da allora in Cina
non  pi stata autorizzata alcuna altra organizzazione politica. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1976,
Mao domin incontrastato sul partito e sul governo comunista. Queste istituzioni politiche autoritarie
ed estrattive si affiancavano a istituzioni economiche altrettanto estrattive. Mao nazionalizz
immediatamente la terra e in un solo colpo abol tutti i diritti di propriet; fece giustiziare i grandi
proprietari terrieri, insieme ad altri segmenti della popolazione considerati contrari al regime.
L'economia di mercato fu in sostanza abolita. Nelle aree rurali le persone furono gradualmente
organizzate in fattorie collettive. Il denaro e i salari vennero rimpiazzati da "punti lavorativi", che si
potevano scambiare con prodotti. Nel 1956 furono introdotti dei passaporti interni e il divieto di
viaggiare senza l'apposita autorizzazione, al solo scopo di incrementare il controllo politico ed
economico. Tutte le industrie vennero nazionalizzate, e Mao lanci l'ambizioso progetto di promuovere
un rapido sviluppo industriale diretto da piani quinquennali modellati su quelli dell'Unione sovietica.
Come accade per tutte le istituzioni estrattive, il regime di Mao cercava di estrarre risorse dal
vasto paese che comandava. E come nel caso della Sierra Leone con il suo marketing board, il Partito
comunista cinese esercitava un monopolio sulla vendita di prodotti agricoli, come il riso e i cereali,
sfruttandolo per tassare pesantemente gli agricoltori. I tentativi di procedere all'industrializzazione,
dopo il 1958, si trasformarono nel famigerato Grande balzo in avanti, con l'attuazione del secondo
piano quinquennale. Mao annunci che la produzione di acciaio sarebbe raddoppiata in un anno, grazie
ad altiforni "da cortile" di piccole dimensioni. Arriv a sostenere che in quindici anni la Cina avrebbe
raggiunto la produzione di acciaio della Gran Bretagna. C'era un solo problema: quei risultati erano
pressoch inavvicinabili. Per centrare gli obiettivi del piano, ci fu bisogno di scarti e rottami metallici, e
che le persone fondessero le proprie pentole e padelle e persino gli attrezzi agricoli, come zappe e
aratri. I lavoratori che in teoria avrebbero dovuto occuparsi dei campi vennero impiegati nella
produzione dell'acciaio; distrussero i propri aratri e, di conseguenza, la capacit futura di sfamare s
stessi e il paese. Il risultato fu una disastrosa carestia nelle campagne cinesi. Anche se tra gli studiosi si
dibatte ancora su quale sia la quota di responsabilit della politica di Mao e quale quella della siccit,
nessuno mette in dubbio il ruolo decisivo del Grande balzo in avanti nel provocare la morte di un
numero imprecisato di persone, compreso fra i venti e i quaranta milioni. Non sappiamo con esattezza
quanti, perch sotto Mao la Cina non raccoglieva i dati che ne avrebbero documentato le atrocit. Il
reddito pro capite cal di circa un quarto.
Tra le conseguenze del Grande balzo in avanti ci fu che un membro anziano del Partito
comunista, Deng Xiaoping - generale molto apprezzato durante la rivoluzione, leader di una campagna
"antidestra" che aveva portato all'esecuzione di molti "nemici della rivoluzione" -, cambi le proprie
convinzioni. Nel 1961, in una conferenza a Canton, nel Sud della Cina, Deng dichiar: "Non importa
che il gatto sia nero o bianco, purch acchiappi i topi". Non era rilevante che le politiche apparissero
comuniste o meno: la Cina aveva bisogno di politiche capaci di stimolare la produzione, affinch la
popolazione potesse sopravvivere.
Ma presto Deng avrebbe subito le conseguenze di quell'inedito pragmatismo. Il 16 maggio
1966, Mao dichiar pubblicamente che la rivoluzione era minacciata da interessi "borghesi" che
intendevano indebolire la societ comunista e ripristinare il capitalismo. Per tutta risposta, annunci
l'avvento della Grande rivoluzione culturale proletaria, pi nota come Rivoluzione culturale, basata su
sedici punti. Il primo recitava:
Bench sia stata rovesciata, la borghesia sta ancora tentando di usare le vecchie idee, la vecchia
cultura, i vecchi costumi e le vecchie abitudini delle classi sfruttatrici per corrompere le masse,
conquistarne la mente e preparare cos il terreno per la propria restaurazione. Il proletariato deve fare
proprio il contrario: deve rispondere colpo su colpo a ogni sfida lanciata dalla borghesia in campo
ideologico e usare le nuove idee, la nuova cultura, i nuovi costumi e le nuove abitudini proletarie per
trasformare la concezione del mondo dell'intera societ. Attualmente il nostro obiettivo  quello di
combattere e annientare quei dirigenti che hanno imboccato la via del capitalismo, criticare e ripudiare
le "autorit" accademiche reazionarie della borghesia, l'ideologia della borghesia e di tutte le altre
classi sfruttatrici e trasformare l'istruzione, la letteratura, l'arte e tutte le altre branche della
sovrastruttura che non corrispondono alla base economica socialista, in modo da favorire il
consolidamento e lo sviluppo del sistema socialista.
Ben presto la Rivoluzione culturale, proprio come il Grande balzo in avanti, mand in rovina
l'intera economia, oltre che numerose vite umane. In tutto il paese si formarono unit di Guardie rosse:
giovani, entusiasti membri del Partito comunista arruolati per epurare gli oppositori del regime. Molte
persone furono uccise, arrestate o mandate al confino. Di fronte alla generale preoccupazione per il
dilagare della violenza, Mao afferm: "Quell'uomo, Hitler, fu ancora pi feroce. Pi feroce sei, meglio
, non vi pare? Pi persone uccidi, pi sei rivoluzionario".
Deng fu bollato come secondo pi grande fautore del capitalismo nel partito, incarcerato nel
1967 ed esiliato nella provincia del Jiangxi nel 1969, dove avrebbe lavorato da operaio in una fabbrica
che riparava trattori. Dopo la sua riabilitazione, nel 1974, Mao fu persuaso dal capo del governo Zhou
Enlai a nominarlo vice primo ministro. Gi nel 1975 Deng supervision la stesura di tre documenti del
partito che, se adottati, avrebbero tracciato un nuovo corso politico. Propugnavano il rinnovamento
dell'istruzione superiore, un ritorno agli incentivi materiali nell'industria e nell'agricoltura e
l'eliminazione della "sinistra" dal partito. All'epoca, le condizioni di salute di Mao stavano
peggiorando, e il potere era sempre pi concentrato nelle mani di quegli esponenti di sinistra che Deng
Xiaoping voleva allontanare dal potere. La moglie di Mao, Jiang Qing, e tre dei suoi pi stretti
collaboratori, noti come la Banda dei quattro, erano stati grandi sostenitori della Rivoluzione culturale e
della conseguente repressione, di cui intendevano ancora seguire il programma per continuare a
imporre al paese la dittatura del Partito comunista. Il 5 aprile, una celebrazione spontanea in piazza
Tienanmen in onore di Zhou Enlai si trasform in una protesta contro il governo. La Banda dei quattro
incolp Deng delle manifestazioni, e quest'ultimo fu di nuovo privato di tutte le sue cariche e
allontanato. Invece di ottenere l'eliminazione della sinistra interna, Deng si rese conto che gli esponenti
della sinistra avevano eliminato lui. Dopo la morte di Zhou Enlai, invece di Deng Mao scelse Hua
Guofeng come primo ministro, il quale, nel relativo vuoto di potere determinatosi nel 1976, riusc ad
accumulare un ampio potere personale.
In settembre si verific una congiuntura critica: la morte di Mao. Mao aveva dominato il partito,
e il Grande balzo in avanti e la Rivoluzione culturale erano state sue iniziative personali. Dopo la sua
scomparsa si cre un vuoto di potere vero e proprio, che sfoci in una lotta fra le diverse visioni degli
uomini politici sul da farsi. La Banda dei quattro voleva portare avanti le politiche della Rivoluzione
culturale, le uniche in grado di consolidare il suo potere e quello del Partito comunista. Hua Guofeng
voleva abbandonare la Rivoluzione culturale, ma non riusc a distanziarsene troppo, perch dalla
Rivoluzione era dipesa la sua stessa ascesa nel partito. Piuttosto, propugn il ritorno a una versione pi
equilibrata delle concezioni maoiste, che sintetizz nei "due qualsiasi", apparsi nel 1977 sul
Quotidiano del popolo, il giornale del Partito comunista cinese. Hua proclam: "Difenderemo
risolutamente qualsiasi decisione politica presa dal presidente Mao e seguiremo assiduamente qualsiasi
istruzione fornitaci dal presidente Mao".
Deng Xiaoping non intendeva abolire il regime comunista e sostituirlo con mercati inclusivi pi
di quanto lo volesse Hua. Anch'egli faceva parte del novero di persone salite al potere grazie alla
rivoluzione comunista. Ma insieme ai suoi sostenitori riteneva che si potesse conseguire una
significativa crescita economica senza mettere a rischio la supremazia politica del partito: l'idea era un
modello di crescita con istituzioni politiche estrattive, che non avrebbe intaccato la loro posizione,
poich il popolo cinese necessitava al pi presto di un tenore di vita migliore e ogni opposizione di
rilievo al Partito comunista era gi stata annientata durante la presidenza di Mao e la Rivoluzione
culturale. Per riuscire nell'intento, avrebbero rinnegato non solo la Rivoluzione culturale, ma anche
gran parte dell'eredit istituzionale maoista, consapevoli che la crescita economica era possibile solo
spostandosi nella direzione di istituzioni economiche inclusive. Ambivano dunque a riformare
l'economia e potenziare il ruolo delle forze e degli incentivi di mercato. Inoltre, intendevano espandere
il peso della propriet privata e ridurre il ruolo del Partito comunista nella societ e
nell'amministrazione, abbandonando concetti come quello di lotta di classe. Il gruppo di Deng, inoltre,
era aperto agli investimenti esteri e al commercio internazionale, per perseguire una politica molto pi
aggressiva di integrazione con l'economia mondiale. Tuttavia, c'era un limite a tutto: lo sviluppo di
istituzioni economiche realmente inclusive e l'allentamento della presa del Partito comunista
sull'economia non erano nemmeno concepibili.
Per la Cina il punto di svolta fu l'ascesa al potere di Hua Guofeng e la sua disponibilit a
servirsene contro la sinistra interna. Dopo la morte di Mao, nel giro di un mese Hua fece arrestare tutta
la Banda dei quattro. Dopodich reintegr Deng nel marzo 1977. Non c'era nulla di inevitabile in
questi eventi o nei successivi, rilevanti passaggi, in cui lo stesso Hua fu politicamente neutralizzato da
Deng Xiaoping. Deng incoraggi le critiche dell'opinione pubblica contro la Rivoluzione culturale, e
inizi ad assegnare posizioni chiave a tutti i livelli del Partito comunista a persone che, come lui,
avevano subito quel periodo. Hua non poteva ripudiare la Rivoluzione culturale, e ci lo indebol. In
termini relativi, era anche un nuovo arrivato tra i gangli del potere, e mancava della rete di contatti e
rapporti informali che Deng aveva costruito nel corso degli anni. In una serie di discorsi, Deng inizi a
criticare le politiche di Hua. Nel settembre 1978 attacc esplicitamente i "due qualsiasi", osservando
come, invece di lasciare che qualsiasi cosa avesse detto Mao determinasse la politica da seguire,
l'approccio corretto fosse quello di "cercare la verit partendo dai fatti".
Astutamente, Deng inizi anche a far pesare la pressione dell'opinione pubblica su Hua,
operazione di cui  emblematico il movimento del Muro della democrazia nel 1978, in cui la gente
affisse le proprie critiche al paese su un muro di Pechino. Nel luglio del 1978 uno dei sodali di Deng,
Hu Qiaomu, present alcuni princpi basilari per una riforma economica, tra cui l'idea che le aziende
dovessero avere maggiore libert di iniziativa e di prendere decisioni sulla produzione. Bisognava
consentire ai prezzi di unire domanda e offerta, invece di essere fissati dal governo, e pi in generale la
regolamentazione statale dell'economia andava ridotta. Erano suggerimenti radicali, ma Deng stava
acquisendo influenza. Nei mesi di novembre e dicembre 1978, il terzo plenum dell'XI Comitato
centrale del partito oper una svolta. Ignorando le obiezioni di Hua, fu deciso che, da quel momento, il
focus del partito si sarebbe spostato dalla lotta di classe alla modernizzazione economica. Il plenum
annunci una serie di iniziative sperimentali, da attuarsi in alcune province, incentrate su un "sistema
di responsabilit familiare", che rappresentava il tentativo di rinunciare all'agricoltura collettiva e
introdurre incentivi economici alla coltivazione. Entro l'anno successivo, il Comitato centrale
riconobbe il valore del concetto di "verit a partire dai fatti" e dichiar che la Rivoluzione culturale era
stata una calamit per il popolo cinese. Nel frattempo, Deng si assicurava che i suoi sostenitori
ottenessero importanti posizioni nel partito, nell'esercito e nel governo. Anche se dovette muoversi
lentamente contro i sostenitori di Hua nel Comitato centrale, costru delle basi di potere parallele. Nel
1980, Hua fu costretto a rinunciare alla carica di primo ministro, per essere sostituito da Zhao Ziyang.
Nel 1982 Hua fu espulso dal Comitato centrale, ma Deng non si limit a questo. Nel XII congresso
nazionale del partito del 1982, e poi alla conferenza nazionale del settembre 1985, ottenne un rimpasto
quasi totale della leadership del partito e dei quadri di livello pi alto, inserendo persone molto pi
giovani, con una mentalit orientata alle riforme. Se si confrontano il 1980 e il 1985, erano stati
cambiati ventuno membri del Politburo su ventisei, otto membri della segreteria del Partito comunista
su undici e dieci vicepremier su diciotto.
Ora che Deng e i riformatori avevano compiuto la loro rivoluzione politica e controllavano la
macchina dello stato, lanciarono un'ulteriore serie di trasformazioni delle istituzioni economiche.
Cominciarono dall'agricoltura: entro il 1983, seguendo le idee di Hu Qiaomu, il sistema di
responsabilit familiare, che offriva incentivi economici agli agricoltori, fu universalmente adottato.
Nel 1985 si rinunci all'acquisto obbligatorio delle granaglie da parte dello stato, per sostituirlo da un
sistema di contratti su base pi volontaria. Sempre nel 1985, il controllo amministrativo sui prezzi dei
prodotti agricoli si allent notevolmente. Nell'economia urbana, le imprese statali ottennero pi
autonomia, e furono identificate quattordici "citt aperte", autorizzate ad attirare investimenti esteri.
Fu l'economia rurale a decollare per prima. L'introduzione degli incentivi port a un drastico
incremento della produttivit agricola. Nel 1984 la produzione di granaglie superava di un terzo il
livello del 1978, anche se meno persone erano occupate nell'agricoltura. Molte si erano trasferite
accettando un posto di lavoro nelle nuove industrie rurali, le cosiddette imprese di citt e di villaggio,
autorizzate a crescere al di fuori del sistema della pianificazione industriale statale dal 1979, data in cui
si inizi ad accettare che nuove aziende entrassero sul mercato in competizione con quelle di propriet
statale. Passo dopo passo, anche nel settore industriale furono introdotti incentivi economici, in
particolare nella gestione delle imprese a conduzione statale; in questa fase, tuttavia, non ci fu il
minimo accenno di privatizzazione, per il quale si dovette attendere fino alla met degli anni novanta.
La rinascita della Cina giunse attraverso un significativo allontanamento da un complesso di
istituzioni economiche pi estrattive verso istituzioni pi inclusive. Gli incentivi di mercato
nell'agricoltura e nell'industria, seguiti da investimenti esteri e tecnologia, avrebbero indirizzato la
Cina su un sentiero di rapida crescita economica. Come discuteremo anche nel prossimo capitolo, si
tratt di una crescita con istituzioni economiche estrattive, anche se non repressive come lo erano state
durante la Rivoluzione culturale, e nonostante le istituzioni economiche stessero diventando
parzialmente inclusive. Ma questo non sminuisce la radicalit dei cambiamenti nelle istituzioni
economiche cinesi. La Cina infranse le barriere, anche se non trasform le sue istituzioni politiche.
Come nel Botswana e nel Sud degli Stati Uniti, i cambiamenti cruciali si verificarono durante una
congiuntura critica, in questo caso la morte di Mao. E furono anche contingenti, fortemente casuali,
poich non era affatto inevitabile che la Banda dei quattro perdesse la lotta per il potere, e, se non
l'avesse persa, la Cina non avrebbe sperimentato la costante crescita economica a cui abbiamo assistito
negli ultimi trent'anni. Ma le devastazioni e le sofferenze causate dal Grande balzo in avanti e dalla
Rivoluzione culturale avevano generato una domanda di cambiamento sufficiente perch Deng
Xiaoping e i suoi alleati potrssero spuntarla.
Il Botswana, la Cina e il Sud degli Stati Uniti, proprio come la Glorious Revolution in
Inghilterra, la Rivoluzione francese e la restaurazione Meiji in Giappone, dimostrano chiaramente che
la storia non  un destino. Malgrado il circolo vizioso, istituzioni estrattive possono essere sostituite da
istituzioni inclusive. Ma ci non  n automatico n semplice. Spesso, perch una nazione avanzi verso
istituzioni pi inclusive,  necessaria una convergenza di fattori, in particolare una congiuntura critica
abbinata a un'ampia coalizione di persone che spingono per la riforma, oppure a istituzioni propizie gi
esistenti. Inoltre,  decisiva una certa dose di fortuna, perch la storia si svolge sempre in maniera
contingente.
* Il soprannome dell'Universit del Mississippi. [N.d.T.]
15. Comprendere prosperit e povert
Le origini storiche
Nel mondo ci sono enormi differenze negli standard di vita delle persone. Anche i cittadini pi
poveri degli Stati Uniti hanno un reddito, oltre che l'accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione, ai
servizi pubblici e a opportunit economiche e sociali di gran lunga superiori a quelle disponibili per la
gran massa degli abitanti dell'Africa subsahariana, dell'Asia meridionale e dell'America centrale. Il
contrasto fra Corea del Nord e del Sud, fra le due Nogales e fra gli Stati Uniti e il Messico ci ricorda
che questi fenomeni sono relativamente recenti. Cinquecento anni fa, il Messico, dove si trovava lo
stato azteco, era indubbiamente pi ricco degli stati a nord, e gli Stati Uniti non lo superarono fino al
XIX secolo. Il divario fra le due Nogales  ancora pi recente. La Corea del Sud e quella del Nord
erano economicamente, nonch socialmente e culturalmente, indistinguibili, prima che al termine della
Seconda guerra mondiale il paese fosse spezzato in due lungo il trentottesimo parallelo. Analogamente,
la maggior parte delle differenze economiche che oggi osserviamo intorno a noi  emersa negli ultimi
duecento anni.
Tutto questo era inevitabile? Era storicamente - o geograficamente o culturalmente o
etnicamente - predeterminato che negli ultimi duecento anni circa Europa occidentale, Stati Uniti e
Giappone diventassero tanto pi ricchi di Africa subsahariana, America Latina e Cina? Era ineluttabile
che la rivoluzione industriale si avviasse nel XVIII secolo in Gran Bretagna, per poi diffondersi
all'Europa occidentale e alle propaggini dell'Europa nel Nordamerica e in Australia e Nuova Zelanda?
Un mondo controfattuale in cui la Glorious Revolution e la rivoluzione industriale hanno luogo in Per,
che poi colonizza l'Europa occidentale e schiavizza i bianchi,  verosimile o  solo fantastoria?
Per rispondere, e in verit anche solo per riflettere su questi interrogativi, abbiamo bisogno di
una teoria sui motivi per cui alcune nazioni prosperano, mentre altre falliscono e sono povere. Una
teoria che delinei sia i fattori che originano o ritardano la prosperit, sia i loro fondamenti storici. Nel
libro abbiamo proposto una teoria di questo tipo. Qualunque fenomeno sociale complesso, come le
origini delle diverse traiettorie economiche e politiche di centinaia di entit politiche nel mondo, ha
probabilmente una moltitudine di cause, che portano la maggioranza degli scienziati sociali a
respingere teorie monocausali, semplici e ampiamente applicabili, e a cercare invece spiegazioni
diverse per sviluppi apparentemente simili in aree e periodi differenti. Noi, al contrario, proponiamo
una teoria semplice, utilizzandola per spiegare i principali profili dello sviluppo economico e politico in
varie aree del mondo, a partire dalla rivoluzione neolitica. Una scelta motivata non dall'ingenua
convinzione che una simile ipotesi sia in grado di interpretare ogni cosa, ma dall'idea che una teoria
dovrebbe permetterci di concentrarci sulle regolarit, a volte al prezzo di alcune astrazioni e di
trascurare dettagli interessanti. Una teoria efficace, dunque, non riproduce fedelmente i dettagli, ma
fornisce una spiegazione utile ed empiricamente fondata per un insieme di processi, evidenziando al
tempo stesso quali siano i principali meccanismi in azione.
La nostra teoria cerca di raggiungere questo obiettivo operando su due livelli. Il primo  la
distinzione fra istituzioni economiche e politiche estrattive e inclusive. La seconda  la spiegazione dei
motivi per cui istituzioni inclusive sono emerse in alcune parti del mondo e non in altre. Mentre il
primo livello attiene a un'interpretazione istituzionale della storia, il secondo concerne il modo in cui la
storia ha orientato le traiettorie istituzionali delle nazioni.
Il nocciolo della nostra teoria  il legame fra istituzioni economiche e politiche inclusive e
prosperit. Le istituzioni economiche inclusive che fanno rispettare i diritti di propriet, offrono pari
opportunit e incoraggiano gli investimenti in nuove tecnologie e competenze conducono alla crescita
economica pi facilmente delle istituzioni economiche estrattive, che, essendo strutturate per consentire
a pochi il prelievo delle risorse di molti, non tutelano i diritti di propriet e non forniscono incentivi
all'attivit economica. A loro volta, le istituzioni economiche inclusive sono sia supportate che di
supporto alle istituzioni politiche inclusive, quelle cio che distribuiscono il potere politico in modo
ampio e pluralistico nella societ, e che riescono a raggiungere un certo grado di centralizzazione
politica e perci a preservare legalit e ordine, le fondamenta su cui poggiano diritti di propriet sicuri e
un'economia di mercato inclusiva. In maniera analoga, le istituzioni economiche estrattive sono
sinergicamente legate alle istituzioni politiche estrattive, che concentrano il potere nelle mani di pochi
individui, stimolati dunque a mantenere e sviluppare a proprio vantaggio istituzioni economiche
estrattive, nonch a impiegare le risorse cos ottenute per cementare la presa sul potere politico.
Queste tendenze di fondo non implicano che istituzioni economiche e politiche estrattive siano
incompatibili con la crescita economica. Al contrario, a qualsiasi lite piacerebbe, a parit di tutte le
altre condizioni, incoraggiare la crescita pi elevata possibile, allo scopo di avere pi risorse da
estrarre. Le istituzioni estrattive che hanno conseguito un minimo grado di centralizzazione politica
sono spesso capaci di generare crescita. Il problema, per,  che una crescita con istituzioni estrattive
non sar duratura, per due ragioni fondamentali. In primo luogo, una crescita economica duratura
richiede innovazione, e l'innovazione non pu essere disgiunta dalla distruzione creatrice, che
sostituisce il vecchio con il nuovo in ambito economico e destabilizza i rapporti di potere consolidati in
ambito politico. Poich le lite che controllano le istituzioni estrattive temono la distruzione creatrice,
la contrasteranno, e qualunque crescita nasca in un contesto di istituzioni estrattive  destinata ad avere
vita breve. In secondo luogo, la capacit di chi governa le istituzioni estrattive di trarre grandi vantaggi
a spese del resto della societ implica un potere politico fortemente conteso, il che porta numerosi
gruppi e individui a lottare per ottenerlo. Di conseguenza, si creeranno potenti forze in grado di
spingere le societ rette da istituzioni estrattive verso l'instabilit politica.
Le reciproche retroazioni fra istituzioni politiche ed economiche estrattive producono un circolo
vizioso, in forza del quale le istituzioni estrattive, una volta in atto, tendono a persistere. Allo stesso
modo, esiste un circolo virtuoso associato alle istituzioni politiche ed economiche inclusive. Ma n il
circolo vizioso n quello virtuoso sono incondizionati. In realt, oggi alcune nazioni hanno istituzioni
inclusive perch, sebbene nella storia le istituzioni estrattive abbiano rappresentato la norma, certe
societ sono riuscite auscire dalla trappola e a intraprendere una transizione verso istituzioni inclusive.
La nostra spiegazione di tali transizioni  storica, ma non storicamente predeterminata. I grandi
cambiamenti istituzionali, che sono il requisito per i grandi cambiamenti economici, sono l'esito
dell'interazione fra istituzioni esistenti e congiunture critiche. Le congiunture critiche sono eventi
importanti che modificano l'equilibrio politico ed economico esistente in una o pi societ, come la
Peste nera, che durante il XIV secolo uccise addirittura met della popolazione di gran parte delle
regioni europee; oppure l'apertura delle rotte commerciali atlantiche, che per molti, in Europa
occidentale, dischiuse enormi opportunit di profitto; infine la rivoluzione industriale, che forn il
potenziale per rapide e dirompenti trasformazioni nella struttura delle economie di tutto il mondo.
Le differenze istituzionali esistenti fra le societ sono anch'esse il risultato di cambiamenti
istituzionali del passato. Perch il percorso delle trasformazioni istituzionali differisce di societ in
societ? La risposta a questa domanda risiede nel processo di divergenza istituzionale. Proprio come
nel cosiddetto processo di deriva evoluzionistica o genetica, in cui i geni di due popolazioni isolate di
organismi si sviluppano lentamente in direzioni diverse a causa di mutazioni casuali, anche due societ
altrimenti simili possono subire una "deriva", ovvero una divergenza, istituzionale - seppure, anche
stavolta, molto lenta. I conflitti su reddito e potere, e indirettamente sulle istituzioni, sono una costante
in tutte le societ. Anche se le condizioni in cui vengono affrontati non sono pari per tutti i contendenti,
spesso questi conflitti hanno un esito contingente, esito che porta alla divergenza istituzionale. Ma
questo non  necessariamente un processo cumulativo; non implica che, dal momento in cui emergono,
le piccole differenze diventino necessariamente pi grandi con l'andare del tempo. Al contrario, come
illustra la nostra riflessione sulla Britannia romana nel sesto capitolo, piccole differenze nascono e poi
scompaiono, per poi riapparire di nuovo. Tuttavia, quando si verifica una congiuntura critica, le piccole
discrepanze emerse grazie alla divergenza istituzionale possono essere quelle che pi concorrono a
portare societ altrimenti piuttosto simili a differenziarsi radicalmente.
Abbiamo visto nei capitoli 7 e 8 che, malgrado le numerose analogie fra Inghilterra, Francia e
Spagna, la congiuntura critica del commercio atlantico ha avuto l'impatto pi incisivo sull'Inghilterra
in virt di piccole differenze: per via degli sviluppi occorsi nel XV e nel XVI secolo, la corona inglese
non poteva controllare tutto il commercio marittimo, mentre le monarchie francese e spagnola ne
detenevano quasi il monopolio. Di conseguenza, in Francia e in Spagna furono soprattutto la monarchia
e i gruppi suoi alleati a godere dei grandi profitti generati dal commercio atlantico e dall'espansione
coloniale, mentre in Inghilterra furono categorie fortemente avverse alla monarchia ad avvantaggiarsi
di queste nuove opportunit economiche. Anche se la divergenza istituzionale conduce a piccole
discrepanze, la sua interazione con le congiunture critiche porta a una pi profonda differenziazione
istituzionale, creando le difformit istituzionali pi marcate su cui la successiva congiuntura critica
incider.
La storia  la chiave di volta, poich sono i processi storici a originare, attraverso la divergenza
istituzionale, le differenze che durante le congiunture critiche possono diventare cruciali. Le stesse
congiunture critiche sono punti di svolta storici. E i circoli viziosi e virtuosi implicano che per capire la
natura delle differenze istituzionali che si sono cristallizzate nel corso del tempo dobbiamo studiare la
storia. Eppure la nostra teoria non comporta il determinismo storico, e nessun altro tipo di
determinismo.  per questa ragione che la risposta alla domanda con cui abbiamo aperto il capitolo 
no: non c'era alcuna necessit storica che il Per diventasse tanto pi povero dell'Europa occidentale o
degli Stati Uniti.
Per prima cosa, in contrasto con le ipotesi basate su geografia e cultura, il Per non 
condannato alla povert n dalla sua geografia, n dalla sua cultura. Secondo la nostra teoria, oggi il
Per  molto pi povero dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti per le sue istituzioni, e se vogliamo
capire il perch, dobbiamo comprendere il processo storico del suo sviluppo istituzionale. Come
abbiamo visto nel secondo capitolo, cinquecento anni fa l'Impero inca, che si estendeva sull'attuale
Per, era pi ricco, tecnologicamente pi avanzato e politicamente pi centralizzato delle entit
politiche, pi piccole, del Nordamerica. Il punto di svolta furono le modalit di colonizzazione della
regione, in contrasto con quanto avvenne nel Nordamerica, che non scaturirono da un processo
storicamente predeterminato, ma furono invece l'esito contingente di numerosi sviluppi istituzionali
cruciali nati da congiunture critiche. Almeno tre fattori avrebbero potuto cambiare questa evoluzione e
portare a un bilancio di lungo periodo molto diverso.
In primo luogo, le differenze istituzionali fra le Americhe nel XV secolo determinarono le
diverse modalit di colonizzazione. L'America del Nord segu una traiettoria istituzionale diversa dal
Per perch prima della colonizzazione non era densamente abitata, e attir coloni europei che poi si
ribellarono contro l'lite sostenuta da entit come la Virginia Company e la corona inglese. I
conquistadores spagnoli, invece, incontrarono in Per uno stato centralizzato ed estrattivo, di cui
poterono assumere il controllo, e un'ampia popolazione di cui sfruttare il lavoro nelle miniere e nelle
piantagioni. Inoltre, nella situazione delle Americhe all'arrivo degli europei non c'era alcunch di
predeterminato da motivazioni geografiche. Come per i bushong l'affermazione di uno stato
centralizzato, guidato dal re Shyaam, fu l'effetto di una grande innovazione istituzionale, o forse anche
di una rivoluzione politica - come abbiamo visto nel quinto capitolo -, cos lo fu anche la civilt inca e
le abbondanti popolazioni dell'area andina. Queste grandi innovazioni avrebbero potuto accadere nel
Nordamerica, in luoghi come la valle del Mississippi o addirittura negli Stati Uniti nordorientali. Se
fosse andata cos, gli europei avrebbero trovato terre spopolate sulle Ande e stati centralizzati nel
Nordamerica, e i ruoli di Per e Stati Uniti avrebbero potuto invertirsi. Gli europei si sarebbero dunque
stabiliti in aree attigue al Per, e il conflitto fra la maggioranza dei coloni e l'lite avrebbe potuto
condurre a istituzioni inclusive proprio l, invece che nel Nordamerica. E cos i successivi percorsi di
sviluppo economico sarebbero stati probabilmente diversi.
In secondo luogo, l'Impero inca avrebbe potuto resistere al colonialismo europeo, come fece il
Giappone quando le navi del commodoro Perry arrivarono nella baia di Edo. Bench l'Impero inca
fosse molto pi estrattivo, rispetto al Giappone dei Tokugawa, rendendo una rivoluzione politica simile
alla restaurazione Meiji meno probabile in Per, non c'era alcuna necessit storica che gli inca
soccombessero completamente al dominio europeo. Se fossero riusciti a difendersi, e perfino ad avviare
una modernizzazione istituzionale in risposta alle minacce, l'intero percorso storico del Nuovo Mondo,
e dunque l'intera storia del mondo, avrebbe potuto essere diverso.
In terzo luogo, e questo  il punto pi radicale, non era neppure storicamente, geograficamente
o culturalmente predeterminato che fossero gli europei a colonizzare il mondo. Avrebbero potuto farlo i
cinesi, o perfino gli inca. Naturalmente, un tale esito  impossibile se guardiamo il mondo dal punto di
vista del XV secolo, epoca in cui l'Europa occidentale aveva superato le Americhe e la Cina si era gi
chiusa in s stessa. Ma l'Europa occidentale del XV secolo era di per s il risultato di un processo
contingente di divergenza istituzionale disseminato di congiunture critiche, e nulla di tutto ci era
inevitabile. Le potenze occidentali europee non avrebbero potuto rinforzarsi e conquistare il mondo, se
non fossero intervenute diverse svolte storiche, tra cui la peculiare strada presa dal feudalesimo, che
trov un'alternativa alla schiavit indebolendo il potere dei monarchi; il fatto che i secoli successivi
all'anno 1000, in Europa, abbiano visto lo sviluppo di citt indipendenti e commercialmente autonome;
il fatto che i monarchi europei non si siano sentiti minacciati dal commercio con l'estero, cercando di
conseguenza di scoraggiarlo, quanto gli imperatori cinesi della dinastia Ming; l'arrivo della Peste nera,
che scosse dalle fondamenta l'ordine feudale. Se questi eventi fossero andati diversamente, avremmo
potuto vivere in un mondo molto diverso, un mondo in cui il Per sarebbe pi ricco dell'Europa
occidentale o degli Stati Uniti.
Naturalmente, il potere predittivo di una teoria in cui le piccole differenze e la contingenza
svolgono un ruolo fondamentale sar limitato. Ben pochi, nel XV o perfino nel XVI secolo, e
tantomeno nei molti secoli successivi alla caduta dell'Impero romano, potevano prevedere che la
grande svolta verso istituzioni inclusive si sarebbe verificata in Gran Bretagna. Furono solo lo specifico
processo di divergenza istituzionale e la natura della congiuntura critica connessa all'avvio del
commercio atlantico a renderlo possibile. N molti avrebbero ipotizzato, nel corso della Rivoluzione
culturale degli anni settanta, che la Cina ben presto si sarebbe spostata su un tragitto di radicali
trasformazioni delle sue istituzioni economiche e poi di crescita vertiginosa.  altrettanto impossibile
prevedere, con qualunque grado di certezza, quale sar la geografia della disuguaglianza fra
cinquecento anni. Eppure questi non sono difetti della nostra teoria. La ricostruzione storica che
abbiamo finora presentato indica che qualsiasi approccio deterministico - imperniate su geografia,
cultura o persino altri fattori storici -  inadeguato. Le piccole differenze e la contingenza non sono
solo un elemento della nostra teoria; sono parte del corso della storia.
Anche se formulare previsioni precise su quali societ prospereranno rispetto ad altre  difficile,
abbiamo visto in tutto il libro che la nostra teoria spiega in modo piuttosto efficace le ampie
disuguaglianze di ricchezza e povert delle nazioni di tutto il mondo. Nel resto del capitolo proporremo
alcune linee guida su quali tipi di societ hanno pi probabilit di conseguire una crescita economica
nei prossimi decenni.
Innanzitutto, i circoli viziosi e virtuosi generano molta continuit e inerzia. Ci dovrebbero
essere pochi dubbi sul fatto che fra cinquanta o addirittura cent'anni gli Stati Uniti e l'Europa
occidentale, forti delle loro istituzioni economiche e politiche inclusive, saranno pi ricchi, con ogni
probabilit molto pi ricchi, dell'Africa subsahariana, del Medio Oriente, dell'America centrale o del
Sudest asiatico. Tuttavia, entro questo scenario nel prossimo secolo ci saranno grandi trasformazioni
istituzionali, grazie a cui alcuni paesi usciranno dalla trappola della povert e raggiungeranno la
ricchezza.
Le nazioni che non hanno raggiunto un livello minimo di centralizzazione politica, come la
Somalia e l'Afganistan, o quelle che hanno subito un collasso dello stato, come Haiti negli ultimi
decenni - ben prima che il grave terremoto del 2010 devastasse le infrastrutture del paese -, hanno
poche probabilit di registrare una crescita con istituzioni politiche estrattive o di mettere in moto
profondi cambiamenti verso istituzioni pi inclusive. Al contrario, le nazioni che hanno probabilit di
crescere nei prossimi decenni - anche se probabilmente con istituzioni estrattive - sono quelle giunte a
una certa centralizzazione politica. Nell'Africa subsahariana questo gruppo comprende il Burundi,
l'Etiopia, il Rwanda, tre paesi con una lunga storia di stati centralizzati, e la Tanzania, che da quando
ha ottenuto l'indipendenza  riuscita a realizzare la centralizzazione, o perlomeno a dotarsi di alcuni dei
requisiti fondamentali. Nel gruppo dei paesi promettenti in America Latina ci sono Brasile, Cile e
Messico, che non solo hanno raggiunto la centralizzazione politica, ma anche tappe significative verso
il pluralismo. Una crescita economica duratura sembra invece molto improbabile in Colombia.
La nostra teoria suggerisce inoltre che la crescita con istituzioni politiche estrattive, come in
Cina, non porter a uno sviluppo economico duraturo, ed  probabile che esaurisca lo slancio. Al di l
di questi casi, c' molta incertezza. Cuba, per esempio, potrebbe cominciare una transizione verso
istituzioni inclusive e sperimentare una profonda trasformazione economica, oppure indugiare
nell'attuale contesto di istituzioni politiche ed economiche estrattive. Lo stesso vale per la Corea del
Nord e la Birmania (Myanmar) in Asia. Dunque, mentre la nostra teoria fornisce gli strumenti per
riflettere sul modo in cui le istituzioni cambiano e sulle relative conseguenze, la natura di tali
cambiamenti - cio il ruolo delle piccole differenze e della contingenza - rende difficile fare previsioni
pi precise.
 necessaria una cautela ancora maggiore, se si vogliono trarre indicazioni politiche da questo
resoconto di ampio respiro sulle origini della prosperit e della povert. Cos come l'impatto delle
congiunture critiche dipende dalle istituzioni esistenti, anche il modo in cui una societ reagir a uno
stesso intervento politico dipende dalle istituzioni esistenti. Naturalmente, la nostra teoria  del tutto
incentrata su come le nazioni possono compiere dei passi verso la prosperit: trasformando le loro
istituzioni da estrattive in inclusive. Ma chiarisce in modo inequivocabile che non esistono ricette facili
per arrivare a una simile transizione. Per prima cosa, il circolo vizioso comporta che trasformare le
istituzioni  molto pi difficile di quanto appaia a prima vista. In particolare, le istituzioni estrattive
possono ricreare s stesse sotto nuove vesti, come abbiamo visto a proposito della legge ferrea
dell'oligarchia nel dodicesimo capitolo. Che il regime estrattivo del presidente Mubarak sia stato
spodestato dalle proteste popolari nel febbraio 2011 non garantisce che l'Egitto imboccher la strada di
istituzioni pi inclusive. Le istituzioni estrattive potrebbero invece riprodursi, malgrado il vivace e
speranzoso movimento per la democrazia. In secondo luogo, considerando che il percorso contingente
della storia non aiuta chi voglia anticipare se una determinata interazione fra congiunture critiche e
differenze istituzionali esistenti porter a istituzioni pi inclusive o pi estrattive, sarebbe un'impresa
titanica formulare indicazioni politiche generali volte a incoraggiare il cambiamento verso istituzioni
inclusive. Nondimeno, la nostra teoria  utile per l'analisi politica, in quanto ci permette di riconoscere
i cattivi consigli politici, basati su ipotesi scorrette o su una comprensione inadeguata di come le
istituzioni possono modificarsi. In questo come nella maggior parte degli ambiti, evitare gli errori pi
gravi  tanto importante quanto cercare di sviluppare soluzioni semplici - e pi realistico. Forse, questo
potr risultare pi chiaro se si pensa alle attuali esortazioni politiche che spingono per una "crescita
autoritaria", sulla base della positiva esperienza del boom cinese degli ultimi decenni. Nel prossimo
paragrafo spiegheremo perch simili raccomandazioni politiche sono fuorvianti, e perch il boom
cinese, per come si  manifestato finora,  solo l'ennesima forma di crescita con istituzioni politiche
estrattive, ed  improbabile che si traduca in uno sviluppo economico duraturo.
L'irresistibile fascino della crescita autoritaria
Dai Guofang si rese conto dell'imminente boom urbano della Cina fin dalle prime fasi. Negli
anni novanta nuove autostrade, nuovi business center, complessi edilizi e grattacieli si stavano
diffondendo capillarmente in tutto il paese, e Dai pensava che nel decennio successivo questa crescita
non avrebbe fatto altro che accelerare. Credeva che la sua azienda, la Jiangsu Tieben Iron and Steel,
potesse conquistare un'ampia fetta di mercato come produttore a basso costo, specie rispetto alle
inefficienti acciaierie statali. Dai pianific la creazione di un vero e proprio colosso dell'acciaio e, con
il supporto dei capi partito locali di Changzhou, nel 2003 inizi a costruire. Entro il mese di marzo del
2004, per, il progetto fu bloccato per ordine del Partito comunista cinese di Pechino, e Dai venne
arrestato per ragioni mai chiarite. Pu darsi che le autorit si immaginassero di trovare prove di
colpevolezza tra i suoi documenti. Nell'eventualit, Dai pass i cinque anni successivi tra carcere e
arresti domiciliari, finch nel 2009 venne ritenuto colpevole di un reato minore. Il suo vero crimine era
stato quello di avviare un grande progetto in concorrenza con le aziende statali, e di averlo fatto senza
l'approvazione dei pezzi grossi del Partito comunista. Fu senza dubbio questa la lezione che gli altri
appresero dal caso.
La risposta del Partito comunista a imprenditori come Dai non dovrebbe sorprendere. Chen
Yun, uno dei pi stretti collaboratori di Deng Xiaoping e verosimilmente il principale artefice delle
prime riforme di mercato, sintetizz la visione della maggioranza dei quadri del partito tracciando
un'analogia fra l'economia e un "uccello in gabbia": l'economia della Cina era l'uccello, e la gabbia,
cio il controllo esercitato dal partito, doveva essere allargata, perch l'uccello godesse di maggiore
salute e fosse pi dinamico, ma non poteva essere aperta o rimossa, altrimenti l'uccello sarebbe volato
via. Jiang Zemin, poco dopo essere diventato nel 1989 segretario generale del Partito comunista - la
posizione di maggior potere in Cina -, si spinse oltre, e sintetizz i sospetti nutriti dal partito verso gli
imprenditori definendoli "commercianti e venditori ambulanti che lavorano in proprio [e che]
imbrogliano, si appropriano indebitamente del denaro, corrompono ed evadono le tasse". Per tutti gli
anni novanta, anche mentre gli investimenti esteri si riversavano in Cina e le imprese statali venivano
incoraggiate a espandersi, l'imprenditoria privata fu accolta con sospetto, e molti imprenditori furono
espropriati o addirittura incarcerati. La visione che Jiang Zemin aveva degli imprenditori, seppure in
relativo declino,  ancora diffusa in Cina. Per citare un economista cinese: "Le grandi aziende statali
possono realizzare enormi progetti. Ma quando lo fanno aziende private, specie se in concorrenza con
lo stato, i problemi sorgono da ogni lato".
Anche se attualmente numerose aziende private operano e realizzano profitti in Cina, molti
elementi dell'economia sono ancora sotto il controllo e la protezione del partito. Il giornalista Richard
McGregor racconta che sulla scrivania del direttore di ciascuna delle pi grandi imprese statali cinesi
campeggia un telefono rosso. Quando squilla, a chiamare  il partito, con ordini sulle iniziative che
l'azienda dovrebbe intraprendere, sulle zone in cui dovrebbe investire e sugli obiettivi da raggiungere.
Queste colossali imprese sono ancora sotto il controllo del partito, il che ci viene ricordato
ogniqualvolta il Pcc decide di ricollocare i loro massimi dirigenti, di licenziarli o di promuoverli,
fornendo poche spiegazioni.
Questi episodi, ovviamente, non negano che la Cina abbia fatto grandi passi verso istituzioni
economiche inclusive, che hanno supportato gli spettacolari tassi di crescita degli ultimi trent'anni. La
maggioranza degli imprenditori gode di una certa sicurezza, non da ultimo perch coltiva il sostegno
dei quadri locali e dell'lite del Partito comunista a Pechino. La gran parte delle aziende statali rincorre
il profitto e compete sui mercati internazionali: un cambiamento radicale, rispetto alla Cina di Mao.
Come abbiamo visto nel capitolo precedente, la Cina riusc ad avviare la crescita perch sotto Deng
Xiaoping si decisero riforme radicali, che sconfessarono le istituzioni economiche pi estrattive e ne
istituirono di pi inclusive. La crescita  continuata via via che le istituzioni economiche cinesi sono
avanzate, sebbene lentamente, in direzione di una maggiore inclusivit. La Cina  inoltre avvantaggiata
dalla propria sterminata riserva di lavoro a basso costo e dall'accesso a mercati, tecnologie e capitali
esteri.
Anche se le odierne istituzioni economiche cinesi sono incomparabilmente pi inclusive
rispetto a trent'anni fa, l'esperienza cinese  comunque un esempio di crescita con istituzioni politiche
estrattive. Nonostante la recente enfasi in Cina sull'innovazione e la tecnologia, il boom del paese 
basato sull'adozione di tecnologie esistenti e sugli investimenti rapidi, non sulla distruzione creatrice.
Un'importante implicazione  che i diritti di propriet non sono del tutto sicuri in Cina. Di tanto in
tanto, imprenditori come Dai subiscono espropriazioni. La mobilit del lavoro  soggetta a severe
regolamentazioni, e il pi basilare dei diritti di propriet, il diritto di vendere il proprio lavoro come si
desidera,  ancora imperfetto. La misura di quanto le istituzioni siano ancora lontane da una reale
inclusivit  data dal fatto che solo pochi uomini e donne d'affari si avventurerebbero in qualunque
attivit senza il supporto dei quadri del partito locale o, ancor pi importante, di Pechino. Il legame tra
gli affari e il partito  altamente proficuo per entrambi. Le aziende sostenute dal partito ottengono
appalti a condizioni favorevoli, possono sfrattare la gente comune per requisirne la terra e violare
impunemente leggi e regolamenti. Chiunque sia di intralcio a questo genere di affari sar calpestato, e
rischia addirittura di essere incarcerato o assassinato.
La presenza pervasiva del Partito comunista e delle istituzioni estrattive in Cina ci indica molte
analogie fra la crescita sovietica negli anni cinquanta e sessanta e la crescita cinese di oggi, bench ci
siano anche notevoli differenze. L'Unione Sovietica realizz un processo di crescita con istituzioni
economiche e politiche estrattive concentrando coercitivamente le risorse nell'industria, in particolare
quella degli armamenti e metallurgica, grazie a una struttura di comando centralizzata. In parte, quella
crescita fu possibile in quanto c'era un grande divario da colmare. La crescita con istituzioni estrattive
risulta pi semplice, quando la distruzione creatrice non  una necessit. Le istituzioni economiche
cinesi sono indubbiamente pi inclusive di quelle dell'Unione Sovietica, ma le istituzioni politiche
sono comunque estrattive. Il Partito comunista  onnipotente, in Cina, e controlla l'intera burocrazia
statale, le forze armate, i media e vasti settori dell'economia. La popolazione ha scarse libert politiche
e una partecipazione molto limitata al processo politico.
Per lungo tempo molti hanno creduto che la crescita cinese avrebbe portato democrazia e pi
pluralismo. Nel 1989, le manifestazioni di piazza Tienanmen diedero la concreta sensazione di poter
generare una maggiore apertura e forse addirittura il crollo del regime comunista. Ma contro i
manifestanti furono schierati i carri armati e, invece di una rivoluzione pacifica, i libri di storia oggi
parlano del massacro di piazza Tienanmen. Sotto molti aspetti, le istituzioni politiche cinesi sono
diventate pi estrattive nel periodo successivo a Tienanmen: riformatori come Zhao Ziyang, che da
segretario generale del Partito comunista appoggi gli studenti, vennero epurati, e il partito si diede alla
repressione delle libert civili e delle libert di stampa con massimo zelo. Zhao Ziyang  rimasto agli
arresti domiciliari per oltre quindici anni, e l'archivio di stato delle sue attivit  stato gradualmente
cancellato, affinch non rappresentasse un simbolo per chi auspicava un cambiamento politico.
Oggi il controllo del partito sui media, internet compreso,  senza precedenti, e in gran parte
viene ottenuto attraverso l'autocensura: i media sanno di non dover nominare Zhao Ziyang o Liu
Xiaobo, il dissidente che chiede una vera democratizzazione, e che continua a languire in carcere pur
avendo ricevuto il premio Nobel per la pace. L'autocensura si unisce a un apparato orwelliano in grado
di monitorare le conversazioni e le comunicazioni, chiudere siti web e quotidiani e perfino bloccare
selettivamente l'accesso a singoli articoli su internet. Tutto ci si  manifestato con evidenza quando
nel 2009 si sono difuse notizie sulle accuse di corruzione lanciate contro il figlio di Hu Jintao, uomo
politico dal 2002 segretario generale del partito. L'apparato di partito si  attivato immediatamente, e
non solo  riuscito a impedire che i media cinesi si occupassero del caso, ma anche a oscurare gli
articoli sul caso dai siti del New York Times e del Financial Times.
Dato il controllo del partito sulle istituzioni economiche, l'entit della distruzione creatrice 
fortemente limitata, e lo sar finch non si realizzer una riforma radicale delle istituzioni politiche.
Proprio come nell'Unione Sovietica, l'esperienza cinese di crescita con istituzioni politiche estrattive 
assai facilitata dal fatto che il paese deve recuperare molto terreno. Il reddito pro capite  ancora una
piccola frazione di quello degli Stati Uniti e dell'Europa occidentale. Naturalmente, la crescita cinese 
molto pi diversificata di quella sovietica; non si basa solo su armamenti o industria pesante, e gli
imprenditori cinesi stanno mostrando un notevole ingegno. Tuttavia, questa crescita perder il suo
slancio, a meno che le istituzioni politiche estrattive non cedano il passo a istituzioni inclusive. Finch
le istituzioni politiche rimarranno estrattive, la crescita sar intrinsecamente limitata, come  successo
in tutti gli altri casi paragonabili.
L'esperienza cinese solleva diversi interessanti interrogativi sul futuro della crescita del paese,
e, soprattutto, sulla desiderabilit e sostenibilit della crescita autoritaria. Questo modello di sviluppo
economico  diventato un'alternativa popolare al "Washington consensus", che sottolinea l'importanza
della liberalizzazione dei mercati e del commercio e di alcune riforme istituzionali nel dare il la alla
crescita economica in molte aree meno sviluppate del mondo. Mentre il richiamo della crescita
autoritaria costituisce in parte una reazione al Washington consensus, forse il suo pi grande fascino,
certamente per chi governa istituzioni estrattive,  che offre loro piena libert d'azione nel mantenere e
persino rafforzare la presa sul potere, e legittima le "estrazioni" di risorse.
Come la nostra teoria evidenzia, questo tipo di crescita con istituzioni estrattive  possibile,
specialmente nelle societ che sono giunti a un certo grado di centralizzazione statale, e pu addirittura
rappresentare lo scenario pi probabile per molte nazioni, dalla Cambogia e il Vietnam al Burundi,
l'Etiopia e il Rwanda. Ma indica anche che, come tutti gli esempi di crescita in presenza di istituzioni
politiche estrattive, non durer a lungo.
Nel caso della Cina,  probabile che il processo di crescita basato sul recuperare terreno,
sull'importazione di tecnologia estera e sull'esportazione di manufatti di bassa qualit continui per
qualche tempo. Ciononostante,  altres probabile che la crescita cinese si esaurisca, in particolare una
volta che il paese avr raggiunto gli standard di vita di un paese dal reddito medio. Lo scenario pi
plausibile  che il Partito comunista e la sempre pi potente lite economica cinese riescano a
mantenere la loro forte presa sul potere per molti decenni; nel qual caso, la storia e la nostra teoria
suggeriscono che la crescita con distruzione creatrice e vera innovazione non arriver, e che gli
spettacolari tassi di crescita cinesi svaniranno pian piano. Ma  un esito tutt'altro che inesorabile; potr
essere evitato se la Cina passer a istituzioni politiche inclusive prima che la sua crescita con istituzioni
estrattive tocchi il limite. Tuttavia, come vedremo fra poco, ci sono scarse ragioni per aspettarsi dalla
Cina una transizione verso istituzioni politiche pi inclusive, o almeno che possa aver luogo
automaticamente e senza difficolt.
Anche alcune voci interne al Partito comunista cinese stanno riconoscendo i pericoli che il
paese ha davanti a s, e stanno ventilando l'ipotesi che una riforma politica - cio una transizione verso
istituzioni politiche pi inclusive, per usare la nostra terminologia - sia necessaria. Il potente premier
Wen Jiabao ha di recente messo in guardia dal rischio che la crescita economica possa essere
ostacolata, a meno che non si avvii una riforma politica. Noi crediamo che l'analisi di Wen sia
lungimirante, anche se alcuni mettono in dubbio la sua sincerit. Ma molti in Occidente non
concordano. Per loro, la Cina rivela un percorso alternativo verso una crescita economica duratura,
basato sull'autoritarismo invece che su istituzioni politiche ed economiche inclusive. Ma si sbagliano.
Abbiamo gi visto quali sono le principali radici del successo cinese: una profonda trasformazione
delle istituzioni economiche, con cui ci si  allontanati dalle istituzioni rigidamente comuniste per
orientarsi verso istituzioni capaci di incentivare gli incrementi di produttivit e il commercio.
Osservando la questione da questa prospettiva, non c' nulla di sostanzialmente diverso nell'esperienza
della Cina rispetto a quella di paesi che sono riusciti ad affrancarsi da istituzioni economiche estrattive,
per abbracciare istituzioni economiche inclusive, anche se ci  accaduto, come nel caso cinese, in
presenza di istituzioni politiche estrattive. La Cina ha dunque conseguito la propria crescita economica
non grazie alle sue istituzioni politiche estrattive, ma a dispetto di tali istituzioni: la sua riuscita
esperienza di sviluppo economico negli ultimi trent'anni  frutto di una transizione radicale delle
istituzioni economiche da estrattive a inclusive, che  stata complicata, non semplificata, dalla presenza
di istituzioni politiche estrattive fortemente autoritarie.
Un'altra argomentazione a favore della crescita autoritaria ne riconosce la natura non proprio
affascinante, ma sostiene che l'autoritarismo sia solo una fase passeggera. Quest'idea risale a una delle
classiche teorie della sociologia politica, la teoria della modernizzazione, formulata da Seymour Martin
Lipset. La teoria della modernizzazione afferma che tutte le societ, crescendo economicamente,
muovono verso un'esistenza pi moderna, sviluppata e civilizzata, e in particolare verso la democrazia.
Molti seguaci della teoria della modernizzazione ritengono inoltre che, come la democrazia, le
istituzioni inclusive siano destinate a emergere come effetto collaterale del processo di crescita. Inoltre,
sebbene democrazia non equivalga esattamente a istituzioni politiche inclusive,  probabile che elezioni
periodiche e una competizione politica relativamente libera portino allo sviluppo di istituzioni
economiche inclusive. Molte versioni della teoria della modernizzazione sostengono anche che una
forza lavoro istruita conduca spontaneamente alla democrazia e a istituzioni migliori. In una versione
per certi versi postmoderna della teoria della modernizzazione, Thomas Friedman, editorialista del New
York Times,  arrivato addirittura a sostenere che, quando un paese raggiunge un numero sufficiente di
ristoranti McDonald's, la democrazia e le istituzioni seguiranno senza dubbio. Tutto ci disegna un
quadro ottimistico. Negli ultimi sessant'anni la maggioranza dei paesi, compresi molti di quelli che
hanno istituzioni estrattive, ha sperimentato una certa crescita, e parecchi hanno mostrato un notevole
incremento del livello di istruzione della propria forza lavoro. Pertanto, se il loro reddito e il loro livello
di istruzione continuano ad aumentare, in un modo o nell'altro tutti gli altri fenomeni positivi, come la
democrazia, i diritti umani, le libert civili e i diritti di propriet sicuri, dovrebbero emergere di
conseguenza.
La teoria della modernizzazione gode di un ampio seguito sia dentro che fuori dal mondo
accademico. Il recente atteggiamento degli Stati Uniti verso la Cina, per esempio, ne ha subito
l'influenza. George H.W. Bush sintetizz cos la politica statunitense per la democrazia in Cina:
"Commerciamo liberamente con la Cina e il tempo  dalla nostra parte". L'idea era che, commerciando
liberamente con l'Occidente, la Cina sarebbe cresciuta, e questa crescita avrebbe portato democrazia e
istituzioni migliori, come previsto dalla teoria della modernizzazione. Eppure, il rapido aumento degli
scambi commerciali fra Stati Uniti e Cina dalla met degli anni ottanta ha fatto ben poco ai fini della
democrazia, e l'integrazione ancora pi stretta che presumibilmente osserveremo nel prossimo
decennio far altrettanto poco.
Le aspettative di molti sul futuro della societ e della democrazia irachene dopo l'invasione
guidata dagli Stati Uniti erano contraddistinte da un analogo ottimismo a causa della teoria della
modernizzazione. Malgrado la sua disastrosa performance economica sotto il regime di Saddam
Hussein, nel 2002 l'Iraq non era povero quanto alcune nazioni dell'Africa subsahariana, e aveva una
popolazione relativamente ben istruita; si credeva dunque che ci fosse del terreno fertile per lo sviluppo
della democrazia e delle libert civili, e forse anche di ci che noi descriveremmo come pluralismo.
Tali speranze si infransero rapidamente, mentre il caos e la guerra civile si abbatterono sulla societ
irachena.
La teoria della modernizzazione  scorretta e di scarso aiuto nel riflettere su come far fronte ai
grandi problemi legati alle istituzioni estrattive nelle nazioni che falliscono. La prova pi convincente a
suo favore  che le nazioni ricche sono quelle che hanno regimi democratici, rispettano i diritti civili e
umani e si avvalgono di mercati funzionanti e istituzioni economiche generalmente inclusive. Eppure,
interpretare questa correlazione come se avvalorasse la teoria della modernizzazione significa ignorare
l'importante effetto delle istituzioni politiche ed economiche inclusive sulla crescita economica. Come
abbiamo sostenuto in tutto il libro, negli ultimi trecento anni sono state le societ dotate di istituzioni
inclusive a crescere e a raggiungere oggi una relativa prosperit. E che questo si possa applicare a
quanto osserviamo attorno a noi  chiaramente dimostrabile assumendo una prospettiva leggermente
diversa: mentre le nazioni che hanno sviluppato istituzioni politiche ed economiche inclusive negli
ultimi secoli hanno ottenuto una crescita economica duratura, i regimi autoritari che sono cresciuti pi
rapidamente negli ultimi sessanta o cent'anni non sono diventati pi democratici. E questo non
sorprende. La crescita con istituzioni estrattive  possibile proprio perch non comporta
necessariamente o automaticamente il crollo di queste stesse istituzioni. In realt, si genera perch chi
controlla le istituzioni estrattive considera la crescita un supporto per il proprio regime, e non una
minaccia, come il Partito comunista cinese fin dagli anni ottanta. Non stupisce neppure che lo sviluppo
economico generato da aumenti del valore delle risorse naturali di una nazione, come in Gabon, Russia,
Arabia Saudita e Venezuela, abbia poche probabilit di originare una profonda trasformazione di questi
regimi autoritari nel solco di istituzioni inclusive.
La storia  perfino meno generosa nei confronti della teoria della modernizzazione. Molte
nazioni piuttosto ricche sono state vittime, pur sostenendole, di dittature repressive e istituzioni
estrattive. Sia la Germania che il Giappone erano tra le nazioni pi prospere e industrializzate al
mondo, nella prima met del XX secolo, e i loro cittadini erano assai istruiti. Ci non imped l'ascesa
del Partito nazionalsocialista in Germania e di un regime militare deciso a un'espansione bellica del
territorio nazionale in Giappone, che modificarono bruscamente in senso estrattivo sia le istituzioni
economiche che quelle politiche. Anche l'Argentina, nel XIX secolo, era una delle nazioni pi prospere
al mondo: era ricca quanto la Gran Bretagna, o persino di pi, perch aveva beneficiato del boom
mondiale incentrato sulle risorse, e aveva inoltre la popolazione pi istruita dell'America Latina. Ma in
Argentina la democrazia e il pluralismo non hanno avuto pi successo, anzi verosimilmente ne hanno
avuto di meno, rispetto al resto dell'America Latina. Si sussegu un colpo di stato dietro l'altro, e come
abbiamo visto nell'undicesimo capitolo, perfino leader democraticamente eletti si sono comportati da
rapaci dittatori. Anche in tempi pi recenti ci sono stati scarsi progressi verso istituzioni economiche
inclusive e, come abbiamo visto nel tredicesimo capitolo, i governi argentini del XXI secolo sono
ancora in grado di espropriare impunemente la ricchezza dei loro cittadini.
Tutto ci mette in luce diversi concetti rilevanti. In primo luogo, probabilmente la crescita con
istituzioni politiche estrattive e autoritarie della Cina continuer ancora per un po', ma non si tradurr
in una crescita duratura, sorretta da istituzioni economiche davvero inclusive e dalla distruzione
creatrice. In secondo luogo, contrariamente a quanto afferma la teoria della modernizzazione, non
dovremmo contare sul fatto che la crescita autoritaria porti alla democrazia o a istituzioni politiche
inclusive.  probabile che la Cina, la Russia e diversi altri regimi autoritari che attualmente
attraversano un periodo di crescita raggiungano i limiti della crescita estrattiva prima di trasformare le
loro istituzioni politiche in senso pi inclusivo; e presumibilmente anche prima che nell'lite emerga il
desiderio di attuare simili cambiamenti, o che un'opposizione forte la costringa a farlo. In terzo luogo,
la crescita autoritaria non  desiderabile n realizzabile nel lungo periodo e, di conseguenza, come
modello per le nazioni latinoamericane, asiatiche e subsahariane non dovrebbe ricevere l'appoggio
della comunit internazionale, anche se molti paesi sceglieranno esattamente questo percorso, che a
volte  in linea con gli interessi dell'lite economica e politica che li governa.
La prosperit non  questione di ingegneria sociale
A differenza della teoria che abbiamo sviluppato in questo libro, la tesi dell'ignoranza ha una
ricetta gi pronta su come "risolvere" il problema della povert: se l'ignoranza ci ha fatto arrivare fin
qui, illuminare e informare i governanti e i policy maker, ovvero chi definisce le politiche governative e
non, pu sbloccare la situazione; dando i consigli giusti e convincendo i politici dei princpi della
buona economia, dovremmo riuscire a "progettare a tavolino" la prosperit nei paesi del mondo. Nel
secondo capitolo, occupandoci di questa ipotesi, abbiamo citato l'esperienza del primo ministro
ghanese nei primi anni settanta, la quale mostra come il pi grande ostacolo all'adozione di politiche
volte a ridurre i fallimenti del mercato e a stimolare la crescita economica non sia l'ignoranza dei
politici, ma la struttura degli incentivi e i limiti determinati dalle istituzioni politiche ed economiche
nelle rispettive societ entro cui si trovano ad agire. Tuttavia, l'ipotesi dell'ignoranza regna ancora
sovrana nei circoli occidentali del policy making, che, a prezzo di escludere quasi ogni altra cosa, si
concentrano su come progettare a tavolino la prosperit.
Questi tentativi di elaborare ricette gi pronte per il benessere delle nazioni si presentano in due
versioni. La prima, spesso propugnata da organizzazioni internazionali come il Fondo monetario
internazionale (Fmi), ritiene che il sottosviluppo sia causato da politiche economiche e istituzioni
scadenti, e pertanto propone una serie di migliorie, cercando di incoraggiarle nei paesi poveri (il
Washington consensus suggerisce un elenco di questo tipo). Le migliorie si concentrano su aspetti
ragionevoli come la stabilit macroeconomica e su obiettivi macroeconomici all'apparenza allettanti,
come una riduzione del peso del settore pubblico, tassi di cambio flessibili e la liberalizzazione dei
movimenti di capitali. Si concentrano inoltre su obiettivi microeconomici, quali le privatizzazioni, una
serie di interventi per favorire la qualit dei servizi pubblici e a volte anche per migliorare il
funzionamento della macchina statale, ponendo l'enfasi su misure anticorruzione. Sebbene di per s
molte di queste riforme possano avere un senso, l'approccio delle organizzazioni internazionali a
Washington, Londra, Parigi e altrove  ancora permeato da una visione scorretta, che non riconosce il
ruolo delle istituzioni politiche e i limiti che pongono alla definizione degli indirizzi di governo. I
tentativi delle istituzioni internazionali di progettare a tavolino la crescita economica, spingendo i paesi
poveri ad adottare politiche e istituzioni migliori, non hanno successo perch si accompagnano a una
spiegazione univoca dei motivi per cui le politiche e le istituzioni sono scadenti, cio che i leader dei
paesi poveri sono ignoranti. Ne consegue che le politiche proposte non vengono adottate n applicate,
se non in teoria.
Per esempio, in varie parti del mondo molte delle economie che all'apparenza stavano attuando
tali riforme, in particolare in America Latina, restarono stagnanti per tutti gli anni ottanta e novanta. In
realt, le riforme furono imposte a questi paesi in contesti in cui la politica proseguiva come sempre.
Pertanto, anche quando furono adottate, il loro scopo fu sovvertito, oppure i politici seguirono altre
modalit per attutirne l'impatto. Tutto ci  ben rappresentato dall'"implementazione" di una delle
raccomandazioni fondamentali delle istituzioni internazionali per il raggiungimento della stabilit
macroeconomica: l'indipendenza della banca centrale. Questa sollecitazione o fu accolta in teoria, ma
non in pratica, o venne pregiudicata dal ricorso ad altri strumenti politici. Era piuttosto sensata, in linea
di principio. Nel mondo, molti politici spendevano pi di quanto raccogliessero attraverso il gettito
fiscale, costringendo cos le loro banche centrali a compensare la differenza stampando moneta.
L'inflazione che ne risultava creava instabilit e incertezza. La teoria era che banche centrali
indipendenti, sul modello della Bundesbank in Germania, avrebbero resistito alle pressioni politiche e
posto un limite all'inflazione. Il presidente dello Zimbabwe Mugabe decise di ascoltare i consigli
internazionali, e nel 1995 dichiar indipendente la banca centrale del paese. Prima di questa iniziativa,
il tasso di inflazione nel paese si aggirava intorno al 20 per cento. Nel 2002 raggiunse il 140 per cento;
nel 2003, quasi il 600 per cento; nel 2007, il 66000 per cento e, nel 2008, 230 milioni per cento!
Naturalmente, in un paese in cui il presidente vince la lotteria, nessuno dovrebbe sorprendersi se
l'approvazione di una legge che rende la banca centrale indipendente non conta nulla. Probabilmente il
governatore della banca centrale dello Zimbabwe sapeva che - come abbiamo visto - il suo omologo
della Sierra Leone era "caduto" dal piano pi alto dell'edificio della banca centrale, dopo essersi
mostrato in disaccordo con Siaka Stevens. Indipendenza o meno, soddisfare le richieste del presidente
era la scelta pi prudente per la sua salute personale, anche se non per la salute dell'economia. Non tutti
i paesi sono come lo Zimbabwe. Anche in Argentina e in Colombia le banche centrali furono rese
indipendenti negli anni novanta, ed effettivamente svolsero il loro compito di ridurre l'inflazione. Ma
poich in nessuno dei due paesi la politica cambi, l'lite dominante pot ricorrere ad altre modalit per
comprare voti, tutelare i propri interessi e rimpinguare s stessa e i propri seguaci. Dato che non poteva
pi farlo stampando moneta, dovette scegliere una strada diversa. In entrambi i paesi l'indipendenza
della banca centrale coincise con una grande espansione della spesa pubblica, finanziata in gran parte
attraverso il debito pubblico.
Il secondo approccio volto a progettare a tavolino la prosperit  attualmente molto pi in voga.
Riconosce che non esistono soluzioni semplici per guidare da un giorno all'altro una nazione dalla
povert alla prosperit, o neppure nel corso di qualche decennio. Piuttosto, sostiene, esistono numerosi
"microfallimenti del mercato", a cui si pu porre rimedio seguendo consigli azzeccati: la prosperit
scaturir se i policy maker si avvantaggeranno di tale opportunit, che, anche in questo caso, possono
essere colte con l'aiuto e la lungimiranza degli economisti e di altri esperti. Secondo questo approccio, i
piccoli fallimenti del mercato avvengono ovunque nei paesi poveri, per esempio nel sistema educativo,
nell'assistenza sanitaria e nel modo in cui i loro mercati sono organizzati. Ci  indubbiamente vero.
Ma il problema  che questi piccoli fallimenti del mercato possono rappresentare solo la punta
dell'iceberg, il sintomo dei problemi pi profondi di una societ governata da istituzioni estrattive. Non
 una coincidenza che i paesi poveri abbiano politiche macroeconomiche scadenti, e non  una
coincidenza che i loro sistemi educativi non funzionino in maniera adeguata. Pu darsi che questi
fallimenti del mercato non siano dovuti solo all'ignoranza. I policy maker e i burocrati che dovrebbero
intervenire seguendo consigli benintenzionati possono rappresentare anch'essi una parte del problema,
e i numerosi tentativi di correggere queste inefficienze rischiano di risultare controproducenti proprio
perch le persone incaricate non intervengono sulle radici istituzionali della povert.
Questi problemi sono illustrati dall'intervento progettato dall'organizzazione non governativa
(Ong) Seva Mandir per promuovere la fornitura dell'assistenza sanitaria nello stato di Rajasthan, in
India. La storia della sanit in India  fatta di profonde inefficienze e insuccessi. L'assistenza pubblica
, almeno in teoria, ampiamente accessibile ed economica, e in generale il personale  qualificato. Ma
neanche gli indiani pi poveri si avvalgono delle strutture sanitarie pubbliche, optando piuttosto per i
privati, molto pi costosi, non regolamentati e a volte persino inadeguati. Ci non accade per
irrazionalit: negli impianti pubblici, affetti dall'assenteismo, le persone non riescono a ottenere alcuna
assistenza. Se un indiano si recasse nella propria struttura pubblica, non solo non troverebbe infermieri,
ma probabilmente non riuscirebbe nemmeno a entrare nell'edificio, perch le strutture sanitarie sono
chiuse per la maggior parte del tempo.
Nel 2006 Seva Mandir, insieme a un gruppo di economisti, ha studiato un sistema di incentivi
per incoraggiare gli infermieri a presentarsi al lavoro nel distretto di Udaipur, nel Rajasthan. L'idea era
semplice: Seva Mandir ha installato negli edifici sanitari degli orologi marcatempo, per registrare i
giorni e le ore in cui gli infermieri si trovavano all'interno della struttura. Gli infermieri avrebbero
dovuto timbrare il cartellino tre volte al giorno, per garantire che arrivassero in orario, restassero
all'interno e se ne andassero all'ora prevista. Se il sistema avesse funzionato, incrementando la qualit
e la quantit dell'assistenza sanitaria, avremmo avuto una chiara dimostrazione della teoria per cui
possono esistere soluzioni semplici ai problemi chiave dello sviluppo.
L'intervento della Ong, per, ha rivelato qualcosa di molto diverso. Poco dopo l'avvio del
programma, la presenza degli infermieri ha registrato un netto incremento. Ma il cambiamento ha avuto
vita molto breve. In poco pi di un anno, l'amministrazione sanitaria locale del distretto ha
compromesso di proposito il sistema di incentivi introdotto da Seva Mandir. L'assenteismo  tornato al
livello consueto, ma c' stato anche un netto aumento dei "giorni di permesso": in altre parole gli
infermieri non solo non si presentavano sul posto di lavoro, ma la loro assenza era ufficialmente
autorizzata dall'amministrazione sanitaria locale. C' stata anche un'impennata dei "problemi alle
macchine", dato che gli orologi marcatempo erano guasti. Ma Seva Mandir non era in grado di
rimpiazzarli, perch gli amministratori sanitari locali non cooperavano.
Costringere gli infermieri a timbrare il cartellino tre volte al giorno non sembra poi un'idea cos
innovativa. In effetti  una prassi seguita in tutte le imprese, perfino in India, e di certo sar venuto in
mente agli amministratori sanitari in cerca di una soluzione ai propri problemi. Sembra improbabile,
insomma, che un meccanismo di incentivi cos semplice non sia stato usato fin dall'inizio perch non lo
si conosceva. Quel che  successo nell'attuazione del programma non ha fatto altro che confermarlo.
Gli amministratori sanitari hanno sabotato il programma di concerto con gli infermieri, ed erano
corresponsabili degli endemici problemi di assenteismo. Non volevano alcun sistema di incentivi che
costringesse gli infermieri a presentarsi al lavoro pena una riduzione dello stipendio.
Questo episodio  un esempio su scala ridotta delle difficolt nell'apportare cambiamenti
significativi quando fin dall'inizio le istituzioni stesse sono la causa dei problemi. In questo caso, non si
 trattato di politici corrotti o di potenti uomini d'affari avversi alle riforme istituzionali, ma di
un'amministrazione sanitaria locale e i suoi infermieri, che sono riusciti a sabotare il sistema di
incentivi di Seva Mandir e degli economisti dello sviluppo. Ci suggerisce che molti microfallimenti
del mercato a prima vista facili da risolvere potrebbero essere illusori: la struttura istituzionale che d
luogo ai fallimenti del mercato impedisce anche l'attuazione degli interventi per migliorare gli incentivi
a livello micro. Cercare di progettare a tavolino la prosperit senza affrontare la causa fondamentale dei
problemi - cio le istituzioni estrattive e il sistema politico che le tiene in piedi - ha poche probabilit
di produrre dei frutti.
Il fallimento degli aiuti allo sviluppo
Dopo gli attacchi di al-Qaieda dell'11 settembre 2001, in poco tempo le forze guidate dagli Stati
Uniti rovesciarono il regime repressivo dei talebani in Afganistan, che proteggeva e rifiutava di
consegnare alcuni importanti terroristi. L'accordo di Bonn del dicembre 2001 tra i leader degli ex
mujaheddin afgani che avevano cooperato con le forze statunitensi e alcuni membri chiave della
diaspora afgana, fra cui Hamid Karzai, defin un piano per l'istituzione di un regime democratico. Un
primo passo fu la grande assemblea nazionale, la Loya Jirga, che elesse Karzai capo del governo ad
interim. Le cose sembravano promettere bene per l'Afganistan, la maggioranza del suo popolo era
ansiosa di lasciarsi i talebani alle spalle. La comunit internazionale pensava che l'unica cosa di cui
l'Afganistan avesse bisogno in quel momento fosse una copiosa iniezione diaiuti internazionali. Presto
rappresentanti dell'Onu e di diverse Ong di primo piano si recarono nella capitale, Kabul.
Ci che accadde in seguito non avrebbe dovuto sorprendere nessuno, men che meno dato il
fallimento negli ultimi cinquant'anni degli aiuti internazionali ai paesi poveri e agli stati falliti.
Sorpresa o meno, si ripet il solito rituale. Una miriade di cooperanti accompagnati dal rispettivo
seguito arrivarono in citt con i loro jet privati, accorsero Ong di ogni sorta per promuovere i propri
piani, iniziarono trattative ad alto livello fra i governi e le delegazioni della comunit internazionale.
Miliardi di dollari inondarono l'Afganistan. Ma pochi di questi fondi vennero usati per costruire
infrastrutture, scuole o altri servizi essenziali per lo sviluppo di istituzioni inclusive o perfino per
ripristinare la legalit e l'ordine. Mentre gran parte delle infrastrutture era ridotto in macerie, la prima
tranche dei fondi fu impiegata per affidare a una compagnia aerea il trasporto dei funzionari dell'Onu e
di altre organizzazioni internazionali. In seguito occorrevano autisti e interpreti, cos i pochi burocrati
che parlavano inglese e gli insegnanti rimasti nelle scuole furono assunti perch facessero da autisti e
guide, con salari svariate volte pi alti della media afgana. Mentre i pochi funzionari statali competenti
venivano adibiti a lavori a servizio della comunit degli aiuti internazionali, gli aiuti stessi, invece di
costruire infrastrutture in Afganistan, servirono innanzitutto a logorare lo stato afgano che avrebbero
dovuto riorganizzare e rafforzare.
Gli abitanti dei villaggi di un remoto angolo della valle centrale afgana sentirono l'annuncio
radiofonico di un nuovo programma, da svariati milioni di dollari, per ricostruire i rifugi della loro
zona. Dopo molto tempo, furono consegnate alcune travi di legno, trasportate dal cartello dei camion di
Ismail Khan, noto ex signore della guerra e membro del governo afgano. Ma erano troppo grandi per
qualunque uso, in quel distretto, e gli abitanti del villaggio le adoperarono nell'unico modo possibile:
come legna da ardere. Che cos'era successo dunque ai milioni di dollari promessi agli abitanti? Di quei
fondi, il 20 per cento era stato destinato a coprire i costi degli uffici dell'Onu a Ginevra. Il resto era
stato affidato a una Ong, che si era presa un altro 20 per cento per coprire i costi dei propri uffici a
Bruxelles, e cos via, per altri tre livelli, in cui ogni parte si prendeva pi o meno un altro 20 per cento
del rimanente. I pochi soldi pervenuti in Afganistan erano stati usati per comprare legna dall'Iran
occidentale, e in gran parte erano stati pagati al cartello dei camion di Ismail Khan per coprire i prezzi
gonfiati dei trasporti. Fu una specie di miracolo che quelle travi di legno troppo grandi fossero arrivate
nel villaggio.
Ci che accadde nella valle centrale dell'Afganistan non  un evento isolato. Diversi studi
stimano che soltanto il 10, o al massimo il 20 per cento, degli aiuti arriva a destinazione. Ci sono decine
di indagini per frode sulle spese dell'Onu e sui funzionari locali che depredano il denaro degli aiuti. Ma
gran parte degli sprechi connessi a questi aiuti non sono una frode, piuttosto semplice incompetenza, o
qualcosa di peggio: nulla di nuovo per le organizzazioni umanitarie.
L'esperienza afgana degli aiuti, in realt, fu probabilmente un successo rispetto ad altri casi.
Negli ultimi cinquant'anni, centinaia di miliardi di dollari sono finiti nelle casse dei governi del mondo
come aiuto "allo sviluppo". Una buona frazione di questo denaro  andata sprecata in costi di gestione
e corruzione, proprio come in Afganistan. Peggio ancora, molti soldi sono finiti nelle tasche di dittatori
come Mobutu, che per comprare il sostegno al regime delle sue reti clientelari e per arricchirsi faceva
affidamento sugli aiuti internazionali dei suoi benefattori occidentali. Un po' dappertutto, nell'Africa
subsahariana lo scenario  stato simile. Gli aiuti umanitari finalizzati a un supporto temporaneo in
momenti di crisi - ad Haiti e in Pakistan, per citare i casi pi recenti - sono stati certamente pi utili,
sebbene anche la loro erogazione sia stata viziata da problemi analoghi.
Malgrado la tradizione poco lusinghiera dei sussidi "allo sviluppo", gli aiuti internazionali sono
tra le politiche pi popolari raccomandate dai governi occidentali, dalle organizzazioni internazionali
come l'Onu e da Ong di ogni tipo per combattere la povert nel mondo. E, naturalmente, gli insuccessi
degli aiuti internazionali si ripetono ciclicamente. L'idea che i paesi ricchi occidentali debbano fornire
grandi quantit di "aiuti allo sviluppo" per risolvere il problema della povert nell'Africa subsahariana,
nei Caraibi, nell'America centrale e nell'Asia meridionale si fonda su un'errata comprensione delle
cause della povert. Paesi come l'Afganistan sono poveri a causa delle loro istituzioni estrattive, che
determinano diritti di propriet incerti o assenti, la mancanza di legalit e ordine e di sistemi giuridici
funzionanti, il dominio repressivo delle lite nazionali e, pi spesso, locali sulla vita politica ed
economica. I medesimi problemi istituzionali rendono gli aiuti internazionali inefficaci, poich prima o
poi saranno depredati, ed  improbabile che raggiungano la destinazione prevista. Nel peggiore degli
scenari possibili, rafforzeranno i regimi che sono all'origine dei problemi delle rispettive societ. Se
una crescita economica duratura dipende da istituzioni inclusive, concedere aiuti ai regimi che
presiedono istituzioni estrattive non pu essere una soluzione. Con ci non si vuole negare che, anche a
prescindere dagli aiuti umanitari, specifici programmi di sussidi volti alla costruzione di scuole in aree
che ne sono prive, e alla retribuzione di insegnanti che altrimenti non riceverebbero un soldo, portino
considerevoli benefici. Mentre gran parte della comunit umanitaria accorsa a Kabul fece ben poco per
migliorare la vita dei comuni cittadini afgani, si sono ottenuti notevoli successi con la costruzione di
scuole, in particolare per le studentesse, del tutto escluse dall'istruzione sotto i talebani e prima ancora.
Una soluzione che di recente ha acquisito maggiore popolarit, fondata almeno in parte sulla
consapevolezza che la prosperit e l'erogazione degli aiuti hanno a che fare con le istituzioni,  rendere
"condizionati" tali aiuti. Secondo questa idea, gli aiuti continuativi dall'estero dovrebbero dipendere
dal fatto che i governi che li ricevono soddisfino certe condizioni - per esempio, la liberalizzazione dei
mercati o una serie di passi verso la democrazia. L'amministrazione di George W. Bush fece i passi pi
decisi verso gli aiuti condizionati creando i Millennium Challenge Accounts, che vincolarono il futuro
versamento di aiuti a progressi quantitativi in diverse variabili dello sviluppo economico e politico. Ma
l'efficacia degli aiuti condizionati non sembra superare l'efficacia di quelli incondizionati.
Tipicamente, i paesi che non soddisfano le condizioni stabilite ricevono gli stessi sussidi di quelli che le
rispettano. La ragione  semplice: hanno una maggiore necessit di aiuti allo sviluppo o umanitari. E,
come  facile prevedere, gli effetti degli aiuti condizionati sulle istituzioni di una nazione paiono ben
pochi. Dopotutto sarebbe stato piuttosto singolare che individui come Siaka Stevens in Sierra Leone o
Mobutu in Congo avessero iniziato di punto in bianco a smantellare le istituzioni estrattive su cui si
reggevano per ottenere altri aiuti internazionali. Persino nell'Africa subsahariana, dove tuttora gli aiuti
internazionali costituiscono una porzione significativa del bilancio di molti stati, e persino dopo i
Millennium Challenge Accounts, che hanno aumentato il grado di condizionalit, la quantit di aiuti
internazionali aggiuntivi che un dittatore pu ottenere compromettendo il proprio potere  limitata, e
non vale i rischi a cui dovrebbe sottoporre il suo dominio sul paese o addirittura la sua vita.
Ma tutto ci non implica che gli aiuti internazionali, eccetto quelli umanitari, debbano cessare.
Porre fine a questi aiuti  impraticabile, e probabilmente causerebbe altre sofferenze.  impraticabile
perch i cittadini delle nazioni occidentali si sentono in colpa e a disagio per le catastrofi economiche e
umanitarie del mondo, e gli aiuti internazionali fanno credere loro che si stia facendo qualcosa per
combattere i problemi. Anche se questo "qualcosa" non  molto efficace, il loro desiderio di farlo
continuer, e continueranno gli aiuti internazionali. Inoltre, l'enorme complesso di organizzazioni
internazionali e Ong pretender la prosecuzione dello status quo, mobilitando risorse a pi non posso.
D'altra parte, sarebbe crudele tagliare gli aiuti forniti alle nazioni che ne hanno pi bisogno.  vero, in
gran parte vanno sprecati. Ma, se per ogni dollaro destinato agli aiuti dieci centesimi arrivano alle
persone pi povere del mondo, sono comunque dieci centesimi in pi di quanto avevano prima a
disposizione per alleviare la propria indigenza, e potrebbero essere meglio di niente.
Sono due le lezioni importanti da trarre. In primo luogo, oggi gli aiuti internazionali non sono
un mezzo molto efficace per far fronte al fallimento delle nazioni nel mondo. Tutt'altro. Per spezzare il
ciclo della povert, i paesi hanno bisogno di istituzioni politiche ed economiche inclusive. Di solito, gli
aiuti internazionali possono fare ben poco sotto quest'aspetto, e certo non nel modo in cui sono
organizzati attualmente. Riconoscere le radici mondiali della disuguaglianza e della povert 
importante proprio per non basare le nostre speranze su false promesse. Poich tali radici affondano
nelle istituzioni, gli aiuti internazionali, se si innestano nella struttura istituzionale preesistente delle
nazioni che li ricevono, faranno ben poco per stimolare una crescita duratura. In secondo luogo, poich
lo sviluppo di istituzioni politiche ed economiche inclusive  cruciale, sarebbe utile sfruttare gli attuali
flussi di aiuti internazionali per agevolarlo almeno parzialmente. Come abbiamo visto, la condizionalit
non  la risposta giusta, poich richiede che i governanti in carica facciano delle concessioni. Piuttosto,
una scelta migliore potrebbe essere quella di strutturare gli aiuti internazionali in modo che il loro
utilizzo e la loro gestione aprano le porte del processo decisionale a gruppi e leader altrimenti esclusi, e
garantiscano maggior potere a un ampio segmento della popolazione.
Empowerment
Il 12 maggio 1978 sembrava un giorno come gli altri, nella fabbrica di autocarri Scania di So
Bernardo, citt dello stato brasiliano di San Paolo. Ma i lavoratori erano inquieti. Gli scioperi in Brasile
erano vietati dal 1964, quando l'esercito aveva rovesciato il governo democratico del presidente Joo
Goulart. Si era appena avuta notizia di una revisione dei dati governativi sull'inflazione nazionale:
l'aumento del costo della vita era stato sottostimato. Quando inizi il turno delle sette di mattina, gli
operai incrociarono le braccia. Alle otto, Gilson Menezes, un funzionario sindacale impiegato nello
stabilimento, chiam il sindacato dei lavoratori metalmeccanici di So Bernardo, il cui presidente era
un attivista trentatreenne chiamato Luiz Incio Lula da Silva (detto Lula). Entro mezzogiorno Lula
arriv nello stabilimento. Quando l'azienda gli chiese di convincere i dipendenti a rimettersi al lavoro,
si rifiut di farlo.
Quello di Scania fu il primo dell'ondata di scioperi che si abbatt sul Brasile. A prima vista
riguardavano i salari, ma Lula osserv in seguito:
Credo che non possiamo separare i fattori economici da quelli politici (...). La (...) lotta
riguardava i salari ma, lottando per i salari, la classe operaia ha ottenuto una vittoria politica.
La rinascita del movimento dei lavoratori brasiliano fu solo un aspetto di una reazione sociale
molto pi ampia a un decennio e mezzo di governo militare. L'intellettuale di sinistra Fernando
Henrique Cardoso, destinato come Lula ad assurgere alla presidenza del Brasile dopo la ricostituzione
della democrazia, sostenne nel 1973 che in Brasile la democrazia sarebbe nata dai numerosi gruppi
sociali che, unendo le forze, si erano messi contro l'esercito. Disse che ci di cui c'era bisogno era una
"riattivazione della societ civile (...), le associazioni professionali, i sindacati, le chiese, le
organizzazioni studentesche, i gruppi di studio e i circoli d'opinione, i movimenti sociali": in altre
parole, un'ampia coalizione con l'obiettivo di rifondare la democrazia e cambiare la societ brasiliana.
La fabbrica di Scania preannunci la formazione di questa alleanza. Alla fine del 1978, Lula
ventilava l'ipotesi di creare una nuova organizzazione politica, il Partito dei lavoratori, che per non
doveva essere soltanto il partito dei sindacalisti. Lula insist perch diventasse un partito per tutti
coloro che percepivano uno stipendio, e per i poveri in generale. In Brasile i tentativi dei sindacalisti di
allestire una piattaforma politica iniziarono a fondersi con i molti movimenti sociali che stavano
sorgendo. Il 18 agosto 1979, si tenne a San Paolo un incontro per discutere della fondazione del Partito
dei lavoratori, che riun ex politici dell'opposizione, leader sindacali, studenti, intellettuali e persone in
rappresentanza di cento diversi movimenti sociali che negli anni settanta avevano iniziato a mobilitarsi
in tutto il Brasile. Il Partito dei lavoratori, lanciato nell'ottobre 1979 al ristorante So Judas Tadeo di
So Bernardo, sarebbe riuscito a rappresentare tutti questi gruppi eterogenei.
Il partito inizi rapidamente ad avvantaggiarsi dell'apertura politica che l'esercito, con
riluttanza, stava concedendo. Nelle elezioni locali del 1982, present per la prima volta dei candidati,
riuscendo a far eleggere due sindaci. Per tutti gli anni ottanta, mentre la democrazia brasiliana veniva
gradualmente ripristinata, il Partito dei lavoratori inizi a ottenere il controllo di diverse
amministrazioni locali. Giunti al 1988, governava trentasei municipalit, comprese grandi citt come
San Paolo e Porto Alegre. Nel 1989, alle prime elezioni presidenziali libere dai tempi del colpo di stato
militare, Lula, candidato del partito, ottenne il 16 per cento dei voti al primo turno. Nel ballottaggio con
Fernando Collor raggiunse il 44 per cento.
Assumendo il controllo di molte amministrazioni locali, a un ritmo che negli anni novanta si
fece pi rapido, il Partito dei lavoratori inizi a instaurare un rapporto simbiotico con parecchi
movimenti sociali. A Porto Alegre la prima amministrazione del Partito dei lavoratori, insediatasi nel
1988, introdusse il "bilancio partecipativo", un sistema per coinvolgere i comuni cittadini nella
definizione delle priorit di spesa della citt. Un sistema che  diventato un modello di riferimento
mondiale per la capacit di rispondere istanze dei cittadini e la responsabilit pubblica delle
amministrazioni locali, e che fu accompagnato da enormi progressi nella fornitura dei servizi pubblici e
nella qualit della vita in citt. L'efficiente struttura gestionale del partito a livello locale si tradusse in
una pi vasta mobilitazione politica e una migliore affermazione a livello nazionale. Anche se alle
elezioni del 1994 e del 1998 Lula venne sconfitto da Fernando Henrique Cardoso, nel 2002 fu eletto
presidente del Brasile, anno dal quale il Partito dei lavoratori  sempre rimasto al potere.
La formazione di un'ampia coalizione, nata dall'unione di variegati movimenti sociali e
organizzazioni di lavoratori, ha avuto un impatto notevole sull'economia brasiliana. A partire dal 1990
la crescita economica  stata rapida, e tra il 1995 e il 2006 la percentuale di popolazione povera  calata
dal 45 al 30 per cento. Le disuguaglianze, che sotto la dittatura dell'esercito si erano allargate
drammaticamente, sono diminuite in maniera drastica, in particolare dopo l'ascesa al potere del Partito
dei lavoratori, e c' stata un'enorme estensione dell'istruzione: tra il 1995 e il 2006 il numero medio di
anni di scolarizzazione della popolazione  aumentato da sei a otto. Oggi il Brasile  entrato a far parte
dei paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), prima nazione dell'America Latina ad avere un peso reale
nei circoli diplomatici internazionali.
L'ascesa del Brasile a partire dagli anni settanta non  stata progettata a tavolino da economisti
appartenenti a istituzioni internazionali, che hanno spiegato ai policy maker brasiliani come mettere a
punto politiche migliori o evitare fallimenti del mercato. Non  stata ottenuta tramite iniezioni di aiuti
internazionali, n l'esito spontaneo della modernizzazione.  stata invece la conseguenza di istituzioni
inclusive coraggiosamente costruite da vari gruppi di persone. Alla fine, ci ha portato a istituzioni
economiche pi inclusive. La trasformazione brasiliana, come quella dell'Inghilterra nel XVII secolo, 
per iniziata con l'affermazione di istituzioni politiche inclusive. Ma come pu la societ sviluppare
istituzioni politiche inclusive?
La storia, come abbiamo osservato,  costellata di esempi di movimenti riformatori che hanno
ceduto alla legge ferrea dell'oligarchia, sostituendo un complesso di istituzioni estrattive con altre
ancora pi deleterie. Sappiamo che l'Inghilterra nel 1688, la Francia nel 1789 e il Giappone durante la
restaurazione Meiji del 1868 iniziarono il processo di formazione di istituzioni politiche inclusive con
una rivoluzione politica. Ma le rivoluzioni politiche, in genere, suscitano grandi devastazioni e
avversit, e il loro successo  tutt'altro che scontato. La rivoluzione bolscevica sbandier come suo
obiettivo la sostituzione del sistema economico della Russia zarista, improntato allo sfruttamento, con
un sistema pi giusto ed efficiente, che portasse libert e prosperit a milioni di russi. Purtroppo l'esito
fu opposto, e a quelle del governo spodestato dai bolscevichi subentrarono istituzioni molto pi
repressive ed estrattive. Le esperienze di Cina, Cuba e Vietnam furono analoghe. Molte riforme non
comuniste calate dall'alto non ottennero risultati migliori. Nasser promise di creare una moderna
societ egualitaria in Egitto, ma ci ha portato soltanto al corrotto regime di Hosni Mubarak, come
abbiamo visto nel tredicesimo capitolo. Robert Mugabe era considerato da molti un combattente per la
libert, che aveva deposto il regime rhodesiano, razzista e altamente estrattivo, di Ian Smith. Ma le
istituzioni dello Zimbabwe non sono diventate meno estrattive, e le performance economiche sono
addirittura peggiorate rispetto a prima dell'indipendenza.
Il punto in comune fra le rivoluzioni politiche che aprirono la strada a istituzioni pi inclusive e
ai graduali cambiamenti istituzionali in Nordamerica, nell'Inghilterra del XIX secolo e in Botswana
dopo l'indipendenza - da cui deriv anche un significativo consolidamento di istituzioni politiche
inclusive -  che riuscirono a dare maggior potere a una fetta piuttosto ampia e trasversale della societ.
Il pluralismo, la pietra angolare delle istituzioni politiche inclusive, richiede che il potere politico sia
ampiamente distribuito nella societ e, se si parte da istituzioni estrattive che concentrano il potere nelle
mani di una ristretta lite, occorre un processo di empowerment. Questo, come abbiamo sottolineato
nel settimo capitolo,  ci che distingue la Glorious Revolution dalla destituzione di un'lite da parte di
un'altra lite. Nel caso della Glorious Revolution, le origini del pluralismo risalgono al rovesciamento
di Giacomo II a opera di una rivoluzione politica condotta da un'ampia coalizione di mercanti,
industriali, gentry e persino molti aristocratici inglesi non alleati con la corona. Come abbiamo visto, la
Glorious Revolution fu agevolata dalla precedente mobilitazione e dall'empowerment di un'ampia
coalizione, e soprattutto confer maggior potere a un segmento di societ ancora pi ampio rispetto al
precedente - anche se naturalmente si trattava di un segmento molto meno esteso dell'intera societ e
l'Inghilterra rest lontana da una vera democrazia per altri duecento anni e pi. Anche i fattori che
portarono all'affermazione di istituzioni inclusive nelle colonie nordamericane furono analoghi, come
abbiamo visto nel primo capitolo. Anche in questo caso, il percorso iniziato in Virginia, Carolina,
Maryland e Massachusetts, che port alla Dichiarazione d'indipendenza e al consolidamento di
istituzioni politiche inclusive negli Stati Uniti, fu caratterizzato dal maggior potere acquisito da settori
sempre pi ampi della societ.
La Rivoluzione francese  anch'essa un esempio di empowerment di un settore pi esteso della
societ, che si ribell contro l'Ancien rgime e riusc a porre le basi per un sistema politico pi
pluralista. Ma la Rivoluzione francese, e in particolare l'intermezzo del Terrore sotto Robespierre, un
regime repressivo e sanguinario, dimostra altres che il processo di empowerment non  privo di
trappole. Alla fine, per, Robespierre e i suoi quadri giacobini furono messi da parte, e l'eredit pi
importante della Rivoluzione francese non fu la ghigliottina, ma le riforme di ampio respiro che
afferm in Francia e in altre regioni d'Europa.
Ci sono molti somiglianze fra i processi storici di empowerment e ci che  avvenuto in Brasile
a partire dagli anni settanta. Nonostante una delle radici del Partito dei lavoratori risieda nel movimento
sindacale, fin dai primi tempi leader come Lula, insieme ai molti intellettuali e politici d'opposizione
che offrirono il loro appoggio al partito, cercarono di dar vita a un'ampia coalizione. Queste forze
iniziarono a fondersi con movimenti sociali diffusi in tutto il Brasile, mentre il partito conquistava
sempre pi amministrazioni locali, incoraggiando la partecipazione civica e mettendo in moto una sorta
di rivoluzione della governance nell'intero paese. In Brasile, diversamente dall'Inghilterra del XVII
secolo o dalla Francia al termine del XVIII, non fu una rivoluzione radicale ad avviare in un sol colpo
la trasformazione delle istituzioni politiche. Ma il processo di empowerment iniziato nelle fabbriche di
So Bernardo fu efficace perch si tradusse in un radicale cambiamento politico a livello nazionale, per
esempio con il passaggio dal governo militare alla democrazia. Ancora pi importante  che in Brasile
la diffusione alla base della societ di un maggior potere ha garantito che la transizione alla democrazia
corrispondesse a un progresso verso istituzioni politiche inclusive, ed  stato pertanto un fattore cardine
nell'affermazione di governi determinati a fornire servizi, estendere l'istruzione e garantire pari
opportunit per tutti. Come abbiamo visto, la democrazia non  garanzia di pluralismo. Il contrasto fra
lo sviluppo di istituzioni pluraliste in Brasile e l'esperienza del Venezuela  esemplare. Anche in
Venezuela si verific una transizione alla democrazia, dopo il 1958, ma senza un empowerment della
base della societ, e senza una distribuzione pluralista del potere politico. Al contrario, in Venezuela i
politici corrotti, le reti clientelari e i conflitti continuarono, e anche per questo alle urne gli elettori
furono disposti ad appoggiare potenziali despoti come Hugo Chvez, con ogni probabilit perch
convinti che solo lui potesse contrastare l'lite costituita del paese. Di conseguenza, il Venezuela resta
vincolato alle proprie istituzioni estrattive, mentre il Brasile ha infranto le barriere.
Che cosa si pu fare per stimolare, o anche solo per facilitare, il processo di empowerment e
quindi lo sviluppo di istituzioni politiche inclusive? La risposta onesta  che naturalmente non esistono
ricette pronte per creare istituzioni di questo tipo. Certo, alcuni, ovvi fattori possono rendere pi
probabile il decollo del processo di empowerment: la presenza di un certo ordine centralizzato,
cosicch i movimenti sociali che sfidano i regimi esistenti non scadano immediatamente nell'illegalit;
istituzioni politiche preesistenti che introducano un determinato grado di pluralismo, come le istituzioni
politiche tradizionali del Botswana, in modo che ampie coalizioni possano formarsi e durare nel tempo;
la presenza di istituzioni della societ civile capaci di coordinare le richieste della popolazione,
diminuendo il rischio che i movimenti di opposizione siano facilmente annientati dall'lite dominante o
che si trasformino nel veicolo con cui un nuovo gruppo possa assumere il controllo delle istituzioni
estrattive esistenti. Ma molti di questi fattori sono storicamente predeterminati e, se cambiano, lo fanno
lentamente. Il caso brasiliano dimostra che le istituzioni della societ civile e i partiti organizzati
associando varie forze sociali possono essere costituiti dal basso, ma questo processo  lento, e il
successo che pu ottenere in circostanze diverse non  ben chiaro.
Un altro attore, o insieme di attori, pu svolgere un ruolo incisivo nel processo di
empowerment: i media. La diffusione di un maggior potere nella societ nel suo complesso  difficile
da armonizzare e preservare senza un'ampia disponibilit di informazioni sull'eventuale esistenza di
abusi economici e politici da parte di chi governa. Nell'undicesimo capitolo abbiamo parlato del ruolo
svolto dai media nell'informare l'opinione pubblica e nel veicolare le sue richieste contro le forze che
minavano le istituzioni inclusive degli Stati Uniti. I media possono anche svolgere un ruolo
fondamentale nel tradurre l'empowerment di un ampio segmento della societ in riforme politiche pi
durature, un altro aspetto esaminato nell'undicesimo capitolo, in particolare nel contesto della
democratizzazione britannica.
I pamphlet e i libri che informarono e sensibilizzarono le persone svolsero un ruolo di rilievo
durante la Glorious Revolution in Inghilterra, la Rivoluzione francese e la marcia verso la democrazia
nella Gran Bretagna nel 18esimo secolo. Allo stesso modo, i media, in particolare le nuove forme basate
sui progressi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, come i blog, le chat anonime,
Facebook e Twitter, giocarono un ruolo fondamentale per l'opposizione iraniana all'elezione
fraudolenta di Ahmadinejad nel 2009 e alla successiva repressione, e sembra che stiano svolgendo un
ruolo altrettanto fondamentale nelle proteste della Primavera araba, in corso mentre completiamo
questo manoscritto.
Spesso i regimi autoritari sono consapevoli dell'importanza di mezzi di comunicazione liberi, e
fanno di tutto per combatterli. Un esempio estremo viene dal governo di Alberto Fujimori in Per.
Nonostante all'inizio fosse stato eletto democraticamente, Fujimori istitu un regime dittatoriale,
organizzando un colpo di stato mentre era ancora al potere, nel 1992. Da quel momento, anche se le
elezioni continuarono ad aver luogo, Fujimori instaur un regime corrotto e govern nel segno della
repressione e del ladrocinio. In questo fece forte affidamento sul proprio braccio destro, Vladimiro
Montesinos, che dirigeva i potenti servizi segreti nazionali peruviani. Montesinos era un uomo
puntiglioso, e dunque tenne una documentazione precisa delle somme spese dall'amministrazione per
comprare la fedelt di numerose persone, addirittura videoregistrando diversi atti di corruzione. C'era
una logica in questo. Al di l della mera raccolta di informazioni, le prove garantivano che tutti i
complici del regime fossero registrati, affinch li si potesse considerare colpevoli quanto Fujimori e
Montesinos. Dopo la caduta del regime, la documentazione fin in mano ai giornalisti e alle autorit.
L'entit delle cifre la dice lunga sul valore dei media per una dittatura. Un giudice della Corte suprema
costava da 5000 a 10000 dollari al mese, e i politici dello stesso partito o di partiti diversi ricevevano
somme analoghe. Ma quando si trattava di quotidiani e di canali televisivi, le somme erano nell'ordine
dei milioni di dollari. Per controllare alcuni canali televisivi, Fujimori e Montesinos pagarono in
un'occasione 9 milioni di dollari e in un'altra pi di 10 milioni. Versarono pi di un milione di dollari a
un quotidiano di grande diffusione, e ad altri giornali pagarono cifre comprese fra i 3000 e gli 8000
dollari per ogni titolo di prima pagina. Fujimori e Montesinos pensavano che controllare i media fosse
molto pi importante che controllare i politici e i giudici. Uno dei tirapiedi di Montesinos, il generale
Bello, sintetizz il concetto in uno dei video, dichiarando: "Se non controlliamo la televisione non
facciamo un bel niente".
Anche le attuali istituzioni estrattive della Cina dipendono in modo determinante dal controllo
dei media da parte delle autorit, un controllo che, come abbiamo visto,  ormai spaventosamente
sofisticato. Come ha sintetizzato un commentatore cinese, "per difendere la leadership del Partito nella
riforma politica, bisogna seguire tre princpi: il Partito deve controllare le forze armate; il Partito deve
controllare i quadri; il Partito deve controllare l'informazione".
Ma ovviamente l'indipendenza dei mezzi di comunicazione e le nuove tecnologie comunicative
possono dare soltanto un aiuto marginale, fornendo informazioni e coordinando le richieste e le
iniziative di chi lotta per creare istituzioni pi inclusive. Il loro apporto si pu tradurre in un
cambiamento significativo solo quando un ampio segmento della societ si mobilita e si organizza per
suscitare una trasformazione politica, e lo fa non per ragioni settarie o per assumere il controllo di un
sistema estrattivo, ma per modificare le istituzioni estrattive in istituzioni inclusive. Il fatto che un
simile processo si metta in moto, distribuisca ulteriormente il potere e infine porti a una duratura
riforma politica dipender, come abbiamo visto in molti esempi, dalle istituzioni politiche ed
economiche preesistenti, da molte piccole ma importanti differenze e dal percorso assai contingente della storia.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Questo libro rappresenta il culmine di quindici anni di ricerche congiunte. Lungo il cammino
abbiamo accumulato molti debiti pratici e intellettuali, il pi grande dei quali nei confronti del nostro
collaboratore di vecchia data Simon Johnson, coautore di molti dei principali paper scientifici che ci
hanno permesso di comprendere lo sviluppo economico comparato.
Gli altri nostri coautori, insieme a cui abbiamo lavorato a progetti di ricerca, hanno svolto un
ruolo significativo nella messa a punto delle nostre idee, e in questo senso vorremmo ringraziare in
particolare Philippe Aghion, Jean-Marie Baland, Mara Anglica Bautista, Davide Cantoni, Isaas
Chaves, Jonathan Conning, Melissa Dell, Georgy Egorov, Leopoldo Fergusson, Camilo Garca-Jimeno,
Tarek Hassan, Sebastin Mazzuca, Jeffrey Nugent, Neil Parsons, Steve Pincus, Pablo Querubn, Rafael
Santos, Konstantin Sonin, Davide Ticchi, Ragnar Torvik, Juan Fernando Vargas, Thierry Verdier,
Andrea Vindigni, Alex Wolitzky, Pierre Yared e Fabrizio Zilibotti.
Molte altre persone sono state fondamentali nell'incoraggiarci, metterci in discussione e
criticarci nel corso degli anni. Vorremmo ringraziare in particolar modo Lee Alston, Abhijit Banerjee,
Robert Bates, Timothy Besley, John Coatsworth, Jared Diamond, Richard Easterlin, Stanley Engerman,
Peter Evans, Jeff Frieden, Peter Gourevitch, Stephen Haber, Mark Harrison, Elhanan Helpman, Peter
Lindert, Karl Ove Moene, Dani Rodrik e Barry Weingast.
Due persone hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo della nostra teoria incoraggiando
la nostra ricerca, e vorremmo cogliere quest'opportunit per esprimere il nostro debito intellettuale e la
nostra sincera gratitudine nei loro confronti: Joel Mokyr e Ken Sokoloff, che purtroppo  venuto a
mancare prima che questo libro fosse scritto. Ken manca profondamente a ciascuno di noi.
Siamo molto grati anche agli studiosi che hanno partecipato al convegno su una versione
precedente del nostro manoscritto che abbiamo organizzato nel febbraio 2010 presso l'Institute for
Quantitative Social Science della Harvard University. In particolare, vorremmo ringraziare i
co-organizzatori, Jim Alt e Ken Shepsle e le persone che hanno discusso con noi durante il convegno:
Robert Allen, Abhijit Banerjee, Robert Bates, Stanley Engerman, Claudia Goldin, Elhanan Helpman,
Joel Mokyr, Ian Morris, Sevket Pamuk, Steve Pincus e Peter Temin. Siamo grati anche a Melissa Dell,
Jess Fernndez-Villaverde, Sndor Lszl, Suresh Naidu, Roger Owen, Dan Trefler, Michael Walton
e Noam Yuchtman, che ci hanno fornito commenti approfonditi in quella e in molte altre occasioni.
Siamo grati anche a Charles Mann, Leandro Prados de la Escosura e David Webster per i loro consigli da esperti.
Durante gran parte del processo di ricerca e stesura di questo libro entrambi siamo stati membri
del programma del Canadian Institute for Advanced Research (Cifar) su Istituzioni, organizzazioni e
crescita. Spesso, agli incontri del Cifar, abbiamo presentato ricerche legate a questo volume, traendo
enormi benefici dal supporto di questa meravigliosa organizzazione e degli studiosi che riunisce.
Inoltre, in vari seminari e convegni sui temi affrontati in questo libro abbiamo ricevuto
commenti letteralmente da centinaia di persone: ci scusiamo per l'impossibilit di attribuire
opportunamente ogni suggerimento, idea o intuizione che abbiamo tratto da quelle presentazioni e discussioni.
Siamo molto grati anche a Mara Anglica Bautista, Melissa Dell e Leander Heldring, per la superba assistenza prestata nelle ricerche per questo progetto.
Come ultimo punto, ma certo non meno importante, abbiamo avuto la grande fortuna di avere
un editor meraviglioso, intuitivo e di enorme supporto, John Mahaney. I commenti e i suggerimenti di
John hanno migliorato notevolmente il libro, e il suo sostegno entusiasta nei confronti del progetto ha
reso l'ultimo anno e mezzo della nostra vita molto pi piacevole e meno impegnativo di quanto sarebbe
stato altrimenti.
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Fonti e riferimenti bibliografici
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Prefazione
I tweet di Mohamed El Baradei si possono trovare all'indirizzo twitter.com/ElBaradei.
Le citazioni di Mosaab El Shami e Noha Hamed sono tratte da Yahoo! News (6/2/2011)
all'indirizzo
news.yahoo.com/s/yblog_exclusive/20110206/ts_yblog_exclusive/egyptian-voices-from-tahrir-square.
Per le dodici richieste apparse sul blog di Wael Khalil si veda
alethonews.wordpress.com/2011/02/27/egypt-reviewing-the-demands.
La citazione di Reda Metwaly proviene da Al Jazeera (1/2/2011), si veda
english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/02/2011212597913527.html.
1. Cos vicine, eppure cos lontane
Una buona descrizione delle esplorazioni spagnole lungo il Rio de La Plata si trova in Rock
(1992), cap. 1). Sulla scoperta e sulla colonizzazione dei guaran, si veda Ganson (2003). Le citazioni
di de Sahagn sono tratte da de Sahagn (1988). L'opera di Gibson (1963)  il riferimento
fondamentale per la storia della conquista spagnola del Messico e delle istituzioni che ne derivarono.
Le citazioni di de las Casas sono tratte da de las Casas (2012), pp. 99, 201, 217.
Su Pizarro in Per si veda Hemming (1975); i capitoli dal primo al sesto coprono gli eventi di
Cajamarca, la marcia verso sud e la conquista della capitale inca, Cuzco. Su de Toledo si veda
Hemming (1975) cap. 20. Bakewell (1984) offre una descrizione generale del funzionamento della mita
a Potos, mentre le prove statistiche offerte da Dell (2010) dimostrano il carattere duraturo dei suoi
effetti nel tempo.
La citazione di Arthur Young  riportata in Sheridan (1973), p. 8. Esistono molti ottimi libri
sulla storia di Jamestown, per esempio Price (2003) e Kupperman (2007). La nostra trattazione si basa
soprattutto sulle opere di Morgan (1975) e Galenson (1996). La citazione di Anas Todkill viene da
Todkill (1885), p. 38. Le citazioni di John Smith sono tratte da Price (2003), pp. 77, 93, 96. La Charter
of Maryland, le Fundamental Constitutions della Carolina e le altre costituzioni del periodo coloniale
sono reperibili online grazie all'Avalon Project della Yale University
(avalon.law.yale.edu/17th_century).
Bakewell (2009), cap. 14, tratta il tema dell'indipendenza del Messico e della Costituzione. Si
vedano Stevens (1991) e Knight (2011) sulla situazione di instabilit politica e le vicende dei presidenti
nel periodo successivo all'indipendenza. Coatsworth (1978)  autore del contributo pionieristico che ha
presentato i dati sul declino economico del Messico post indipendenza. Haber (2010)  autore della
comparazione tra lo sviluppo del settore bancario di Messico e Stati Uniti. Sokoloff (1988) e Sokoloff e
Khan (1990) forniscono dati sul retroterra sociale degli innovatori e di coloro che presentarono brevetti
negli Stati Uniti. Per una biografia di Thomas Edison, si veda il volume di Israel (2000). Haber, Maurer
e Razo (2003) propongono un'interpretazione dell'economia politica del regime di Porfirio Daz che 
pienamente nello spirito di questo volume. Il contributo di Haber, Klein, Maurer e Middlebrook (2008)
estende questo tipo di approccio al Messico del XX secolo. Sulla questione del diverso regime di
assegnazione dei territori di frontiera in Nordamerica e America Latina si vedano Nugent e Robinson
(2010) e Garca-Jimeno e Robinson (2011). Hu-DeHart (1984), cap. 6, tratta della deportazione delle
popolazioni yaqui. Sulle fortune economiche di Carlos Slim e il modo in cui sono state costruite si
vedano Relea (2007) e Martinez (2002).
La nostra interpretazione dello sviluppo comparativo delle Americhe si fonda su precedenti
ricerche da noi svolte in collaborazione con Simon Johnson, in particolare per Acemoglu, Johnson e
Robinson (2001, 2002), ed  stata influenzata in modo rilevante dai contributi di Coatsworth (1978,
2008) ed Engerman e Sokoloff (1997).
2. Teorie che non funzionano
Le teorie di Jared Diamond sulle disuguaglianze globali sono espresse nel volume Armi, acciaio
e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni (2006). Il contributo di Sachs (2005)
presenta un'altra teoria fondata sul determinismo geografico. Le opinioni che abbiamo presentato
riguardo alla cultura sono molto diffuse nella letteratura accademica, ma non sono mai state raccolte in
un singolo contributo. Weber (2009) ha sostenuto che gli effetti della Riforma protestante fossero la
spiegazione dello sviluppo della rivoluzione industriale in Europa. Per Landes (2003) l'Europa
settentrionale sarebbe caratterizzata da un unico insieme di atteggiamenti culturali che favoriscono il
duro lavoro, il risparmio e l'innovazione. Il volume curato da Harrison e Huntington (2000) rappresenta
una decisa affermazione dell'importanza dei tratti culturali nello sviluppo economico comparato.
L'idea che la cultura o le istituzioni inglesi godano di un'intrinseca superiorit nei confronti di altre 
estremamente diffusa ed  stata usata per spiegare l'eccezionalismo americano (Fischer, 1989), cos
come, pi generalmente, le traiettorie di sviluppo in senso comparativo (La Porta, Lopez-de-Silanes e
Shleifer, 2008). I lavori di Banfield (2010) e Putnam, Leonardi e Nanetti (1997) rappresentano modelli
culturalisti molto influenti e trattano di come un aspetto culturale - definito nei termini di "capitale
sociale" - abbia impoverito il Mezzogiorno italiano. Per una rassegna sull'uso della nozione di cultura
da parte degli economisti si veda il contributo di Guiso, Sapienza e Zingales (2006). Tabellini (2010)
esamina la correlazione tra il livello di fiducia reciproca degli individui in Europa occidentale e il
livello del reddito annuale pro capite. Nunn e Wantchekon (2011) mostrano come la mancanza di
fiducia reciproca e di capitale sociale in Africa sia stata determinata dall'intensit dell'impatto della
tratta degli schiavi nella storia.
Gli aspetti principali della storia del regno del Congo sono presenti in Hilton (1985) e Thornton
(1983). Sulla storica arretratezza della tecnologia africana si vedano i lavori di Goody (1971), Law
(1980) e Austen e Headrick (1983).
La definizione di scienza economica proposta da Robbins  tratta da Robbins (1953), p. 16.
La citazione di Abba Lerner  tratta da Lerner (1972), p. 359. L'idea che l'ignoranza spieghi lo
sviluppo comparato  implicita nella maggior parte delle analisi dello sviluppo economico e delle
riforme politiche: si vedano per esempio Williamson (1990); Perkins, Radelet e Lindauer (2006);
Aghion e Howitt (2009). Una recente, assertiva versione di questo punto di vista  sviluppata da
Banerjee e Duflo (2012).
Il contributo di Acemoglu, Johnson e Robinson (2001, 2002) fornisce un'analisi statistica del
ruolo relativo di istituzioni, geografia e cultura, mostrando come l'ipotesi istituzionale si presti meglio
delle altre due a spiegare le odierne disuguaglianze in termini di reddito pro capite.
3. La costruzione di prosperit e povert
La ricostruzione dell'incontro tra Hwang Pyong-Won e suo fratello  tratta dall'intervista a
Hwang realizzata da James A. Foley, e trascritta in Foley (2003), pp. 197-203.
Il concetto di "istituzioni estrattive"  stato elaborato originariamente in Acemoglu, Johnson e
Robinson (2001). Il termine "istituzioni inclusive" ci  stato suggerito da Tim Besley. I termini
economic losers e political losers vengono da Acemoglu e Robinson (2000b). I dati su Barbados
vengono da Dunn (1969). La nostra trattazione dell'economia sovietica si basa sui lavori di Nove
(1970) e Davies (1998). Allen (2003) presenta un'interpretazione alternativa e pi positiva della storia
economica sovietica.
Nel campo delle scienze sociali molte ricerche hanno esplorato temi collegati al modello teorico
e agli argomenti presentati in questo volume. Per una rassegna su questa letteratura e il nostro
contributo in questo campo si veda Acemoglu, Johnson e Robinson (2005b). L'approccio istituzionale
allo sviluppo comparato si fonda su un certo numero di importanti studi. Particolarmente significativa 
l'opera di North: si vedano North e Thomas (1976), North e Weingast (1989), North (2002) e North,
Wallis e Weingast (2012). Anche Olson (1984) ha elaborato un'analisi molto influente della politica
economica della crescita. Il volume di Mokyr (1995)  un contributo fondamentale che lega il destino
degli economic losers alla dimensione comparata dei cambiamenti tecnologici nella storia del mondo.
La nozione di economic losers  molto diffusa nelle scienze sociali come spiegazione dell'assenza di
risultati efficienti nel campo delle istituzioni e delle politiche. La nostra interpretazione del concetto,
fondata sui contributi di Robinson (1998) e Acemoglu e Robinson (2000b, 2006b), se ne distacca
suggerendo che l'ostacolo pi importante per la nascita di istituzioni di tipo inclusivo  costituito dalla
paura dell'lite di perdere il proprio potere. Jones (2005) fornisce un ricco contributo nel campo della
storia comparata, enfatizzando temi simili, cos come l'importante lavoro di Engerman e Sokoloff
(1997) sulle Americhe. Un'interpretazione pionieristica nel campo dell'economia politica del mancato
sviluppo dell'Africa  quella di Bates (1981, 1983, 1989), il cui lavoro ha profondamente influenzato il
nostro. Altri studi pionieristici sono quelli di Dalton (1965) e Killick (1978), che enfatizzano il ruolo
della politica nelle dinamiche dello sviluppo africano e in particolare sottolineano come la paura di
perdere il potere influenzi la politica economica. L'idea di political losers era gi implicita in altri
contributi teorici nel campo dell'economia politica, come per esempio quelli di Besley e Coate (1998) e
di Bourguignon e Verdier (2000). Il ruolo della centralizzazione politica e delle istituzioni pubbliche
nel campo dello sviluppo  stato messo in forte risalto dalla sociologia storica a partire da Max Weber.
Tra i contributi pi significativi possiamo ricordare quelli di Mann (1986, 1993), Migdal (1988) ed
Evans (1995). In Africa, la connessione tra stato e sviluppo  stata enfatizzata da Herbst (2000) e Bates
(2001). Gli economisti hanno iniziato recentemente a contribuire a tale letteratura; si vedano per
esempio Acemoglu (2005) e Besley e Persson (2011). Infine, Johnson (1982), Haggard (1990), Wade
(1990) e Amsden (1992) hanno posto l'accento su come il successo economico dei paesi dell'Asia
orientale sia strettamente legato alla loro particolare economia politica. Finley (1965) ha avanzato per
primo l'ipotesi che la schiavit sia stata responsabile della mancanza di dinamismo tecnologico durante
l'antichit classica.
L'idea che la crescita con istituzioni estrattive sia possibile, ma anche tendente a perdere slancio
 enfatizzata in Acemoglu (2008).
4. Piccole differenze e congiunture critiche. Il peso della storia
Benedictow (2004)  autore di un contributo di riferimento sulla Peste nera, nonostante le sue
stime sul numero delle vittime dell'epidemia restino controverse. Hatcher (2008) fornisce un
affascinante resoconto della vigilia e dell'arrivo dell'epidemia in Inghilterra. Il testo dello Statuto dei
lavoratori  reperibile online sul sito di Avalon Project (avalon.law.yale.edu/medieval/statlab.asp).
Le opere fondamentali sul ruolo della Peste nera nella successiva divergenza tra le societ
dell'Europa occidentale e orientale sono quelle di North e Thomas (1976), e in particolare di Brenner
(1976), la cui analisi su come l'iniziale distribuzione del potere politico abbia determinato la realt
successiva all'epidemia ha molto influenzato le nostre teorie. Sulla "seconda servit della gleba" in
Europa orientale si veda Du Plessis (1997). Conning (2010) e Acemoglu e Wolitzky (2011) sviluppano
e formalizzano la tesi originaria di Brenner. La citazione di James Watt  riportata in Robinson (1964),
pp. 223-224.
In Acemoglu, Johnson e Robinson (2005a)  presentata per la prima volta l'ipotesi che sia stata
l'interazione tra i commerci atlantici e l'iniziale assetto istituzionale a determinare la divergenza delle
istituzioni inglesi e in seguito la rivoluzione industriale. Il concetto di "legge ferrea dell'oligarchia" 
stato elaborato da Michels, mentre la nozione di "congiuntura critica" (critical juncture)  stata
sviluppata per la prima volta dal Lipset e Rokkan (1967).
Sul ruolo delle istituzioni nello sviluppo dell'impero Ottomano sono fondamentali le ricerche
svolte da Owen (1981), Owen e Pamuk (1999) e Pamuk (2006).
5. "Ho visto il futuro e so che funziona". La crescita economica sotto regimi estrattivi
Sulla missione di Steffens in Russia e le sue parole a Baruch, si veda Steffens (1931), cap. 18,
pp. 790-802. Per i dati sulle vittime delle carestie degli anni trenta abbiamo usato le cifre presentate da
Davies e Wheatcroft (2004). Sui numeri del censimento del 1937 si vedano Wheatcroft e Davies
(1994a, 1994b). La natura dell'innovazione nell'economia sovietica  stata studiata da Berliner (1976).
La nostra trattazione dello stalinismo e del funzionamento reale della pianificazione economica si basa
sul lavoro di Gregory e Harrison (2005). A proposito di come i testi universitari americani di economia
abbiano costantemente male interpretato la crescita economica sovietica, si veda Levy e Peart (2009).
La nostra discussione e interpretazione della storia di lele e bushong si basa sulle ricerche svolte
da Douglas (1962, 1963) e Vansina (1978).
Sul concetto di Lunga estate si veda Fagan (2003). Un'introduzione accessibile alla storia della
civilt natufiana e ai siti archeologici menzionati nel testo si pu trovare in Mithen (2006) e Barker
(2006). Le ricerche pionieristiche su Abu Hureira a cura di Moore, Hillman e Legge (2000)
documentano che la vita sedentaria e le trasformazioni istituzionali si svilupparono prima
dell'introduzione dell'agricoltura. Si veda Smith (1998) per una panoramica generale sulle prove del
fatto che la vita sedentaria precedette la scoperta dell'agricoltura, e Bar-Yosef e Belfer-Cohen (1992)
per il caso dei natufiani. Il nostro approccio alla rivoluzione neolitica si  ispirato all'opera di Sahlins
(1980), che riporta anche l'aneddoto sugli yir yoront.
La nostra riflessione sulla storia dei maya segue l'opera di Martin e Grube (2000) e Webster
(2011). La ricostruzione della storia demografica di Copn viene dal lavoro di Webster, Freter e Gonlin
(2000), mentre la discussione sulla datazione dei monumenti  tratta da Sidrys e Berger (1979).
6. Sentieri divergenti
La discussione del caso di Venezia segue le ricerche di Puga e Trefler (2010) di Lane (1973)
capp. 8 e 9.
Il materiale su Roma  facilmente reperibile in qualsiasi opera storiografica sull'Impero
romano. La nostra lettura delle istituzioni economiche romane si fonda sui lavori di Finley (2008) e
Bang (2008). La nostra trattazione sulla decadenza dell'Impero si basa sulle ricerche di Ward-Perkins
(2008) e Goldsworthy (2010). Sulle trasformazioni istituzionali nel tardo periodo imperiale si veda
Jones (1973-1981). Gli aneddoti su Tiberio e Adriano sono tratti da Finley (2008).
Le prove archeologiche derivanti dai resti dei naufragi sono state usate per la prima volta da
Hopkins (1980). Si vedano De Callata (2005) e Jongman (2007) per una panoramica sul Greenland
Ice Core Project.
Le tavolette di Vindolandia sono disponibili online all'indirizzo vindolanda.csad.ox.ac.uk/; i
passi citati vengono dalla tavoletta classificata come TVII Pub. no.: 343.
La discussione dei fattori che portarono al declino dell'impero Romano segue i contributi di
Cleary (1989), cap. 4; Faulkner (2000), cap. 7; Dark (1994), cap. 2.
Sul regno di Axum, si veda Munro-Hay (1991). Il contributo pionieristico sul feudalesimo
europeo  di Bloch (1999); si veda Crummey (2000) sul sistema feudale in Etiopia. Phillipson (1998)
ha proposto la comparazione tra il collasso del regno di Axum e quello dell'impero Romano.
7. Il punto di svolta
La storia della macchina di Lee e dell'incontro di quest'ultimo con Elisabetta I  tratta dalla
pagina web: calverton.homestead.com/willlee.html.
Allen (2009) presenta i dati sui salari reali utilizzando l'Edictum De Pretiis Rerum Venalium di
Diocleziano.
Le nostre tesi sulle cause della rivoluzione industriale sono state molto influenzate da quelle di
North e Thomas (1976), North e Weingast (1989), Brenner (1993), Pincus (2009) e Pincus e Robinson
(2010). Questi studiosi fanno a loro volta riferimento a precedenti interpretazioni di ispirazione
marxista delle trasformazioni istituzionali del sistema britannico e della nascita del capitalismo; si
vedano per esempio Dobb (1958) e Hill (1961, 1980). Si veda inoltre la tesi proposta da Tawney (1941)
sul modo in cui il progetto di costruzione dello stato di Enrico VIII trasform la struttura sociale
dell'Inghilterra.
Il testo della Magna Carta  disponibile sul sito di Avalon Project
(avalon.law.yale.edu/medieval/magframe.asp).
Il lavoro di Elton (1953) rappresenta il primo contributo sullo sviluppo delle istituzioni
pubbliche al tempo di Enrico VIII, mentre Neale (1971) collega queste ultime all'evoluzione del
Parlamento.
Sulla rivolta dei contadini si veda Hilton (2003). La citazione di Hill a proposito dei monopoli 
tratta da Hill (1961), p. 25. Sul periodo del "governo personale" di Carlo I seguiamo l'opera di Sharp
(1992). I nostri dati su come differenti gruppi o regioni si schierarono a favore o contro il Parlamento
provengono da Brunton e Pennington (1954), Hill (1961) e Stone (2001). Pincus (2009)  il riferimento
fondamentale per la nostra trattazione della Glorious Revolution e discute molti dei cambiamenti
specifici nel campo delle politiche e delle istituzioni economiche, per esempio l'abolizione della hearth
tax e la creazione della Banca d'Inghilterra. Si veda anche Pincus e Robinson (2010). Pettigrew (2007,
2009) tratta l'attacco ai monopoli, fra cui quello della Royal African Company e i nostri dati sulle
petizioni provengono dai suoi articoli. Knights (2010) pone l'accento sulla rilevanza politica delle
petizioni. Le informazioni sulla Hoare's Bank vengono dal lavoro di Temin e Voth (2008).
Le nostre informazioni sull'attivit del funzionario supervisore Cowperthwaite e sulla
burocrazia delle imposte sul consumo vengono da Brewer (1989).
La nostra ricostruzione della storia economica delle rivoluzione industriale si basa sui lavori di
Mantoux (1999), Daunton (1995), Allen (2011) e Mokyr (1995, 2009), che forniscono anche i dettagli
sui grandi inventori e le grandi invenzioni cui accenniamo. La storia della famiglia Baldwyn  riportata
in Bogart e Richardson (2009, 2011), che enfatizzano il legame tra la Glorious Revolution, la riforma
dei diritti di propriet e la costruzione di strade e canali. Sul Calico Act e i Manchester Acts, si veda
O'Brien, Griffiths e Hunt (1991), che rappresenta anche la fonte delle citazioni dal testo delle leggi.
Sulla predominanza degli outsider nell'industria si vedano Daunton (1995), cap. 7 e Crouzet (1985).
La nostra ricostruzione del perch le principali trasformazioni istituzionali si siano avviate in
Inghilterra si basa su Acemoglu, Johnson e Robinson (2005a) e Brenner (1976). I dati sul numero di
mercanti indipendenti e le loro preferenze politiche sono tratti da Zahedieh (2010).
8. Non a casa nostra. Le barriere allo sviluppo
Sull'opposizione alla stampa a caratteri mobili nell'Impero ottomano si veda Savage-Smith
(2003), pp. 656-659. I dati storici comparativi sull'alfabetizzazione vengono da Easterlin (1981).
La nostra discussione delle istituzioni politiche spagnole segue la ricostruzione di Thompson
(1994a, 1994b). Per i dati sul declino economico nella Spagna in questo periodo, si veda Nogal e
Prados de la Escosura (2007).
La nostra ricostruzione degli ostacoli posti allo sviluppo economico nell'Impero
austro-ungarico segue Blum (1943), Freudenberger (1967) e Gross (1973). Le citazioni di Maria Teresa
vengono da Freudenberger (1967), p. 495, mentre tutte quelle del conte Hartig e di Francesco I sono
tratte dall'opera di Blum. La risposta di Francesco I ai delegati tirolesi  tratta da Jszi (1929), pp.
80-81. Il commento di Friedrich von Gentz a Robert Owen  anch'esso riportato da Jszi (1929), p. 80.
L'esperienza dei Rothschild in Austria  discussa da Corti (1950), cap. 2.
La nostra analisi della Russia del periodo segue quella di Gerschenkron (1971). La citazione di
Kropotkin dalle sue memorie (1951), pp. 68-69. La conversazione tra Nicola I e Mikhal  citata da
Saunders (1997). La citazione di Kankrin a proposito delle ferrovie  riportata da Owen (1991), pp.
15-16.
Il discorso di Nicola I agli industriali  riportato in Pintner (1967), p. 100, cos come la
citazione di A.A. Zakrevskii (p. 235).
Sull'ammiraglio Zheng He, si veda Dreyer (2007). La storia economica della Cina nel primo
periodo dell'et moderna  affrontata da Myers e Wang (2002). La citazione di T'ang Chen  tratta da
Myers e Wang (2002), pp. 564-565.
Si veda il contributo di Zewde (2002) per una panoramica sulla storia dell'Etiopia. I dati sul
carattere estrattivo delle istituzioni etiopi in tempi storici vengono da Pankhurst (1961), cos come tutte
le citazioni riportate nel testo.
La descrizione delle istituzioni e della storia somala  tratta da Lewis (1983, 2002). L'heer degli
Hassan Ugaas  riportato in Lewis (1983), p. 177; la nostra descrizione dell'episodio della faida viene
dal cap. 8 dello stesso testo, che riporta molti altri esempi. Sul regno di Taqali e la scrittura, si veda
Ewald (1988).
9. L'arresto dello sviluppo
La nostra trattazione sull'acquisizione di controllo di Ambon e Banda da parte della Compagnia
olandese delle Indie orientali e del suo effetto negativo sullo sviluppo del Sudest asiatico segue Hanna
(1978) e, in particolare, Reid (1993), cap. 5. Le citazioni da Reid su Tom Pires sono tratte da p. 271;
sul fattore olandese a Maguindanao e il sultano di Maguindanao, dalle pp. 299-300. I dati sull'impatto
della Compagnia olandese delle Indie occidentali sul prezzo delle spezie provengono da O'Rourke e
Williamson (2002).
Una panoramica esaustiva sulla schiavit nella societ africana e sull'impatto della tratta degli
schiavi si trova in Lovejoy (2000). Lovejoy riporta a p. 47, tab. 31, le stime sull'entit della tratta degli
schiavi. Nunn (2008) ha fornito i primi dati quantitativi sull'impatto della tratta degli schiavi sulle
istituzioni economiche e sulla crescita economica in Africa. I dati sulle importazioni di armi da fuoco e
polvere da sparo sono tratti da Inikori (1977). La citazione sulla testimonianza di Francis Moore  tratta
da Lovejoy (2000), pp. 89-90. Quello di Law (1977)  uno studio di grande rilievo sull'espansione
dello stato di Oyo. Le considerazioni sull'impatto della tratta degli schiavi sulla popolazione in Africa
sono tratte da Manning (1990). Lovejoy (2000), cap. 8, i saggi contenuti in Law (1995) e l'importante
libro di Austin (2005) hanno ispirato la nostra trattazione dell'analisi del periodo del "commercio
legittimo". I dati sulla percentuale di africani in schiavit in Africa provengono da Lovejoy (2000), per
esempio p. 192, tab. 9.2. I dati sul lavoro in Liberia sono tratti da Clower, Dalton, Harwitz e Walters
(1966).
Il concetto di economia dualistica fu ideato da Lewis (1954). Fergusson (2010) ha sviluppato un
modello matematico dell'economia dualistica. L'ipotesi che questa sia stata una creazione del
colonialismo fu proposta per la prima volta nell'influente raccolta di saggi curata da Palmer e Parsons
(1977). Il nostro resoconto sul Sudafrica  basato su Bundy (1979) e Feinstein (2005).
Il missionario moravo  citato in Bundy (1979), a p. 46, e la citazione da John Hemming 
riportata a p. 72. La diffusione della propriet della terra nel Griqualand Orientale  tratta da p. 89; le
gesta di Stephen Sonjica da p. 94; la citazione da Matthew Blyth da p. 97, e la citazione di un
osservatore europeo a Fingoland nel 1884 da pp. 100-101. La citazione da George Albu  tratta da
Feinstein (2005), p. 64; la citazione dal segretario per le questioni legate agli indigeni  tratta della
stessa opera (p. 45), come la citazione di Verwoerd (p. 159). I dati sui salari reali dei minatori africani
che estraevano l'oro provengono da Wilson (1972), p. 66. La citazione di G. Findlay  tratta da Bundy
(1979), p. 242.
L'idea che lo sviluppo dei paesi ricchi occidentali rappresenti l'immagine speculare del
sottosviluppo nel resto del mondo fu proposta per la prima volta da Wallerstein (1978-1995), che pure
pone l'enfasi su meccanismi molto diversi rispetto a noi.
10. La diffusione della prosperit
Questo capitolo  fortemente basato sulle nostre ricerche precedenti svolte insieme a Simon
Johnson e Davide Cantoni: Acemoglu, Johnson e Robinson (2002) e Acemoglu, Cantoni, Johnson e
Robinson (2011).
La nostra ricostruzione dello sviluppo delle prime istituzioni in Australia segue l'influente
lavoro di Hirst (1983, 1988, 2003) e Neal (1991). Il manoscritto originale dell'ordinanza emessa dal
giudice Collins  disponibile (grazie all'australiana Macquarie University Law School) all'indirizzo
www.law.mq.edu.au/scnsw/html/Cable%20v%20Sinclair,%201788.htm.
La descrizione dei sostenitori di Wentworth a opera di Macarthur  tratta da Melbourne (1963),
pp. 131-132.
Per le origini dei Rothschild si veda Ferguson (1998); l'osservazione di Mayer Rotschild al
figlio  riprodotta a p. 76 della stessa opera.
La nostra trattazione sull'impatto francese sulle istituzioni europee  tratta da Acemoglu,
Cantoni, Johnson e Robinson (2011) e dai relativi riferimenti. Si veda Doyle (2002) per una
panoramica sulla Rivoluzione francese. Le informazioni sui tributi feudali a Nassau-Usingen sono
tratte da Lenger (2004), p. 96. Ogilvie (2011) offre un resoconto sull'impatto storico delle corporazioni
sullo sviluppo europeo.
Per un approfondimento della vita di Okubo Toshimichi, si veda Iwata (1964). Il piano in otto
punti di Sakamoto Ryuma  riportato da Jansen (2000), p. 310.
11. Il circolo virtuoso
La nostra trattazione del Black Act segue Thompson (1989). Il resoconto di Baptist Nunn sul 27
giugno  tratto dalle pp. 71-72 della stessa opera. Le altre citazioni sono tratte dalla sezione di
Thompson sullo stato di diritto, pp. 283-290, che vale davvero la pena leggere interamente.
Il nostro approccio alla democratizzazione dell'Inghilterra  basato su Acemoglu e Robinson
(2000a, 2001 e 2006a). La citazione dal discorso di Earl Grey  tratta da Evans (1996), p. 223. Il
commento di Stephens sulla democrazia  riportato in Briggs (1959), p. 34. La citazione di Thompson 
tratta da Thompson (1989), p. 290.
Il testo integrale della People's Charter pu essere consultato in Cole e Filson (1951) e alla
pagina web.bham.ac.uk/1848/document/peoplech.htm.
La citazione da Burke  tratta da Burke (1998).
Lindert (2007, 2009) propone una trattazione autorevole della coevoluzione della democrazia e
delle politiche pubbliche negli ultimi duecento anni.
Keyssar (2009) offre un'importante introduzione all'evoluzione dei diritti politici negli Stati
Uniti. La citazione da Vanderbilt  riportata in Josephson (1934), p. 15. Il testo del discorso di
Roosevelt  pubblicato alla pagina www.theodore-roosevelt.com/sotu1.html.
La citazione da Woodrow Wilson  tratta da Wilson (1919), p. 208.
Il testo della chiacchierata davanti al caminetto del presidente Roosevelt pu essere consultato
alla pagina millercenter.org/scripps/archive/speeches/detail/3309.
I dati sulla condotta dei giudici della Corte suprema in Argentina e negli Stati Uniti sono
presentati in Iaryczower, Spiller e Tommasi (2002). Helmke (2004) tratta la storia della
neutralizzazione della Corti in Argentina e riporta la citazione del giudice Carlos Fayt.
12. Il circolo vizioso
Questo capitolo  fortemente basato sulle nostre ricerche teoriche ed empiriche sulla persistenza
istituzionale, in particolare Acemoglu, Johnson e Robinson (2005b) e Acemoglu e Robinson (2008a).
Heath (1972) e Kelley e Klein (1980) proposero un'influente applicazione della legge ferrea
dell'oligarchia alla Rivoluzione boliviana del 1952.
La citazione dai verbali parlamentari britannici  riprodotta da p. 15 di House of Commons
(1904). Le prime fasi della storia politica della Sierra Leone post indipendenza sono ben raccontate in
Cartwright (1970). Anche se esistono interpretazioni diverse sui motivi per cui Siaka Stevens elimin
le ferrovie, quella pi diffusa  che l'abbia fatto per isolare il Mendeland. In questo seguiamo Abraham
e Sesay (1993), p. 120; Richards (1996), pp. 42-43; Davies (2007), pp. 684-685.
I volumi di Reno (1995, 2003) sono le migliori trattazioni sul regime di Stevens. I dati sui
consigli di commercializzazione agricola provengono da Davies (2007). Sull'omicidio e la
defenestrazione di Sam Bangura, si veda Reno (1995), pp. 137-141. Jackson (2004), p. 63, e Keen
(2005), p. 17, parlano degli acronimi Isu e Ssd.
Bates (1981) propone un'importante analisi di come i marketing board distrussero la
produttivit agricola nell'Africa post indipendenza; si veda Goldstein e Udry (2008) su come i legami
politici con i capitrib determinano i diritti di propriet della terra nel Ghana.
Sulla relazione tra i politici nel 1993 e i conquistatori, si veda Dosal (1995), cap. 1 e Casas
Arz (2007). La citazione dal presidente Barrios  tratta da McCreery (1994), pp. 187-188. La nostra
digressione sul regime di Jorge Ubico segue Grieb (1979).
La nostra analisi del sottosviluppo del Sud degli Stati Uniti segue Acemoglu e Robinson
(2008b). Si veda Wright (1978) sullo sviluppo precedente alla guerra di secessione dell'economia
schiavistica, e Bateman e Weiss (1981) sull'arretratezza dell'industria. Fogel ed Engerman (1974)
forniscono un'interpretazione diversa e controversa. Wright (1986) e Ransom e Sutch (2001) offrono
una reale panoramica della misura in cui l'economia sudista cambi dopo il 1865. La citazione del
congressista George Washington Julian  riportata in Wiener (1978), p. 6. Lo stesso libro analizza la
persistenza dell'lite terriera sudista dopo la guerra di secessione. Naidu (2009) esamina l'impatto,
negli anni novanta dell'Ottocento, dell'introduzione delle tasse sul voto e degli esami di
alfabetizzazione negli stati meridionali. La citazione da W.E.B. Du Bois  tratta dal suo libro Du Bois
(1903), p. 88. La sezione 256 della Costituzione dell'Alabama pu essere consultata all'indirizzo
www.legislature.state.al.us/CodeOfAlabama/Constitution/1901/CA-245806.htm.
Alston e Ferrie (1999) trattano di come i politici sudisti abbiano bloccato la legislazione
federale che, secondo loro, avrebbe sovvertito l'economia del Sud. Woodward (1970) offre
un'importante panoramica sulle leggi Jim Crow.
Una panoramica sulla rivoluzione etiope  fornita in Halliday e Molyneux (1981). Sui cuscini
dell'imperatore, si veda Kapuscinski (1983). Le citazioni da Dawit Wolde Giorgis provengono da
Dawit Wolde Giorgis (1989), rispettivamente pp. 49 e 48.
13. Perch le nazioni falliscono oggi
Per il reportage della Bbc sulla vittoria di Mugabe alla lotteria, compresa la dichiarazione
pubblica di Zimbank, si veda news.bbc.co.uk/2/hi/africa/621895.stm.
La nostra trattazione sulla creazione del governo dei bianchi in Rhodesia segue Palmer (1977) e
Alexander (2006). Meredith (2007) fornisce un quadro efficace sugli sviluppi pi recenti della politica
nello Zimbabwe.
Il nostro resoconto sulla guerra civile nella Sierra Leone segue Richards (1996), Truth and
Reconciliation Commission (2004) e Keen (2005). L'analisi pubblicata nel 1995 su un quotidiano della
capitale Freetown  riportata in Keen (2005), p. 34. Il testo del "Sentiero verso la democrazia" del Ruf
pu essere consultato all'indirizzo www.sierra-leone.org/AFRC-RUF/footpaths.html. La citazione
dell'adolescente di Geoma  tratta da Keen (2005), p. 42.
Il nostro esame dei paramilitari colombiani si rif ad Acemoglu, Robinson e Santos (2010) e
Chaves e Robinson (2010), che a loro volta si fondano saldamente sull'approfondito lavoro di studiosi
colombiani, in particolare Romero (2003) e i saggi contenuti in Romero (2007) e Lpez (2010). Len
(2009)  un resoconto accessibile ed equilibrato della natura dei conflitti contemporanei in Colombia.
Un'altra fonte fondamentale  il sito web gestito dal settimanale Semana, www.verdadabierta.com/.
Tutte le citazioni provengono da Acemoglu, Robinson e Santos (2010). Il contratto fra Martn Llanos e
i sindaci di Casanare  consultabile in spagnolo all'indirizzo
www.verdadabierta.com/victimarios/los-jefes/714-perfi l-hector-german-buitrago-alias-martin-llanos.
Le origini e le conseguenze del corralito sono efficacemente ricostruite in una serie di articoli
della rivista The Economist, consultabili all'indirizzo www.economist.com/
search/apachesolr_search/corralito.
Sul ruolo dell'entroterra nello sviluppo argentino, si veda Sawers (1996). Hassig e Oh (2009)
fornisce un prezioso, eccellente resoconto sulla vita in Corea del Nord. Il cap. 2 tratta del lussuoso stile
di vita della leadership e i capp. 3 e 4 della realt economica a cui la maggioranza delle persone deve
far fronte. Le inchieste della Bbc sulla riforma valutaria possono essere consultati alla pagina
news.bbc.co.uk/2/hi/8500017.stm.
Sul "palazzo del piacere" e sul consumo di brandy, si veda il cap. 12 di Post (2004).
La nostra trattazione del lavoro infantile e del suo impiego per la raccolta del cotone in
Uzbekistan segue Kandiyoti (2008), in internet su:
www.soas.ac.uk/cccac/events/cottonsector-in-central-asia-2005/fi le49842.pdf. La citazione da Gulnaz
 tratta da di Kandiyoti, p. 20. Sulla rivolta di Andijon, si veda International Crisis Group (2005).
La descrizione dell'elezione di Iosif Stalin in Unione Sovietica  riprodotta in Denny (1937).
La nostra analisi del "capitalismo clientelare" egiziano segue Sfakianakis (2004).
14. Infrangere le barriere
Il nostro esame del Botswana segue Acemoglu, Johnson e Robinson (2003); Robinson e
Parsons (2006); Leith (2005). Schapera (1970) e Parsons, Henderson e Tlou (1995) sono opere
fondamentali. La citazione dall'Alto commissario Rey  tratta da Acemoglu, Johnson e Robinson
(2003), p. 96. La trattazione della visita dei tre capitrib in Inghilterra segue Parsons (1998), e tutte le
citazioni legate all'evento provengono dal suo libro: Chamberlain, pp. 206-207; Fairfield, p. 209;
Rhodes, p. 223. La citazione da Schapera  tratta da Schapera (1940), p. 72. La citazione da Quett
Masire proviene da Masire (2006), p. 43. Sulla composizione etnica delle trib tswana, si veda
Schapera (1952).
La nostra trattazione del cambiamento nel Sud degli Stati Uniti si rif ad Acemoglu e Robinson
(2008b). Sulla migrazione della popolazione dal Sud degli Stati Uniti, si veda Wright (1999); sulla
meccanizzazione della raccolta del cotone, Heinicke (1994). La citazione su "FRDUM FOOF
SPETGH"  tratta da Mickey (2008), p. 50. Il discorso di Thurmond del 1948  tratto da
www.slate.com/id/2075151/, dove si pu ascoltare anche la registrazione audio. Su James Meredith e
Oxford (Mississippi), si veda Doyle (2001). Si veda Wright (1999) sull'impatto della legislazione sui
diritti civili sul voto dei neri nel Sud.
Sulla natura e gli aspetti politici della transizione politica in Cina dopo la morte di Mao, si veda
Harding (1987) e MacFarquhar e Schoenhals (2008). La citazione di Deng sul gatto  tratta da Harding,
p. 58. Il primo punto della Rivoluzione culturale proviene da Schoenhals (1996), p. 33; la citazione di
Mao su Hitler  tratta da MacFarquhar e Schoenhals, p. 102; la citazione di Hua sui "Due qualsiasi"
proviene da Harding, p. 56.
15. Comprendere prosperit e povert
Per la storia di Dai Guofang, si veda McGregor (2010), pp. 219-226. Anche l'informazione sui
telefoni rossi  tratta da McGregor, cap. 1. Sul controllo dei media a opera del partito, si veda Pan
(2008), cap. 9, e McGregor (2010), pp. 64-69 e 235-262. Le citazioni sugli atteggiamenti del partito
verso gli imprenditori sono tratte da McGregor (2010), pp. 200-201 e 223. Per i commenti di Wen
Jiabao sulle riforme politiche in Cina, si veda
www.guardian.co.uk/world/2010/aug/29/wenjiabao-china-reform.
L'ipotesi della modernizzazione  spiegata chiaramente in Lipset (1959). Le prove contro
questa teoria sono trattate in dettaglio in Acemoglu, Johnson, Robinson e Yared (2008, 2009). La
citazione da George H.W. Bush  ripresa da news.bbc.co.uk/2/hi/business/752224.stm.
L'esame delle attivit delle Ong e degli aiuti internazionali in Afghanistan dopo il dicembre
2001  basata su Ghani e Lockhart (2008). Si veda anche Reinikka e Svensson (2004) e Easterly (2007)
sui problemi legati agli aiuti internazionali.
La nostra trattazione dei problemi della riforma macroeconomica e dell'inflazione nello
Zimbabwe  basata su Acemoglu, Johnson, Robinson e Querubn (2008). La trattazione sull'iniziativa
di Seva Mandir  tratta da Banerjee, Duflo e Glennerster (2008).
La formazione del Partito dei lavoratori in Brasile  raccontata in Keck (1992); sullo sciopero di
Scania, si veda il cap. 4. La citazione da Cardoso  tratta dalla stessa opera, pp. 44-45, come la
citazione di Lula, p. 65.
La trattazione degli sforzi di Fujimori e Montesinos per controllare i media si rif a McMillan e
Zoido (2004) e la citazione sul controllo del partito comunista cinese  tratta da McGregor (2010), p.
69.

Fonti delle cartine
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adattata da Te-Tzu Chang (1976), "The Origin, Evolution, Cultivation, Dissemination, and
Diversification of Asian and African Rices", Euphytica XXV, 425-41, figura 2, p. 433.
CARTINA 6: per il regno di Kuba si veda Jan Vansina (1978), The Children of Woot,
University of Wisconsin Press, Madison, cartina 2, p. 8. Per il regno del Congo si veda Jan Vansina
(1995), African History: From Earliest Times to Independence, Longman, New York, cartina 8.4, p.
228.
CARTINA 7: elaborata a partire dai dati dell'Operational Linescan System (Dmsp-Ols) del
Defense Meteorological Satellite Program, che riporta fotografie della terra scattate tra le 20.00 e le
21.30 (ora locale) da un'altitudine di 830 km (http://www.ngdc.noaa.gov/dmsp/sensors/ols.html).
CARTINA 8: elaborata a partire dai dati presentati in Jerome Blum (1998), The End of the Old
Order in Rural Europe, Princeton University Press, Princeton.
CARTINA 9: adattata da Colin Martin e Geoffrey Parker (1988), The Spanish Armada
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CARTINA 11: adattata a partire da Mark A. Kishlansky, Patrick Geary e Patricia O'Brien
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CARTINA 12: per i clan somali, elaborazione degli autori a partire da Ioan M. Lewis (2002), A
Modern History of Somalia, James Currey, Oxford, cartina "Somali ethnic e clan-family distribution
2002"; la cartina di Aksum  adattata a partire da Kevin Shillington (1995), History of Africa, St.
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CARTINA 13: tratta da J.R. Walton (1998), "Changing Patterns of Trade and Interaction Since
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CARTINA 16: per il Sud Africa basata su A.J. Christopher (2001), The Atlas of Changing
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CARTINA 18: elaborata sulla base dei dati del censimento delgli Usa del 1840, disponibile sul
sito del National Historical Geographic Information System: www.nhgis.org/.
CARTINA 19: elaborata sulla base dei dati tratti dal censimento delgli Usa del 1880,
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CARTINA 20: Daron Acemoglu, James A. Robinson, and Rafael J. Santos (2010), "The
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York.
A nord del muro: Nogales, Arizona.
Jim West/imagebroker.net/Photolibrary
A sud del muro: Nogales, Sonora.
Jim West/age fotostock/Photolibrary
Gli effetti di pari opportunit per tutti: il brevetto della lampada a incandescenza di Thomas
Edison, depositato nel 1880.
Records of the Patent and Trademark Office; Record Group 241; National Archives
Gli economic losers del processo di distruzione creatrice: il sabotaggio delle macchine
industriali da parte dei luddisti nella Gran Bretagna di inizio XVIII secolo.
Mary Evans Picture Library/Tom Morgan
I beneficiari delle istituzioni estrattive in Congo
Joseph-Dsir Mobutu.
(c)Richard Melloul/Sygma/CORBIS
Laurent Kabila.
(c) Reuters/CORBIS
Il re del Congo.
(c) CORBIS
Re Leopoldo II.
The Granger Collection, NY
La peste del XIV secolo cre una congiuntura critica
(Il Trionfo della Morte, un dipinto di Bruegel il Vecchio che raffigura l'esperienza della Peste nera).
The Granger Collection, NY
L'innovazione, essenza della crescita economica inclusiva: la macchina a vapore di James Watt.
The Granger Collection, New York
I miglioramenti nell'organizzazione, una conseguenza di istituzioni inclusive: lo stabilimento di
Richard Arkwright a Cromford.
The Granger Collection, New york
La Britannia rimane al palo: le rovine dell'Impero romano a Vindolandia.
Immagine riprodotta per gentile concessione del Vindolanda Trust e di Adam Stanford
L'emergere di gerarchia e disuguaglianza in epoche precedenti all'adozione dell'agricoltura:
oggetti nelle tombe dell'lite natufiana.
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Natufian-Burial-ElWad.jpg
Crescita di tipo estrattivo: prigionieri dei gulag russi costruiscono il canale tra il Mar Bianco e il
Mar Baltico. SOVFOTO
Il re di Kuba, che si avvantaggi dell'innovazione istituzionale.
Eliot Elisofon/Time & Life Pictures/Getty
La Glorious Revolution: a Guglielmo III d'Orange viene letto il Bill of Rights, prima di ricevere
l'offerta della corona inglese dal Parlamento.
Da Edgar Melville Ward/The Bridgeman Art Library/Getty Images
Conseguenze della rivoluzione industriale: la presa della Bastiglia.
Bridgeman-Giraudon/Art Resource, New York
I frutti della crescita estrattiva non sostenibile: la nave di Zheng Her di fianco alla Santa Maria
di Colombo.
Gregory A. Harlin/National Geographic Stock
Sfida alle istituzioni inclusive: la Standard Oil Company.
Library of Congress Prints and Photographs Division, Washington
Le conseguenze della completa mancanza di centralizzazione politica in Somalia.
REUTERS/Mohamed Guled/Landov
Vista dall'alto dell'economia dualistica in Sudafrica: povert nel Transkei, prosperit nel Natal.
Roger de la Harpe/Africa Imagery
Distruzione non creatrice: la stazione ferroviaria abbandonata di Hastings lungo il tragitto verso
Bo, in Sierra Leone.
(c) Matt Stephenson: www.itsayshere.org
Tre capi tswana in viaggio a Londra.
Fotografia di Willoughby, riprodotta per gentile concessione dei Servizi di documentazione e degli
archivi nazionali del Botswana
Rosa Parks sfida le istituzioni estrattive nel Sud degli Stati Uniti.
The Granger Collection, New York
Le istituzioni estrattive divorano i propri figli: la Rivoluzione culturale cinese contro gli
"intellettuali degeneri".
Weng Rulan, 1967, HSH Collection, International Institute of Social History (Amsterdam)
Istituzioni estrattive oggi: bambini al lavoro in un campo di raccolta del cotone uzbeko.
Environmental Justice Foundation, www.ejfoundation.org
...
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...
FINE.